Archivi del mese: gennaio 2012

Facciamolo a pezzi 5: CLIMA ed ENERGIA

Iniziamo questo percorso alla scoperta di nuove possibilità per far fronte alle problematiche ambientali divenute oramai una vera emergenza. Un nuovo piano energetico comunale non è un’opzione: è un obbligo per garantire un futuro di autosopravvivenza ai nostri figli che abiteranno questa città.

E’ però anche una grande possibilità di rinnovare la città abbassando i costi dei consumi e della gestione dell’energia. E’ una possibilità per creare nuovi posti di lavoro e per proiettare la nostra comunità verso il consumo zero.

Vi lasciamo quindi a questa prima, intensa, lettura che delinea e descrive un possibile percorso.

Questa pubblicazione presenta in maniera sintetica, ma con un elevato contenuto scientifico, le basi per orientarsi nel mondo del clima e dell’energia al fine di capire come agiscono quei processi che governano l’equilibrio climatico del nostro pianeta. Di fronte ai problemi ambientali di cui il riscaldamento globale è solo l’aspetto più vasto e complesso, economia, industria e singoli individui sono chiamati a cambiare abitudini e obiettivi, costruendo un mondo più sostenibile attraverso l’efficienza nell’uso delle risorse e dell’energia, la riduzione degli sprechi, la diffusione delle energie rinnovabili. Il primo passo per vincere questa sfida epocale, la cui posta in gioco è il benessere dell’intera Umanità, sta nella formazione di una consapevolezza dalla quale derivino scelte razionali tanto nella politica d’alto livello quanto nella vita quotidiana di ogni persona. Capire per poi poter agire in maniera più consapevole nel percorso della sostenibilità ambientale ed energetica. Queste pagine si pongono proprio questo fine e nascono nell’ambito della Campagna SEE – Energia Sostenibile per l’Europa.

CLIMA ed ENERGIA, capire per agire (.pdf)

Facciamolo a pezzi 4: la MOBILITA’ a Senago

TRASPORTO PUBBLICO

Vogliamo realizzare a Senago un vero servizio di trasporto pubblico che collega la città alle stazioni ferroviarie ed alla metropolitana di Milano.

Sulla base di quanto già realizzato in via sperimentale, vogliamo inserire nel territorio due linee circolari che collegheranno Senago alle stazioni di Palazzolo, Bollate Nord e l’Ospedale di Garbagnate nonchè elaborare un punto d’incontro con l’utenza di Limbiate che, proprio per mancanza di mezzi pubblici, utilizza vetture proprie per recarsi alla stazione di Bollate Nord, intasando le strade del centro di Senago.

Saremo promotori verso la Regione, la Provincia e qualsiasi altro ente, per far si che il progetto di metrò leggera, che condurrà da Limbiate al metrò di Comasina e purtroppo accantonato dalla Regione, sia nuovamente preso in considerazione e realizzato. Questo per rispondere anche alle esigenze di tutti i comuni dell’interland e di Milano di affrontare seriamente la questione dell’elevato inquinamento dell’aria e di ottenere un collegamento veloce ed utile tra Senago e la capitale della regione. La più alta densità abitativa è a nord di Milano e va quindi orientato in tale direzione ogni ulteriore investimento sui trasporti pubblici.

L’integrazione di questi due progetti potrà evitare la costruzione delle tangenziali ed i fondi ad esse destinati potranno essere invece usati per questo scopo ben più sostenibile.

Vogliamo altresì reintegrare il servizio di trasporto pubblico per il mercato del lunedì e per il cimitero, brutalmente accantonati dalle destre pasticcione.

PISTE CICLABILI

Abbiamo già un grande patrimonio nel nostro Comune: una fitta rete di piste ciclabili create e volute da Rifondazione Comunista.

Il nostro obbiettivo è di completare la rete per renderla interamente fruibile collegando tra loro tutti i segmenti di percorso ancora frammentati.

Vogliamo creare tutti i collegamenti ciclabili intercomunali che ad oggi non esistono e rendere Senago raggiungibile in bici da ogni parte, in un percorso utile e sicuro. Crediamo che il mezzo di trasporto del futuro sia la bicicletta che può battere senza problemi l’automobile, la cui velocità media di spostamento è spesso minore di 20Km/h.

AUTOMOBILI

Le autovetture sono il flagello della nostra epoca. Gli incidenti stradali sono tra le prime cause di decesso in Italia. La velocità è spesso fattore determinante e chi più spesso ci rimette sono gli inermi pedoni o ciclisti.

Una città “lenta” è sinonimo di gusto e sapore. Una città lenta consente di cogliere i lati essenziali del vivere permettendoci di vedere ciò che ci circonda e di assaporarne le forme.

Una città a 30Km/h è uno spazio creato a misura d’uomo, uno spazio vivibile e conviviale, uno spazio dove muoversi con le proprie gambe ed i propri mezzi diventa un piacere e forse un’obbligo. Uno spazio dove l’umano sovrasta la frenesia delle macchine e dove il tempo assume l’essenza della contemplazione della vita. Una città a 30Km/h fa aggiungere 4 minuti in più di tempo per attraversarla e contemplarla, ma consente a chiunque di muoversi in assoluta sicurezza, dagli anziani che vanno a piedi o usano la bicicletta ai bambini nei passeggini, dai ragazzi che prendono il pullman per la scuola ai disabili coi loro mezzi di locomozione lenti ed ecologici.

Un pedone che viene investito da un’auto che viaggia 50Km/h muore. Lo stesso pedone o ciclista che viene investito a 30Km/h, sopravvive sempre.

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Ulteriori approfondimenti ed importanti dettagli: Agenda 21 Senago, MOBILITA’

 

 

Facciamolo a pezzi 3: Partecipazione è democrazia

Terzo appuntamento con le proposte di programma della FEDERAZIONE della SINISTRA di Senago per le prossime elezioni comunali. Dopo aver parlato di “STOP al consumo di territorio” e “PGT a crescita ZERO”, parliamo ora di PARTECIPAZIONE, elemento che riteniamo essenziale per realizzare la nuova società che pensiamo. Scriveteci come già state facendo, assieme cambieremo il volto alla nostra città.

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3. Partecipazione è democrazia

Lo schema della partecipazione, che Senago ha già avuto modo di vivere quando Rifondazione ha governato la città, è quanto di più democratico possa accadere nel mondo della politica di oggi.

La cittadinanza ha il diritto ed il dovere di partecipare e di divenire il principale attore decisionale della gestione alla cosa pubblica. Senza questo rischiamo il tracollo della democrazia, come purtroppo le recenti questioni nazionali e locali ci hanno fatto intravedere.

Vogliamo tornare a far partecipare la gente alle scelte importanti per il futuro di tutti, perchè tutti noi insieme siamo la politica.

Vogliamo riprendere ciò che le destre hanno vigliaccamente eliminato dalla pianificazione politica, portandoli inevitabilmente all’isolamento ed al commissariamento:

– bilancio partecipato

– agenda 21 locale (leggi la Relazione sullo Stato dell’Ambiente)

e inoltre vogliamo far partecipare i cittadini ad altre importanti scelte:

– piano partecipato della mobilità

– piano dei giovani

– piano partecipato per la salute ed il benessere sociale

– piano della qualità dell’abitare

Facciamolo a pezzi 2: “PGT a crescita ZERO”

PGT a crescita ZERO

Lo studio preliminare per il nuovo PGT, elaborato dallo studio dell’Architetto Paolo Favole, indicava, in assenza di nuovi insediamenti abitativi, una costante decrescita della popolazione residente a Senago per il decennio dal 2011 al 2021 (fonte annuario statistico regionale).

Le prospettive economiche per i prossimi anni, recentemente elaborate dai più autorevoli organi internazionali (OCSE), indicano una inevitabile recessione economica in tutta Europa e più in particolare in Italia.

L’intensità d’uso del territorio del nostro Comune è considerata critica ed è di 6913 Ab/Kmq (69 Ab/ettaro), facendo a gara, come criticità, coi territori più densamente abitati del nostro paese.

Questi tre fattori, tra loro inevitabilmente correlati, ci portano a riconsiderare il Piano di Governo del Territorio nel senso della crescita zero. Non abbiamo più risorse a disposizione e le poche che ci saranno vorremmo che fossero destinate non più all’urbanizzazione inutile e dannosa ma al sostegno dei bisogni sociali dei cittadini, con particolare riguardo alle fasce più deboli, anziani, disabili, bambini, disoccupati, sfrattati o con difficoltà in affitto.

A tal fine la proposta del “PGT a crescita zero”, vuole favorire uno sviluppo della qualità dell’abitare nel nostro territorio, privilegiando i servizi al cittadino e rendendo nel contempo il nostro Comune  una “zona franca” da ogni speculazione contro il territorio. L’ispirazione ci viene da quanto già realizzato nel Comune di Cassinetta di Lugagnano, primo fra tutti ad aver avuto il coraggio di invertire la rotta a favore di una qualità della vita. Il tempo sta per scadere. Per tutti.

Di seguito una breve recensione del PGT di Cassinetta.

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Il PGT di Cassinetta di Lugagnano – (recensione)

Nelle botti piccole ci sta il vino buono, sostiene qualcuno. Allora perché stupirsi se per citare un esempio di buona pianificazione oggi in Italia, ricorriamo al Piano di governo del territorio (Pgt) di un piccolissimo comune, quello di Cassinetta di Lugagnano?

A ridosso del Naviglio Grande, 26 km a sud ovest di Milano, Cassinetta si trova immersa nello splendido scenario naturale del Parco del Ticino, riserva della Biosfera Unesco. Nel 2007 ha definitivamente approvato un Pgt a crescita zero, un piano, cioè, che non contiene previsioni di crescita dell’insediamento e che punta a mantenere il più possibile intatto il proprio territorio agricolo.

Sarebbe riduttivo, però, limitarsi all’aspetto quantitativo: il concetto di crescita zero è in effetti uno slogan, dietro il quale si cela un ragionamento più complesso su quale debba essere il futuro del territorio e in che modo lo si voglia concretamente realizzare.

Cerchiamo, dunque, di aggiungere qualche dettaglio in più.

Lo stato di fatto: localizzazione e dinamiche territoriali. Per la sua struttura urbana, Cassinetta è un piccolo caso da manuale: un nucleo compatto, più o meno baricentrico rispetto all’intero territorio comunale, circondato da un’estesa “cintura” agricola. Una cintura agricola il cui pregio è stato riconosciuto perfino dall’Unesco, che è frutto di una lunga e tenace azione di tutela e che ha costituito per lungo tempo la base economica di questo piccolo centro: la rete idrica principale del Naviglio Grande e quella secondaria fatta di canali, rogge e fontanili innervano ancora oggi tutto il territorio comunale.

Facile mantenere intatto il territorio, si potrebbe pensare, per un comune che ha solo 1800 abitanti e nessun attività produttivo-commerciale di grosse dimensioni al proprio interno. Non proprio, in realtà, se si considera la tendenza dominante alla città dispersa, soprattutto nelle regioni settentrionali: un centro urbano in cui si trovano le attività principali e uno sciame di piccoli centri o, peggio, di semplici e isolate lottizzazioni, che instaurano con il centro principale un rapporto di stretto pendolarismo, con esiti quantomeno problematici in termini di mobilità, inquinamento ed efficienza dei servizi pubblici.

In questa tendenza sono spesso i piccoli comuni a subire le pressioni maggiori: non interessa il territorio del comune per quello che può offrire al suo interno ma in funzione della sua maggiore o minore vicinanza al centro di riferimento. E questo vale indistintamente per le lottizzazioni residenziali come per i grandi centri commerciali.

Ragionando in questi termini, appare chiaro che la struttura urbana di Cassinetta di Lugagnano non è affatto scontata: a soli 26 km da Milano, questo piccolo centro ha subito, come i comuni limitrofi, un aumento della popolazione che, visto il continuo calo delle nascite, è da ascrivere quasi totalmente alle migrazioni dai centri maggiori.

Dal 1961 al 2001, la popolazione di Cassinetta è aumentata del 48,05% e, solo nel decennio 1991-2001, si è registrato un incremento del 31%, passando da 1152 a 1519 abitanti, per arrivare, infine, ai 1742 del 2005, dato di riferimento per l’intero Pgt. Un trend che trova conferma anche in altri piccoli comuni limitrofi.

Tuttavia, Cassinetta è riuscita a mantenere intatto gran parte del suolo agricolo, che oggi rappresenta la maggior percentuale del territorio comunale; è presente un piccolo nucleo artigianale produttivo nella zona sud-ovest, ma la maggior parte degli occupati si continua a registrare proprio nel settore agricolo.

Le risorse. Strettamente intrecciato al problema della localizzazione e delle dinamiche territoriali c’è quello delle risorse economiche. Con il crescere del deficit nazionale e il consolidarsi del decentramento amministrativo degli ultimi anni, ad un aumento delle funzioni e delle responsabilità degli enti territoriali non ha fatto seguito un aumento dei trasferimenti, che, anzi, continuano a diminuire. Il problema del reperimento delle risorse per far fronte a spesa corrente e investimenti è dunque cruciale e lo è in particolar modo per i piccoli comuni che ricevono in misura minore l’apporto dei capitali privati.

In questo quadro, la possibilità di ricorrere agli oneri di urbanizzazione per coprire le voci di spesa corrente ha innescato un meccanismo perverso: le amministrazioni locali concedono più facilmente pezzi del proprio territorio perché con quello che incamerano in termini di oneri di urbanizzazione e ICI possono coprire parte delle spese correnti.

La risposta di Cassinetta di Lugagnano, in questo senso, è stata invece molto netta. Quella che era un’idea molto chiara solo del sindaco, Domenico Finiguerra, è diventata una scelta dell’intera comunità, grazie alle assemblee pubbliche tenutesi nelle fasi iniziali della redazione del Pgt.

L’elemento più interessante della fase partecipativa è che i cittadini sono stati messi di fronte ad una scelta precisa: finanziare la spesa corrente e gli investimenti con gli oneri di urbanizzazione, investendo, quindi in nuove lottizzazioni, oppure intervenire sulla fiscalità locale, permettendo così anche l’accensione di mutui per investimenti?

La scelta dei cittadini è stata sostanzialmente quella di non alterare il patrimonio ambientale di Cassinetta di Lugagnano lasciando spazio a nuove edificazioni, accettando, quindi, anche un aumento delle imposte comunali. In questo modo, la redazione stessa del piano si libera di un fardello pesante, quello del “fare cassa” con il territorio.

Il Piano e la crescita zero

Valorizzazione intesa come tutela del territorio e del paesaggio agricolo, minimizzazione del consumo di suolo e compatibilità degli interventi con le risorse disponibili: sono gli elementi strategici del Pgt di Cassinetta di Lugagnano, in funzione dei quali vengono definiti tutti i singoli interventi.

Redatto da Antonello Boatti e definitivamente approvato nel giugno 2006, il piano si compone di una documentazione chiara, accurata e molto dettagliata. Rispetto alle premesse fatte, è interessante soffermarsi sul Documento di piano, un documento che ha carattere conoscitivo, programmatorio e di indirizzo, che non interviene direttamente sulla conformazione della proprietà. E’ proprio con il Documento di piano che vengono affermati i principi ispiratori dell’intero Pgt:

“Il Documento di Piano individua gli obiettivi strategici di politica territoriale a partire dal miglioramento e dalla conservazione dell’ambiente per tracciare le linee dello sviluppo sostenibile del Comune di Cassinetta di Lugagnano in coerenza con le previsioni di carattere sovracomunale. In esso sono indicati gli obiettivi quantitativi di sviluppo complessivo del PGT comprendendo in essi il recupero urbanistico e la riqualificazione del territorio minimizzando il consumo di suolo. […]

Il Documento di Piano inoltre nel riassumere le principali indicazioni riguardanti l’utilizzazione, il miglioramento e l’estensione dei servizi pubblici e di interesse pubblico determina la compatibilità degli interventi previsti con le risorse economiche attivabili dalla pubblica amministrazione.

In considerazione della dimensione del comune in termini di popolazione residente (abitanti 1.742 al 31.12.2005) e delle caratteristiche particolarissime del suo tessuto edilizio storico di assoluto pregio ed unicità si ritiene innanzitutto che non esistano le condizioni e neppure le utilità di ricorrere a strumenti di compensazione, perequazione ed incentivazione urbanistica di cui all’art. 11 della LR 12/2005. […]”

Favorire il recupero e minimizzare il consumo di suolo: ma come si arriva alla crescita zero? La risposta in realtà è abbastanza banale: mediante un’approfondita analisi demografica, volta a determinare il realistico fabbisogno abitativo di Cassinetta di Lugagnano da qui al 2015.

Lo studio, infatti, conduce ad una previsione molto contenuta: l’incremento della popolazione previsto al 2015, in termini di nuovi abitanti, è del 3,6%. A ciò, si aggiunge l’incremento della domanda di abitazioni legata alla formazione di nuovi nuclei familiari: quest’ultima è considerata una domanda fisiologica, indipendente cioè dall’aumento del numero degli abitanti.

Su queste basi, viene formulata una previsione di 695 nuovi abitanti, cui corrisponde una capacità insediativa residenziale, aggiuntiva rispetto all’esistente, di 695 nuovi vani (abitante/vano). Alla nuova domanda abitativa si farà fronte attraverso:

– recupero puntuale di edifici

– riconversione, mediante piani attuativi, di aree produttive incompatibili con il tessuto residenziale circostante, con una quota del 20% di edilizia convenzionata e una quota del 5% di edilizia a canone sociale

– completamento di previsioni vigenti (piani di lottizzazione e di recupero)

– saturazione delle aree già edificate (zone B).

Di fatto, non verrà consumato suolo agricolo: le previsioni di nuova edificazione e di trasformazione e recupero del patrimonio esistente sono concentrate dentro il tessuto consolidato e compattano ulteriormente un insediamento dai confini abbastanza netti.

Fin qui la domanda abitativa. Ma anche sul fronte delle previsioni di nuovi insediamenti commerciali, il Pgt opera scelte coerenti con i principi ispiratori: nessuna grande struttura commerciale, incremento delle medie e piccole strutture esistenti entro i parametri fissati dal piano, nuove attività ricettive, “ che confermino e incrementino la vocazione turistica del comune”.

Infine, il potenziamento della rete dei servizi. In particolare, il piano prevede:

– il recupero delle piste ciclabili esistenti, legate alla rete del Naviglio e dei canali secondari, e la realizzazione di nuovi tratti per l’implementazione della rete;

– la costruzione di una nuova scuola dell’infanzia, volta a soddisfare la domanda esistente e quella prevista;

– una serie di micro-interventi su spazi verdi, strade, parcheggi ed edifici, finalizzati all’ottimizzazione e al completamento delle reti esistenti.

Complessivamente, la dotazione di standard residenziali passa da un rapporto di 29,17 mq/abitante ad un rapporto di circa 30,91 mq/abitante [7], mentre quella di standard per attività produttive passa da una percentuale standard/superficie del 2,09% ad una percentuale del 12,48%.

Un ultimo aspetto, non secondario quanto a importanza, è rappresentato dal rapporto con le previsioni del Piano territoriale di coordinamento (Ptgp) della Provincia di Milano. La previsione che interessa direttamente il territorio di Cassinetta di Lugagnano è quella di una nuova arteria stradale tra lo svincolo di Magenta dell’A4 e Albairate e la tangenziale ovest di Milano, sfruttando in parte la viabilità esistente.

Si tratta di una previsione ritenuta non in linea con i principi e le scelte del Pgt, il cui costo verrà finanziato con la legge 345/1997 per l’accessibilità all’aeroporto di Malpensa. Nel Documento di piano si rileva che:

“[…] Questa nuova infrastruttura viabilistica coinvolge il territorio di Cassinetta nella sua parte est nel cuore del Parco del Ticino con un forte impatto per l’ambiente e il paesaggio che con questa nuova previsione verrebbe deturpato nel suo carattere agricolo. […]” [8]

E ancora:

“[…] Il collegamento tra la S.S. 11 a Magenta e la tangenziale ovest così come previsto dal progetto definitivo dell’ANAS, è una scelta assolutamente discutibile sul piano strategico della pianificazione del trasporto interferendo su un territorio ad altissima qualità ambientale all’interno del Parco regionale della Valle del Ticino in un’area ricca di fontanili, rogge e canali di irrigazione ancora molto interessata dall’attività agricola.

Cassinetta di Lugagnano si presenta in sostanza come un insieme storico – paesaggistico prezioso da valorizzare messo a repentaglio da un’arteria come il collegamento tra la S.S. 11 a Magenta e la tangenziale ovest così come previsto dal progetto definitivo dell’ANAS. […]

Dal punto di vista trasportistico sempre nella Valutazione Ambientale Strategica – Rapporto ambientale – conclude che non è neppure motivata e documentata la necessità e la dimensione della infrastruttura proposta. […]”[9]

La scelta, chiaramente esposta nello stesso Documento di Piano, è quella di non tenere conto nel Pgt la previsione del nuovo collegamento e, anzi, vengono proposte due alternative che permetterebbero di mantenere l’integrità del territorio agricolo di Cassinetta.

Un piano conservatore?

L’immagine dall’alto di Cassinetta di Lugagnano da qui al 2015 sarà probabilmente molto simile a quella di oggi: un centro abitato dai confini ben definiti e ampie distese coltivate intorno. Eppure, una vista dal basso, ad altezza d’uomo, ci restituirà forse un’immagine molto diversa, di una realtà trasformata, fisicamente e socialmente, rispetto a 10 anni prima.

Se accettiamo l’idea che il piano sia strumento per governare le trasformazioni del territorio, dobbiamo anche accettare l’idea che la trasformazione non sia legata solo alla crescita della popolazione e, conseguentemente, a quella edilizia.

Cassinetta di Lugagnano in 10 anni farà i conti con un aumento degli abitanti di circa il 3,6 % e con una diversificazione della domanda dovuta a nuovi nuclei familiari: è in funzione di questi dati che, attraverso il piano ha dato un indirizzo preciso alla trasformazione che inevitabilmente il territorio è destinato a subire. Un indirizzo talmente deciso da contestare anche le scelte operate a livello provinciale con il Ptcp nel momento in cui mettono a rischio l’integrità di quel paesaggio agricolo riconosciuto come bene da tutelare.

Nel 2015 ci sarà una rete ciclabile più fitta, una nuova scuola, insediamenti in dismissione riconvertiti e, soprattutto, le nuove generazioni potranno ancora godere del paesaggio agricolo che è arrivato fortunatamente fino ad oggi. Il Pgt conserva di fatto il patrimonio storico e naturalistico governando la trasformazione delle aree urbanizzate.

C’è qualcosa di replicabile in questo modello? Sicuramente: i principi di fondo. Svincolare il futuro del territorio dalle esigenze di bilancio, pensare a cosa è giusto tutelare, capire quali siano i margini della trasformazione, puntare a minimizzare il consumo di suolo. Soprattutto, ricominciare ad ancorare il piano a previsioni realistiche.

La crescita zero, forse, non è di per sé replicabile e realisticamente bisogna mettere in conto che una città abbia anche necessità di nuovi insediamenti: ma è nel processo e nelle premesse prima ancora che negli esiti l’elemento più significativo di questa esperienza. Un processo che non interessa unicamente la pianificazione comunale, ma potrebbe (e dovrebbe) ispirare anche quella sovracomunale e di area vasta: infatti, per quanto il Pgt di Cassinetta di Lugagnano possa essere preso ad esempio, il suo successo dipenderà anche dalla risposta dei territori limitrofi alla pressione insediativa generata dalle nuove infrastrutture di livello regionale.

Programma elezioni: approfondimenti sul territorio a Senago

NO TANGENZIALI

Nuove strade vuol dire nuovo traffico e con esso nuovo smog, rumore, nuovi insediamenti produttivi e residenziali che necessitano di ulteriori servizi che la città non è più in grado di dare. A questo diciamo STOP.

La tangenziale sud non è un’esigenza della città la quale può benissimo farne a meno. C’è già la tangenziale al confine con Bollate, viale lombardia, ed un suo doppione non serve a nessuno. Al suo posto vogliamo lasciare gli spazi verdi che già ci sono.

La tangenziale nord sarebbe come una voragine che si insedierebbe all’interno del delicato equilibrio del parco delle groane. La soluzione al problema di attraversamento del centro di Senago sta nell’utilizzare l’esistente. La via per Cesate che conduce la maggior parte di traffico verso Garbagnate, può essere allargata in modo opportuno e resa fruibile dai veicoli così direttamente deviati verso la tangenziale di Garbagnate (già esistente). In questo modo si aprirebbe una via più veloce per chi, venendo da nord, deve dirigersi alla stazione del treno di  Serenella.

Con i soldi risparmiati dalla non costruzione delle tangenziali sarà possibile creare un vero servizio di trasporto pubblico per Senago che colleghi in modo razionale la città alle stazioni dei treni e della metropolitana. Si potrà poi ripristinare il servizio di trasporto pubblico tolto dalla giunta Rossetti: pulmino per il mercato e per il cimitero.

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NO VASCHE

Siamo tra i promotori e sostenitori del Comitato Senago Sostenibile e pensiamo che la lunga battaglia contro la costruzione delle vasche non terminerà con la recessione del progetto da parte della Regione ma dovrà continuare per ottenere la totale libertà di quel pezzo di territorio contro ogni futura speculazione.

Dei due terreni previsti dallo studio della regione, quello interno al Parco delle Groane dovrà rimanere allo stato vergine in cui i ghiacciai, in un lavorio durato millenni, lo hanno creato e ce lo hanno lasciato. L’altro terreno, pensato per la vasca piccola, diverrà il simbolo di questa lotta adottandolo ad orto comunale su cui sarà fondato il progetto “La città degli orti”.

Con questo progetto il comune si farà promotore e coordinatore per promuovere la pratica della coltivazione dell’orto. Con questa pratica si vuole chiamare la comunità senaghese alla condivisione e cooperazione in un’attività che può aiutare soprattutto le famiglie e le persone in maggiore difficoltà economica. Questa pratica favorirà la filiera corta e consentirà a tutti di assaporare i “VERI” cibi della terra.

Un mercato periodico dello scambio e la promozione di cooperative di consumo coadiuveranno questo progetto.

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STOP CAVE

Dopo decenni di abuso sul suolo, vogliamo che le cave siano dismesse ed a loro posto siano realizzate due grandissime aree a verde pubblico e ricreativo. Un luogo d’incontro per tutti dove sarà possibile svolgere attività sportive e ricreative all’aria aperta. Stop ad ogni speculazione e stop all’inquinamento da rumore e polveri che le cave producono ogni giorno. Chiederemo uno stralcio immediato delle zone cava già esaurite al fine evitare qualsiasi altro utilizzo improprio del suolo e per garantirle a spazio di verde pubblico. Senago deve tornare sovrana nella gestione del proprio territorio.

STOP al consumo di territorio a Senago

Continuiamo nel percorso già iniziato della presentazione delle nostre idee di programma per le prossime elezioni amministrative a Senago. Riprendiamo con un approfondimento sul primo punto già esposto: STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO.

Le linee guida del PGT, redatte dallo studio dell’Arch. Favole su commissione del Comune di Senago, indicano un dato importante circa la crescita della popolazione di Senago per i prossimi anni: “in costante diminuzione”.

Questo dato (vedi immagine a lato), preso dall’annuario statistico della Regione Lombardia, considera l’andamento naturale della popolazione e non considera variabili di tipo esogeno, come per esempio la disponibilità di nuove abitazioni o aree fabbricabili.

La lettura di questo dato ci porta immediatamente sul sentiero del consumo di territorio ovvero nel terreno delle speculazioni. Purtroppo in molti ineggiano ancora oggi alla necessità di nuove costruzioni, fosse solo per chi non ha casa o per chi, venendo da fuori porta, desidera approdare in questo Comune. Ebbene, questo dato scoraggia ogni possibile ponte si possa calare verso gli speculatori e dimostra chiaramente che la nostra popolazione è invecchiata e che il deficit tra nascite e decessi è inesorabilmente destinato a favore di questi ultimi. In altre parole non vi è necessità alcuna di nuove costruzioni nè di destinare nuove aree a costruzioni di qualunque tipo.

Una cruda realtà per chi vuole continuare nella speculazione edilizia che in questi ultimi decenni ha imperversato lungo tutto lo stivale ed in particolare proprio nel nostro Comune. STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO!

Il bisogno casa, quello vero, è necessità di poche famiglie messe oramai sul lastrico dalle continue strette economiche, non ultima quella del governo Monti, che vedono calare giorno dopo giorno la possibilità di acquistare autonomamente la casa dove abitare e creano inesorabilmente le condizioni per cui anche un affitto in forma privata diventa insostenibile.

Ecco quindi che ancora una volta la demagogia prende il sopravvendo ed in nome del bisogno casa si giustificano nuovi insediamenti su territori vergini. E’ scritto in alcuni passaggi del programma della coalizione PD-SEL-IPS, così com’è scritto, da sempre, nel DNA delle destre, LEGA-ALLEANZA PER SENAGO e PDL.

E’ ora di dire basta. La soluzione non può di nuovo passare dal consumo di territorio. E’ insostenibile sotto ogni profilo, compreso quello della realizzazione di servizi che ciò comporterebbe e che non vengono poi mai fatti. Salviamo il territorio, concentrando invece le esigenze ed i bisogni di chi ha davvero necessità di una casa, passando il testimone ad un nuovo modo di concepire l’urbanizzazzione che filtra ed accoglie le esigenze dei residenti attraverso un percorso di valorizzazione e recupero di tutti gli immobili dismessi nel territorio. Vogliamo che si lavori sul recupero energetico degli edifici e sulla ristrutturazione dei beni esistenti affinchè il patrimonio possa valorizzarsi e rendersi quindi disponibile a forme di affitto sostenibile. Vogliamo un censimento completo degli immobili e convertire aree non più adatte ad uso industriale in aree dove il residenziale pubblico possa finalmente rispondere alle esigenze casa dei residenti che non ce la fanno da soli. I molti, troppi, capannoni industriali sorti come funghi a Senago, saranno luogo destinato alla desertificazione, imposta non da una politica che li osteggia, ma dalla realtà che vede per i prossimi anni il paese in RECESSIONE.

Ritaniamo che lo sviluppo non sia quello di costruire ma quello di conservare. Il lavoro che può essere creato da una politica di conservazione dei valori immobiliari locali e di ristrutturazione in termini di efficienza energetica è l’unica vera crescita economica che si possa auspicare e che non va a discapito dell’ambiente favorendo il lavoro. Crediamo che la crescita indiscriminata, come quella avvenuta dal dopoguerra ad oggi, sia la fine dell’era moderna. Vogliamo che le poche risorse disponibili siano indirizzate alla rinascita delle case di corte, dove la convivenza ed il reciproco aiuto erano un patrimonio di tutti noi, culturale in primo luogo. Vogliamo abbassare gli indici di edificazione per evitare l’insulso sorgere di palazzi dove prima c’erano villette o case di corte. Vogliamo creare una città vivibile, dove lo spazio e la convivialità siano un bene di tutti. Per fare questo non occorre fare nulla: “la popolazione è destinata a diminuire ed allora diciamo STOP al CONSUMO DI TERRITORIO”.


Programma per le elezioni a Senago: “facciamolo a pezzi”, STOP al consumo di territorio

Iniziamo da oggi la presentazione dei punti del programma che vogliamo proporre per le prossime lezioni amministrative che si terranno in primavera a Senago.

“Facciamolo a pezzi” vuole essere un nuovo modo di presentare le nostre idee e proporle al vasto pubblico della rete con cui intendiamo interagire per aprire un dialogo con cui costruire insieme il programma per il futuro della nostra comunità e del nostro paese. Il programma non è un punto fermo ed un mattone inamovibile come tutti partiti di Senago STANNO FACENDO,  ma sarà un laboratorio aperto alle vostre idee. Scriveteci o partecipate ai nostri incontri.

Ne faremo delle belle! Iniziamo quindi dal primo punto:

1. STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO

L’Italia è un paese meraviglioso. Ricco di storia, arte, cultura, gusto, paesaggio.Ma ha una malattia molto grave: il consumo di territorio.

Un cancro che avanza ogni giorno, al ritmo di quasi 250 mila ettari all’anno. Dal 1950 ad oggi, un’area grande quanto tutto il nord Italia è stata Seppellita sotto il cemento.

Il limite di non ritorno, superato il quale l’ecosistema Italia non è più in grado di autoriprodursi è sempre più vicino. Ma nessuno se ne cura. Fertili pianure agricole, romantiche coste marine, affascinanti pendenze montane e armoniose curve collinari, sono quotidianamente sottoposte alla minaccia, all’attacco e all’invasione di betoniere, trivelle, ruspe e mostri di asfalto.

Non vi è angolo d’Italia in cui non vi sia almeno un progetto a base di gettate di cemento: piani urbanistici e speculazioni edilizie, residenziali e industriali; insediamenti commerciali e logistici; grandi opere autostradali e ferroviarie; porti e aeroporti, turistici, civili e militari.

Non si può andare avanti così! La natura, la terra, l’acqua non sono risorse infinite. Il paese è al dissesto idrogeologico, il patrimonio paesaggistico e artistico rischia di essere irreversibilmente compromesso, l’agricoltura scivola verso un impoverimento senza ritorno, le identità culturali e le peculiarità di ciascun territorio e di ogni città, sembrano destinate a confluire in un unico, uniforme e grigio contenitore indistinto.

La Terra d’Italia che ci accingiamo a consegnare alle prossime generazioni è malata. Curiamola!

Movimento di opinione per la difesa del diritto al territorio non cementificato

Manifesto nazionale

Il consumo di territorio nell’ultimo decennio ha assunto proporzioni preoccupanti e una estensione devastante. Negli ultimi vent’anni, il nostro Paese ha cavalcato una urbanizzazione ampia, rapida e violenta. Le aree destinate a edilizia privata, le zone artigianali, commerciali e industriali con relativi svincoli e rotonde si sono moltiplicate ed hanno fatto da traino a nuove grandi opere infrastrutturali (autostrade, tangenziali, alta velocità, ecc.).

Soltanto negli ultimi 15 anni circa tre milioni di ettari, un tempo agricoli, sono stati asfaltati e/o cementificati. Questo consumo di suolo sovente si è trasformato in puro spreco, con decine di migliaia di capannoni vuoti e case sfitte: suolo sottratto all’agricoltura, terreno che ha cessato di produrre vera ricchezza. La sua cementificazione riscalda il pianeta, pone problemi crescenti al rifornimento delle falde idriche e non reca più alcun beneficio, né sull’occupazione né sulla qualità della vita dei cittadini.

Questa crescita senza limiti considera il territorio una risorsa inesauribile, la sua tutela e salvaguardia risultano subordinate ad interessi finanziari sovente speculativi: un circolo vizioso che, se non interrotto, continuerà a portare al collasso intere zone e regioni urbane. Un meccanismo deleterio che permette la svendita di un patrimonio collettivo ed esauribile come il suolo, per finanziare i servizi pubblici ai cittadini (monetizzazione del territorio).

Tutto ciò porta da una parte allo svuotamento di molti centri storici e dall’altra all’aumento di nuovi residenti in nuovi spazi e nuove attività, che significano a loro volta nuove domande di servizi e così via all’infinito, con effetti alla lunga devastanti. Dando vita a quella che si può definire la “città continua”. Dove esistevano paesi, comuni, identità municipali, oggi troviamo immense periferie urbane, quartieri dormitorio e senza anima: una “conurbazione” ormai completa per molte aree del paese.

Ma i legislatori e gli amministratori possono fare scelte diverse, seguire strade alternative? Sì!

Quelle che risiedono in una politica urbanistica ispirata al principio del risparmio di suolo e alla cosiddetta “crescita zero”, quelle che portano ad indirizzare il comparto edile sulla ricostruzione e ristrutturazione energetica del patrimonio edilizio esistente.

Il movimento di opinione per lo STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO e i firmatari individuano 6 principali motivi a sostegno della presente campagna nazionale di raccolta firme.

STOP: PERCHÉ?

1. Perché il suolo ancora non cementificato non sia più utilizzato come “moneta corrente” per i bilanci comunali.

2. Perché si cambi strategia nella politica urbanistica: con l’attuale trend in meno di 50 anni buona parte delle zone del Paese rimaste naturali saranno completamente urbanizzate e conurbate.

3. Perché occorre ripristinare un corretto equilibrio tra Uomo ed Ambiente sia dal punto di vista della sostenibilità (impronta ecologica) che dal punto di vista paesaggistico.

4. Perché il suolo di una comunità è una risorsa insostituibile perché il terreno e le piante che vi crescono catturano l’anidride carbonica, per il drenaggio delle acque, per la frescura che rilascia d’estate, per le coltivazioni, ecc.

5. Per senso di responsabilità verso le future generazioni.

6. Per offrire a cittadini, legislatori ed amministratori una traccia su cui lavorare insieme e rendere evidente una via alternativa all’attuale modello di società.

STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO

I seguenti firmatari richiedono una moratoria generale ai piani regolatori e delle lottizzazioni, in attesa che ciascun Comune faccia una precisa “mappatura” di case sfitte e capannoni vuoti.

Sottoscrivono quindi questo manifesto perché si blocchi il consumo di suolo e si costruisca esclusivamente su aree già urbanizzate, salvaguardando il patrimonio storico del Paese.

LA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA DI SENAGO HA SOTTOSCRITTO IL PRESENTE MANIFESTO.