Facciamolo a pezzi 8: “LAVORO”

Pensiamo che il lavoro costituisca il punto nodale della crisi degli ultimi anni. Il lavoro che non c’è laddove vengono continuamente realizzate esternalizzazioni che portano a trasferire le produzioni industriali altrove, generalmente in paesi dove si incontra un costo del lavoro inferiore o comunque dove la tutela e la salvaguardia del diritto al lavoro sono oggetto di scambio continuo e le condizioni di sicurezza sociale e materiale risultano decisamente nulle. Nell’adattamento indotto dall’inseguimento di continue variazioni al ribasso delle condizioni economiche ed anche delle condizioni dei diritti assistiamo sempre più a situazioni nelle quali anche nel nostro paese e nelle nostre città il degrado delle condizioni di sicurezza in cui si svolge il lavoro sono ormai paradigmatiche della perdita dello spessore culturale e morale della nostra società. Lo stesso attacco all’articolo 18 molto recente si inserisce in questo contesto. Abbiamo sempre avuto una idea diversa della sicurezza, un’idea che si rifacesse anzitutto alle possibilità ed ai diritti validi per tutti di poter vedere realizzate le proprie aspettative potendo avere innanzitutto accesso al lavoro, un diritto ancora oggi inviolabile della nostra costituzione, ma sempre più vilipeso e soprattutto da chi si dovrebbe fare portatore di alcuni valori che vengono invece lesi.

Le recenti affermazioni sulla monotonia del posto fisso la dicono tutta su quali siano le capacità e le sensibilità in gioco.

Intendiamo agire in modo tale da poter, per quelle che sono le competenze del comune, intervenire per favorire i lavori socialmente utili e soprattutto per compiere un monitoraggio continuo su tutto il territorio comunale in modo tale da verificare che qualunque lavorazione avvenga nella nostra città sia fatta nel rispetto delle condizioni di sicurezza sul lavoro proprio per aiutare i lavoratori.

Intendiamo agire quindi sulla leva della sicurezza del lavoro, oggi sempre più estromesso dalle nostre città ed alla sicurezza nel lavoro per coloro i quali hanno ancora una professione e meritano di continuare a svolgerla nelle migliori condizioni di sicurezza possibile. Da questo punto di vista sarà rilevante osservare con grande attenzione quali siano le condizioni di chi svolge lavori per conto della pubblica amministrazione. Va osservato con attenzione se questi lavori si svolgono nella sicurezza dei lavoratori e soprattutto se anche dal punto di vista legale non viene impiegato lavoro nero per lo svolgimento di mansioni atte a lavori che sono svolti nel nome e per conto dell’amministrazione comunale.

Le infiltrazioni della criminalità organizzata sono oggi un elemento di forte preoccupazione e la loro partecipazione nell’ambito di lavori pubblici diventa una forma di investimento da parte di mafia, camorra, ‘ndrangheta ed altre organizzazioni criminali. La sicurezza dei cittadini passa anzitutto attraverso la tutela e la verifica che nei lavori pubblici non vi sia alcuna infiltrazione da parte di aziende che possono essere sotto il controllo di organizzazioni mafiose.

Purtroppo, a differenza di ciò che pensano ormai soltanto pochi illusi leghisti, la diffusione delle mafie è oggi tanto capillare al nord quanto al sud del paese e soprattutto al nord ci si trova a fare i conti con il fatto che i centri nevralgici ed economici del potere sono nelle città della nostra regione e questo è un elemento che va combattuto in sé come fenomeno a livello nazionale, ma anche come gestori dell’amministrazione pubblica a livello locale.

Noi pensiamo all’organizzazione ed alla distribuzione del lavoro sul territorio attraverso l’intervento delle cooperative sociali che possano avere spesso lo sviluppo nella distribuzione dei servizi. Questo può permettere una attenta gestione del lavoro che viene distribuito dall’ente locale a tutela della trasparenza e che possa essere inserito in un capitolo di lotta al lavoro nero. In questo modo si può gestire anche l’attuale calo occupazionale attraverso una distribuzione del lavoro nell’ottica del “lavorare meno lavorare tutti” in un contesto di decrescita come quello attuale. Va riconsiderato infatti che non si possa pensare ad un contesto nel quale si osserva solo un’espansione economica. Vanno affrontati contesti sociali ed economici nei quali non è più pensabile una continua crescita economica. Pensiamo che il pensiero economico che guarda solo alla crescita del PIL senza tenere sotto stretta osservazione quelli che sono i parametri sociali dell’umanità in cui viviamo sia assolutamente una linea deleteria ed impossibile da seguire. Immaginare la continua crescita dell’economia come se questa espansione fosse praticamente potenzialmente infinito va a configgere con quello che è un dettato fondamentale della nostra vita sul pianeta Terra. Le risorse del pianeta stesso sono inevitabilmente finite e limitate e non possiamo invece ragionare come se tutto facesse parte di un continuo e rinnovabile ciclo in cui ci troviamo a definire un progetto volto solo a guardare ad una futura dilatazione delle potenzialità dell’economia globale. L’economia verde può essere una speranza per il futuro e le energie alternative lo rappresentano al meglio e potranno portare nuovo lavoro, ma non possiamo pensare che tutto questo sia realizzabile senza un modello di sviluppo differente che conti tra i suoi parametri fondamentali anche la decrescita.

Nell’eventuale rapporto con Società, Istituti bancari o finanziari, oltre agli obblighi che vincolano le amministrazioni alla Cassa Depositi e Prestiti, privilegeremo Società ed Istituti dichiaratamente “etici”; ad esempio quelli che non finanziano industria bellica, non risultano implicati nello sfruttamento del lavoro minorile,  applicano un trattamento equo ai propri lavoratori, si impegnano per il risparmio delle risorse ambientali, applicano esplicitamente norme di riferimento riconosciute.

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