La scuola pubblica sta per scomparire

(dal sito di Senago Bene Comune Carlo Avossa)

Procede il processo di privatizzazione della scuola pubblica. Come abbiamo già spiegato altrove, la scuola pubblica è quella dello Stato e definire “pubblica” una scuola privata è in realtà un furto d’identità, un imbroglio.

La privatizzazione della scuola della Repubblica procede attraverso diversi provvedimenti legislativi di cui l’animatrice principale è Valentina Aprea.

Chi è costei?

La Nostra, ex dirigente scolastica, è stata sottosegretario del mai compianto Ministro Letizia Moratti e, nell’attuale legislatura, presidente della VII Commissione parlamentare (Cultura e Istruzione). Di recente è stata chiamata dal presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, a far parte della sua Giunta, resa traballante dai numerosi casi di corruzione su cui sta indagando la magistratura.

Valentina Aprea, con sprezzo del pericolo, ha aderito all’invito di Formigoni, si è dimessa da parlamentare e adesso porta  nella giunta Formigoni, come Assessore regionale, tutto il suo impegno per la privatizzazione della scuola pubblica.

Nel suo impegno di presidente della VII Commissione, l’Aprea è riuscita a far approvare un disegno di legge nazionale di riforma degli Organi Collegiali della Scuola. Il testo è definitivo, è stato pubblicato e ora deve essere discusso dal Senato.

Nel disegno di legge rimane, con altro nome, il Collegio Docenti, ma i Consigli di Istituto scompaiono, sostituiti dai “Consigli dell’autonomia”, con poteri molto forti: per esempio, stabiliscono da soli “autonomia statutaria” e regolano la “ istituzione, la composizione e il funzionamento degli organi interni nonché le forme e le modalità di partecipazione della comunità scolastica”. Insomma, possono decidere praticamente tutto: orari, organismi interni, funzionamento, partecipazione. Non si può non vedere come l’idea stessa di una sola scuola, quella disegnata dalla Costituzione, scompare. L’organismo decisionale è in pratica un consiglio di amministrazione, molto ristretto, nel quale non è prevista la partecipazione di ausiliari e amministrativi (sottotraccia c’è il desiderio di appaltare all’esterno questi servizi), ma che include realtà esterne come le aziende: è il privato, che entra nel pubblico e ne determina gli indirizzi.

E’ previsto anche un “nucleo di valutazione”, che intende portare in questa scuola pubblica privatizzata una meritocrazia che sarebbe da eliminare da ogni istituzione che si occupa di formazione.

Questo disegno di legge è sostenuto trasversalmente sia dal PD che dal PdL.

Lasciato il Parlamento, l’Aprea si è dedicata alla Regione Lombardia ed ha continuato il suo progetto di privatizzazione: all’interno di un disegno di legge regionale denominato “Misure per la crescita…”, compaiono disposizioni -di dubbia correttezza costituzionale- che permetterebbero ai Dirigenti Scolastici la chiamata diretta degli insegnanti. Si tratta di uno strappo che mira a rendere il sistema scolastico regionale distinto da quello nazionale.

Tutto il quadro delinea un nuovo sistema scolastico italiano in cui la scuola della Repubblica non esiste più. Si intravede il futuro di una costellazione di scuole “di nicchia”, confessionali o settoriali, con risorse finanziarie (e quindi qualità) determinate dalle disponibilità finanziarie dell’utenza e indirizzi determinati dalle aziende finanziatrici. Le regole di funzionamento degli Istituti non saranno universali.

 Non è questa la scuola che vogliamo. Non vogliamo trasformare la cultura in un business né la scuola-azienda. Vogliamo pari opportunità per tutti, una scuola veramente pubblica. Vogliamo la scuola della Costituzione!

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