Archivi del mese: maggio 2012

Il nuovo piano di zona

Con delibera del Commissario n. 81 del 3.4.12 si è preso atto dell´Accordo di programma per l´attuazione del Piano di Zona per le politiche sociali 2012-2014

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Siamo quello che mangiamo. Viaggio nel mondo che non vogliamo vedere.

Ecco perchè vogliamo la decrescita, che vuol dire tornare ad un mondo più umano oltre che sano.

Comunicato stampa Caso BTE – depuratore, già Snia –Nylstar, di via Groane al Villaggio Snia di Cesano Maderno

Il Comitato “Più Limbiate meno cemento” ha diramato il presente comunicato stampa relativo al depuratore di rifiuti tossici che di via Groane. L’allerta è massima.

La 3^ Commissione del Consiglio Provinciale di Monza Brianza, martedì ultimo scorso ,si e’ riunita per ascoltare le ragioni delle Associazioni e dei Comitati di Cittadini di Cesano Maderno e Limbiate , che si oppongono alla trasformazione dell’impianto attuale, a ciclo biologico, in un impianto per trattare rifiuti industriali liquidi , pericolosi e non.

Erano stati invitati, con diritto di parola, i rappresentanti di “ Insieme per il Villaggio”e del”Comitato Civico Frazione Snia” , di Cesano Maderno, nonché quelli di “ Piulimbiatemeno cemento” di Limbiate.

I Comitati e le Associazioni avevano inviato una lettera aperta a TUTTI i Consiglieri provinciali, per coinvolgerli, in modo diretto e responsabile , affinchè il Consiglio Provinciale , nella sua totalità , desse concretezza ed efficacia all’indirizzo politico, nel senso del diniego, espresso con il suo stesso Ordine del Giorno, recentemente approvato all’unanimità .

Il dibattito e’ stato ampio e documentato, incentrato su un OdG, presentato dal Consigliere Gigi Ponti, che chiedeva alla Commissione di promuovere un pronunciamento favorevole del Consiglio Provinciale sul contenuto della lettera dei Comitati, anche in considerazione dei fatti e documenti nuovi in questa riportati ed esposti in corso di riunione .
In particolare alcuni documenti che confermavano i pareri contrari al potenziamento dell’impianto preventivamente espressi a suo tempo da alcuni degli Enti preposti .

Tra l’altro, e’ risultato che la richiesta di autorizzazione, in corso di esame, si riferirebbe ad un NUOVO IMPIANTO e non ad un “potenziamento “, come descritto nel Decreto Regionale, che affermava la compatibilità ambientale dell’impianto come sarebbe risultato, appunto, dal potenziamento richiesto dalla società BTE.
Il Decreto , al momento , e’ oggetto di un ricorso al TAR Lombardia, che si discuterà il 22 maggio p.v. .

Un “Nuovo Impianto”, ad avviso dei Comitati, richiederebbe oltre tutto l’avvio di un procedimento ex novo, poichè il suddetto Decreto non sarebbe applicabile appunto ad una richiesta per una nuova e differente installazione

Nel corso del dibattito sono intervenuti tutti i membri della Commissione , l’Assessore F. Sala, che ha comunicato l’adesione della Provincia di Monza e Brianza al ricorso al TAR Lombardia in essere, e la rappresentanza dei Comitati.

I vari interventi hanno permesso a tutti i partecipanti di prendere piena cognizione di causa in merito al problema.

Alla fine della riunione il Presidente ha aggiornato la Commissione per le decisioni conseguenti .

I Comitati e le Associazioni si augurano che quanto emerso dal dibattito permetta agli Organi competenti di assumere le decisioni più opportune che , nel rispetto delle leggi , garantiscano l’equilibrato esercizio dei diritti dei singoli, contemperato con quelli della collettività

I Comitati e le Associazioni confermano la loro più ampia disponibilità a collaborare con le Amministrazioni coinvolte per il perseguimento di una positiva conclusione del problema , che veda i Cittadini Contribuenti interessati soddisfatti nelle loro esigenze di una vita di qualità

Limbiate-Cesano Maderno: 16 Maggio 2012

La recessione è realtà

STIMA PRELIMINARE DEL PIL (dati ISTAT del 15 maggio 2012)

Nel primo trimestre 2012 il prodotto interno lordo (Pil), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2005, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è diminuito dello 0,8% sul trimestre precedente e dell’1,3% rispetto al primo trimestre del 2011.

Il risultato congiunturale è la sintesi di un aumento del valore aggiunto dell’agricoltura e di una diminuzione del valore aggiunto dell’industria e dei servizi. Il primo trimestre del 2012 ha avuto due giornate lavorative in più rispetto sia al trimestre precedente sia al primo trimestre del 2011.

Nello stesso periodo il Pil è aumentato in termini congiunturali dello 0,5% negli Stati Uniti ed è diminuito dello 0,2% nel Regno Unito. In termini tendenziali, il Pil è aumentato del 2,1% negli Stati Uniti ed è rimasto stazionario nel Regno Unito.

La crescita acquisita per il 2012 è pari a -1,3%.

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Senago:oggi ed il futuro. Un bilancio per un rilancio !

La coalizione Sinistra Senago, che raccoglie in sé la lista civica Senago Bene Comune e la Federazione della Sinistra, valuta positivamente il risultato elettorale conseguito nel primo turno delle elezioni amministrative del 6-7 maggio. La lista della Federazione della Sinistra registra un discreto incremento rispetto alle Elezioni Regionali di due anni fa in cui per la prima volta si presentava agli elettori. Salutiamo inoltre con favore il fatto che la neonata lista civica Senago Bene Comune, nata in occasione dei queste elezioni comunali, raggiunga un buon consenso. Un risultato straordinario per una lista completamente nuova e per il contesto in cui si sono svolte le elezioni.

Non nascondiamo la delusione per non essere riusciti a raggiungere una rappresentanza istituzionale, razionalmente molto difficile da pronosticare, ma pensiamo che i voti conquistati e la fiducia espressa da 591 cittadini nel programma presentato da Stefano Palazzolo come candidato sindaco della coalizione, sia un ottimo punto di partenza per costruire, anche a Senago, quell’alternativa di sinistra che il paese intero merita di avere.

Siamo inseriti in un contesto generale dal quale risulta difficile estraniarsi e quindi riteniamo che il voto per le elezioni comunali, pur avendo dinamiche e risvolti particolari, abbia comunque risentito di un clima generale non certo positivo, specie verso i Partiti, considerati troppo spesso “tutti uguali” quando invece sono molto evidenti i differenti ideali, valori etico-morali e le diverse coerenze di comportamenti. Ne dà prova la grande astensione che ha caratterizzato la consultazione appena avvenuta. Mentre a livello nazionale si è registrata una flessione di 7 punti percentuali nella partecipazione al voto, a Senago abbiamo avuto un decremento di affluenza alle urne pari al 17%.

Intendiamo ringraziare in questa occasione Stefano Palazzolo che ha rappresentato al meglio la coalizione presentando un programma con punti dirimenti che ne hanno fatto emergere la assoluta diversità dal contesto politico che ha caratterizzato le elezioni del Comune di Senago. Stefano ha raccolto la fiducia del 6,31 % dei senaghesi e pensiamo che abbia raccolto il migliore risultato per le condizioni in cui si è svolto il confronto politico. La diversità radicale delle proposte messe in campo ha visto la nostra coalizione ed il nostro candidato sindaco presentarsi di fronte ai cittadini con una campagna elettorale nel segno della sobrietà. Non ci avete visto girare con gigantografie montate su camion e probabilmente non ci vedrete farlo nemmeno negli anni a venire. Chi ha letto il nostro programma si è spesso avvicinato in campagna elettorale esprimendo apprezzamento per quello che vi trovava scritto. La cittadinanza ha saputo riconoscere in noi una proposta politica diversa e soprattutto una serietà ed una coerenza nel presentarla in ogni evento pubblico a cui abbiamo partecipato. Questo straordinario impegno e la meravigliosa diversità messi in campo da Stefano fanno di lui il coordinatore, anche nel prossimo futuro, dell’esperienza politica nata in occasione di queste elezioni.

La nostra assenza dal Consiglio Comunale non sarà certo di ostacolo anche a nuove forme di presenza tra i cittadini per continuare a proporre migliori soluzioni e migliori modi di governare Senago soprattutto in un periodo di forte crisi economica come questo. Viviamo in un contesto che vede ogni giorno affievolirsi la sicurezza, le garanzie ed i diritti dei cittadini. Chi vive quotidianamente queste difficoltà sa che può avere al proprio fianco la coalizione di Sinistra Senago che intende rappresentare al meglio le istanze di democrazia e partecipazione che sono proprie del nostro modo di fare politica.

Ringraziamo ancora tutti i cittadini che ci hanno voluto esprimere stima e fiducia e promettiamo fin da ora che non li lasceremo soli. Il risultato di domenica scorsa sarà la base di partenza per costruire un futuro duraturo per la coalizione Sinistra Senago negli anni a venire  per rappresentare al meglio le necessità di chi cresce, vive, lavora e studia a Senago.

Nonostante le forte differenze ed anche le criticità che ci hanno visto talvolta impegnati in un confronto aspro con la coalizione del centrosinistra rappresentata da Lucio Fois riteniamo che il nostro voto al ballottaggio non possa e non potrà mai andare a sostegno di candidati che rappresentano posizioni di stampo xenofobo e razzista e che incarnano al loro interno le posizioni più retrive di una destra impresentabile e medioevale. Questa destra rappresenterebbe certamente un ben maggiore danno alla città, qualora amministrasse di nuovo la cosa pubblica. Riteniamo che in seno a questa destra vi siano inoltre le formazioni politiche responsabili della paralisi politica che ha vissuto il comune di Senago nell’ultimo anno quando l’amministrazione è stata gestita attraverso un commissariamento con conseguente riduzione e sospensione delle forme della vita democratica cittadina.

A differenza di altri che, in passato, in occasioni di altri voti di ballottaggio, hanno mostrato atteggiamenti decisamente infantili, ciechi, egoistici, supponenti quando non addirittura autolesionisti e rivelatisi poi assolutamente dannosi per la città, riteniamo imprescindibile per la nostra sensibilità democratica che il Comune di Senago venga amministrato da persone di stampo democratico e progressista.

Senago Bene Comune

Federazione della Sinistra

Il valore legale di una laurea albanese

Non basta un titolo di giornale a descrivere l’intreccio delle vicende umane. Tipo, per dirne una, sulla laurea albanese di Renzo Bossi, conseguita con sacrifici e fatica. Vediamo i fatti. Prendere una laurea in un’università albanese che si chiama come una balera (Kristal) non è per niente facile, a dispetto di quello che si sente dire in giro. La laurea (firmata dal rettore, oggi ex, Mereglen Spiro) parla di regolare iscrizione di Renzo Bossi nell’anno accademico 2007-2008. Lo stesso professore dice che Renzo Bossi ha studiato lì per quattro anni. L’Università in questione esiste dal 2005. Se ne deduce che Renzo Bossi studiava all’università Kristal di Tirana già un paio d’anni prima che venisse fondata. E’ un caso più unico che raro, come i cani che sanno contare o i pappagalli che scrivono. Non basta. Renzo Bossi ha conquistato la sua maturità scientifica nel 2009, dopo una vita di studi passata quasi tutta in quinta liceo. Quindi a rigor di logica si sarebbe laureato un anno prima di diplomarsi, acquisendo il diploma al liceo quando già da quattro anni frequentava una prestigiosa università straniera, pur col nome di una gelateria. Non risulta alle autorità albanesi che Renzo Bossi sia stato in Albania né in quegli anni né mai. Dunque avrebbe dato gli esami (29 in un anno, in lingua albanese) grazie alla telepatia, il che spiegherebbe gli studi esoterici della madre. Da una dichiarazione del suo autista, risulterebbe che Renzo Bossi si sia trovato almeno una volta a Bratislava, all’interno di una centrale nucleare. Questo getta una luce inquietante sulla sicurezza dell’intero continente e forse del mondo. E noi non sapremo mai cosa sarebbe potuto succedere quel giorno, quando Renzo Bossi, avvicinandosi a un bottone rosso disse: “Se schiaccio qui cosa succede?”. Poi non lo fece, questo è certo, salvando così l’umanità da una fine terribile e – quel che più conta – convincendo il mondo intero delle capacità della classe dirigente leghista, che esprimeva in quel mentre il ministro degli Interni, delle Riforme e della Semplificazione nel prestigioso governo di Silvio Berlusconi.

pubblicato sul Manifesto da Alessandro Robecchi

1,3 Miliardi di euro sprecati per Expo 2015 ? 16 milioni di euro per uscirne subito !

Il regolamento del BIE (Bureau International des Expositions) prevede la possibilità di rinunciare a Expo2015 attraverso il pagamento di penali crescenti. Uscire da Expo è non solo possibile ma urgente: il ritiro della candidatura milanese se effettuato entro aprile 2012 comporterebbe una penale di 16,2 Mln di euro. A partire da maggio 2012, e fino ad aprile 2013, la penale, (comunque irrisoria rispetto ai soldi da trovare per realizzarlo) lieviterà a 51,6 Mln di euro. Le penali devono essere sostenute dalla società Expo 2015 s.p.a. pro quota fra i soci che la compongono (Governo 40%, Comune di Milano 20%, Regione Lombardia 20%, Provincia di Milano 10%, Camera di Commercio, industria, artigianato e agricoltura di Milano 10%. In sostanza il 90% delle quote sono pubbliche – Governo e Enti Locali). In caso di rinuncia a Expo 2015 entro aprile 2012, la penale per la nostra città sarebbe pari a 3,2 milioni di euro. Niente rispetto al deficit di bilancio locale (500 Mln di euro), poco se paragonato ai 28 Mln di euro che il Comune dovrà versare per entrare nella società Arexpo, che si fa carico dell’acquisto dell’area di Rho-Pero dove svolgere l’evento, con il 34,6% delle quote.

A quattro anni dall’assegnazione, Expo2015 oltre che inutile e nocivo per il territorio, resta un progetto vuoto (l’immaginario proposto è in continuità con la città vetrina fatta di grattacieli, rendita fondiaria, eventi, poli logistico-commerciali, infrastrutture viabilistiche…che ben conosciamo). Questo vuoto, unito alla necessità di reperire finanziamenti drenando le già scarse risorse pubbliche, rende Expo 2015 oltremodo pericoloso per la nostra città ed insostenibile in termini sociali, ambientali oltre che economici. Per Expo il patto di stabilità non è più un dogma inviolabile. Comune, Provincia e Regione hanno chiesto a Monti una deroga al patto di 130 Mln di euro. Ossia continueranno a indebitarsi per organizzare un’esposizione che genererà altro debito, come i mega-eventi degli ultimi anni, la rinuncia di Roma alla candidatura olimpica, la ritirata del Portogallo dal corridoio 5 del TAV hanno dimostrato. La Grecia (ricordate le Olimpiadi di Atene?) è vicina. La politica italiana aspira a seguirla con tutte le energie e insiste con un Expo a perdere (costo 1,3 mld più altri 10 mld di infrastrutture) quando con 16 mln di euro di penale può essere abbandonato. Uscirne ora spendendo l’1%, e risparmiando il restante 99%, ci sembra l’unica opzione credibile e ragionevole.

Perché tutto questo?

Grandi opere, grandi eventi; così il blocco di potere economico-politico-finanziario  (trasversale agli schieramenti) vuole rilanciare un modello di sviluppo economico e di sfruttamento di città e territori vecchio e senza futuro. Dalla Spagna ad Atene, a Londra, vediamo questi immaginari di ricchezza diventare sciagure per persone,  territori e casse pubbliche. Beni comuni sacrificati e saccheggiati, privatizzazioni e tagli allo stato sociale sono le risorse con cui alimentare il profitto di banche, speculatori, multinazionali della logistica e dei servizi.  Expo2015 è la shock economy milanese: inutili padiglioni tra grattacieli, centri commerciali e alberghi; aree agricole e sistema delle acque sacrificati per il business di Fiera, cooperative, banche, costruttori.

Chi paga?

La grande crisi ci percuote: i mercati hanno imposto a Governo ed Enti Locali la priorità del riassesto di bilancio a scapito di tutto il resto. In tutto il resto ci sono i servizi alla persona, la gestione del patrimonio pubblico ed il governo del territorio. Con le casse comunali vuote,  Pisapia trova i soldi per comprare le aree Expo, mentre il suo assessore Tabacci impone tagli ai servizi, aumenti di tariffe e ulteriori privatizzazioni di patrimonio pubblico. Si continua a parlare di grande opportunità, ma per chi? Chi paga e chi ci guadagna? Nessuna risposta né ieri, né oggi. La crisi picchia duro nella capitale della precarietà, dove il mix funzionale è composto di case a prezzi inaccessibili, speculazione sul vuoto abitativo e assenza di investimento sul diritto all’abitare, comprese l’abbandono delle Cascine che dovevano essere uno dei simboli di Expo. Il tutto sotto l’egida di Formigoni, vero deus ex macchina dell’affaire Expo: Commissario di Governo, responsabile delle infrastrutture con la Regione, sodale di Fiera, unico ad avere i soldi (i nostri) per pagare le quote di Expo Spa e Arexpo Spa. Si trovano le risorse per Expo mentre il Comune utilizza lavoro a cottimo differito (rilevatori censimento), taglia i precari amministrativi, progetta la multiutility “del nord”, svende parte di Sea e Serravalle. Nonostante l’asse finanza/mattone stia navigando in cattive acque, il territorio è monetizzato e la bolla immobiliare che si gonfia. Magari esploderà proprio dopo Expo come è successo a Zaragoza (Expo’08), quando il valore degli immobili è calato del 40% in 2 anni. Nelle promesse di nuovi posti di lavoro possiamo leggere in filigrana l’incombere di lavoro nero, caporalato, infiltrazioni mafiose.

Rinunciare ora a Expo è il presupposto imprescindibile per un’idea diversa di città, pubblica, innanzi tutto per uscire dalla logica dominante di privatizzazioni e sussidiarietà; dove i diritti dell’abitare prevalgano sulla rendita, gli spazi di socialità e verde anteposti ai grigi grattacieli, la mobilità lenta e sostenibile prevalga su inutili infrastrutture e centri commerciali. Uscire da Expo e salvare aree agricole da cave, cantieri, criminalità organizzata e improbabili serre virtuali.

Expo 2015 è un vuoto progetto su carta, crisi e beni comuni sono cose reali. No Expo è una scelta a salvaguardia del territorio, della sua economia, della società, del bilancio pubblico. Al fianco dell’opposizione sociale a Tav e Tem, perchè tocca ai territori, alle persone, a noi tutti, ribellarsi alla follia di Expo e scardinare il modello di sviluppo che impone debito e sacrificio di beni comuni e diritti. Contro l’economia dei disastri che precarizza i corpi, violenta i territori e scippa la ricchezza prodotta dal sociale. Fermiamo Expo, volano usato per ridefinire il territorio metro lombardo.

1% SPESO – 99% RISPARMIATO

http://www.noexpo.it/article.php3?id_article=208