Archivi del mese: giugno 2012

Il PD si allea con il PDL e insieme approvano 100mila mq di cemento nel parco Sud Milano

Erano presenti solo 32 dei 61 sindaci dei Comuni del Parco. E grazie a 23 di loro -la maggioranza di questi appartengono al PD- un’area di territorio pregiato del Parco sarà cementificata.

Sarà cementficata per consentire a Sogemar, azienda logistica, di estendere la sua attività nel Parco Agricolo, pur avendo la possibilità di utilizzare strutture logistiche a pochi km di distanza, nel comune di Segrate, dove vi è un mega interporto cronicamente sottoutilizzato. Altri 7 Comuni, tra cui Binasco, Noviglio e Rho (PD) hanno avuto la coscienza di votare No e altri 2 (Zibido San Giacomo e Vernate) si sono astenuti.

Le solite manfrine

La foglia di fico per coprire le loro vergogne è stato un documento elaborato dai sindaci del PD e condiviso da Guido Podestà, presidente dell’Ente Parco, e dai sindaci del centro destra, in cui si giura nuovamente (dopo averlo già fatto a gennaio per un analogo stralcio a Rosate) che non ci saranno “mai più ulteriori stralci parziali”, almeno fino a quando non sarà approvata la variante generale del Piano territoriale di coordinamento del Parco (quello fin qui anticipato è tutto da brivido: delle 100 richieste che sappiamo essere pervenute all’Ente Parco la maggior parte sono di cancellazione di aree).

Tra i sindaci che si sono esposti maggiormente per perorare lo stralcio dei 100mila mq vi sono stati, in prima fila Massimo D’Avolio, sindaco di Rozzano, Claudio Mazzola di Paullo, Severino Carlo Preli di Locate, Luigi Acerbi di Lacchiarella, Daniele Del Ben di Rosate.

Incomprensibile e contraddittorio, ma ovviamente in linea con il PD, il comportamento di Natale Comotti, delegato di Giuliano Pisapia, sindaco di Milano: nell’Assemblea del Parco, alla prima variante di gennaio, di dimensioni minori, si era astenuto, sottolineando che quello di Rosate sarebbe stato un caso unico. Ma ieri, di fronte a un altro ben maggiore stralcio, ha votato a favore.

Come può Milano difendere i propri territori nel parco e votare a favore di stralci in altri comuni del Parco? La giunta Pisapia deve chiarire la sua politica del territorio ai propri cittadini e a quelli del Parco.

Non meno importante risulta la posizione delle associazioni degli agricoltori, che a livello di principio in documenti vari enunciano la loro opposizione alla devastazione del Parco. Ma poi sono totalmente assenti nella fase decisiva. Eppure questo parco è nato proprio per salvaguardare l’agricoltura.

Va sottolineato, come detto, che un numero non esiguo di sindaci ha avuto il coraggio di votare contro lo stralcio: i 7 comuni che hanno manifestato coraggiosamente il dissenso alla politica di distruzione del territorio del PD sono amministrati da giunte di liste civiche e da SEL, ma anche da sindaci con la tessera del PD.

Dalla foglia di fico alla ciliegina

“Si può pensare il futuro del territorio partendo anche dalle aree verdi e della qualità ambientale? Nel milanese, soprattutto, le aree libere e i campi sono stati concepiti come aree di espansione sempre possibile dell’urbanizzato, cioè come aree libere provvisoriamente, in attesa di essere costruite o asfaltate. E’ stata la cultura vincente fino ad oggi. Una strada non più percorribile, e non tanto perché siamo arrivati al limite, ma anche perché stanno crescendo una cultura diffusa diversa e un senso comune più consapevole”. Questo si chiede il consigliere provinciale del PD Calaminici, sabato 16 giugno, al convegno dal titolo “I parchi ai cittadini”.

Sono parole chiare che, insieme alle dichiarazioni nette dei sindaci che hanno votato contro lo stralcio di Vignate, indicano uno strappo evidente nel centro sinistra tra chi è determinato a portare avanti una visione lungimirante di tutela del territorio e chi, seguendo una logica di sviluppo ad ogni costo, sacrifica il territorio a favore di interessi privati.

La nostra associazione e le altre realtà che hanno presidiato la Provincia non assisteranno inerti a questo scontro, che non interessa solo uno schieramento politico, ma tutta la cittadinanza: Milano e la sua provincia sono tra le aree più inquinate di tutta Europa e il Parco Sud, con la sua campagna agricola, contribuisce a mitigare questo inquinamento.

FONTE:

http://www.assparcosud.org/

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A seguire, la lettera in merito a quanto sopra da parte di Enrico Fedrighini, portavoce del Comitato Promotore MilanoSiMuove:

Cari amici,

mentre stavo scrivendo alcuni appunti per un bilancio dell’amministrazione comunale di Milano a un anno dall’insediamento, ho ricevuto dall’Associazione Parco Sud questo sconsolante comunicato sull’ultima mutilazione del verde agricolo di cintura urbana:

http://www.assparcosud.org/17-istituzioni/istituzioni-parco/73-il-pd-si-allea-con-il-pdl.html

Me l’ha girata Tiziana Conserva, moglie di Renato Aquilani, un amico, presidente dell’Associazione Parco Sud. Provocandomi un brusco flash back di quasi vent’anni. Non la faccio lunga, però un’antica rabbia che pensavo sopita è tornata a galla. Il tempo dovrebbe guarire tutto, dicono.

Renato era assessore all’ambiente alla Provincia di Milano nel lontano 1995, io un neoeletto consigliere provinciale, entrambi indipendenti nei Verdi. Dopo pochi mesi ci trovammo sul tavolo il progetto di un terminal logistico a Lacchiarella: in mezzo alla campagna, senza alcun collegamento infrastrutturale. Tir in mezzo a risaie e marcite. Un’opera speculativa sostenuta come indispensabile da destra e da sinistra, utile solo a chi la costruiva. Soldi pubblici previsti per finanziare l’intera opera: 500 miliardi di vecchie lire, inclusa una nuova bretella autostradale che avrebbe distrutto e trasformato il cuore del Parco Sud.

Io e Renato ci opponemmo, scrivendo un Libro Bianco, presentando anche un esposto alla magistratura. Eravamo isolati, in questa azione, all’interno del centro-sinistra che governava la Provincia di Milano e anche all’interno dei Verdi, sia al Comune di Milano che in Regione Lombardia.

Ricevemmo diversi richiami all’ordine, di varia natura: vennero tutti rispediti al mittente. Avevamo il sostegno dei cittadini, dei Comitati e delle associazioni WWF, Italia Nostra e Parco Sud. E di alcuni sindaci con la schiena diritta, come Umberto Franco sindaco di Pieve Emanuele.

Risultato: la magistratura intervenne, il colossale affare sfumò, il progetto venne cancellato così come i finanziamenti pubblici, nessun nuovo collegamento autostradale venne realizzato. Il Parco era salvo.

Aironi e rane non manifestano e non votano (purtroppo), la permanenza mia e di Renato in Provincia si concluse rapidamente. Eravamo considerati dei paria (cioè dei fuori casta: mi pare una definizione corretta), inaffidabili: mettere in discussione gli equilibri di una maggioranza per questioni di principio è una scelta che si paga.

Ci ho pensato su tante volte in questi anni, e ogni volta mi sono detto che se tornassi indietro farei esattamente le stesse scelte, nonostante tutto.

Purtroppo vedo che questo vale anche per altri: a distanza di tanto tempo e nonostante la propaganda elettorale per una riduzione del consumo di suolo, le scelte concrete ripropongono ancora un modello di uso del territorio inaccettabile e insostenibile.

Enrico Fedrighini

Portavoce Comitato Promotore MilanoSiMuove

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Il lutto della Nazionale

I morti sono tutti uguali e vanno sempre onorati. La tragedia della morte, specialmente se accade in modo violento, lascia un velo di povertà ed angoscia nello spirito di tutti noi.

Ieri gli azzurri hanno quindi deciso di onorare la morte del carabiniere ucciso in Afghanistan durante la missione di guerra che stava compiendo in nome dell’Italia. Volontario, era andato a fare una guerra senza nome, forse senza nemmeno saperne il vero motivo.

Oggi invece l’ennesimo morto sul lavoro. Cade da tre metri e muore. Ieri altri due. Da inzio anno ad oggi sono 305 i morti sui luoghi di lavoro, 62 solo a giugno.

Se allora i morti sono tutti uguali vanno alla pari onorati. Auspichiamo quindi che la nazionale, finalista di questi strani campionati europei di un’Europa che nessuno sa se c’è o non c’è, domenica scenda in campo con un’ampia e vistosa fascia luttuosa al braccio, ad onorare i 305, e probabilmente altrettanti da qui a fine anno (purtroppo), morti sul lavoro, a volte mal pagati e morti perchè costretti a condizioni lavorative senza il rispetto delle minime norme di sicurezza.

Che vinca l’Italia … quella che non vedrà più morti sul lavoro.

DEPURATORE EX SNIA: LA REGIONE LOMBARDIA VERSO LO STOP

[tag depuratore snia, cesano, garbogera]


La Commissione Ambiente si è schierata dalla parte dei sindaci

DEPURATORE EX SNIA: LA REGIONE LOMBARDIA VERSO LO STOP

Bovisio Masciago, Cesano Maderno e Limbiate avevano fatto ricorso al Tar

La Commissione regionale "Ambiente e protezione civile" fa proprie le preoccupazioni espresse da sindaci e comitati e chiede alla Giunta regionale di verificare le condizioni per bloccare l’ampliamento del depuratore dell’ex Snia sul territorio comunale di Cesano Maderno, Limbiate e Bovisio Masciago in Brianza.

"Convocheremo l’assessore regionale all’Ambiente Marcello Raimondi – ha spiegato il presidente della Commissione Giosuè Frosio (Lega Nord) – e insieme cercheremo di capire quali sono gli strumenti disponibili per impedire la realizzazione di tale intervento".

Dopo le proteste dei residenti, le raccolte di firme, il ricorso al Tar delle amministrazioni coinvolte risalente ormai a 5 anni fa, anche la Provincia di Monza e Brianza a febbraio aveva espresso parere contrario a trasformare l’impianto di depurazione situato in via Groane, realizzato più di trent’anni fa al servizio dell’allora Snia. La Provincia ha infatti annunciato a Bte Srl, società che aveva avanzato la richiesta, l’intenzione di respingere la concessione dell’Aia, Autorizzazione integrata ambientale, necessaria all’impianto.

Il sindaco di Cesano Maderno Gigi Ponti, quello di Limbiate Raffaele De Luca e a quello di Bovisio Masciago Emanuele Galimberti, hanno espresso "fondati motivi di preoccupazione per il fatto che l’attività di gestione dell’impianto deve essere avviata in un area ricompresa nell’ambito dei confini del Parco delle Groane, il cui Ptc, tra l’altro, è preclusivo all’insediamento di nuovi impianti di rifiuti".

Inoltre, come evidenziato dal portavoce dei comitati Edgardo Zilioli "la vicinanza di un Sic (Sito di interesse comunitario) e il pregiudizio che potrebbe derivare al Torrente Garbogera, nonché la presenza su area limitrofa di un’oasi naturalistica e gli impatti negativi di eventuali emissioni maleodoranti e dannose sugli insediamenti abitati di Mombello e Villaggio Snia, sono tutti ulteriori aspetti che rendono inattuabile la trasformazione di tale impianto".

"Noi del Partito Democratico – ha detto il consigliere Giuseppe Civati – sollecitiamo quanto prima un’audizione in Commissione Ambiente con l’assessore regionale, nuovamente con i comitati del territorio, ma soprattutto con il dirigente dell’ufficio regionale competente che ci spieghi una volta per tutte la documentazione di cui la Regione è in possesso perché negli anni si è rivelata in più occasioni palesemente contraddittoria".

"Faccio mie le preoccupazioni espresse dai cittadini – gli ha fatto eco il consigliere della Lega Nord Massimiliano Romeo -, questo impianto non deve essere realizzato e la Regione è chiamata in questo caso a giocare un ruolo forte e preciso".

Come SinistraSenago e Comitato Senago Sostenibile abbiamo costantemente seguito l’evolversi della situazione e possiamo solo auspicare che l’impegno congiunto di tutti vada questa volta davvero a buon fine, visto che ora anche la Regione sta facendo marcia indietro.

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Vasche di laminazione: piove su Senago; sapevano e ammiccavano …

… titolo tratto da da un vecchio motto della lega di Senago.

Forse avevano ragione (in parte).

Infatti, al primo Consiglio Comunale di Senago, il consigliere della lega, Pase, annuciava pubblicamente che il giorno precedente si era riunita la Commissione Territorio della Regione Lombardia per parlare appunto di vasche di laminazione a Senago e che nessun rappresentante della Giunta era presente.

Asseriva altresì, sbagliando, che il Comitato Senago Sostenibile sapeva anch’esso di questa riunione.

Purtroppo nessuno di quelli che sapeva di quell’incontro, lo stesso Pase che ne era al corrente e forse il neo Assessore all’ambiente di Senago Campagner e il neo Sindaco Fois a cui Pase si è rivolto direttamente durante il dibattito in aula, hanno pensato di darne comunicazione a chi in questi anni ha fatto un duro lavoro per portare allo scoperto la situazione delle vasche di laminazione, ovvero al Comitato Senago Sostenibile e alle altre forze politiche, come FDS e SBC, che si sono impegnate assiduamente a sostenerne la causa (vedi raccolta di firme, banchetti al mercato, etc.). Hanno tenuto tutto per sè pensando di trarne vantaggi unicamente politici. Veramente un atteggiamento irrisorio nei confronti della città!

Se lo avessi saputo sarei certamente andato a questo importante incontro. Ho già dedicato molte ore a questa causa. Ho “consumato” diverse mezze giornate di ferie ed altre ore di permessi non retribuiti per assistere agli incontri in Provincia, al Comune di Milano, in Regione stessa, relazionando ogni volta gli esiti degli incontri sul sito del Comitato Senago Sostenibile. Lo avrei rifatto anche questa volta. Non capisco quindi perchè nessuno ci ha voluto avvisare.

Purtroppo l’unico che vi è andato, perchè coinvolto dai suoi stessi consiglieri in Regione, Pase, non ha detto una sola parola su ciò di cui si è discusso. Nebbia. Peccato.

Una battaglia comune dovrebbe essere condotta in nome dell’unione degli sforzi e non in modo avido ed individuale.

E mi dispiace che anche la nuova giunta, presentatasi come paladina del buon governo e dei buoni ideali e ritenendosi pronta a sostenere anche la battaglia contro le vasche, non si sia degnata di muoversi nè di avvisare il comitato. Non ci sono andati e basta! Tant’è che in aula non hanno nemmeno avuto il coraggio di controbattere le affermazioni di Pase, perchè? Forse perchè erano vere?

Spero che ora che , come Comitato, presenteremo al Sindaco, alla Giunta ed a tutto il Consiglio Comunale la mozione contro le vasche, non vi saranno da parte di costoro fughe trasversali o prese di posizioni individuali che avrebbero il solo obbiettivo si sminuire il lavoro comune che stiamo sforzandoci di fare. Non vogliamo che il consiglio diventi luogo di individualismi smisurati proprio su temi che dovrebbero accomunare gli intenti e le azioni.

Personalmente sono pronto  a discuterne con tutti, maggioranza, opposizione e chiunque abbia davvero a cuore il destino dei nostri territori. Ho contribuito a preparare la mozione come Comitato Senago Sostenibile, ma ho anche partecipato alle elezioni per difendere il nostro territorio in prima persona e voglio mantenere la mia parola con i cittadini, alla luce dei voti ottenuti (il 5° per preferenze), pur non essendo entrato in consiglio comunale per effetto di una legge che premia le coalizioni in modo maggioritario.

Stefano Palazzolo

SinistraSenago

LA CRISI E LO SVILUPPO CHE NON C’E

L’Italia è in recessione, non cresce economicamente da circa 15 anni, sono crollati i consumi, è cresciuto il debito pubblico, la disoccupazione è in aumento, gli ammortizzatori sociali sono insufficienti, è cresciuta la pressione fiscale, gli stipendi e i salari sono i più bassi d’Europa, il sistema pensionistico continua a peggiorare, in questo paese da tempo manca la ridistribuzione della ricchezza. Il nostro paese perde inoltre costantemente competitività perchè rinuncia a possedere un’industria manifatturiera. L’Italia ha recentemente perso tre posizioni passando dal 5° all’8° posto per produzione manifatturiera ed anche questo è un segnale dell’abbandono i cui versa il nostro settore manifatturiero.
Siamo ormai diventati sempre più un popolo di disoccupati, precari, cassintegrati, pensionati al minimo e debitori di Equitalia. Nonostante questo il 10% della popolazione possiede circa il 50% della ricchezza del paese, e qui nasce quel dato che solo in Italia risulta così drammatico di evasione ed elusione fiscale.
Ebbene vediamo i tanti responsabili della crisi in cui siamo precipitati. Ricordiamo l’ex governo Berlusconi, che comunque oggi determina ancora la maggioranza al governo del paese. Va sopratutto menzionata la famigerata globalizzazione, opera iniziata da Clinton e Blair, su suggerimento dei grandi esperti dell’economia mondiale del FMI (Fondo Monetario Internazionale), con l’idea di concentrare le banche commerciali con quelle finanziarie (new economy) e così che hanno cominciato a creare la premessa del debito esportabile; opera che si completa con il presidente statunitense Bush. 
Il tutto è diventato un sistema: quello del capitalismo finanziario, più speculativo, autoritario e fascistizzante.
Oggi nel mondo e con la globalizzazione esplode l’immigrazione di massa con le sue brutte sfaccettature di grandi sofferenze e disumanità.
Questo sistema di potere capitalistico svincolato da ogni controllo politico, sta producendo una delle più grandi crisi cicliche dell’economia mondiale, le cui conseguenze sono la progressiva verticalizzazione del potere in qualsiasi ambito della cosa pubblica, a scapito della democrazia in Italia, in Europa ma anche a livello planetario, fomentando tensioni imperialiste mai sopite, in un quadro di stato di guerra permanente globale. Se rimane questo futuro, aumenterà sempre più il numero di esseri umani senza radici e senza patria, ma sopratutto senza diritti.
Nell’elenco delle responsabilità, c’è la politica sbagliata della Comunità Europea: una politica liberista di destra che ha incoraggiato la speculazione finanziaria del debito a danno dello sviluppo produttivo.
Non si sono preoccupati dello sviluppo della produzione industriale, del lavoro, dell’occupazione, dei diritti dei lavoratori. Colpendo così i popoli dei paesi più deboli della Comunità Europea: Grecia, Portogallo, Spagna e Italia, favorendo viceversa la Germania, la Francia e i paesi del nord Europa.
La B.C.E. (Banca Centrale Europea) con una lettera indirizzata all’ex governo Berlusconi chiese, ma in realtà pretese privatizzazioni, liberalizzazioni, licenziamenti e revisioni pesanti delle pensioni e dello stato sociale, abrogazione dell’art. 18 dello statuto dei lavoratori e dure manovre per il rientro del debito pubblico.
Il governo Monti che in questi mesi ha sostituito l’impopolare Berlusconi, ha obbedito fedelmente a questi diktat-indicazioni della B.C.E. con decreti e leggi che hanno ulteriormente allungato l’età pensionabile, hanno reintrodotto la tassa anche sulla prima casa sostituendo l’ICI con l’attuale IMU e stanno infine portando a compimento la famigerata “riforma del lavoro” che peggiora l’art.18, i contratti a termine e gli ammortizzatori sociali. Tutto ciò avviene con il voto ed il sostegno convinto da parte di PD, PDL e Terzo Polo. Ormai pensiamo che anche le contradizioni all’interno del PD non siano più tali e sufficienti da risvegliare in quel partito quel vago anelito di sinistra che ancora vi si può celare. E’ probabilmente e definitivamente terminata la dinamica e la fase politica in cui si facevano i conti con le cosiddette due sinistra: una moderata e riformista e l’altra di alternativa e massimalista. Oggi nell’amara situazione reale rimane in campo sicuramente solamente una opzione di sinistra, in Italia, come in Greca, dove si è assistito ad una campagna elettorale, quella appena conclusasi nella qual mai si era osservata una tale invasione di campo da parte dell’Europa della banche e del capitale. Syriza da sola ha fatto il massimo veramente contro tutto e tutti.
Tornando alla crisi del debito pubblico degli stati dell’Unione Europea, essa va collocata nell’ambito della crisi più generale di sistema dell’accumulazione capitalistica e nello scontro di un nuovo processo di mondializzazione dei mercati e delle aree valutarie (dollaro-euro). Ciò comporta una forte limitazione della sovranità popolare: gli stati in crisi (oggi la Grecia) vengono commissariati (come ha preteso rozzamente la “signora” Merkel). I parlamenti e i governi sono trasformati in cinghie di trasmissione dalle draconiane misure economiche decise a Berlino, che vincola la richiesta di iscrivere nelle Costituzioni dei paesi dell’Unione Europea il pareggio di bilancio, condizionando così la politica economica degli stessi, non solo per il presente ma anche per il futuro. La crisi diventa il pretesto per imporre una politica verticistica dell’Unione Europea che limiti la sovranità nazionale e la dialettica democratica dei paesi periferici. Chissà per quale strana ragione la Germania non si accorgeva del debito greco nel momento in cui era ferocemente impegnata ad esportare nel paese ellenico i prodotti della sua industria bellica. Quando la Grecia era un acquirente fedele e ligio alle regole del mercato anche nell’acquisto del superfluo non riceveva alcun rimprovero.
                                             
FISCAL COMPACT E IL PAREGGIO DI BILANCIO: UN’ IPOTECA SUL FUTURO 

Nel vertice di Bruxelles del 30 gennaio, l’Italia ha sottoscritto il cosidetto “fiscal compact” il patto fiscale prevede nuove regole.

I paesi UE s’impegnano a:

1)  avere il deficit sostanzialmente in equilibrio con il valore massimo dello 0,5% rispetto al Pil, quindi molto al di sotto della quota fissata dagli accordi di Maastricht, che prevedevano un deficit annuale inferiore al 3%
2) ridurre il debito pubblico annuale in rapporto al Pil di 1/20 della distanza tra il suo livello effetivo e la soglia del 60%

Per l’Italia ciò significa già dal 2013 un abbattimento di circa 47 miliardi di euro l’anno. Su un debito italiano di circa 2 miliardi è presumibile che circa 20 miliardi del prodotto interno lordo ogni anno saranno destinati esclusivamente al pareggio di bilancio, questo basta per farci capire che non ci potrà essere una politica di sviluppo ma solo di recessione.
Questo nuovo “patto fiscale” sottoscritto a Bruxelles, prima da Berlusconi e poi da Monti prevede l’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione, che in prima lettura ha visto un voto parlamentare unanime dal PD, PDL, Terzo Polo fino alla Lega e IdV. Purtroppo è mancato un significativo voto contrario. Questo denota quanto sia grave l’assenza in parlamento dei comunisti e della sinistra di alternativa. Sarà ora indispensabile una seconda votazione in Parlamento per l’introduzione in via definitiva del pareggio di bilancio nella Costituzione. Se i voti favorevoli risulteranno raggiungere i 2/3 della maggioranza finirà ogni possibilità di promuovere un referendum popolare confermativo, che darebbe voce al popolo italiano e la facoltà di annullare questa scelta parlamentare sciagurata e incomprensibile.

Se dovesse entrare in vigore questo nuovo “patto fiscale”, voluto sopratutto dalla Merkel nell’ambito dei vertici della UE, si imporrebbero dei vincoli assurdi penalizzanti:

1) il commissariamento dello stato inadempiente, se non rientra dal suo debito pubblico
2) il restringimento degli spazi democratici e di sovranità

3) il ridimensionamento dei diritti sociali, peggiorando così le condizioni di vita dei ceti popolari e innescando possibili derive antidemocratiche.

La sinistra deve quindi anzitutto porre il tema di un diverso orientamento complessivo delle politiche europee, che muova dal rifiuto del consenso al “fiscal compact” (patto fiscale) e alle misure in esso previste, a cominciare dall’introduzione del pareggio di bilancio nella Costituzione. E bene che la sinistra italiana che siede in Parlamento, che sciaguaratamente ha già votato il “nuovo trattato fiscale”, impari dai socialisti francesi che hanno votato, in Parlamento, contro l’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione.

Il neo eletto presidente francese, il socialista Hollande, ha già assunto l’impegno di non rettificare “il patto fiscale” previsto dal “nuovo trattato” Europeo. Monti il Presidente del Consiglio, invece ha voluto dimostrare che rappresenta gli interessi del grande capitale dell’occidente, confermando la sua scelta di campo nel tutelare il reddito dei poteri forti di questo paese: non adottando misure efficaci per colpire i grandi patrimoni e le rendite, le speculazioni finanziarie, i cospicui capitali esportati all’estero, non ha voluto ridurre le pensioni d’oro e tagliare le spese militari. Ma viceversa e riuscito con il suo governo a far passare un disastro sociale mai visto sinora, con il consenso del PDL e del Terzo Polo e questo non ci sosprende.

Invece è grave che il Partito Democratico che si dichiara di centrosinistra, abbia sostenuto queste manovre pesantissime, che colpiscono la qualità sociale e di vita di chi lavora ormai da tempo, allugando brutalmente l’età pensionabile, ripristinando la tassa sulla prima casa, aumentando la tassazione sui consumi (benzina-IVA), tariffe (luce-gas) e concludendo con il varo di quella brutta “riforma” sul mercato del lavoro, che svuota l’art. 18 (togliendo la giusta causa) e massacrando l’istituto della cassa integrazione.
Tutto ciò non va nel senso dello sviluppo, della crescita e dell’equità, ma viceversa ci conduce a un’ulteriore politica dei tagli (in continuità con l’ex governo Berlusconi) nella sanità, nella scuola, nei servizi sociali e alla persona, e alle risorse per i comuni. Il capitale privato, le banche, i mercati finanziari, stanno operando per uscire dalla crisi, riversando sull’economia pubblica, sul lavoro dipendente e autonomo tutti i costi e le conseguenze della propria degenerazione speculativa, attuata da banche d’affari come la Goldman Sachs tra i principali responsabili del crack internazionale dei derivati, seminando in tutto il mondo i titoli spazzatura realizzando guadagni record. Tutto questo, mentre interi paesi strangolati dal patto di stabilità e dalla speculazione finanziaria, sono scaraventati nella bancarotta e nella miseria.

Oggi è lampante il caso della Grecia, con il probabile rischio che esca dall’euro e domani potrebbe essere il turno del Portogallo e della Spagna, già nel mirino delle agenzie di rating, con lo spread sempre più elevato.

Cosa succederà all’Italia ? Uscirà dall’euro per tornare alla lira, come paventano già, alcuni noti irresponsabili. Comunque è una tragedia che sta distruggendo la vita di decine di milioni di persone (di lavoratori) nel cuore dell’Europa che si vuol far credere “Unita”. Di fronte a tale situazione di crisi e tali misure regressive sarà urgente e necessario, superare la divisioni a sinistra e costruire una forte opposizione politica e sociale nel paese, senza equivoci, al governo Monti, con obbiettivi che rendano chiara un’alternativa capace di creare consenso sul piano delle politiche economiche e del lavoro.

Vi sono assolute priorità

La lotta alla disoccupazione partendo dai giovani e dal sud, dove si registrano livelli altissimi. Va preparato un piano straordinario per il lavoro, che attivi direttamente lo Stato, gli enti locali per un ritorno fondamentale del ruolo pubblico, della gestione dell’economia, attraverso la pianificazione democratica e la programmazione.

Va finalmente condotta una risolutiva innovazione dei vari settori dello sviluppo economico: le energie rinnovabili, la mobilità alternativà, le grandi opere infrastrutturali, riassetto idrogeologico del territorio, il turismo ecocompatibile, la cultura, i beni paesaggistici, la salute, la sicurezza nei luoghi di lavoro, la formazione e ricerca universitaria, le nuove tecnologie ed infine un piano di estensione ovunque della “banda larga” in cui passino televisione, telefono, internet.

Nel nostro programma di opposizione va respinta con decisione la recente legge sulla “riforma” del mercato del lavoro, che per molti aspetti va considerata più che reazionaria, visto che di fatto abolisce L’art.18 (dello statuto dei dei diritti dei lavoratori) smontando l’impianto della giusta causa e dall’altro canto mantiene quasi in toto la “vecchia” legge 30 sulla flessibilità. Questa “riforma” introduce una parvenza di salario sociale per i giovani e i disoccupati e peggiora l’istituto della cassa integrazione e mobilità. Comunque una legge sul lavoro che non risolverà il problema dei giovani precari e dell’occupazione.

Tempo di IMU e la casta dei dirigenti comunali si premia

Articolo, dal titolo originale,  tratto dal sito “La Sinistra di Limbiate”.

§

Con determinazione Staff segretario generale del 13.06.2012, n. S06/34 che trovate in seguito al post, ai quattro dirigenti comunali si erogherà un premio incentivante (oltre allo stipendio n.d.r.) di 54 mila euro così ripartiti:

Curcio Micaela            17.340

Fiori Giuseppe            16.868

Cogliati Giuseppe       11.802

Ficarra Pietro                 8.973

Gli stessi nel 2011 avevano percepito complessivamente 19.000 euro.

E precisamente:

Curcio Micaela            5.430

Fiori Giuseppe            5.394

Cogliati Giuseppe       5.394

Ficarra Pietro               2.769

Il Comune perciò erogherà ai quattro dirigenti oltre 30 mila euro in più rispetto all’anno precedente.

Curcio e Fiori i super premiati poiché si vedranno più che triplicata la somma percepita lo scorso anno.

Gli altri 160 dipendenti dovranno accontentarsi di un fondo 125.000 euro per cui percepiranno mediamente 600/700 euro.

I dirigenti percepiranno perciò da 10 a 20 volte di più di tutti gli altri dipendenti.

Per parafrasare un celebre scrittore, si può dire che siamo tutti uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri, anzi molto più uguali.

Ci sarà qualche consigliere di maggioranza che alzerà la mano insieme a noi, per dire che non ci sta e per dire che, al di la di tutto, questo non è certamente il momento per fare cose di questo genere?

Ma non c’è proprio nessuno che va in mezzo ai cittadini che fanno la fila per pagare l’IMU a raccontare di questa grande liberalità dell’amministrazione comunale? Nessuno è curioso di sentire le loro reazioni?

Perché non si raccontano queste cose ai genitori dei ragazzi disabili del centro diurno che si vedono raddoppiate le tariffe della mensa per strappare loro qualche migliaio di euro?

Determinazione S0635 del 13062012

Determinazione S0635 del 13062012 II

Expo e Dalai Lama, frittata alla milanese

Ci sono regole che è meglio rispettare, anche se non ci piacciono. Tipo non fare il bagno dopo mangiato, non guidare ubriachi, non promettere riconoscimenti al Dalai Lama se hai molto bisogno di soldi cinesi.

Nei primi due casi si rischia la salute, nel terzo la figuraccia, e chissà cosa è meglio.

Ma insomma, ora che la frittata è fatta, si medita su come rimettere insieme le uova. Frittata alla milanese, per la precisione, perché il gioco della cittadinanza onoraria con l’elastico – prima annunciata, poi ritirata un minuto prima del voto –  al capo spirituale della comunità buddista mondiale è uno di quel manicaretti di cui si parla e si parlerà in tutto il mondo.

E del resto, si dirà, è facile fare bei discorsi, ma poi tutti si paralizzano davanti al “che fare?” d’ordinanza. Già, che fare? Mostrare coerenza e schiena drittissima e perdere poi il più volte annunciato padiglione cinese all’Expo? Perdere quel milione di visitatori cinesi d’alta gamma di cui si favoleggia? Tutta brava gente con soldi in tasca, frequentatori di mostre e ristoranti, abitatori di alberghi, consumatori forti, compratori di Ferrari, moltitudini in assetto di guerra che lanceranno l’assedio alle boutiques? Vuoi mettere con una guida spirituale, pur nobilissima e stimata in tutto il mondo?

Andiamo, qualunque statistica economica vi dirà chiaro e tondo che il turismo tibetano non è granché, anche per la notoria parsimonia dei monaci: un tozzo di pane, un po’ di burro di yak e loro sono a posto, mentre i cinesi comprano Armani e Prada. Lo scambio è dunque fuori discussione.

L’autogol milanese della prima giunta perbene dopo anni e anni di saccheggiatori, mediocri amministratori di condominio e persino signorotti della Lega (parlandone da viva), è un po’ triste e un po’ maldestro.

Triste, perché ci ricorda, se ce n’era bisogno, che la prevalenza dell’economia su tutto il resto, valori, promesse, principi, democrazia è soverchiante. Maldestro perché ora si assiste al balletto della toppa peggio del buco: un discorso in consiglio comunale invece della cittadinanza, tanti salamelecchi, molti attestati di stima, ma sempre con l’uccellaccio cinese, minaccioso e ricattatorio, appollaiato su una spalla, a ricordare chi comanda. Con il contorno di precedenti illustri. Anche Obama aveva dovuto piegarsi alle proteste cinesi e incontrare il Dalai Lama privatamente. Anche la Moratti (ci si perdoni l’accostamento) aveva tirato indietro la gamba al momento del contrasto. E così decine di governi mondiali per cui un “bau!” della Cina può significare milioni e milioni di dollari.

Dunque, che anche la città di Milano – di più e di meglio, la città di Milano governata da Giuliano Pisapia – scopra l’esistenza della Realpolitik non deve fare troppo scalpore. Semmai dispiace per il modo, che un po’ offende e un po’ fa ridere: ecco la cittadinanza, driiiin, chi è? L’ambasciatore cinese… ecco, ci ridia la cittadinanza, per favore. Non bello. Eppure, diciamolo, tragicamente e cinicamente comprensibile.

Del resto, questa maledetta Expo su cui tutti puntano quasi senza sapere cosa sarà, appare pure agli scettici come una medicina per tutti i mali. Fare incazzare i primi clienti non è una buona mossa, e a Milano, per storia, cultura e tradizioni, di commercio ci s’intende parecchio. Peccato, e fine della storia.

Assago, che da Palazzo Marino dista tre-quattro chilometri, offre la cittadinanza onoraria al Dalai Lama. Bella mossa. Lui, nella sua immensa saggezza, sa che ogni creatura ha la stessa dignità, e che magari Assago, in una prossima vita, si reincarnerà in una grande metropoli capace di non impaurirsi davanti a un diktat cinese. Cioè, non è così facile, ma non si sa mai: essere un po’ zen non può far male, nemmeno a sinistra.

tratto dal sito ufficiale di Alessandro Robecchi (pubblicato in “Il Manifesto” di sabato 22 giungno 2012)

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E se anche SENAGO seguisse le orme del sindaco di Assago?

Fois, Giunta, Consiglio, che ne dite? PRONUNCIATEVI!