Archivi del mese: ottobre 2012

29 settembre 2012, Don Gallo a Senago: un regalo supremo!

Pubblichiamo il link al video dell’incontro con Don Gallo a Senago: “Lavorare per vivere e non per morire. Don Gallo, per non dimenticare”.

Buona visione

 

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“Salviamo il paesaggio!” Dal Comune NESSUNA risposta

Uno dei punti centrali del nostro programma era di far sottoscrivere al Comune di Senago la campagna promossa dal forum nazionale di “Salviamo il paesaggio”, con la quale si chiedeva di eseguire un censimento del proprio territorio al fine di individuare gli immobili, residenziali ed industriali, sfitti o inutilizzati e quindi determinare il reale fabbisogno abitativo e di industria in Senago.

Nel febbraio di quest’anno è infatti partito ufficialmente il censimento proposto e, come per tutti i comuni d’Italia, anche al Comune di Senago è stata inviata la richiesta di adesione da parte del Forum Salviamo il Paesaggio, precisamente il 7 marzo e rinnovata il 15 giugno ed il 15 settembre di quest’anno.

Nell’attesa di un responso che provenisse dal Sindaco e dalla nuova giunta insediatasi in primavera, ci siamo comunque mossi in collaborazione con il Comitato Senago Sostenibile per costituire un referente del forum anche a Senago che è stato identificato ufficialmente nel Comitato stesso.

Ai primi di settembre, oramai prossimi al termine della scadenza per quanto riguarda la riconsegna dei moduli del censimento da parte del Comune e non vedendo alcuna risposta ufficiale, abbiamo avanzato direttamente come SinistraSenago, Federazione della Sinistra e Senago Bene Comune, un’ISTANZA al Sindaco ed al Presidente del Consiglio, nella quale si invitava a dare comunicazione circa lo stato della pratica, chiedendo altresì di informare il Consiglio Comunale sull’iniziativa, ed esortandoli infine ad attivare l’immediata raccolta censuaria qualora non fosse già stato fatto. Era il 19 settembre 2012.

Purtroppo ad oggi non ci è pervenuta nessuna risposta.

Siamo in ogni caso convinti che questo sia il più importante e fondamentale strumento di ausilio alla stesura del PGT che proprio in queste settimane è al centro del dibattito politico, dalle voci di paese alquanto aspro, interno alla maggioranza.

Questo strumento sarà in grado di definire se vi sarà o meno la necessità di pensare ad un’ulteriore espansione urbana di Senago il cui territorio è oramai giunto al suo punto più critico, in quanto risulta tra i più urbanizzati della provincia di Milano, e probabilmente sarà in grado di decifrare la situazione di collasso a cui oramai è giunto.

Riteniamo quindi la NON risposta un elemento di pesante gravità e denunciamo la assoluta mancanza di trasparenza da parte della giunta. Enfatizziamo con questo il loro demerito nel non voler considerare degna di considerazione la nostra istanza politica presentata nei termini e modi previsti dallo Statuto del Comune e volta a dar voce a quella parte di popolazione che comunque ci ha scelti a rappresentarla e verso cui abbiamo il dovere di dare risposta.

La giunta e la maggioranza che la sostiene stanno in questi giorni dibattendosi per formulare in un mese quello che in sei anni nessuno è riuscito a fare. Sarà sicuramente un pessimo PGT, come alcuni di loro hanno già definito, e saremo pronti a far fronte contro qualsiasi forma di CONSUMO ED ATTACCO AL TERRITORIO.

I goffi tentativi che stanno attuando, indirizzati a far credere che anche loro vogliono fermare il consumo di suolo, si scontreranno a breve con la realtà del PGT che presenteranno e che conterrà per l’ennesima volta la conversione di territorio vergine in spazi per edificare.

Come alcuni hanno già detto in consiglio comunale, la speculazione è tutt’ora in atto. Ma di questo torneremo a parlarne in prossimi articoli.

SinistraSenago – Federazione della Sinistra – Senago Bene Comune

La polemica a 5 stelle sui referedum

Intervista ad Andrea Penoni, segretario del Partito della Rifondazione Comunista di Senago, a proposito della polemica di questi giorni da parte del Partito 5 Stelle nei confronti del neonato comitato referendario.

“Cosa ne pensa della posizione che gli esponenti del nuovo Partito 5 Stelle a Senago hanno assunto nei confronti della raccolta firme per i referendum nazionali sul lavoro?”

“Vorrei molto sommessamente intervenire come militante di una forza politica che aderisce, promuove e sostiene la raccolta firme per l’indizione dei referendum popolari su temi quali la reintroduzione ed il ripristino dell’articolo 18. Sono iscritto al Partito della Rifondazione Comunista e faccio parte del Comitato Referendario che si è costituito anche a Senago. Alcune delle cose scritte in un recente post pubblicato da 5 stelle di Senago possono essere del tutto condivisibili. L’atteggiamento bifronte di alcuni parlamentari, soprattutto del PD, come giustamente ricordato, è esemplificativo di una certa incoerenza politica. Prima si vota il pacchetto Fornero e poi ci si adopera per modificarlo. Ammetterete però che questa osservazione non può essere fatta alle forze politiche che compongono l’alleanza che si è venuta a creare attorno ai quesiti referendari. Tra queste forze politiche solo una è presente in parlamento e si colloca inoltre apertamente all’opposizione del Governo Monti. Detto ciò mi pare chiaro che il lavoro da compiere alla Camera ed al Senato siano nettamente in salita e comunque con numeri che favoriscono invece chi lavora per smantellare le garanzie dello statuto dei lavoratori, del sistema previdenziale, della scuola pubblica e così via.
Qui ovviamente, come membro di un partito ed anche come semplice cittadino, rispondo esclusivamente della mia personale coerenza e di quella della forza politica a cui appartengo. Il PRC ha da sempre partecipato alle manifestazioni che chiedevano la tutela e la salvaguardia dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Dalla oceanica manifestazione al Circo Massimo di diversi anni fa a quelle meno partecipate che si sono svolte altrove. Abbiamo anche promosso nel 2003 un referendum popolare perché l’articolo 18 venisse esteso anche alle realtà sotto i 15 dipendenti. In quel caso è noto a tutti il risultato. La battaglia fu osteggiata da tutte, o quasi tutte, le forze parlamentari e sindacali ed oggi, anche grazie a quella sconfitta possiamo assistere all’attacco frontale ai diritti che questo governo ed altri soggetti portano avanti.
Ora affermare che una raccolta firme venga caldeggiata e condotta con il fine di percepire, qualora il referendum si svolga, e quindi previa approvazione della Corte Costituzionale, e qualora venga raggiunto il quorum e quindi il 50% + 1 dei cittadini partecipi alla consultazione, mi pare che ricalchi un po’ il grossolano errore di chi guarda il dito e non la Luna. La battaglia sull’articolo 18 fa parte di una sorta di DNA politico per chi appartiene ad una forza politica che si batte per i diritti dei lavoratori. Non mi pare che quando, giustamente ed in modo sacrosanto, lo scorso anno si è portato l’elettorato alle urne sui referendum relativi ad acqua pubblica e nucleare si sia gridato allo scandalo dei rimborsi. Mi pare che le cause che ci conducevano al voto fossero più che nobili. Questo mi sembra essere confermato anche da persone, oggi vicine al Movimento Cinquestelle, che operarono come rappresentanti di lista al seggio a favore di quei quesiti referendari.
Si può anche parzialmente convenire sul fatto che il Referendum possa essere uno strumento talvolta logoro ed abusato, per eccessiva proliferazione a cui i radicali ci hanno abituato negli scorsi anni. Si può anche talvolta concludere che l’esito referendario sia stato bellamente cestinato. L’esempio più recente del quesito sulla gestione pubblica dell’acqua è un caso ancora aperto e scottante. Tuttavia non mi pare esistano altri strumenti di partecipazione diretta diversi da questo. In questo caso ci troviamo in una di quelle condizioni in cui l’intervento dal basso può ristabilire un minimo di democrazia perduta su diversi temi (articolo 18, articolo 8, riforma pensioni, vitalizi). Ai quesiti in questioni si somma anche la petizione con la richiesta di iniziativa di legge popolare sul reddito minimo garantito. Anche le leggi di iniziativa popolare hanno sempre avuto uno scarso peso ed un impiego quasi nullo nel nostro paese, ma possiamo permetterci di non praticare tutte le potenziali e possibili strade per introdurre anche in Italia un diritto ed un principio che esiste ed in modo solido altrove ? Quanto oggi la precarietà sia in grado di uccidere è sotto gli occhi di tutti.
In passato, quando ancora non esisteva una sorta di sentimento diffuso anti “casta”, il Partito della Rifondazione Comunista si fece promotore di una raccolta firme per una legge di iniziativa popolare che non permettesse a manager pubblici di godere degli stipendi d’oro a loro concessi. Si parlava di calmierare gli stipendi d’oro non permettendo a nessun pubblico dipendente di beneficiare di un salario superiore a dieci volte il reddito del dipendente pubblico meno pagato tra tutti. Certo poteva non era una manovra rivoluzionaria, ma conoscete altre iniziative che siano state presentate in questa direzione ? Questo solo per testimoniare la coerenza di una forza politica tra le promotrici delle iniziative referendarie attualmente in campo.
Vorrei concludere poi il mio intervento sulla questione relativa al finanziamento pubblico. Il partito in cui milito, non sostiene questo quesito, sebbene ai banchetti unitari dove vi sono militanti di Rifondazione Comunista potete trovare anche il modulo relativo all’abolizione del rimborso elettorale. Non sosteniamo il quesito, ma per uno spirito unitario con cui si muove il comitato referendario senaghese non ne osteggiamo e nemmeno boicottiamo la raccolta firme. La mia opinione rispetto al tema è netta. Io sono favorevole al fatto che la politica goda di un finanziamento pubblico. Si badi bene sono favorevole ad un sostegno pubblico della politica, ma non agli sprechi ed alle esagerazioni che sono stati perpetrati in questi anni. Il mio favore al sostegno economico pubblico della politica risiede nel fatto che, senza questo contributo, sarebbe permesso di svolgere attività politica solo ai ricchi dotati di mezzi e di strumenti di comunicazione a loro favore. Si badi bene anche la semplice comunicazione, perché il più banale dei volantini ha un costo, verrebbe negata a chi non avesse alle spalle un munifico mecenate. Mi pare che l’inondazione quando non addirittura l’invasione di Berlusconi via etere ed anche in forma cartacea sia il modo con cui, Forza Italia prima ed il PDL dopo, hanno fatto il loro pesante ingresso nella comunicazione politica. Eliminare ogni minimo sostentamento alla politica vorrebbe dire favorire l’agibilità soltanto dei soggetti politici ricchi. Detto ciò sono sicuramente poi severissimo nel valutare come i soldi pubblici di cui hanno beneficiato i politici, finora indubbiamente troppi, vengono utilizzati. L’impiego del rimborso elettorale e quindi del finanziamento pubblico in alcune Regioni è stato usato da diversi consiglieri regionali per pagare compiacenti interviste nelle quali il consigliere regionale di turno spiegava le proprie iniziative e relazionava sulla propria attività al Parlamento Regionale. Mi pare che questa consuetudine indubbiamente poco gradevole, abbia coinvolto in modo eterogeneo diverse formazioni politiche Movimento Cinquestelle compreso in Emilia Romagna. Anche in quel caso non mi pare vi sia stato un aperto e franco diniego della sovvenzione pubblica. Non credo e non vorrei mai che la politica italiana possa ridursi come quella dei “democratici” Stati Uniti in cui le multinazionali del petrolio da sempre foraggiano sia la campagna elettorale dei repubblicani che quella dei democratici. Vogliamo credere che i soggetti finanziatori siano dei benefattori disinteressati ? Vogliamo realmente essere inseriti in un sistema in cui il benemerito finanziatore un giorno venga a chiedere il conto del proprio obolo attraverso uno scambio politico di qualsivoglia natura? Ora credo che razionalmente ognuno di noi sia favorevole ad una stretta nei confronti della cosiddetta casta, ma cerchiamo di non gettare il bambino con l’acqua sporca. La democrazia ha un suo prezzo, l’alternativa è la dittatura del più forte, tanto sui diritti dei lavoratori quanto sulla semplice comunicazione delle proprie opinioni.”

 

Il paese dove tutto è strategico

Il ministro dell’ambiente italiano Corrado Clini ha recentemente dichiarato che l’autostrada A27 sarà prolungata oltre Belluno, ma il collegamento all’Austria non sarà realizzato. Il comune di Kartitsch/A ha respinto preventivamente il progetto Alemagna con un’apposita delibera.

Il prolungamento dell’autostrada A27 verso l’Austria e la Germania, voluto dalla Regione Veneto, non sarà realizzato. Questo è emerso dalle dichiarazioni del Ministro per l’ambiente Clini in occasione della fiera Expodolomiti di fine settembre. Il progetto non rientra tra gli obiettivi degli ultimi governi, oltre a non essere compatibile con il Protocollo Trasporti della Convenzione delle Alpi, che il Parlamento italiano si appresta ad approvare.
Il ministro Clini ha affermato che il prolungamento della A27 di una ventina di chilometri oltre Belluno è considerato parte di un’infrastruttura strategica e sarà realizzato tenendo conto delle esigenze ambientali e delle ragioni dei molti oppositori locali al progetto. Le associazioni ambientaliste e i comitati locali hanno accolto con soddisfazione le dichiarazioni del ministro, anche se permangono forti contrarietà sul prolungamento della A27, considerato inutile, dannoso e costoso.
Passando al versante austriaco, a Kartitsch il consiglio comunale a giugno ha approvato una risoluzione contro l’Alemagna: in considerazione delle serie preoccupazioni per la salvaguardia dell’ambiente naturale e dello spazio vitale, il progetto di collegamento autostradale transfrontaliero viene fermamente respinto.
L’Autostrada Alemagna prevede di collegare direttamente Venezia e Monaco, mentre oggi la A7 è limitata alla tratta Mestre-Belluno.
Fonte e ulteriori informazioni: http://corrierealpi.gelocal.it/cronaca/2012/09/30,

Pensioni: presentato il referendum per cancellare la sciagurata riforma Fornero

Presentati in Cassazione i referendum contro la riforma Fornero sulle pensioni. Una riforma di una gravità assoluta che colpisce le lavoratrici e i lavoratori,  ha prodotto il dramma degli “esodati”,  aumenterà la disoccupazione giovanile e si accanisce contro le donne. Una riforma senza nessuna giustificazione economica poiché il nostro sistema previdenziale era in assoluto equilibrio, come ebbe a dire persino Monti nel proprio discorso di insediamento e la cui sola logica è quella di usare i contributi per le pensioni come un bancomat.

Fanno parte del comitato promotore del referendum sulle pensioni lavoratori e lavoratrici esodati, precari/e, esponenti di movimenti e partiti, tra i quali Federazione della Sinistra. La raccolta delle firme partirà nelle prossime settimane, dopo la pubblicazione del testo sulla Gazzetta ufficiale.

Alpi intasate dal traffico dei turisti del “pieno”

se una località delle Alpi è particolarmente isolata, si rendono necessarie disposizioni particolari. La cosa era risaputa già da importanti generali, come ad esempio Napoleone.
Egli fu infatti il primo che, anticipando i tempi, dichiarò Livigno zona extradoganale. Ancora all’inizio degli anni ’50, il piccolo paese italiano rimaneva isolato per diversi mesi durante l’inverno. Da alcuni è considerato l’insediamento permanente più alto d’Europa. L’esenzione da tasse, imposte e accise ha le sue conseguenze: quotidianamente file interminabili di auto intasano le strade del piccolo comune, fanno il pieno, a volte riempiono illegalmente anche una seconda o una terza tanica, e riprendono la strada di casa. Per poi riaffacciarsi dopo poco tempo nell’enclave tra i monti, percorrendo decine e decine di chilometri lungo le strade tutte curve della Valtellina e della Val Poschiavo. A Livigno un litro di benzina costa mediamente 60 centesimi meno che in Italia. Come poteva sapere Napoleone che gli statisti di oggi non avrebbero saputo far di meglio che intasare di auto località idilliache, che gli ingorghi sono espressione di benessere e che per pochi centesimi le persone sono disposte a trascorrere il loro tempo libero rinchiuse in scatole di latta?
Fonte e ulteriori informazioni: www.cipra.org/it/alpmedia/notizie-it/4716

Il Pil decollerà assieme agli F35

di Roberta Carlini

Cacciabombardieri, corazzate, bombe, munizioni. Tutte le armi distruttive vengono spostate nella contabilità del Pil, da un capitolo all’altro: e nel passaggio, acquistano valore. Così sale il Pil dei paesi più armati. Parola di Eurostat

Metti un turbo nel Pil. Le nuove direttive statistiche internazionali, con l’aggiornamento dei manuali a cui si attengono i sistemi nazionali di statistica in tutto il mondo, porteranno dal 2014 una sorpresa, cambiando i metodi di contabilizzazione delle spese militari. A essere “premiati”, con un salto in avanti del prodotto interno lordo, saranno soprattutto i paesi con maggior produzione di armamenti di tipo puramente offensivo; cioè quelle armi che si distruggono nel loro uso bellico, non appena raggiungono l’obiettivo per cui sono state costruite: ammazzare e distruggere.

Non che finora le armi siano state messe fuori dal Pil. Come denunciava Robert Kennedy nel celebre discorso del ’68 all’università del Kansas, sull’inadeguatezza di un indice che “misura tutto, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta”, il Pil cresce anche “con la produzione di napalm, missili e testate nucleari”. Solo che adesso si assisterà a un salto di qualità nella misurazione dei sistemi d’arma.

Tutto parte dall’aggiornamento del manuale di contabilità nazionale (sistema europeo dei conti SEC95), che entrerà in vigore nei paesi dell’Unione Europea dal 2014 (1): lì ci sono tutte le indicazioni sui nuovi metodi statistici di contabilizzazione delle grandezze economiche e finanziarie di ogni paese. Regole e metodi su cui si basa tutto il sistema europeo dei conti, e ai cui risultati fanno poi riferimento i governi, le politiche di convergenza, i giudizi degli analisti, la verifica degli obiettivi dei trattati europei (da Maastricht al fiscal compact).

Una delle novità riguarda proprio le spese militari. Novità metodologiche, ma con effetit sostanziali importanti. Attualmente, le spese militari sono considerate in modi diversi nella contabilità nazionale a seconda che siano passibili anche di un utilizzo civile (per esempio, una portaerei), oppure destinate a scopi esclusivamente distruttivi (per es., un missile). In questo secondo caso, non vanno ad arricchire il capitale di un paese, ma vengono classificate tra i “consumi intermedi”. Con i nuovi metodi invece, tutti gli acquisti di sistemi d’arma e dei relativi sistemi di supporto, purché utilizzati per un periodo superiore a un anno, saranno contabilizzati come investimenti in beni durevoli; anche le munizioni, le bombe e i pezzi di ricambio vengono spostati dai consumi intermedi per essere collocate fra le scorte.

Lo spostamento da un capitolo all’altro non è di poco conto. Evidente la sua implicazione simbolica e politica: i sistemi d’arma sono capitale fisso, che a tutti gli effetti contribuisce alla ricchezza e al benessere di un paese. Il che ha una immediata traduzione concreta: chi spende di più in armi, ad esempio per una guerra, aumenta la propria ricchezza e aumenta il volume di prodotto interno lordo. Con l’entrata in vigore dei nuovi criteri contabili, aumenteranno gli aggregati di capitale fisso dei vari paesi, e con essi cambierà il prodotto interno lordo. Il tutto, con l’aggiunta di una clausola di riservatezza dei dati: quelli militari saranno divulgati solo come valori aggregati – con scarso o nullo beneficio, dunque, per la comunità scientifica.

A beneficiare dei nuovi manuali di contabilità nazionale, saranno soprattutto i paesi con maggior spesa militare: Stati Uniti, Russia, Cina. Ma il premio statistico a uno sviluppo weapon based avrà importanti ripercussioni sull’Europa martoriata dalla speculazione sui debiti sovrani e sullo spread: la revisione statistica migliorerà come d’incanto, i conti di molti paesi. Eurostat sottolinea come l’impatto positivo delle armi distruttive sul Pil, in seguito alla revisione, cambi di molto da paese a paese con una media di mezzo punto di Pil. Per l’Italia, si tratterebbe di un aumento “contabile” del Pil di 800 milioni di euro.

Stima anche troppo prudente, secondo l’istituto nazionale di statistica olandese Cbs, che giunge a valutare un impatto positivo sul Pil olandese, dovuto al cambiamento di contabilizzazione, compreso fra i 725 e gli 826 milioni di euro. Per l’Italia – che ha una spesa militare pari al triplo di quella olandese, e un Pil del 30% superiore – non è ancora disponibile alcuna stima ufficiale: ma un confronto anche grossolano con i numeri forniti dal Cbs fa capire che la posta in gioco, in termini di revisione del Pil, è abbastanza alta.

E crescerebbe ancora se dovesse passare, negli accordi europei, la proposta da molte parti avanzata in passato di escludere dal rapporto debito/Pil le spese per investimenti pubblici: se le spese pubbliche in armamenti distruttivi vengono considerate investimenti, e per di più esclusi dalle tagliole di Maastricht, i ministeri della difesa europei avranno buon gioco a trovare la copertura finanziaria per i loro sistemi d’arma.

Anche se la revisione dei conti scatterà in Europa nel 2014, i vari istituti di statistica si sono già attrezzati per soddisfare tutti i nuovi requisiti dei manuali contabili. Dunque, è più che probabile che tra poco più di un anno assisteremo al doppio decollo dei chiacchierati cacciabombardieri F35 assieme a quello di un Pil inflazionato dalla spesa militare. Se qualcuno non si muoverà prima, magari tirando fuori dagli archivi il Bob Kennedy del 1968.

(1) Il sistema europeo dei conti, versione europea del manuale SNA 1993 dell’Ufficio di Statistica delle Nazioni Unite, stabilisce le regole per costruire gli aggregati macroeconomici su cui si concentra l’analisi economica e le politiche dei governi come le politiche di convergenza, la verifica degli obiettivi di Maastricht e la valutazione delle leggi finanziarie. Il processo di revisione dello SNA 1993, iniziato nel 2003 dall’Ufficio di Statistica delle Nazioni Unite è stato coordinato da un gruppo di lavoro di cui fanno parte Eurostat, Ocse, Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, supportato da un comitato di esperti nazionali AEG (Advisory Expert Group), che ne ha prodotto la versione 2010 divenuta il riferimento per la successiva revisione del sistema europeo dei conti.

(www.sbilanciamoci.info)