Archivi del mese: gennaio 2013

UNA LETTERA APERTA AGLI INSEGNANTI

Ti scrivo

Come è sotto gli occhi di tutti, la scuola pubblica italiana sta subendo un ridimensionamento senza precedenti nella storia della nostra Repubblica. Dopo quasi nove anni di continui interventi governativi, tutti dello stesso segno, senza interruzione e senza remissione, la scuola non è nemmeno in ginocchio: striscia. C’è da fare un elenco troppo lungo di provvedimenti restrittivi e improvvidi che ci hanno portato al punto in cui siamo.

Alla progressiva sottrazione di personale e fondi si affianca la volontà di stravolgere, anche attraverso il mezzo dei tagli, il senso e la fisionomia della scuola della Costituzione: quella dell’articolo 3.

Dopo le riduzioni dell’epoca morattiana, i tagli proseguirono con Fioroni. Il colpo di grazia fu il disastroso ministero Gelmini-Tremonti, con la riduzione di 147 mila dipendenti ed il taglio di 8 miliardi di euro in tre anni. Ma, si dice a Napoli, il cane morsica chi è già ridotto in stracci: Profumo ha proseguito, indifferente, a sforbiciare, prevedendo altri 200 milioni di tagli (dopo la crisi di governo, ha detto che era un errore. Dopo).

Il Fondo per il Miglioramento dell’Offerta Formativa di cui fanno parte il Fondo d’Istituto, i soldi per le funzioni strumentali, per gli incarichi specifici, è ridotto oggi e scomparirà nel 2014.  In questa situazione si affaccia la necessità di trovare fondi (privati) che finanzino la scuola: così essi da un lato vengono chiesti ai genitori; da un altro si accredita sempre più l’idea di trasformare le scuole in aziende o Fondazioni, secondo il Fioroni pensiero; e lo stesso progetto di legge sulla riforma degli Organi Collegiali, anche se modificato più volte, ha proprio questo segno. In più, riduce la democrazia, lasciando liberi tutti gli Istituti di farsi un proprio Statuto in cui disegnare un modello fai-da-te di partecipazione dei genitori.

Contemporaneamente, le scuole private ricevono finanziamenti che superano l’importo dei tagli che la scuola pubblica subisce. L’istruzione pubblica sta diventando, sempre più, un servizio privato nei fatti. Presto lo diventerà anche ex lege. In spregio alla Costituzione.

La qualità del far scuola è precipitata. Le ore di insegnamento nella secondaria sono diminuite. La scuola primaria, dal punto di vista organizzativo, è diventata una specie di scuola secondaria in sedicesimo, arrivando all’insegnamento strettamente disciplinare anche in classe Prima e Seconda.  Le compresenze non esistono più e nemmeno la possibilità di nominare supplenti. Le classi sono divise in continuazione e soprattutto i docenti non hanno il tempo di fermarsi, di pensare, di riflettere su quello che accade. La formazione dei docenti non esiste più. Tutto è sempre un’emergenza. Le Indicazioni Nazionali (i “Programmi”) sono cambiate tre volte in otto anni.

Contemporaneamente i docenti sono vittime di attacchi ed insulti dei governanti. Il sistema disciplinare inasprisce le pene. I primi giorni di malattia sono sottoposti per decreto a decurtazione di salario. Il contratto non viene rinnovato. La vacanza contrattuale non viene corrisposta. Gli scatti di anzianità non vengono pagati. Gli stipendi sono fermi e non seguono l’aumento del costo della vita (mentre multe, tariffe, prezzi salgono con costanza). L’Invalsi, a cui le scuole sono ormai costrette, misura efficienza e rendimento delle scuole, per fare graduatorie e in futuro per corrispondere finanziamenti, più elevati per chi è “più bravo”.

Sono sempre pendenti i progetti di legge che vogliono la “meritocrazia”: docenti “bravi” pagati di più, “così così” di meno, gli “asini” di meno ancora. L’autrice del progetto (Aprea) già sa, prevede o profetizza che queste categorie saranno rispettivamente: 25%, 50%, 25%. I Dirigenti saranno capitani d’azienda che potranno assumere e licenziare. Gli insegnanti, liberi professionisti (ma a stipendio bloccato). I servizi, appaltati.

Poco tempo fa, Profumo e Monti provarono ad elevare il numero di ore di lezione ai professori. Non ci riuscirono: ma perché le forze politiche che lo sostenevano si sentivano sotto consultazione elettorale. Ebbero paura. Dopo, si può scommettere che il tema tornerà. E questa volta per tutti. E aumentare il numero di ore vuol dire accrescere ancora il numero di alunni per docente: mai più il MIUR aumenterà il numero di ore del docente sugli stessi alunni. Non è economico.

Ecco come aumentare le ore frontali per tutti: perché mai solo nella primaria si dovrebbero dedicare due ore contrattuali per la progettazione didattica, mentre negli altri gradi di scuola non si fa? La soluzione è semplice: quelle due ore, diventano frontali. A costo zero. Non c’è il Fondo d’Istituto? Pazienza: basta obbligare gli insegnanti  -e qualche Dirigente lo già lo sta facendo- a fare ugualmente tutti i lavori che prima il Fondo compensava con qualche euro. Domani, dopo le elezioni, sarà uno scherzo emanare una direttiva ministeriale che metta tra gli obblighi connessi all’insegnamento (le famose “40 ore” che potrebbero diventare 80 o 100 per decreto: credete che ne abbiano paura?) tutto quello che oggi i docenti fanno oltre all’orario frontale.

Che, s’intende, sarà il minimo indispensabile. Al MIUR non importa un fico secco di orpelli e bizantinismi come la promozione del successo formativo, la formazione delle classi, magari un progetto di ricerca-azione! Invece, al MIUR sembrerà opportuno aumentare l’orario frontale di lavoro a tutti. Perché solo i professori? Si può fare per decreto: il contratto non esiste più. E un decreto è più forte di un contratto.

Intanto, il riconoscimento per legge dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento ha una ricaduta sulla mole di lavoro dei docenti. Intanto, il sostegno è sempre di meno e scomparirà. Al MIUR sono stati chiari: non deve esistere più l’insegnante di sostegno, perché tutti devono essere insegnanti di sostegno. Come per gli specialisti di inglese: non servono più, perché tutti si devono specializzare. Come per i mediatori culturali ed i facilitatori: tutti devono diventare facilitatori.

Questa logica di specializzare tutti, però, non vale per gli insegnanti di religione. Quelli, non li tagliano mai. Hanno tagliato tutto, proprio tutto, ma non quello. Di quelle specializzazioni, c’è veramente sempre bisogno. E non tutti possono farlo, certo: chi lo può fare (con i soldi dello Stato), lo decide la Curia Arcivescovile. Sono 30 mila in Italia. Un quinto del personale che è stato tagliato dalla coppia Gelmini-Tremonti.

Intanto Profumo -e prima di lui Gelmini- continua a caricare sulle spalle di docenti (ma anche di ATA) compiti sempre nuovi, sempre più delicati, sempre più pesanti. E’ della fine di dicembre 2012 la notizia che, per direttiva ministeriale, tutti gli alunni che abbiano un qualsiasi tipo di difficoltà di apprendimento, anche di origine socioambientale, anche senza certificazione, dovranno avere un Piano Didattico Personalizzato. Perché dobbiamo fare una scuola di qualità. Dobbiamo personalizzare.

Non importa se abbiamo le classi pollaio. Non importa se migrano di classe in classe gli alunni che vengono smistati. Anche così, l’insegnante deve sempre personalizzare l’insegnamento. Anche se deve correre da una classe all’altra. Anche se ha duecento o trecento alunni (è il caso di alcuni insegnamenti della secondaria dopo la saturazione a 18 ore). Deve personalizzare, anche se non ha tempo che per progettare una sequenza di lezione, lezione, verifica. In una classe, e poi in un’altra, e poi in un’altra. Perché alla fine deve fare un documento di valutazione. E, se è fortunato, anche una certificazione di competenze. O un esame di Stato. Personalizzato.

E’ vero, è un elenco di mali lungo e noioso.

Ma qui non si ribella nessuno.

E domani andrà sempre peggio.

Gli insegnanti non vedono che accettando così, supinamente, tutto, domani riceveranno una nuova mazzata. E poi dopo, ancora. E poi, dopo, un’altra.

Non serve pensare a smettere di fare le gite scolastiche, a non accettare funzioni strumentali, a non svolgere lavori di commissione. Non serve perché questo atteggiamento copre chi dei docenti non vuole, non ha mai voluto spendersi. Perché questo è quello che realmente il MIUR si aspetta dal mondo della scuola: una scuola senza fisime, che insegni finalmente la grammatica, che è questa ubbia del cooperative learning? I Ministri questo vogliono: il grembiulino, leggere, scrivere, far di conto. Alle secondarie, studio selettivo, duro, matto e disperatissimo. Chi sostiene che, privando la scuola del valore aggiunto dato da tutto ciò che non è frontale, i governanti si piegheranno, non ha capito bene. Questo è proprio quello che i governanti vogliono.

La categoria docente sembra essersi rassegnata a non essere categoria. Sembra disposta ad accettare uno schiaffo dopo l’altro. Non reagisce alla distruzione dell’idea stessa di scuola della Costituzione. Ma è proprio per questi motivi gli insegnanti non vengono ascoltati mai. Vengono vilipesi, maltrattati, persino raggirati, anche da chi dovrebbe guidare la scuola italiana.

Occorre -e questa è l’unica speranza- che essi costruiscano un’alleanza con i genitori. I genitori non sono una categoria: sono cittadini di ogni categoria. Per questo, proprio per questo fanno paura, se si organizzano. Perché un papà, una mamma, di fronte allo star male di suo figlio, di sua figlia, non guarda in faccia a nessuno.

Insegnanti e genitori sono alleati naturali. Vogliono le stesse cose: una scuola buona per tutti, dove tutti possano costruire lo stare insieme, la cultura, ossia gli occhi per leggere la realtà. Una buona scuola.

Ecco perché a Senago si è costituito il Comitato Buona Scuola.

Ma di esso, inspiegabilmente -o forse anche troppo spiegabilmente- fanno parte troppo pochi insegnanti. I genitori, che partecipano anche in buon numero, ne sentono la mancanza. Questo è un appello agli insegnanti.

Svegliatevi, prima che sia troppo tardi. Prima che vi ritroviate in una scuola irriconoscibile, un’azienda, dove la cultura diventa merce e l’alunno un numero.

Prima che le condizioni di lavoro peggiorino ancora.

Venite a distribuire un volantino, intervenite, dite la vostra. Venite a fare una proposta per immaginare la nuova scuola possibile. Sarete riconosciuti, finalmente, per quello che siete: uno dei fattori propulsivi che mettono in movimento il futuro.

Il parto che verrà: reimpasto di governo quasi prossimo a Senago.

Torniamo a parlare di politica locale e lo facciamo attraverso la voce delle piazze.

Al mercato, nei bar, nelle vie, alle poste e davanti alle scuole, non si parla d’altro che del previsto rimpasto di governo a Senago.

Dopo nemmeno nove mesi, giusto in tempo per un parto prematuro, già si vocifera di un ricambio degli assessori nella giunta Fois.

Nonostante le pronte e rapide (forse troppo rapide) smentite apparse sui quotidiani locali da parte dei maggiori esponenti politici vicini alla giunta, nei luoghi pubblici e fra la gente comune non si parla d’altro che del toto trombato.

E i nomi già ci sono.

Un aspetto triste per la città, che ha bisogno di governo e di stabilità, ma anche una cartina di tornasole di un concetto della politica, da parte dei soliti partiti, ben lontano dalla gente.

Forse il PGT pasticciato e troppo a forma di mattone, forse un Sindaco eletto contro la volontà del principale partito azionista di maggioranza (qualcuno ha chiamato le elezioni di Fois alle primarie “strategia politica”, altri invece “suicidio predeterminato”), sembrano essere le cause dell’imminente crisi di governo che sembrerà attuarsi, sempre cogliendo tra le voci popolari, appena dopo le elezioni politiche di febbraio.

Insomma, un percorso alquanto ad ostacoli per il nostro Comune appena uscito da un commissariamento causato da incapacità politica e tuttora dentro la più grande crisi amministrativa mai percorsa e vicino al collasso per debiti.

E mentre aziende storiche di Senago come la Brazzoli mettono in cassa integrazione straordinaria, col fantasma della mobilità, 25 lavoratori e promuovono accordi per delocalizzare il lavoro in altri territori, costoro pensano a giocare a monopoli concentrandosi solo su come spartirsi le poltrone ed il poco territorio rimasto.

Vergogna è forse la parola più mite si possa pronunciare verso questi inutili adepti della più bieca politica.

Pensino costoro, e non per finta, a non far fare le vasche di laminazione a Senago e pensino, altrettanto per davvero, a come mantenere le aziende in loco, salvaguardando ed aiutando i lavoratori che ora si trovano vicini al baratro del licenziamento, sapendo che dopo questi primi venticinque altri sessanta potrebbero trovarsi con la corda al collo.

Si potrebbe infatti formare un tavolo di confronto tra azienda e lavoratori, se solo costoro distogliessero lo sguardo dai propri interessi e pensassero di più alla comunità che vive in questo paese.

Si dimettano prima delle elezioni, forse ci fanno un favore!

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Nella foto (ANSA – ansia) i Ministri di Senago per la ripresa segnaletica di rito del toto-trombato: chi sarà il primo? Noi un’idea ce l’abbiamo!

Comuni in comune?

Limbiate, Senago.

In comune, tra i Comuni, un funzionario ed un vicesindaco col doppio ruolo di assessore.

Quale la faccia migliore? A voi giudicare.

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Eccomi: l’impresentabile!

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di Marino Andolina
Prima di tutto desidero scusarmi per l’imbarazzo che ho creato con la mia candidatura. Come altri candidati con la coscienza a posto anche se indagati (penso ai nostri indagati per disordini di piazza) non pensavo che la sola iscrizione ad un registro indagati mi escludesse dalla candidatura. Ho sbagliato e mi scuso. Io propongo due ipotesi: il mio ritiro dalla corsa nel modo che sarà legalmente possibile (lo farò cercando di non nuocere alla coalizione), oppure il pieno sostegno dei tre magistrati della coalizione al mio progetto di difesa della legalità. Non credo che una terza ipotesi (il silenzio) sia politicamente opportuna. Io cerco da quattro anni di trasferire una metodica salvavita negli ospedali pubblici italiani. Esiste una legge (DM 5/12/2006, Turco reiterata nel 2008 da Fazio) che permette di curare con cellule staminali pazienti in pericolo di vita o di aggravamento. Ho ottenuto un parere proveritate di un famoso giurista di Piacenza (Eusebi) e il parere favorevole del prof. Rasi già direttore dell’AIFA. A Trieste ho probabilmente fatto degli errori formali, non riuscendo ad avere suggerimenti legali dai cosidetti esperti del Ministero, ma tutto sommato quando ho fatto i primi trapianti italiani di midollo in età pediatrica nel 1984 ho sicuramente fatto di peggio. Centinaia di giovani adulti oggi camminano per le nostre strade per le scorrettezze formali che ho fatto allora facendo trapianti a Trieste, Pavia, Genova ecc. Anche a Baghdad nel 2004 abbiamo rubato le chiavi della sala operatoria per fare il primo trapianto della storia irachena, ma non me ne pento. La metodica che oggi applico su imposizione di 10 giudici è nata a Torino e San Marino probabilmente con alcuni errori che hanno suscitato l’attenzione della Procura. Può essere imbarazzante che il prof. Vannoni della Fondazione Stamina allora, finiti i propri soldi, abbia chiesto ad alcuni pazienti facoltosi (non ai poveri) un contributo per la produzione cellulare (non per il suo tornaconto). Si parla sempre di un sottoscala in cui avrebbe preparato le cellule; credo ci si riferisca ad un laboratorio eccezionale (costo più di un milione di euro) che aveva in un seminterrato a San Marino (San Marino è in salita e i piani terra sono seminterrati in parte). Anche se nata in maniera avventurosa la metodica funziona. Io sono testimone e ora artefice di miglioramenti sostanziali in malattie gravissime. Nella SLA per esempio che ha un grande impatto mediatico, ma ce ne sono state altre altrettanto importanti come quella della piccola Celeste apparsa su tutte le reti TV. Finita male la mia attività a Trieste e conseguente pensionamento ho trasferito l’attività al secondo più grande ospedale pubblico italiano, a Brescia. Prima di cominciare sono andato al Ministero (che ci ha poi indirizzato un paziente) ed all’AIFA il cui direttore f.f. ha autorizzato l’attività conoscendo perfettamente le caratteristiche del laboratorio di Brescia. Gli ispettori dei NAS e dell’AIFA hanno invece dichiarato inadeguato il laboratorio, sconfessando la stessa AIFA, considerando quali obbligatorie delle linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità che suggerivano un tipo diverso di laboratorio, ma premettevano in prima pagina in grassetto che tali linee guida erano facoltative. Su questa considerazione è stata montata tutta la vicenda che è seguita, con un Ministro succube o complice di coloro che vogliono bloccare una terapia efficace. Il Ministro Balduzzi ha rifiutato un incontro richiesto da cento associazioni di malati che potrebbero giovarsi di una cura con staminali Da allora una decina di giudici del lavoro hanno imposto questa mia terapia per altrettanti pazienti. Il problema è che noi siamo gratis (anzi Stamina paga le cure in ospedale) ma le spese legali ammontano a 4-5000 euro. Solo chi può pagare sopravvive.
Io sono stato indagato per questa attività assieme a due direttori generali e una ventina di medici, l’indagine che mi ha visto coinvolto si è conclusa alla fine del 2011 e non ho ricevuto notizia di rinvio a giudizio; poi l’indagine si è estesa nel 2012 all’attività di Brescia ma in questo filone d’indagine curiosamente il mio nome non compare. Con tutto il rispetto per l’attività legittima degli inquirenti, mi permetto di dubitare che l’accusa di somministrare farmaci pericolosi possa reggere dopo i successi registrati senza effetti collaterali. Posso aggiungere che negli ultimi 30 anni non c’è paziente che possa dire di avermi pagato per una prestazione. Io credo sinceramente che la coalizione di “Rivoluzione Civile” abbia il dovere civico di sostenere questa battaglia per la legalità. Migliaia di pazienti rischiano di morire senza una cura che è risultata efficace; alcuni sono già morti e chiedono giustizia

Marino Andolina
Trieste

PER NON DIMENTICARE

memoria-300x212La Giornata della Memoria è un giorno importante, tempo dedicato alla riflessione, al ricordo, allo studio di ciò che è stato. La Storia è tutto, la “vera scienza”, luogo dove ciò che accade ha un senso, causa e conseguenza di altri eventi. Per questo il “mai più” retoricamente reiterato ha un valore: perché lo studio e la comprensione del passato possono trasformarsi in moniti perenni che incidono sul presente e determinano il futuro.
La Giornata della Memoria obbliga a fare i conti con il peggiore abominio della Storia dell’umanità. Non soltanto per l’estensione obiettiva dei numeri, che impressionano e rendono impossibile qualsiasi raffronto, qualsiasi comparazione. Ma soprattutto perché avvenuto in coincidenza del punto più alto dello sviluppo imperioso del capitalismo europeo. Perché avvenuto nel cuore della modernità, della supposta civiltà, nel cuore storico e geografico del Grande Novecento.
La Giornata della Memoria ha un valore immenso, però, a patto che si ricordi tutto.
Che si ricordi la Shoah, lo sterminio di 6 milioni di ebrei in nome del progetto criminale di purificazione della razza, attuato dalla Germania nazista e dai suoi alleati (in primo luogo la nostra cara Patria di “italiani brava gente”) attraverso legislazioni “razziali”, rastrellamenti nei ghetti, deportazioni, eccidi, stragi. Che si ricordi lo sterminio dei rom, dei sinti, degli omosessuali, dei disabili fisici e mentali (i programmi di eugenetica sui bambini con varie disabilità sono lo specchio dell’abisso di barbarie). Che si ricordi il martirio degli antifascisti deportati nei campi di concentramento e in particolare dei comunisti, morti perché più strenui oppositori del disegno nazifascista e massicciamente impegnati nelle lotte di Resistenza e di Liberazione.
E che si ricordino – lo diciamo in tono volutamente polemico e riferendoci a quella cultura della memoria mainistreaming ad uso e consumo del passivizzato pubblico televisivo – i nomi e le bandiere degli assassini e i nomi e le bandiere degli eroi liberatori. Perché il Novecento non è la notte nella quale tutte le vacche sono nere. Ci sono boia e uomini giusti, carnefici e vittime, stelle luminosissime che rischiarano il cielo della Storia: gli uomini e le donne protagonisti della Rivolta del Ghetto di Varsavia del 1943, i soldati che aprirono i cancelli di Auschwitz il 27 gennaio 1945, i più di venti milioni di sovietici che ci consentirono di chiudere i conti con il nazifascismo e sperare in un futuro di pace e democrazia.
Anche per loro, per tutti loro, vale la pena ricordare e non smettere mai di lottare.

27 Gennaio 2013 (Da Lavorincorsoasinistra.it)

 

La “Buona Politica”: scelte possibili per l’economia

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Il dibattito pre-elettorale di questi giorni sta girando intorno alla questione morale, intesa come onestà penale e civile dei candidati.

Ma, al di là di questo aspetto, che dalle parole dei protagonisti politici appare oggi prioritario, manca dalla discussione politica nazionale il tema dell’onestà politica della classe dirigente.

Come ha fatto correttamente notare Antonio Ingroia nel corso di un talk-show televisivo, già nel 1981 Enrico Berlinguer pose al centro del dibattito politico la questione morale, che non considerava come una  pura e semplice selezione dei candidati, ma riguardava in modo più ampio la rappresentanza nelle istituzioni degli interessi della totalità dei cittadini per il bene del Paese, inteso come collettività.

Questa interpretazione della questione morale si può oggi definire “Buona Politica”.

Rivoluzione Civile oggi appare la formazione politica che più di ogni altra può farsi promotrice della Buona Politica.

Appare chiaro che le liste di RC non rappresentano né possono rappresentare la classe imprenditoriale del paese. La proposta contenuta nel programma di RC di una patrimoniale, che a prima vista può sembrare una vendetta dei meno abbienti contro i ricchi, invece risponde alla necessità, espressa nella Costituzione, che tutti i cittadini contribuiscano in misura proporzionale e progressiva, secondo la loro capacità contributiva, alle spese dello Stato.

Dai dati emersi recentemente, in questi ultimi anni sono state chiuse migliaia di piccole e medie imprese; in molti casi le crisi aziendali hanno avuto cause finanziarie: un debito ingente, la mancanza di prestiti da parte delle banche, il mancato pagamento di crediti che le aziende vantavano nei confronti dello Stato.

Un’altra causa è stata, semplicemente, la forte riduzione di ricchezza diffusa: gli stipendi, le pensioni, sono talmente bassi e i prezzi di beni e servizi sono talmente alti che non ci si può più permettere di comprare oltre le strette necessità, in una situazione in cui i livelli di precarietà e disoccupazione sono molto alti: in poche parole, è evidente che ciò che produciamo, poi non lo possiamo comprare.

Oggi il 10% della popolazione detiene la maggior parte della ricchezza del paese. Una imposta patrimoniale che prelevasse in misura proporzionale ed in modo progressivo ricchezza dalle rendite finanziarie e dai grandi patrimoni e che la redistribuisse sul restante 90%, consentirebbe a  molte aziende di non chiudere i battenti. Ciò garantirebbe occupazione ed innescherebbe un ciclo virtuoso.

Inoltre, mediante una politica di abbassamento dei costi dei servizi (scuole, università, sanità, trasporti ecc.) si alzerebbe il cosiddetto “salario indiretto” e di conseguenza cittadini si potrebbero permettere qualche consumo in più.

Questa proposta non è una “rivoluzione”, ma cerca di riequilibrare le disuguaglianze che si sono prodotte nell’ultimo ventennio, andando incontro alle esigenze della maggior parte dei cittadini, nell’interesse del paese. Imprenditori come ad esempio Marchionne, viceversa, non stanno facendo affatto il bene del paese.

Proprio in questi giorni è divenuta centrale nella cronaca nazionale la vicenda della banca del Monte dei Paschi di Siena. Tutta la questione, naturalmente, è stata strumentalizzata: ogni parte politica ha utilizzato il fatto a proprio vantaggio, in maniera vistosa e “strillata”, anche perché ci si trova in campagna elettorale.

In molti casi le parti politiche hanno taciuto sulla natura del problema, o anzi lo hanno capovolto, additando l’ingerenza della politica come responsabile. In questo momento il PD è sulla graticola mediatica, accusato di allungare le mani nel sistema finanziario. Ma chi  vede l’origine dei mali del sistema finanziario nella volontà dei partiti politici “cattivi” di interferire con un mercato che viene supposto “buono”, o si sbaglia o sta rovesciando la realtà.

Non c’è dubbio che ci siano state manovre poco chiare che hanno portato a “bruciare” molti soldi. Il costo di queste operazioni ricadrà soprattutto sui risparmiatori, sui lavoratori e su chi aveva comperato titoli azionari. Di tutto questo, qualcuno dovrà pur rispondere, si tratti di Organi di amministrazione e di controllo, oppure dei responsabili politici che hanno prestato i soldi alla banca. Della vicenda si occuperà -e si sta occupando- la magistratura; il governo dovrà risponderne di fronte al Parlamento.

I fatti dimostrano che è il sistema finanziario a non rispondere ad alcun controllo: continua a speculare ed il denaro coinvolto nelle poco chiare operazioni finanziarie viene sottratto all’economia, non viene reinvestito in politiche industriali e produttive e continua a girare all’interno dello stesso circolo vizioso speculativo. Quando poi il giocattolo si rompe, il sistema finanziario pretende l’aiuto dello Stato per salvare le stesse banche che hanno causato il dissesto. Quindi vengono adoperati i soldi dei cittadini, che pagano le conseguenze di questo circolo vizioso in termini di sacrifici. Come si dice: “cornuti e mazziati”.

Questo ciò è accaduto che è accaduto in Grecia, ma anche in Italia. Con il governo Monti e la sua “Agenda”, sono il sistema finanziario e l’Europa dei banchieri che decidono, ricattano e determinano le politiche nazionali. La politica è succube e serva del sistema finanziario, invece che esserne garante e regolatore della società, come sancisce la nostra Costituzione.

E gli industriali? Prendiamo come esempio il  nostro “amico” Marchionne: della ricchezza accumulata (non attraverso la vendita di automobili, ma attraverso operazioni finanziarie), in Italia non se n’è vista traccia, mentre il paese rischia il collasso economico e l’imbarbarimento.

Quale potrebbe essere una “Buona Politica”?

Sono possibili diverse misure: la tassazione sulle rendite e transazioni finanziarie, un controllo stringente sui titoli “derivati” e sul bilancio delle banche, una vera lotta all’evasione fiscale.

Queste, secondo Rivoluzione Civile, sono le questioni prioritarie, se si vuole rilanciare lo sviluppo del paese. Senza provvedimenti di questo tipo, ci ritroveremo nel prossimo futuro a fare i conti con altre vicende come quella che ha coinvolto il MPS; scopriremo ancora occasioni di connubio fra affari e politica.

Allora possiamo dire che coloro che hanno sostenuto o sostengono questo sistema ne diventano complici.

Aumentando sempre più la sfiducia del cittadino dalle istituzioni.

Senago,26/01/2013

(Giacomo Ferrari)

C’E’ CHI SALVA LE BANCHE E CHI DIFENDE I CITTADINI

Monte dei Paschi di Siena, la seconda banca più antica tra quelle in attivitàQuando i nodi vengono al pettine diventa difficile nascondere le responsabilità che ciascuno ha avuto in una specifica vicenda. Sicuramente torbida è la vicenda che vede come protagonista “Monte dei Paschi di Siena”, la banca “amica” del Pd aiutata dal Governo Monti con un regalo di ben 4 miliardi di euro. Tutto ovviamente, con sostegno bipartisan. Tutto, ancora una volta,
alle spalle dei cittadini italiani che, come sempre, ci rimettono di tasca propria. Infatti quei 4 miliardi di euro sono stati presi direttamente dai proventi derivanti dall’Imu, l’odiata e salatissima tassa sulla casa (assolutamente non progressiva e che tutela i ricchi). Queste le parole di Antonio Ingroia in proposito: “Se ci fossi stato io certamente non avrei dato soldi alle banche, bisogna salvaguardare gli italiani”. Ha poi aggiunto: “Mi preoccupo certo dei lavoratori, ma mi preoccupo
anche di tutti quelli che a causa delle banche non ce la fanno, mi riferisco alle piccole e medie imprese, quante ne sono fallite?”. A proposito di voto utile, c’è anche da dire che “Rivoluzione Civile” è favorevole a una tassa patrimoniale sui grandi patrimoni. Giudicate voi.

Da admin | gennaio 24, 2013 alle 1:36 pm | Categorie: Apertura | URL: http://wp.me/p2RUWB-1tD