La “Buona Politica”: scelte possibili per l’economia

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Il dibattito pre-elettorale di questi giorni sta girando intorno alla questione morale, intesa come onestà penale e civile dei candidati.

Ma, al di là di questo aspetto, che dalle parole dei protagonisti politici appare oggi prioritario, manca dalla discussione politica nazionale il tema dell’onestà politica della classe dirigente.

Come ha fatto correttamente notare Antonio Ingroia nel corso di un talk-show televisivo, già nel 1981 Enrico Berlinguer pose al centro del dibattito politico la questione morale, che non considerava come una  pura e semplice selezione dei candidati, ma riguardava in modo più ampio la rappresentanza nelle istituzioni degli interessi della totalità dei cittadini per il bene del Paese, inteso come collettività.

Questa interpretazione della questione morale si può oggi definire “Buona Politica”.

Rivoluzione Civile oggi appare la formazione politica che più di ogni altra può farsi promotrice della Buona Politica.

Appare chiaro che le liste di RC non rappresentano né possono rappresentare la classe imprenditoriale del paese. La proposta contenuta nel programma di RC di una patrimoniale, che a prima vista può sembrare una vendetta dei meno abbienti contro i ricchi, invece risponde alla necessità, espressa nella Costituzione, che tutti i cittadini contribuiscano in misura proporzionale e progressiva, secondo la loro capacità contributiva, alle spese dello Stato.

Dai dati emersi recentemente, in questi ultimi anni sono state chiuse migliaia di piccole e medie imprese; in molti casi le crisi aziendali hanno avuto cause finanziarie: un debito ingente, la mancanza di prestiti da parte delle banche, il mancato pagamento di crediti che le aziende vantavano nei confronti dello Stato.

Un’altra causa è stata, semplicemente, la forte riduzione di ricchezza diffusa: gli stipendi, le pensioni, sono talmente bassi e i prezzi di beni e servizi sono talmente alti che non ci si può più permettere di comprare oltre le strette necessità, in una situazione in cui i livelli di precarietà e disoccupazione sono molto alti: in poche parole, è evidente che ciò che produciamo, poi non lo possiamo comprare.

Oggi il 10% della popolazione detiene la maggior parte della ricchezza del paese. Una imposta patrimoniale che prelevasse in misura proporzionale ed in modo progressivo ricchezza dalle rendite finanziarie e dai grandi patrimoni e che la redistribuisse sul restante 90%, consentirebbe a  molte aziende di non chiudere i battenti. Ciò garantirebbe occupazione ed innescherebbe un ciclo virtuoso.

Inoltre, mediante una politica di abbassamento dei costi dei servizi (scuole, università, sanità, trasporti ecc.) si alzerebbe il cosiddetto “salario indiretto” e di conseguenza cittadini si potrebbero permettere qualche consumo in più.

Questa proposta non è una “rivoluzione”, ma cerca di riequilibrare le disuguaglianze che si sono prodotte nell’ultimo ventennio, andando incontro alle esigenze della maggior parte dei cittadini, nell’interesse del paese. Imprenditori come ad esempio Marchionne, viceversa, non stanno facendo affatto il bene del paese.

Proprio in questi giorni è divenuta centrale nella cronaca nazionale la vicenda della banca del Monte dei Paschi di Siena. Tutta la questione, naturalmente, è stata strumentalizzata: ogni parte politica ha utilizzato il fatto a proprio vantaggio, in maniera vistosa e “strillata”, anche perché ci si trova in campagna elettorale.

In molti casi le parti politiche hanno taciuto sulla natura del problema, o anzi lo hanno capovolto, additando l’ingerenza della politica come responsabile. In questo momento il PD è sulla graticola mediatica, accusato di allungare le mani nel sistema finanziario. Ma chi  vede l’origine dei mali del sistema finanziario nella volontà dei partiti politici “cattivi” di interferire con un mercato che viene supposto “buono”, o si sbaglia o sta rovesciando la realtà.

Non c’è dubbio che ci siano state manovre poco chiare che hanno portato a “bruciare” molti soldi. Il costo di queste operazioni ricadrà soprattutto sui risparmiatori, sui lavoratori e su chi aveva comperato titoli azionari. Di tutto questo, qualcuno dovrà pur rispondere, si tratti di Organi di amministrazione e di controllo, oppure dei responsabili politici che hanno prestato i soldi alla banca. Della vicenda si occuperà -e si sta occupando- la magistratura; il governo dovrà risponderne di fronte al Parlamento.

I fatti dimostrano che è il sistema finanziario a non rispondere ad alcun controllo: continua a speculare ed il denaro coinvolto nelle poco chiare operazioni finanziarie viene sottratto all’economia, non viene reinvestito in politiche industriali e produttive e continua a girare all’interno dello stesso circolo vizioso speculativo. Quando poi il giocattolo si rompe, il sistema finanziario pretende l’aiuto dello Stato per salvare le stesse banche che hanno causato il dissesto. Quindi vengono adoperati i soldi dei cittadini, che pagano le conseguenze di questo circolo vizioso in termini di sacrifici. Come si dice: “cornuti e mazziati”.

Questo ciò è accaduto che è accaduto in Grecia, ma anche in Italia. Con il governo Monti e la sua “Agenda”, sono il sistema finanziario e l’Europa dei banchieri che decidono, ricattano e determinano le politiche nazionali. La politica è succube e serva del sistema finanziario, invece che esserne garante e regolatore della società, come sancisce la nostra Costituzione.

E gli industriali? Prendiamo come esempio il  nostro “amico” Marchionne: della ricchezza accumulata (non attraverso la vendita di automobili, ma attraverso operazioni finanziarie), in Italia non se n’è vista traccia, mentre il paese rischia il collasso economico e l’imbarbarimento.

Quale potrebbe essere una “Buona Politica”?

Sono possibili diverse misure: la tassazione sulle rendite e transazioni finanziarie, un controllo stringente sui titoli “derivati” e sul bilancio delle banche, una vera lotta all’evasione fiscale.

Queste, secondo Rivoluzione Civile, sono le questioni prioritarie, se si vuole rilanciare lo sviluppo del paese. Senza provvedimenti di questo tipo, ci ritroveremo nel prossimo futuro a fare i conti con altre vicende come quella che ha coinvolto il MPS; scopriremo ancora occasioni di connubio fra affari e politica.

Allora possiamo dire che coloro che hanno sostenuto o sostengono questo sistema ne diventano complici.

Aumentando sempre più la sfiducia del cittadino dalle istituzioni.

Senago,26/01/2013

(Giacomo Ferrari)

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