La salute pubblica a Senago (che fine ha fatto la casa della salute?)

“Cittadini di Senago che ci scrivono”

Da quando ho messo  la testa dentro l’aula del consiglio comunale, sia fisicamente che virtualmente, ho l’impressione, netta, che qualcosa non funzioni. Come se un ingranaggio non girasse. Si perde tempo dappertutto, intendiamoci: succede a casa, succede a lavorare e in compagnia, con gli amici. Fa parte della nostra natura. Ma in consiglio la perdita di tempo è ‘istituzionalizzata’; a volte si ha l’impressione che le regole la salvaguardinoInterrogazioni/interpellanze ‘stravaganti’, inutili,discusse quando ormai non c’è  più motivo di farlo o accettate in barba al buon senso. Interrogazioni/interpellanze che costano alla collettività. Alla facciadel vecchio detto  ‘il tempo è denaro’. Quanto tempo si potrebbe risparmiare?  Spesso invece Interrogazioni/interpellanze rappresentano un’occasione ‘mediatica’, un momentoriservato ai consiglieri checosì si possono mettere in luce. E purtroppo  per alcuni consiglieri queste sono le uniche occasioni. Momento che dura, a conti fatti, almeno dieci minuti: cinque per fare la domanda, cinque per dire se la risposta ha soddisfatto le proprie esigenti aspettative.  Ultimamente, una di queste interpellanze/interrogazioni ‘estrose’ e in modo bipartisan è  quella del rilevante  problema della deiezione dei cani. L’argomento  rappresenta uno dei temi più “spinosi” della pacifica convivenza tra i cittadini. E mi riferisco alla collettività nel suo insieme, perché chi non raccoglie le deiezioni del proprio cane arreca danno a tutti, amanti o meno degli animali, possessori o meno di un animale.L’obbligo di raccogliere le deiezioni del cane è stato accolto da tempo nella legislazione del nostro Paese, grazie a numerose ordinanze del Ministero della Salute in materia di gestione dei cani. L’ultimo provvedimento in ordine cronologico, attualmente in vigore, è costituito dall’Ordinanza del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali del 3 marzo 2009 , intitolata “Ordinanza contingibile ed urgente concernente la tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani” (pubblicata in Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 68 del 23 marzo 2009). In particolare ai sensi dell’articolo 2, comma 2, punto 4 “è fatto obbligo a chiunque conduca il cane in ambito urbano raccoglierne le feci e avere con sé strumenti idonei alla raccolta delle stesse”. . Quindi la raccolta delle feci non è solamente un dovere civico ed un’espressione del buon senso, ma rappresenta un vero e proprio obbligo giuridico imposto a tutti i cittadini che a qualunque titolo conducano a spasso un cane. il proprietario e il detentore di un cane devono adottare le seguenti misure, sempre in base alla sopracitata ordinanza: utilizzare sempre il guinzaglio ad una misura non superiore a metri 1.50 in luoghi pubblici o affollati e sui mezzi di trasporto, portare con sé museruola rigida o morbida da applicare al cane in caso di rischio per l’incolumità di persone o animali o su richiesta dell’autorità competente. La questione va posta in questi termini: chi vive con un cane ha il sacrosanto diritto di portare il proprio beniamino a sporcare fuori casa, se non ha un giardino,  e possibilmente in spazi verdi che non siano di dimensioni irrilevanti; chi abita in città ha l’altrettanto sacrosanto diritto di non imbattersi frequentemente nelle feci dei cani e di trovare marciapiedi puliti. Trovare il giusto equilibrio tra esigenze così apparentemente diverse è possibile. Occorre anzitutto educare i proprietari di cani. Le sole ordinanze repressive non sono sufficienti ad eliminare il problema, anche perché le sanzioni vengono comminate raramente..Detto questo c’è da rimarcare che il problema, peraltro, va ben al di là di quello delle deiezioni canine: investe quello assai più ampio della mancanza di senso civico delle persone. Basta andare in giro nei prati il giorno dopo che è passato l’operatore ecologico per vedere cartaccia, rifiuti commestibili, lattine, bottiglie intere e rotte, vandalismi,distruzione di giochi dedicati ai fanciulli e , di arredi urbani e in alcuni casi, anche preservativi. O passeggiare lungo i corsi d’acqua o le strade che sono intorno a Senago per vedere discariche di eternit, plastica, sacchi di rifiuti etc, per non parlare di quando nevica, quando le ordinanze  e le raccomandazione riportate dal piano neve predisposto per la prima volta dal comune per lo sgombero delle neve,  davanti alle abitazioni, esercizi commerciali e artigianali,  vengono regolarmente ignorate obbligando i pedoni a camminare lungo le strade che  fortunatamente, almeno quelle principali ultimamente vengono sgombrate abbastanza celermente Io non voglio sottovalutare la questione delle deiezioni canine (permettete la battuta, una volta schiacciarle era considerato un portafortuna e comunque meglio schiacciarne una che cadere sul coccio di bottiglia) ma la questione  secondo il sottoscritto, porprietario  di un cane di media taglia, va posta in altri termini: . trovare il giusto equilibrio tra le varie esigenze è possibile. Occorre anzitutto educare e sensibilizzare tutti i cittadini, senza criminalizzare chi possiede un cane e affidarsi semplicemente al buon senso civico di tutti.. Credo che portando in Consiglio simili questioni non si ottenga granchè senon, come dicevo all’inizio, delle perdite di tempo, visto anche i problemi che ha la nostra cittadina, come adesempio  l’edificazione della  “casa della salute”, la grande incompiuta: purtroppo su di essa nessuna interrogazione o interpellanza .Eppure a Senago manca uno spazio adeguato per questo, visto che abbiamo un centro gestito dall’ASL, in via Monte Grappa che non riesco a capacitarmi come l’ufficio di igiene  non l’abbia già chiuso e un altro privato in Pza Moro con spazi angusti dove si è costretti anche ad aspettare fuori e non credo che sia piacevole, specialmente d’inverno, per una persona anziana. Faccio presente che sono stato volutamente ripetitivo, in alcuni passaggi, per non dare adito a equivoci o fraintendimenti

Carlo Cella

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