Archivi del mese: aprile 2013

La piazza è di tutti (se hai gli spalloni giusti è tutta tua)

phpThumb_generated_thumbnailUna bellissima giornata, tanta e tanta gente. Così si presentava la piazza del 25 Aprile a Milano, una festa della democrazia, l’ennesimo sentito proclama della liberazione.

Un corte composto, rumoroso e colorato, ha sfilato per il centro cittadino unendosi in un unico coro, contro ogni forma di razzismo, contro il fascismo.

Anch’io c’ero. Ho scelto di camminare sotto lo striscione dell’ANPI di Milano, gente eterogenea, seria, carica, che segue il lento corteo a fisarmonica. Siamo in tanti alla manifestazione e la colonna fatica a mantenere un passo costante. E’ piacevole comunque soffermarsi a guardare il limpido cielo che, ma mano che passa il tempo, si stratifica leggermente di nubi, le stesse che stanno ancor oggi facendo cadere acqua a catinelle, sul quale si stagliano le bandiere dei movimenti presenti.

Ad un tratto, mentre sono assorto a guardare verso la testa del corteo, mi sento spingere … “largo largo … fate largo” … non faccio a tempo a girarmi ed un nugolo di persone mi travolge. Due spalloni (taglia XXL) mi scantonano a suon di gomitate e tra loro un nanetto tutto incerato di fronte alle telecamere mi scorre a fianco a passo sostenuto superandomi e facendo spostare tutto il corteo.

“Eccolo, è Vendola”, urla qualcuno, “il solito Pirla” commento io prima di riconoscerlo. Era proprio Vendola, con la sua scorta, venuto a cogliere il suo momento di gloria, fregandosene del lento scorrere del corteo, è venuto ad imporre la sua visione politica di questa festa. Ha sfidato il corteo ed imposto la sua notorietà, dimenticandosi, come la gente che l’applaudiva, che lui ha fatto dell’alleanza col PD la sua ragione di esistere, lo stesso PD cheoggi ha fatto il governo con il PDL e con MONTI.

Il politico di professione è così, forse nemmeno sa. O fa finta di non sapere. Sanno invece molto bene i suoi spalloni, da lui assoldati; sanno bene come farsi largo tra la folla, tra la gente comune, pronti a scantonare chiunque intralci il suo passaggio. Sanno bene come guidarlo e come fargli strada impedendogli ogni intralcio.

La stessa Boldrini, vera emanazione di Vendola, ultima a parlare dal palco delle “autorità”, forse non sa bene ciò che dice, ciò che gli hanno scritto. Si scaglia, con la retorica di rito, a favore del diritto al lavoro: “c’è bisogno di lavoro in Italia”, dice la neo presidente della camera.

Tutti quelli che erano in piazza ne erano già consapevoli “del bisogno di lavoro”, ma loro non volevano sentirselo dire, volevano risposte. Lo sapevano già i lavoratori licenziati del San Raffaele, lì presenti di fronte al palco e rimasti inascoltati, IGNORATI. Forse la presidente della camera doveva proclamare almeno l’intenzione di portare avanti qualche azione concreta in transatlantico; qualche promessa legata almeno ad una buona intenzione. No. “Abbiamo bisogno di lavoro”, ribadisce la Boldrini, imperterrita.

“Grazie, ‘mo aspetta che prendo nota”, risponde la piazza, come diceva Troisi.

Lo scollamento della politica dalla realtà del paese è sempre più largo e le pesanti parole di Alemanno, premurose ed accurate, emanate appena dopo l’attentato di ieri ai poveri militi, proni al servizio della “patria”, son tutte lì a dimostrarlo, con il loro assoluto peso e discostamento dalla realtà.

Mai prima d’ora la politica è stata così lontana dalla gente. Forse siamo davvero in emergenza e la risposta non è quella di chiudersi nelle auto blindate o tra due spalloni (taglia XXL), come sta già accadendo. Ricordatevi Alemanno, Vendola, Boldrini …..

 

 

Il bosone di Higgs prende vita a Senago

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Qual’è l’analogia tra il bosone di Higgs ed un semplice campo da ping pong storto?

Cominciamo dal primo, il bosone di Higgs. Questi, pur essendo invisibile, ha in sè il carisma di attirare le particelle elementari che compongono il nostro universo, sino a formare la materia. Creare dal nulla.

Ma cosa centra questo discorso con un campo da ping pong?

Bè, a Senago, nella piazza del mercato, giace da anni un campo da ping pong che, appena dopo la sua posa, è subito divenuto inutilizzabile, perchè si è malamente stortato a causa di un lavoro fatto male. Risultato, nessuno lo può utilizzare.

L’analogia sta nel fatto che, destra o centrosinistra, sono sempre rimaste anch’esse invisibili alla soluzione del problema. Ed un problema apparentemente insignificante e piccolo come quello di un semplice campo da ping pong, porta con se l’insoddisfazione e la rabbia dei cittadini che sfocia spesso nell’indifferenza totale e provoca un’ulteriore sfacelo della cosa comune.

Basterebbe assai poco per fare di un semplice parco una casa comune, dove lo spazio diventa un punto di ritrovo, un punto di ascolto e comunione, dove poter condividere esperienza e formare nuove amicizie, forse proprio partendo da un semplice campo da ping pong.

Non c’è come l’incuria per creare l’entropia che porta poi all’emergenza, esattamente com’è stato fatto per le vasche di laminazione, argomento su cui a breve torneremo con un editoriale.

Così, i politici invisibili e per nulla carismatici, preferiscono pensare e creare da dentro i palazzi, dove accolgono le istanze formulate da imprese ed imprenditori che vogliono usare i beni comuni per propri fini ed interessi, facendo leva proprio sull’emergenza.

Così nacque e tornerà in forza – leggi il PGT -, l’idea di “rivalorizzare” la piazza del mercato, non nel senso comune che la gente vorrebbe, ma nella loro visione del cemento.

FERMIAMO IL PGT!

A Senago l’ANPI torna a scuola

cropped-anpi1Ebbi l’onore di conoscere il Partigiano Martin Elia dieci anni fa. Mi ero trasferito a Senago da poco tempo e mio figlio, che allora frequentava la quinta elementare di via Repubblica, tornò a casa un pomeriggio tutto entusiasta raccontandomi di questo incontro con “il partigiano di Senago”.

Fu per lui un’esperienza particolare, che seguiva ad un insegnamento a lui pervenuto dapprima dai noi genitori e dai nonni e quindi resosi in quel momento concreto e reale anche fuori delle mura domestiche, vissuto come un’esperienza propria in cui trovava gli strumenti per capire che quanto gli avevamo trasmesso come nostro sapere era un’esperienza comune a tanti, assai più larga del contesto famigliare, come tanto ampia fu la triste guerra cui ci portò il fascismo e che vide coinvolte intere generazioni.

Cercai successivamente l’occasione per incontrare “il Partigiano Elia” e quando la trovai, sempre assieme a mio figlio, feci il più bell’incontro della mia vita. Era una mattina di primavera e girando in bicicletta per Senago, incontrammo Martin che rientrava con due magri sacchetti della spesa verso la sua abitazione. Era quasi mezzogiorno e, dopo esserci presentati come quelli che “avevano sentito la voce del Partigiano”, lui c’invitò nella sua umile dimora. Tanto imbarazzato di recar disturbo quanto entusiasta di poter cogliere l’essenza di spirito di chi ha vissuto la terribile guerra partigiana, accettammo l’invito a bere un docile caffè.

Era una persona umile e riservata, piena di dignità e portata alla semplicità assoluta. Poche cose, in gran parte ricordi in bianco e nero appesi ai muri, rendevano la sua dimora accogliente e calda. Parlammo e parlammo, di guerra, di tristi momenti e di una vita che egli sentiva giungere prossima al suo ultimo corso. Mi disse che era oramai tra gli ultimi partigiani che andavano a rendere testimonianza ma mi giurò che finchè ce l’avrebbe fatta, avrebbe continuato anche da solo a raccontare le tristi sorti di una guerra che nessuno voleva. E così fece.

Lo incontrai di nuovo alcuni anni dopo e mi disse che era rimasto l’unico a Senago che andava per scuole. Credeva nelle nuove generazione e riteneva che proprio a loro occorreva far conoscere la nostra storia, perchè lì sarebbe sorto il futuro, un futuro che lui sognava migliore.

Poi mancò anche lui e Senago non fu più nutrita dai racconti dei ricordi del Partigiano. E’ lo stesso che sta accadendo in tutte le sezioni ANPI, dove a poco a poco le testimonianze dirette sono venute a mancare. E per questo stesso motivo anche l’ANPI a Senago ha subito, in questi ultimi anni, un percorso al declino, cadendo per molto tempo nel silenzio.

Ma da alcuni mesi l’ANPI di Senago si è ricostituita ed è partita proprio dal progetto scuole. In questi giorni, che cadono appena prima del 25 aprile, nelle classi quinte del primo circolo di Senago, che ha aderito al progetto proposto dai volontari ANPI, si è parlato di COSTITUZIONE. Ai ragazzi ed alle ragazze è stato presentato un gioco con cui si voleva trasmettere il valore della nostra costituzione, fondata dai padri partigiani, passando poi da un racconto di Rodari che vuole cogliere, nella solidarietà e nell’umanità del vivere in comune, un aspetto fondamentale che l’esperienza partigiana voleva lasciarci.

Ora so che il messaggio di Martin Elia non è stato vano e so che stiamo facendo quello che la nostra martoriata nazione ha assoluto bisogno: RICORDARE!

Ricordare chi eravamo, come eravamo e come vivevamo. Ricordare ciò che di atroce ha fatto il fascismo, raccontato senza l’intervento del revisionismo storico che tutto capovolge, ma affidandosi al racconto dei ricordi di chi ha vissuto, di chi, a fronte delle atrocità del fascismo, ha deciso di dedicare la propria vita a combatterlo.

Sono grato ed onorato quindi di aver conosciuto “il Partigiano Martin Elia” e di aver contribuito, nel mio piccolo come semplice iscritto all’ANPI di Senago, a portare avanti il suo messaggio.

Ringrazio tutto l’ANPI di Senago che si è prodigato a realizzare questo meraviglioso progetto. Oro so che il futuro potrà essere un po’ migliore perchè lo stiamo affidando nelle mani delle future generazioni nel modo migliore.

Stefano Palazzolo

Vita, agonia e morte di un partito mai nato

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Dal Pds di Occhetto al Pd di Bersani, passando per i Ds di D’Alema, Veltroni, Fassino e parentesi breve dell’ex Ppi Franceschini

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Da vent’anni a questa parte un uomo solo torreggia alla guida del centrodestra. Dall’altra parte, invece, il turn over dei segretari è stato vertiginoso, e ciascuno ha aggiunto la sua pietra o pietruzza al monumento funebre di quello che oggi si chiama Pd.

Il primo fu Achille Occhetto però non se lo ricorda nessuno: in un rigurgito di soviettismo reale ne hanno cancellato anche la memoria. Pur di eliminare ogni pur minima traccia del suo passaggio terreno, nel febbraio 1998 cambiarono persino il nome del partito che aveva fondato sette anni tondi prima. Modifica chirurgica e mirata: eliminarono la «P» dal Pds e tutto quel che potesse ricordare il fondatore. Punto. Democratici sì, ma con quel tanto di moscovita che non guasta.

Occhetto era un di quei tipi che non sanno dove andare però ci vanno. A gente così capita di cambiare idea a ripetizione e il segretario-fondatore si guadagnò per questo l’epiteto di «ondivago». Non che fosse immeritato, ma confrontato a quelli che l’hanno seguito era un modello di tetragona coerenza.

Più che una strategia aveva in mente una visione, oltretutto tra le più fumose. Parlava di «carovane» invece di pensare alle alleanze. Profetizzava tremolanti orizzonti invece di mettersi lì a fare la conta dei voti e delle convenienze. Fu il primo, ma non l’ultimo, a rimanere vittime delle sue stesse certezze: covintissimo di avere già in tasca la vittoria nelle elezioni del 1994 e non si preoccupò più che tanto di ramazzare consensi con una campagna elettorale efficace. Berlusconi lo fece nero in due riprese: la sconfitta nelle politiche di marzo e subito dopo quella nelle europee, che gli affibbiò il colpo di grazia. Lasciò come pensate eredità l’incapacità costitutiva di adottare una linea politica precisa: il primo tra i tanti nodi arrivati al pettine negli ultimi tre giorni di passione e agonia.
Il segretario prossimo venturo, Massimo D’Alema, aspettava solo il momento giusto per sbalzare di sella l’odiatissimo rivale. Poco diplomatico, un secondo dopo i risultati delle europee gli chiari la situazione senza delicatezze: «Sei obsoleto». Lui, Massimino la Volpe, era di tutt’altra tempra. Basta baloccarsi con carovane e visioni profetiche, che la politica è una cosa seria: alleanze, giochi di corridoio, manovre tanto complicate che alla fine ci si perdeva lui stesso. Si liberò di Berlusconi in pochi mesi con metodi che chiamarli discutibili sarebbe un eufemismo, poi però lo nominò padre costituente inventandosi una bicamerale che avrebbe dovuto riscrivere la Carta. S’inventò la candidatura Prodi, lo portò al governo, poi, essendo l’indole quella che è, iniziò a brigare per farlo fuori proprio come aveva fatto con Occhetto. L’uomo è fatto così: uno di quei casi che attengono alla patologia più che alla politica.
Centrò l’obiettivo anche stavolta. Conquistò palazzo Chigi e ci passò un annetto e mezzo. Giusto il tempo di scaricare un po’ di bombe sulla ex Jugoslavia e condannare così il suo partito a certa sconfitta prima nelle Regionali del 2000, che gli costarono il governo, e l’anno dopo anche nelle politiche.

Tra tutte le eredità venefiche che ogni segretario ha lasciato al partito, la sua è di gran lunga la peggiore: la politica come intrigo e spregiudicatezza camuffata da paroloni altisonanti. Un flagello.

Mentre la volpe bombardava sia la Serbia che il centrosinistra da palazzo Chigi, al suo posto subentrava l’amico-nemico di sempre, il gemello diverso Walterino Veltroni. Aveva in mente lo stesso identico modello, una sinistra di destra, ma tutt’altro stile: quintalate di melassa pura, di quella che ti fa capire perché i cattivi di solito mettono meno paura dei buoni e cultura varia disseminata un po’ alla ‘ndo cojo cojo, come si dice a Roma. La differenza tra lui e l’eterno rivale era questione di facciata, se non per la capacità del nuovo segretario di cadere sempre e comunque in piedi. Mentre il suo partito correva come un treno ad alta velocità verso la tranvata elettorale del 2001 il pilota saltò giù all’ultimo secondo per andare a fare il sindaco di Roma. Impagabile.

Però al peggio non c’è mai fine, così nel 2001 l’ambito scettro passò nelle scheletriche mani di Piero Fassino, quello che quando parla un dirigente Fiat va in deliquio per default. Della sua segreteria si ricorda poco: giusto le crisi isteriche, peraltro frequentissime e una telefonata con una banca per argomento che gli costò qualche milione di voti. Evviva, abbiamo una banca! Per il resto fece un onesto sforzo per rendere i Ds moderni, cioè pronti a vendersi mamma, nonni e amato micio in nome della compatibilità. Il dirigente che ogni salariato e precario incontra quando dorme. Si chiamano incubi.

Tra una sbraitata e l’altra, l’adoratore del Lingotto portò i Ds all’appuntamento con la fondazione del partito numero 3, il Pd, poi passò la guida al redivivo Walterino, che accetto giusto per senso di responsabilità: «Volevo andare in Africa a fare il missionario, ma se la patria chiama…».

Appena insediato il risegretario iniziò a mitragliare il governo Prodi, che aveva fretta di tornare al voto. Per sostanziare la sua bizzarra teoria sociale piazzò come capolista nel Veneto Massimo Calearo, industriale dai denti a sciabola, uno che Forza Italia ce l’aveva nel cuore e, dicono, persino nella suoneria del telefonino. Scaricò la sinistra, che ci mise del suo per identica miopia, scoprì la «vocazione maggioritaria», grazie alla quale consegnò al Berlusca una maggioranza mai vista nella storia patria. Un geniaccio.
L’ultimo segretario Bersani il Crocefisso, ha commesso errori a valanga e chi mai lo negherà? Ma se avesse vicino un avvocato difensore invece che solo avvoltoi otterrebbe facilmente le attenuanti. Il Partito che ha ereditato dai suddetti gentiluomini era quello che era. Le corde che lo stanno strangolando erano state tese da quindici anni e da sei segreterie (senza contare la segreteria pro-tempore Franceschini, la più anonima e forse la meno dannosa). Non è stato capace di raddrizzare la barra. Non ci ha nemmeno saputo provare. Però non era facile. Forse non era possibile.

21/04/2013 15:27 | POLITICAITALIA | Fonte: il manifesto | Autore: Andrea Colombo (Da controlacrisi.org)

La REPUBBLICA è FINITA!

Oggi non è finita la prima o la seconda repubblica,

LA REPUBBLICA E’ FINITA!

ORA SERVE UN NUOVO

25 APRILE!

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Lettera ai leghisti che non (?) vogliono le vasche a Senago

“Cari leghisti“,

molti ricordano bene il vostro “NO” alle vasche di laminazione sul nostro territorio.

Adesso è il momento che lo ricordi anche il vostro capo, Maroni, che oggi è governatore della Lombardia e dei cittadini di Senago che rifiutano le vasche.

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Richiesta del censimento edilizio: prosegue la raccolta di firme

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SinistraSenago, di cui fanno parte il Partito della Rifondazione Comunista, il Partito dei Comunisti Italiani e Senago Bene Comune, prosegue la raccolta di firme in calce alla petizione che chiede un censimento edilizio a Senago.

L’iniziativa è nata in seguito allo stimolo del Movimento 5 Stelle che per primo, a Senago, ha iniziato a raccogliere le firme per chiedere la sospensione del PGT e l’organizzazione di un censimento urbanistico che permetterebbe di conoscere quali siano gli immobili sfitti e inutilizzati.

SinistraSenago ha risposto positivamente all’iniziativa del M5S ed ha iniziato una sua campagna di raccolta firme in calce ad una propria petizione, parallela a quella dei pentastellati.

La campagna di SinistraSenago prosegue con il seguente calendario:

Lunedì 15/4 dalle ore 9 alle ore 12.30 p.zza A.Moro (mercato) Sabato 20/4 dalle ore 9 alle ore 12.30 p.zza C. Marx Sabato 27/4 dalle ore 9 alle ore 12.30 p.zza Formentano (poste) Lunedì 29/4 dalle ore 9 alle ore 12.30 p.zza A. Moro (mercato).

Ci vediamo in città!