La piazza è di tutti (se hai gli spalloni giusti è tutta tua)

phpThumb_generated_thumbnailUna bellissima giornata, tanta e tanta gente. Così si presentava la piazza del 25 Aprile a Milano, una festa della democrazia, l’ennesimo sentito proclama della liberazione.

Un corte composto, rumoroso e colorato, ha sfilato per il centro cittadino unendosi in un unico coro, contro ogni forma di razzismo, contro il fascismo.

Anch’io c’ero. Ho scelto di camminare sotto lo striscione dell’ANPI di Milano, gente eterogenea, seria, carica, che segue il lento corteo a fisarmonica. Siamo in tanti alla manifestazione e la colonna fatica a mantenere un passo costante. E’ piacevole comunque soffermarsi a guardare il limpido cielo che, ma mano che passa il tempo, si stratifica leggermente di nubi, le stesse che stanno ancor oggi facendo cadere acqua a catinelle, sul quale si stagliano le bandiere dei movimenti presenti.

Ad un tratto, mentre sono assorto a guardare verso la testa del corteo, mi sento spingere … “largo largo … fate largo” … non faccio a tempo a girarmi ed un nugolo di persone mi travolge. Due spalloni (taglia XXL) mi scantonano a suon di gomitate e tra loro un nanetto tutto incerato di fronte alle telecamere mi scorre a fianco a passo sostenuto superandomi e facendo spostare tutto il corteo.

“Eccolo, è Vendola”, urla qualcuno, “il solito Pirla” commento io prima di riconoscerlo. Era proprio Vendola, con la sua scorta, venuto a cogliere il suo momento di gloria, fregandosene del lento scorrere del corteo, è venuto ad imporre la sua visione politica di questa festa. Ha sfidato il corteo ed imposto la sua notorietà, dimenticandosi, come la gente che l’applaudiva, che lui ha fatto dell’alleanza col PD la sua ragione di esistere, lo stesso PD cheoggi ha fatto il governo con il PDL e con MONTI.

Il politico di professione è così, forse nemmeno sa. O fa finta di non sapere. Sanno invece molto bene i suoi spalloni, da lui assoldati; sanno bene come farsi largo tra la folla, tra la gente comune, pronti a scantonare chiunque intralci il suo passaggio. Sanno bene come guidarlo e come fargli strada impedendogli ogni intralcio.

La stessa Boldrini, vera emanazione di Vendola, ultima a parlare dal palco delle “autorità”, forse non sa bene ciò che dice, ciò che gli hanno scritto. Si scaglia, con la retorica di rito, a favore del diritto al lavoro: “c’è bisogno di lavoro in Italia”, dice la neo presidente della camera.

Tutti quelli che erano in piazza ne erano già consapevoli “del bisogno di lavoro”, ma loro non volevano sentirselo dire, volevano risposte. Lo sapevano già i lavoratori licenziati del San Raffaele, lì presenti di fronte al palco e rimasti inascoltati, IGNORATI. Forse la presidente della camera doveva proclamare almeno l’intenzione di portare avanti qualche azione concreta in transatlantico; qualche promessa legata almeno ad una buona intenzione. No. “Abbiamo bisogno di lavoro”, ribadisce la Boldrini, imperterrita.

“Grazie, ‘mo aspetta che prendo nota”, risponde la piazza, come diceva Troisi.

Lo scollamento della politica dalla realtà del paese è sempre più largo e le pesanti parole di Alemanno, premurose ed accurate, emanate appena dopo l’attentato di ieri ai poveri militi, proni al servizio della “patria”, son tutte lì a dimostrarlo, con il loro assoluto peso e discostamento dalla realtà.

Mai prima d’ora la politica è stata così lontana dalla gente. Forse siamo davvero in emergenza e la risposta non è quella di chiudersi nelle auto blindate o tra due spalloni (taglia XXL), come sta già accadendo. Ricordatevi Alemanno, Vendola, Boldrini …..

 

 

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