Archivi del mese: maggio 2013

OMAGGIO A FRANCA RAME

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Franca Rame: a lasciarci è una straordinaria figura di artista, di intellettuale, una donna di eccezionale ricchezza interiore e generosità.
Lo testimonio di persona, per le mille battaglie condotte e vissute insieme, con lei e Dario Fo. Dalle prove di ‘Mistero buffo’ nell’aula magna dell’Università Statale di Milano (1969), alla lotta per impedire l’installazione di centrali elettronucleari in Lombardia, dall’indimenticabile viaggio in Cina nel 1975 ai comizi tenuti insieme all’Alfa Romeo di Arese, dal suo sostegno a Democrazia Proletaria negli anni Ottanta all’impegno contro gli OGM per l’agroalimentare di qualità.
Con la sua intelligenza e bellezza avrebbe potuto facilmente porsi sopra le righe. E’ sempre rimasta, invece, vicino agli umili e ai bisognosi di riscatto. Con una tensione continua alla ricerca, a stabilire contatti, a costruire ponti di vicinanza e cambiamento. Grazie, Franca, per essere stata una bellissima e grandissima donna. E grazie per l’esempio di vita che ci consegni.
Mario Capanna Presidente Fondazione Diritti Genetici

30/05/2013 09:46 | ALTROITALIA | Fonte: pagina fb di Mario Capanna | Autore: Mario Capanna                                                   (Da controlacisi.org)

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Da Bologna riparte la lotta per la scuola pubblica

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di Francesco Locantore

Il referendum consultivo di Bologna ha avuto un risultato netto e incontrovertibile: l’opzione A, quella per cui il comune dovrebbe smettere di finanziare le scuole dell’infanzia private, ha ottenuto il 59% dei consensi (oltre 50mila voti), contro il 41% (circa 35mila voti) dell’opzione B, secondo cui il comune dovrebbe continuare a spendere circa un milione di euro l’anno per gli asili privati parificati.

Il fronte dei perdenti è molto vasto, tutti i partiti che sostengono il governo Letta (nonché la Lega Nord) si erano schierati per l’opzione B, in particolare si era esposto il Partito Democratico, storicamente al governo della città. Il sindaco Virginio Merola, eletto nel 2011 con una coalizione di centrosinistra che comprende PD, Sel, Federazione della Sinistra, IdV e socialisti riformisti, si è espresso fortemente per l’opzione B, invitando i cittadini a non disertare le urne, ma anzi a confermare esplicitamente l’orientamento tenuto dalla giunta comunale. Sel e il Prc si sono dissociati dall’orientamento del sindaco che pure avevano contribuito ad eleggere e – nel caso di Sel – che continua a sostenere in consiglio comunale e nella giunta cittadina. A dare man forte al PD sono scesi in campo intellettuali come il professor Zamagni e politici del calibro di Romano Prodi, fresco di bocciatura dall’elezione a presidente della Repubblica, oltre che i poteri forti della Confindustria, la Cisl, la Fism – federazione delle scuole materne (sic!) cattoliche – la compagnia delle Opere, la curia e lo stesso Papa Francesco, che ci ha tenuto a sottolineare il ruolo educativo delle scuole cattoliche e a rivendicarne un adeguato riconoscimento.

La Flc-Cgil ha sostenuto la campagna per l’opzione A, ma la Camusso ci ha tenuto a non contrariare il Partito Democratico non schierando tutta la Cgil a sostegno di una battaglia di democrazia e di civiltà. Non c’è da stupirsi che il Partito Democratico sia stato tra i sostenitori più convinti del finanziamento alle scuole private. La legge sulla parità scolastica (legge 62 del 2000) fu una proposta del governo D’Alema, ma già nel 1998 il ministro dell’istruzione Luigi Berlinguer aveva superato il tabù costituzionale del finanziamento alle scuole private, al fine di sperimentare il sistema dell’autonomia scolastica. Praticamente dovunque amministra, il PD finanzia le scuole private cattoliche. A Roma, dove la situazione delle famiglie che non riescono a trovare posti negli asili pubblici statali e comunali è ben più grave di quella bolognese (il Coordinamento delle scuole di Roma sta conducendo un’inchiesta proprio in queste settimane), i finanziamenti alle strutture private sono cominciati ben prima di Alemanno, con le amministrazioni di Rutelli e Veltroni.

I perdenti hanno sottolineato il dato dello scarso afflusso alle urne, e con loro la stampa e i mezzi di comunicazione asserviti (leggi l’articolo di Antonio Moscato). La disaffezione al voto è una tendenza generale in questo periodo storico, e non stupisce che riguardi non solo le consultazioni politiche ma anche i referendum, visto che la volontà dei cittadini viene sistematicamente disattesa dalle istituzioni politiche, come è ancora oggi per quanto riguarda la ripubblicizzazione del servizio idrico. Tanto più che il referendum di Bologna aveva una valenza solo consultiva, non potendo abrogare direttamente le norme che consentono il finanziamento delle scuole private. Il sindaco infatti non ha tardato a dichiarare che non terrà conto della volontà popolare, sostenendo ipocritamente che chi non ha votato sarebbe favorevole alla prosecuzione dei finanziamenti agli asili privati. Del resto lo aveva già fatto il sindaco Walter Vitali nel 1997, eludendo la volontà popolare che si era pronunciata per lo stop alla privatizzazione delle farmacie comunali, con una partecipazione al voto anche superiore a quella di domenica scorsa. Inoltre si consideri il fatto che la questione sottoposta a consultazione riguardava direttamente molti meno cittadini di quelli che si sono recati alle urne, e molti non sono riusciti a percepire la portata generale della battaglia per la scuola pubblica, disorientati anche dall’orientamento delle organizzazioni maggioritarie della sinistra.

Chi vince è invece il comitato Articolo 33, nato dall’iniziativa di alcuni cittadini, dopo aver scoperto che mentre ai loro figli era negato l’accesso alle scuole dell’infanzia comunali e statali per mancanza di posti, il comune spendeva oltre un milione di euro l’anno per finanziare le scuole dell’infanzia private (quasi tutte cattoliche). Con quei soldi si sarebbero potuti aumentare i posti nelle strutture pubbliche, laiche e gratuite, anziché costringere le famiglie a pagare le rette e a dover affidare i propri figli ad una educazione impostata su valori non necessariamente condivisi. Il Re è nudo! La Costituzione è stata aggirata dalla legge sulla parità, che definisce “pubbliche” anche le scuole non statali, e dai discorsi dei politici come Francesca Puglisi, responsabile scuola del PD, che difende i finanziamenti alle scuole private perché accolgono bambini e studenti che altrimenti rimarrebbero fuori. E se invece di tagliare i fondi alla scuola pubblica statale le si restituissero i soldi che le sono stati sottratti in questi anni? Il referendum bolognese ha indicato una strada che non riguarda solo Bologna, né solo le scuole dell’infanzia.

Non è che l’inizio, si diceva nel maggio francese. La vittoria di Bologna apre una battaglia impegnativa anziché chiudere la questione della privatizzazione della scuola. Anche nella stessa Bologna i cittadini che hanno votato per l’opzione A devono essere ben coscienti che non sarà bastato recarsi alle urne per ottenere i propri diritti. Tuttavia la questione riguarda non solo Bologna, è necessario abrogare la legge 62/2000 e invertire la tendenza alla dismissione e alla privatizzazione della scuola pubblica. Non è un caso che la scuola pubblica venga tagliata e ridotta in condizioni pietose, mentre contemporaneamente si continua a finanziare in modo sempre più cospicuo le scuole private. Si vuole arrivare a mettere sul mercato il diritto all’istruzione, differenziando una scuola pubblica in cui i figli delle lavoratrici e dei lavoratori vengono parcheggiati per qualche ora al mattino, nel migliore dei casi ottengono un’istruzione di base, mentre chi può permettersi un’istruzione degna di questo nome deve rivolgersi agli istituti privati. Ad oggi le scuole private sono per lo più diplomifici per garantire un titolo a chi può comprarlo, ma potrebbero diventare un’alternativa di mercato nel fornire un’istruzione di qualità, anche se priva del pluralismo che caratterizza l’istruzione pubblica.

L’attacco e il tentativo di divisione dei docenti va pure in questa direzione. Già oggi chi lavora nelle scuole private lo fa in condizioni di supersfruttamento, spesso con contratti non regolari, pur di acquisire punteggio per poter insegnare domani nella scuola pubblica. Domani però i docenti potrebbero essere differenziati anche nella scuola pubblica in base al “merito”, cioè in base ai risultati dei propri alunni nei quiz dell’Invalsi, in base al gradimento del dirigente scolastico o di una commissione di valutazione da lui presieduta, in base al numero di ore di lezione frontale, come già oggi ripropone il PD, in base alla “qualità” della scuola in cui si trovano ad insegnare, cioè a quanto possono permettersi di pagare gli utenti della scuola stessa. Il mancato rinnovo del contratto nazionale della scuola, il congelamento degli scatti di anzianità, la dismissione delle graduatorie dei precari, stanno preparando il terreno ad una concezione privatistica del lavoro docente e all’individualizzazione del rapporto contrattuale. La privatizzazione del sistema dell’istruzione comporta la possibilità per ogni scuola di scegliersi i propri insegnanti, in base al proprio indirizzo formativo e culturale, e alla propria capacità di spendere. Questo era l’intento del disegno di legge Aprea, prima modificato, poi abbandonato nella scorsa legislatura, grazie alle lotte di studenti e lavoratori.

L’articolo 33 della Costituzione prevede che i privati possano istituire scuole senza oneri per lo Stato, mentre è lo Stato che deve istituire scuole di ogni ordine e grado in modo da garantire a tutti i cittadini il diritto a raggiungere i massimi gradi dell’istruzione. Questo è un diritto che, sebbene scritto nella carta costituzionale, in Italia è ancora tutto da conquistare. Il movimento delle scuole dell’autunno scorso ha frenato momentaneamente i progetti privatistici del governo Monti. Non c’è da ritenere che il governo Letta abbia un indirizzo diverso in merito, visto che la stessa ministra Carrozza si era espressa per l’opzione B. Il reinvestimento massiccio di risorse sulla scuola pubblica statale cozza contro i diktat del Fiscal Compact e dell’austerità europea, di cui questo stesso governo è promotore. E’ necessario quindi che il movimento per la scuola pubblica si prepari a fronteggiare ulteriori attacchi e ulteriori tagli nei prossimi mesi, a partire da quelli condotti contro chi lavora e insegna nelle scuole pubbliche statali, contro gli studenti che sono sottomessi a ridicoli quiz invece di avere garantita una formazione critica e pluralista.

Il risultato di Bologna restituisce il coraggio di resistere all’ondata liberista, ci dice ancora una volta che è possibile vincere con la partecipazione diretta di migliaia di cittadini e lavoratori. La battaglia per la scuola pubblica continua…

Da:

sincri | 29 maggio 2013 alle 13:29 |

Via d’Acqua: no ad un’opera artificiale costosissima, invia anche tu una mail!

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Con EXPO 2015 è prevista la realizzazione ad ovest di Milano di una Via d’Acqua: un’opera costosissima e ampiamente discussa. Poco naturalistica e molto artificiale, occuperà suolo attualmente agricolo e sconvolgerà il sistema irriguo storico e i parchi attuali. Molte associazioni e cittadini chiedono di rivedere il progetto scegliendo soluzioni alternative.

Per questo vi chiediamo di partecipare all’appello di “Salviamo il Paesaggio” via mail per chiedere che l’opera NON venga realizzata, risparmiando così 98 MILIONI di denaro pubblico e salvando i parchi e il verde pubblico dall’ennesima devastazione.

Se il pulsante non funziona puoi inviare la mail seguendo le istruzioni qui di seguito:

Destinatari della mail (inserire tutti gli indirizzi nel campo “destinatario”, separati da punto e virgola):

sindaco.pisapia@comune.milano.it
basilio.rizzo@comune.milano.it
vicesindaco.decesaris@comune.milano.it
assessore.maran@comune.milano.it
assessore.majorino@comune.milano.it
assessore.granelli@comune.milano.it
assessore.dalfonso@comune.milano.it
assessore.benelli@comune.milano.it
assessore.tajani@comune.milano.it
assessore.bisconti@comune.milano.it
assessore.rozza@comune.milano.it

Oggetto: NO ALLA VIA D’ACQUA!

Testo del messaggio:

La via d’acqua è ormai considerata da esperti, associazioni e cittadini  una grande opera  inutile, disastrosa perché distrugge i tracciati dei fontanili storici per l’irrigazione e danneggia gravemente i parchi ed il verde pubblico (il parco Pertini nel quartiere gallaratese, il parco di Trenno, il Bosco in città, il parco delle Cave). Un’opera con un costo esorbitante ed ingiustificato, 89 milioni di euro,  che sperpera soldi pubblici. Chiediamo che l’opera venga annullata o si scelga una delle  alternative  suggerite dagli esperti e dalle associazioni.

Cordiali saluti,

Firma ….

LEGA, PD, SEL, PDL … tutti uniti contro le vasche, ma nessuno di loro le vuole fermare.

novascheNO alle VASCHE di LAMINAZIONE e NO all’ALLARGAMENTO del CANALE SCOLMATORE!

La soluzione può essere solo politica.

Escano allora allo scoperto coloro che sono venuti a Senago, in campagna elettorale, a dire no alle vasche di laminazione e risolvano politicamente il problema:

Bobo MARONI che è venuto da noi due volte a dire no alle vasche portato dalla LEGA e che come presidente della Regione può ora per davvero fermare immediatamente l’insulso progetto;

Franco MIRABELLI , ora Parlamentare del PD al governo della nazione assieme al PDL, e venuto a Senago per sostenere la maggioranza che ora governa la nostra città e che dice all’unisono no vasche;

Niki VENDOLA, che porta il suo nome sulla bandiera del partito (Sinistra Ecologia e Libertà) del Sindaco FOIS che ha fatto eleggere, anch’egli calatosi in piazza tricolore a dire no vasche

– non ultimo il PDL che governa con la LEGA e il PD per strade diverse, ma che in campagna elettorale non ha mancato di portare gli uomini di Berlusconi a Senago a dire no vasche

Avete uomini chiave, che possono fermare il progetto, in tutti i livelli istituzionali, basta volerlo!

Basta retorica, calate le maschere. Non fate finta. Se siete coerenti e volete il bene della vostra città dite ai vostri capi di fermare le vasche e qualsiasi allargamento del canale scolmatore!

Loro lo possono fare se voi glielo dite! Le loro scelte sono le vostre. La loro responsabilità è la vostra!

“Troppo cemento” – anche la Provincia boccia il PGT di Senago

doc_VASAnche la Provincia di Milano boccia il PGT di Senago formulato e proposto dalla giunta Fois e gli intima di rivedere l’incontrollata espansione prevista soprattutto per l’area a sud della città.

In una comunicazione tecnica, avente per oggetto “Conferenza VAS del documento di Piano del PGT, Comune di Senago”, la Provincia di Milano presenta le proprie osservazioni e bacchetta il Comune di Senago per non aver pensato al corridoio ecologico e per aver previsto, proprio in quel territorio, una forte espansione edilizia, giudicata critica per la già elevata desità abitativa del nostro territorio e per le poche aree verdi rimaste.

La nota tecnica non manca di sollevare ampi dubbi circa la mancanza di valutazioni coordinate con altri enti sovra ed extra comunali, in una parvenza di isolazionismo inopportuno, viste le recenti direttive sia Regionali che Provinciali che invitano alla partecipazione sempre più ampia.

Di seguito uno stralcio del documento inviato dalla Provincia al Comune di Senago dove si accenna al problema del “consumo di suolo” (clicca sull’immagine per ingrandirla).

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Cliccare sul link seguente per leggere tutto il documento inviato dalla Provincia.

 Conferenza VAS del Documento di Piano del PGT – Comune di Senago (.pdf)

OGGI I METALMECCANICI !!

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OGGI I METALMECCANICI

 

La manifestazione di oggi della Fiom a Roma ricorda finalmente a tutti l’esistenza dell’oppressione di classe, dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, della violenza del sistema del profitto che nega diritti e distrugge vite e natura.

I lavoratori metalmeccanici, come altre volte in momenti decisivi della storia del nostro paese, hanno detto una parola di verita’, indicato un obiettivo di giustizia e liberta’, condotto una lotta per il bene comune, convocato tutte e tutti a resistere alla violenza di un sistema di potere iniquo, rapace, criminale.

Che il lavoro non sia schiavitu’ ma diritto.

Che la produzione serva al benessere dell’umanita’ e non alla sua oppressione, alla sua alienazione, al suo annichilimento.

Che l’economia si saldi all’ecologia e all’affermazione dei diritti umani di tutti gli esseri umani.

Che la repubblica sia realmente tale, e quindi l’ordinamento giuridico e i suoi organi di governo e la pubblica amministrazione non siano piu’ la maschera e il feudo del comitato d’affari degli sfruttatori, dei rapinatori.

I ricchi rapinatori non hanno mai cessato di condurre la loro feroce lotta di classe contro le loro vittime, che costituiscono la quasi totalita’ dell’umanita’. E’ tempo che le vittime dell’oppressione si riconoscano come tali, si organizzino, entrino nella lotta per liberare se stesse e liberando se stesse liberino l’umanita’ tutta.

La sinistra e’ questa organizzazione e questa lotta delle oppresse e degli oppressi, delle sfruttate e degli sfruttati, dell’umanita’ umiliata e offesa; e’ questa organizzazione e questa lotta dell’emancipazione e del riscatto comune, della solidarieta’ e della liberazione comune; oppure non e’ nulla.

La sinistra oggi necessaria: internazionalista, dei diritti umani di tutti gli esseri umani, della difesa della biosfera casa comune dell’umanita’ intera.

La sinistra oggi necessaria: ecologista e femminista, socialista e libertaria, per l’eguaglianza di diritti e la pluralita’ delle identita’, per la pace e la giustizia: in una parola, nonviolenta. Ovvero in lotta contro tutte le violenze e le menzogne, contro tutte le oppressioni e le vilta’.

La manifestazione dei metalmeccanici chiama l’intero popolo italiano alla presa di coscienza e all’impegno.

 

Il “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo

 

Viterbo, 18 maggio 2013

 

Mittente: “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani” di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: nbawac@tin.it e centropacevt@gmail.com , web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

 

Petizione popolare sul PGT di Senago “SALVIAMO IL PAESAGGIO”: abbiamo consegnato le vostre firme!

petizia

La raccolta delle firme per la PETIZIONE è stata completata e la scorsa settimana l’abbiamo consegnata al Sindaco del Comune di Senago.

La scorsa settimana, una delegazione di SinistraSenago, Federazione della Sinistra e Senago Bene  Comune, ha consegnato le firme raccolte per presentare la petizioneSALVIAMO IL PAESAGGIO” al Sindaco del nostro Comune.

La raccolta firme chiede di sospendere l’adozione del PGT presentato dalla giunta perchè non rispetta il criterio di consumo zero di suolo.

Chiede quindi di eseguire un censimento degli immobili sfitti col quale riformulare un nuovo PGT sulla base delle reali esigenze che saranno riconosciute, anzichè sulle esigenze dei soliti speculatori del mattone.

Noi crediamo che il nostro territorio sia già saturo di cemento e non più in grado di sopportare altre ingiurie al suolo.

Auspichiamo che la Vostra richiesta sia accolta da un’ampia schiera di consiglieri ed assessori e che con essa diventi possibile costruire una nuova fase politica, che ponga al centro dell’attenzione le richieste della gente e le esigenze del territorio, oramai troppo vicino al collasso per il troppo cemento colato senza pensare al futuro dei nostri figli.

La Vostra battaglia, è la Nostra battaglia. Insieme lotteremo per un mondo più giusto.

Abbiamo già chiesto un incontro al Sindaco per chiedergli cosa vorrà fare della Vostra Petizione. Come sempre vi terremo informati.

SinistraSeango, Federazione della Sinistra e Senago Bene Comune