“Maggioritario sindacale con soglia di sbarramento”

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Accordo rappresentanza, Cremaschi spara a zero: “Maggioritario sindacale con soglia di sbarramento”

“L’accordo è la istituzionalizzazione della austerità nei luoghi di lavoro. In pratica l’accordo istituisce il maggioritario sindacale con soglia di sbarramento”. E’ questa in sintesi l’opinione di Giorgio Cremaschi sull’accordo tra sindacati e Confindustria siglato ieri sulla rappresentanza. Un giudizio fortemente critico e politico che non manca però, in una nota comparsa nel blog di Micromega, di mettere in evidenza alcuni elementi di merito.

Il primo punto di merito sollevato da Cremaschi riguarda il ‘vulnus’ democratico provocato dalla contraddizione tra legge da una parte e accordo tra privati dall’altra. In pratica, il testo nato dal confronto tra sindacati confederali e imprenditori non essendo passato dal Parlamento ha obiettivamente una forza minore dal punto di vista normativo. E questo a cominciare dalla cosiddetta ‘soglia di sbarramento’. “In pratica ‘accordo istituisce il maggioritario sindacale con soglia di sbarramento – sottolinea Cremaschi -. Attenzione, lo sbarramento vero non è quel confuso 5% di rappresentatività che dovrebbe dare accesso al tavolo dei contratti, quello è un trucco per gonzi e giornalisti economici, perché la selezione avviene prima. Infatti fruiscono del diritto alla rappresentanza solo le organizzazioni che sottoscrivono l’accordo impegnandosi al rispetto di tutte le sue parti”. Perché non dare a tutti la possibilità di presentera liste? “Escluso così preventivamente tutto il mondo sindacale che non si riconosce in CGIL, CISL UIL – sottolinea Cremaschi – e ancor di più esclusa ogni nuova rappresentanza del mondo del lavoro, affermato il principio che chi siede al tavolo oggi occupa tutti i posti presenti e futuri, il maggioritario serve a disciplinare ciò che resta di diversità conflittuale, per capirci la FIOM e quelle RSU che ancora organizzano scioperi”.

L’altro elementi di critica è l’esigibilità del referendum, che pure è stato un cavallo di battaglia di tutta l’opposizione in Cgil. Nel testo si parla genericamente di consultazione, tutta ancora da normare. “Sugli accordi decide la stessa maggioranza e – aggiunge Cremaschi – consulta i lavoratori, in modalità certificate da definire. Cioè non necessariamente con il referendum, ma anche con il voto palese registrato in assemblea. Sotto questo aspetto l’accordo è più arretrato del modello Marchionne, che è stato instaurato con il referendum”.

Infine, il diritto di sciopero. Anche qui il testo firmato non fa nessun riferimento all’abolizione del diritto di sciopero in caso di dissenso, ma viene tutto rimandato al contratto nazionale di categoria in cui ci sarà scritto nero su bianco il capitolo delle sanzioni contro chi non si attiene al dettato del contratto di categoria. “I firmatari si impegnano a definire nei contratti “clausole di raffreddamento”, – scrive Cremaschi – cioè inibizione dello sciopero e delle azioni legali. E non esiste clausola di raffreddamento che non preveda sanzioni per chi non la rispetta. Per capirci, se questa intesa fosse stata operativa quando la Fiat impose l’accordo capestro a Pomigliano, la FIOM avrebbe dovuto accettare l’intesa e in cambio sarebbe rimasta al tavolo e avrebbe continuato a godere dei diritti sindacali. Ora la CGIL firma quell’accordo e lo estende a tutto il mondo del lavoro anche per conto della FIOM”.

Ora la parola passa alla Fiom, sul cui profilo categoriale questo accordo sembra essere ritagliato nel tentativo di neutralizzare le contrarietà, e all’opposizione interna alla Cgil.

01/06/2013 13:55 | LAVOROITALIA | Autore: fabio sebastiani

(Da ControLaCrisi. org)

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