Archivi del mese: settembre 2013

Il 22 settembre torniamo a manifestare CONTRO LA PEDEMONTANA!

volfront1Partecipiamo tutte e tutti alla manifestazione che si terrà a Desio domenica 22 settembre 2013 contro la Pedemontana, le autostrade inutili e dannose, per il rilancio del trasporto pubblico e della mobilità sostenibile.
Il concentramento è previsto alle ore 14.30 in piazza Carendon.
Cliccando qui trovi tutti i dettagli e il volantino.
La manifestazione vede comitati e associazioni unite su un’ unica piattaforma; in particolare si chiede lo stop alla realizzazione della Pedemontana e la messa in sicurezza dei territori inquinati dalla diossina.
È importantissimo che questa mobilitazione riesca.
Invitiamo quindi a condividere e diffondere il più possibile il volantino allegato e a darne notizia a tutti i tuoi contatti.
FERMARLA E’ POSSIBILE!
Ci vediamo a Desio il 22 settembre!

Annunci

Senago, nominato il nuovo Assessore: Luca Palazzolo

Finalmente, dopo le lunghe e dannose attese dovute probabilmente all’impiego del noto manuale Cencelli, la Giunta Comunale di Senago ha un nuovo Assessore che sostituisce la dimissionaria Micaela Curcio: Luca Palazzolo, con delega alle POLITICHE AMBIENTALI, PARTECIPAZIONE E COMUNICAZIONE, CULTURA, SPORT E POLITICHE GIOVANILI.

Apprezziamo la scelta del PD di aver coraggiosamente proposto il più giovane assessore della storia di Senago. Credere nei giovani e dare loro in mano la chiave per costruire il proprio futuro ed il futuro di questo paese è oramai un atto dovuto, ed il gruppo dirigente del PD lo ha fatto proprio. Un gesto importante ed auspicato che apre le porte alla speranza di un futuro migliore, costruito da chi il futuro lo può pensare e vedere. Un gesto tutto da emulare.

Oltre al nuovo assessore sono state riviste anche alcune deleghe e soprattutto, più importante, è stata istituita la delega per le POLITICHE DEL LAVORO. Un passo necessario, soprattutto in questa drammatica fase che stiamo attraversando. Avevamo offerto noi l’idea al Sindaco durante un recente incontro e siamo fieri che l’abbia accolta nella forma in cui l’avevamo proposta.

Auspichiamo ora una fattiva collaborazione con la nuova Giunta, in particolare per quanto concerne le politiche del lavoro.

Abbiamo invece qualche riserva di giudizio riguardo le scelte di dividere pubblica istruzione dalla cultura, affidate a due diversi assessori. Forse, in un momento così difficile per la scuola, far convergere e far coincidere la gestione delle due funzioni sarebbe stato di grande aiuto soprattutto dal punto di vista delle sinergie. Anche perchè non c’è istruzione senza cultura nè cultura senza istruzione.

Senago: Sindaco e Giunta bocciano la petizione sul censimento degli immobili sfitti.

20120313_censimentoGentile Sindaco, gentile Giunta comunale di Senago,

leggiamo con grande stupore ed infinito rammarico le motivazioni che hanno portato al vostro diniego e rigetto delle richieste contenute nella petizione popolare a voi inviata e protocollata fin dal mese di maggio 2013.

A parte il ritardo con cui avete risposto,  in evidente violazione delle regole democratiche sancite nello Statuto e nel regolamento del Comune di Senago, che obbligano il Sindaco a rispondere entro 30 giorni  a istanze e petizioni, e nonostante le nostre varie sollecitazioni, ciò che ci lascia veramente allibiti è quella che intendiamo, nella vostra risposta, una precisa scelta politica atta a sottovalutare e trascurare il problema del consumo di suolo, divenuto per altro agenda politica nazionale.

Una scelta precisa, che ben s’identifica nelle scuse con le quali ritenete di non voler affrontare il tema adducendone la causa alla mancanza di tempo, quando invece avete avuto più di un anno a disposizione. Ricordiamo infatti che la petizione è stata la conseguenza della vostra mancanza di risposta alle istanze presentate sullo stesso tema dal movimento “Salviamo il paesaggio” già a marzo del 2012, che per primo vi chiedeva di attuare il censimenti edilizio in oggetto, e quindi la mancanza di risposta alle nostre stesse istanze di sollecito presentatevi a settembre del 2012.

Un silenzio assordante il vostro, che più di ogni altra cosa descrive la volontà, tutta politica, di portare a compimento il PGT in corso orientandolo e centrandolo su nuovo consumo di suolo. Curioso poi che nella vostra risposta diate per assodate alcune decisioni del PGT, documento tutto ancora da adottare ed approvare, quasi come se non fosse prevista la fase di ascolto dei cittadini, con conseguenti modifiche al PGT stesso.

Ecco perchè nella petizione, oltre alla richiesta di eseguire il censimento, chiedevamo anche di aspettare a pubblicare il PGT fino a che fosse stato integrato con le risultanze dell’importante documento di raccolta dati sul censimento degli immobili che ora dichiarate di non voler fare. Un documento peraltro semplice e facilmente acquisibile con molti dati già a disposizione degli uffici comunali. Un documento che si può realizzare in nemmeno mezza giornata, come disse l’Assessore Campagner durante l’incontro che abbiamo avuto proprio per sollecitare la questione. Ed invece è prevalsa in voi la scelta di non farlo, citando il PGT in arrivo come il migliore possibile e che prevede il minor consumo di suolo, tralasciando nelle parole il fatto che sono invece previsti nuovi insediamenti che occuperanno ettari di suolo vergine.

Tutto questo è per noi inaccettabile, soprattutto perchè viene perpetuato da una giunta di cetrosinistra che crediamo essere, per dna politico, più vicina alle esigenze ambientali e soprattutto alle richieste dei cittadini.

Gli amanti del cemento hanno forse vinto, ma la scelta politica che la Giunta sta per attuare, se confermato nel PGT finale, la porterà di fronte al patibolo delle proprie responsabilità.

Noi continueremo a fare la nostra parte, informando, vigilando e lavorando affinchè non prevalga lo scempio del territorio.

Sottolineamo anche che non ci è stata data risposta nemmeno alle osservazioni da noi presentate sulla prima ipotesi pubblica di PGT.

Purtroppo temiamo che a Senago la partecipazione sia vista da molti come una cosa solo da taccuino, e che tutto sia già stato deciso e blindato dalle decisioni di questa maggioranza, nella ricerca di delicati ma instabili equilibri interni, a discapito di una reale condivisione delle scelte coi cittadini.

SinistraSenago

Federazione della Sinistra

Senago Bene Comune

Leggi la risposta alla petizione

Leggi qui la petizione sul censimento del cemento

Val di Susa, siamo alla svolta. Ma quale?

notav

Siamo da tempo abituati all’uso che il potere in Italia fa del concetto di «fatto»: una continua, lenta distorsione di qualunque verità fattuale, in modo da giustificare con una vernice di legalità ogni decisione che vada contro gli interessi della popolazione ed a favore di una delle tante piccole lobby che dal potere e dal denaro pubblico traggono il loro nutrimento da sanguisughe.
La lieve abile menzogna atta a raggiungere lo scopo con una procedura alla vaselina è la più grande eredità che il modo di pensare democristiano ha lasciato all’attuale classe politica.
Non è stato quindi con sorpresa che in questi anni, per quanto riguarda l’alta velocità ferroviaria Torino-Lione, abbiamo visto il gruppetto di potere che ha colonizzato questo grosso affare trovare ogni pretesto per giustificare un’opera notoriamente inutile, dannosa, mal progettata, peggio rabberciata, costosissima e «urgentemente» da effettuare da ben 24 anni: senza che finora si siano scavati null’altro che un paio di centinaia di metri di un tunnel di prova. La Cmc, coop rossa di Ravenna preferita da Bersani con il gotha del Pd in consiglio di amministrazione, la classe dirigente neodemocristiana del Piemonte, dalla Lega fino al Pd stesso, gli ascari piazzati nelle poltrone di governo che sull’opera giocano la loro carriera politica altrimenti anonima, i boiardi di stato e loro portaborse che in giacca e cravatta fanno gli occhi buoni per spiegare come tutto – per il Tav – sia sempre andato alla perfezione, a parte questi pochi, anacronistici oppositori fuori dal tempo e dalla storia.
Non era quasi più il caso di ribattere, e si attendeva che loro stessi annegassero pian piano nel cucchiaino della loro pochezza. Ma ora assistiamo ad un fenomeno nuovo: vediamo brevemente alcuni fatti ed in cosa consiste.
La Procura del capoluogo piemontese dedica assidua attenzione ai «ragazzi Notav», arrestandoli e paventando il grande ritorno del terrorismo anni 70. Alla sua guida, un procuratore onusto di gloria che è impossibile anche solo criticare, avendo esteso Papa Pio IX anche a lui il dogma dell’infallibilità. Uno dei maggiori filosofi italiani, europarlamentare, esercita una sua prerogativa andando a colloquiare con alcuni detenuti: a causa di ciò viene convocato dalla Procura stessa, non certo per spaventarlo, ma per fare quattro amichevoli chiacchere in amicizia, suppongo.
Ma ecco gli ultimi, emblematici, fatti. Uno scrittore molto bravo ribadisce le sue posizioni Notav, e addirittura afferma che sabotare un’opera violenta e mafiosa è una violenza necessaria e giustificabile: per questo viene letteralmente linciato in pubblico, fino ad arrivare all’ovvia denuncia penale intimidatoria ed all’invito al boicottaggio dei suoi libri. Lo zenit, anzi il nadir, lo raggiunge poi il peggiore di tutti i boiardi statali del Tav, presidente di un sedicente Osservatorio dove solo gli «yes-men» sono ammessi: egli proferisce la memorabile dichiarazione: «In Valsusa il terrorismo c’è già, Caselli è troppo prudente». Altre dichiarazioni che assimilano il Notav alla mafia non contano, dato che chi le ha fatte non è nulla. Ma insomma: dàlli all’untore, era in pieno atto la manovra. E puntualmente, il 9 settembre, arriva la pistola fumante: tre betoniere distrutte e altre quattro danneggiate da un incendio in una ditta in Valsusa, che lavora calcestruzzi di vario tipo e porta le sue betoniere anche al cantiere del Tav. La pista da seguire sarebbe normalmente quella delinquenziale: il primo comune del Nord a essere sciolto per mafia, nel 1995, fu Bardonecchia e le denunce sulle infiltrazioni di ‘ndragheta e mafia nei subappalti della Torino-Lione sono state avanzate più volte proprio dallo stesso movimento No Tav: l’attentato suona come uno degli avvertimenti al fronte imprenditoriale favorevole all’opera, per evitare defezioni tra le fila degli imprenditori stessi, come è recentemente avvenuto. In ogni caso, l’assicurazione rifonderà 800.000 euro, in un periodo in cui il mercato delle betoniere è fermo. Senza accuse preconcette, si potrebbe anche indagare la pista del ricorso alla riscossione assicurativa come liquidità per l’impresa.
Nulla di tutto questo. Ad incendiar le betoniere sono stati sicuramente i Notav. La corale degli indignados è già ampiamente partita in ogni sua componente. Lupi e pecorelle ruggiscono insieme come leoni contro il cattivissimo Erri de Luca, «responsabile morale» di questa escalation del terrore.
Qual è la ragione di questa canea scatenata? E’ semplice: il Tav, e la situazione di «ritorno al terrorismo» che viene agitata davanti all’opinione pubblica ha nulla a che fare con la cosa in sé: è uno strumento per attirare l’attenzione su un nuovo giocattolo per discussioni all’happy hour, o la sera davanti alla televisione. La «caccia al Notav» per distrarci dalla guerra, dall’insipienza del governo dinanzi alla crisi economica, dalla disoccupazione, dal crollo delle garanzie sociali, dall’imbarbarimento della nostra società per aumentare il profitto di quattro gatti. Ma democratici e antiterroristicamente legalitari, sia ben inteso.

12/09/2013 11:30 | POLITICAITALIA | Fonte: Il Manifesto | Autore: Massimo Zucchetti

(Da  Controlacrisi.org)

 

Pedemontana e la diossina di Seveso 36 anni dopo

Il fantasma di Seveso torna a farsi vedere e Senago è molto vicina, tanto quanto la pedemontana i cui lavori sono già iniziati.

FERMIAMO LA PEDEMONTANA!

NO TAV e NO VASCHE: ci sono analogie?

kit2La battaglia NO VASCHE a Senago va avanti nonostante tutto apparentemente sembra tacere. Tace la politica di chi governa il paese, tace la politica dei potenti che vogliono le vasche (il governatore della regione Lombardia Roberto Maroni), tace il fronte NO VASCHE che si era costituito a Senago. Eppure il pensiero comune, girando per le vie del nostro paese, è totalmente contrario alla realizzazione della nefasta opera ed è convinto che occorra una forte opposizione qualore le ruspe scendano a Senago, in altre parole secondo la gente di Senago occorre una “Resistenza NO VASCHE”.

Qui corre stretta l’analogia con quanto sta accadendo in Val di Susa, dove la battaglia NO TAV è sempre più importante e viene combattuta ad armi impari da chi vuole la realizzazione di quell’opera, perseguitando con ogni mezzo i manifestanti.

Noi non ci fidiamo delle versioni ufficiali, quelle dei giornali e delle fonti d’informazioni vicine al potere per intenderci, e preferiamo sentire la voce si chi la battaglia la fa davvero, cittadini, sindaci, lavoratori, abitanti della valle.

Vi invitiamo allora a leggere l’articolo seguante direttamente sul sito notav.info per capire cos’è il movimento, com’è nato, cos’ha fatto e cosa sta facendo. Forse questa lettura aiuterà meglio a capire che in questo paese dobbiamo lavorare tutti uniti per riappropriarci dei nostri diritti, dalla NO TAV al NO VASCHE.

——

NO TAV ALCUNI RAGIONAMENTI DURANTE IL CAMMINO…

PARTE 1: L’ATTUALE FASE DI LOTTA NO TAV

Sono passati mesi dalle ultime marce popolari no tav che hanno visto la partecipazione di decine di migliaia di persone. Quello forse è stato uno degli ultimi momenti in cui poter insieme fare il punto della situazione, di persona, lungo il cammino, lungo i sentieri della lotta. Molti hanno seguito da lontano attraverso i media l’evolversi degli eventi, molti sono ritornati in valle di Susa per l’estate no tav e moltissimi valsusini ancora hanno continuato a donare parte del loro tempo e della loro vita a questa lotta, alla loro terra, al nostro futuro. Ma cosa sta accadendo dunque in valle di Susa? Incendi, mostri vestiti di nero, sequestratori di camionisti o peggio terroristi? Oppure cittadini indignati, famiglie no tav, giovani che amano il loro futuro, amministratori che parlano con i cittadini? Basta per descrivere questo groviglio di eventi un termine solo, alto e nobile: Resistenza No Tav. Come ogni movimento di resistenza nasce da un sogno, da un’idea di mondo e di futuro differente dall’attuale. Come ogni movimento di resistenza nasce e cresce da una necessità politica e come lotta politica si pone nella realtà, non per distruggere militarmente un invasore o un nemico ma per respingere, modificare e porre in difficoltà una prospettiva politica come quella si tav sbagliata, devastante e pertanto avversa. Come ogni resistenza va amata, vissuta e sostenuta. Non sempre è bella e piacevole, non sempre è facile da vivere ma senza di essa il futuro è già scritto.

Anni fa, nel lontano 2005 le idee di questo movimento, le migliaia di firme, petizioni, assemblee, riflessioni e richieste in valle di Susa si scontrarono con le ruspe della Polizia e delle ditte interessate al progetto tav Torino Lione. Un popolo uscì di casa, si mise in strada, mise i propri corpi davanti alla propria terra in sua difesa. Non iniziò lì la storia del movimento no tav, lì in quell’attimo, di fronte alla prima violenza reale, non più solo sulla carta iniziò la stroria della resistenza no tav. Da movimento popolare di opinione, come molti ne abbiamo conosciuti in questi anni il movimento no tav divenne un movimento di lotta popolare.

Una breve analisi della fase di lotta: il cantiere, il progetto tav Torino Lione come abbiamo ormai chiaro viene imposto con la forza. I tavoli di discussione sull’opera erano e sono le scuse che i governi usano per dire “vi abbiamo consultato, avete potuto dire la vostra, ora però si va avanti, il parlamento, l’Italia e l’Europa lo vogliono”. Discutere risulta quindi inutile con chi ha già deciso di aprire i cantieri ad ogni costo. Dunque non resta che il conflitto, la lotta, la resistenza. Ma che significato assumono questi termini nella lotta no tav? Giacu, il misterioso eroe no tav delle notti in val Clarea con una sua famosa frase forse ci può aiutare “Noi felici quando voi arrabbiati”. Significa dunque solo battere il più forte possibile lungo le recinzioni facendo innervosire e reagire le truppe di turno? O forse significa costruire solo iniziative colorate e belle come i cortei da decine di migliaia di persone in cui si ride, si lotta ma non ci sono pericoli? O forse ancora il giusto sta nel mezzo, nel produrre iniziative di resistenza alla portata di tutti? Nessuna delle tre ipotesi è quella corretta (e di queste le migliaia di declinazioni e sfumature che si potrebbero ricavare). Non è infatti questo un piano di ragionamento politico e non questo è il terreno sul quale ragionare (più conflitto, meno conflitto, più popolare, meno popolare, alla portata di tutti, alla portata di pochi, spingere in vanti la lotta, frenare nelle difficoltà). Il punto è come fare arrabbiare loro, chi vuole distruggere la valle di Susa, chi ruba, parassita e impoverisce gli italiani ovvimente restando in piedi senza farsi distruggere. Fare “arrabbiare” potrebbere trovare come migliore interpretazione “aprire contraddizioni”. Con contraddizioni si possono nella lotta politica intendere i nervi scoperti della proposta avversaria, i punti deboli, i punti in cui evidenziare a tutti la malvagità di un progetto come quello della Torino Lione. Attarverso questi far riaprire un dibattito nel paese o ancora porre un governo sotto “assedio” dell’opinione pubblica e sul piano reale sotto “assedio” dei cittadini che cercano di intercettare nella vita reale i politici facendo poi modificare i percorsi, le decisioni e perchè no in termini più ampi anche il futuro stesso di un paese come l’Italia. Non si tratta dunque di astrarre la lotta da un piano simbolico verso uno reale o viceversa ma si tratta di trovare i modi e le situazioni in cui il cantiere, chi lo governa, chi vi ruota intorno entra in difficoltà, si ferma, ritorna sui suoi passi.

Alcune prospettive: tutto o quasi tutto della fase attuale di lotta vuole essere schiacciato su un piano militare da media mainstream, politici e magistrati. I no tav sono cattivi, terroristi, ignoranti e anche bugiardi. Sarebbe impensabile abbandonare il campo, evitare il cantiere per evitare questo piano e queste difficoltà. La contraddizione politica principale dell’intera vicenda è infatti quando i politici dicono “tutti lo vogliono, ormai la valle è pacificata” e invece migliaia di persone continuano a disobbedire, a danneggiare le recinzioni o a farsi semplicemente vedere dal mondo con la bandiera al di fuori del cantiere. … continua a leggere sul sito notav.info

 

L’ unità necessaria con Landini e Rodotà

rodota_landini-300x204Rompere l’inerzia. Unire la sinistra.

Lo si potrebbe definire come il paradosso della confusione. In questa fase, seguita alla caduta del governo Berlusconi nel novembre 2011, la confusione è massima. Le «larghe intese» ne sono un paradigma. Eppure il quadro dei conflitti è netto e si chiarisce ogni giorno di più. La faccenda dell’Imu e quel che le va dietro è un ottimo esempio. Sul piano politico è una vittoria limpida del Pdl e del suo capo, la dimostrazione della sua capacità di rappresentare e proteggere gli interessi della propria base elettorale contro ogni principio di equità e ragione economica. Ed è per questo una massiccia dose di tritolo scaricata sul governo, con buona pace del presidente del Consiglio (il quale non per caso si è affrettato a prendere distanza dal suo stesso ruolo). Quel che le larghe intese mascherano, l’Imu (e l’Iva) svela. Concordi nel considerare inevitabile l’austerità – cioè la riduzione della spesa pubblica sociale – i due pilastri del governo si fanno la guerra in vista delle prossime elezioni, che la condanna di Berlusconi sembra avvicinare. La destra incalza. Di fronte al rischio personale del Cavaliere è pronta anche all’autodafé. Di contro, il Pd in stato confusionale indietreggia. Strabico, guarda con un occhio al Quirinale, temendone le ire, con l’altro al proprio interno, dove divampano lotte intestine. Di fronte allo scontro tra interessi non c’è grande coalizione che tenga. E qui, con buona pace della retorica, di interessi si tratta.

Difatti un conflitto sempre più duro scuote sottotraccia anche la società, umiliata da questa ennesima «riforma» che regala due miliardi e mezzo ai più ricchi e sparge sale sulle ferite di chi stenta a campare. Un conflitto sociale al calor bianco, a malapena dissimulato dalle perorazioni patriottiche dei governanti.

Mai, da cinquant’anni a questa parte, la forbice della ricchezza è stata così aperta. Mai è apparso tanto chiaro e mortificante il divario tra garantiti e precari, tra privilegiati e umiliati. Non è una guerra di posizione, ma di movimento. Che, sotto l’ombrello mediatico della crisi, radicalizza le ineguaglianze decretando una mutazione genetica del modello sociale. La società italiana (come quella europea) si americanizza, assume i tratti di una oligarchia, traduce in termini castali le appartenenze di classe. Non è un fatto inedito. La presenza di una borghesia gaglioffa e predatoria («rurale» diceva Gramsci) è un dato cronico nell’Italia moderna. Solo che oggi non c’è nessuno a ostacolarla nella sua corsa ad arraffare per tesaurizzare. L’Imu, si diceva, è un ottimo esempio, materiale e simbolico. Ma si pensi anche alla vicenda, che sarebbe sconcertante se non fosse invece coerente con il tutto, del gigantesco regalo fiscale agli impresari del gioco d’azzardo. 98 miliardi di euro evasi dalle slot machine, ridotti a una micro-contravvenzione di 650 milioni. Come se si trattasse di benefattori e non di mafie. Come se non si contassero a centinaia di migliaia le famiglie italiane distrutte dalle ludopatie e dai cravattari. Come se non vivessimo nella culla dell’evasione fiscale, dove lo Stato con una mano squarta chi non ha vie di fuga e con l’altra alliscia il pelo a chi gli nega il dovuto. Vale la pena di parlarne ancora?
Dunque il quadro è chiaro. Le ragioni della politica e quelle della morale (della giustizia sociale, della democrazia costituzionale) divergono. L’una costruisce consenso a spese dell’altra. La ripresa autunnale sarà durissima, anche se alle parole dei vertici sindacali – finalmente, da ultimo, concordi nell’attacco alle scelte del governo – non dovessero malauguratamente seguire fatti. Sarà durissima anche sul piano internazionale, coi venti di guerra che tornano a sconvolgere il Medio Oriente scatenando lo spettro di un conflitto globale.
Di fronte a questo quadro qual è il nostro problema? Nostro, del mondo del lavoro subordinato (salariato o eterodiretto), precarizzato in massa e rapinato sistematicamente (10 punti di Pil, 160 miliardi, nei soli ultimi dieci anni). Nostro, dei senza lavoro (tre milioni e mezzo di cittadini degradati a paria, soprattutto giovani, soprattutto nel Sud). Nostro, dell’Italia democratica che non si rassegna allo scempio della Costituzione repubblicana e alla degenerazione civile e morale di questo paese. Nostro, di chi assiste sgomento da un quarto di secolo alla devastazione delle istituzioni e del territorio e della stessa civiltà nelle relazioni personali. Berlusconi non nasce dal nulla né per caso: è l’interprete e il simbolo di un’Italietta volgare e prepotente, prima che il figlio del suicidio pianificato della parte politica che sino agli anni ’80 aveva, bene o male, tenuto fede all’eredità della Resistenza antifascista.
Il nostro è evidentemente né più né meno che un problema, drammatico, di non-rappresentanza. O, se si preferisce, di non-voce. Siamo tanti a non riuscire a parlare più, da anni, sulla scena politica, e a vedere negate le nostre ragioni sul terreno sociale. Almeno il 15% del Paese. Potenzialmente il doppio (quanti voti grillini vengono dai settori sociali massacrati dal neoliberismo postdemocratico?). Forse la maggioranza assoluta degli italiani. Ma siamo ciò nonostante – forse proprio per questo – dispersi e senza interpreti. Ridotti a un pulviscolo impotente, il che retroagisce sul sistema politico, azzerandone credito e legittimità.
Abbiamo riflettuto più volte su questa condizione e chiamato in causa gli errori e le responsabilità dei nostri gruppi dirigenti. Errori gravi, responsabilità storiche, poiché nulla imponeva che le cose seguissero questo corso, nulla impediva che la fine della «prima repubblica» vedesse sorgere una sinistra forte e unita (forte perché unita) capace di tenere le posizioni conquistate e di trasmettere all’Europa una domanda pressante di giustizia e di partecipazione democratica. Sta di fatto che siamo più che mai, qui e ora, mentre la crisi politica si avvita su se stessa, prigionieri di una micidiale impotenza.
Se questo è vero, com’è vero, è il momento di alzare la testa, se non vogliamo che una condizione di estrema difficoltà si trasformi nella morte della speranza. L’8 settembre – data fatidica – si avvicina, e con esso l’appuntamento dell’assemblea generale della sinistra convocata da Maurizio Landini e Stefano Rodotà. Il loro appello, rivolto a quanti intendono riempire un desolante vuoto politico e sociale, dev’essere ascoltato e raccolto senza indugi, senza tentennamenti. Raccolto e rilanciato con la ferma determinazione a lavorare finalmente per l’unità della sinistra italiana, del mondo del lavoro, del popolo della Costituzione, della partecipazione e della pace.
Sappiamo da dove viene il pericolo. Conosciamo le riserve di chi aspira a proteggere la propria piccola riserva, traducendo la partita politica a misura dei propri destini personali o di consorteria. Ma confidiamo in un sussulto di intelligenza politica e morale. Non è chi non veda quanto alta sia la posta in gioco in questi mesi, in queste settimane. Non si tratta di suonare la campana apocalittica per suscitare qualche emozione. Se anche la prossima legislatura vedesse la sinistra relegata al rango di comprimario ininfluente, è molto probabile che anche in Italia il discorso si chiuda per sempre come nelle «grandi democrazie» occidentali, in cui l’opposizione sociale non è rappresentata e scade a semplice virtualità.
Questa volta ci giochiamo molto, forse tutto. Ritroveremo una speranza se sapremo vedere il molto che ci unisce, al di là di appartenenze ormai obsolete. Se invece prevarranno ancora spinte corporative avremo mancato un’occasione preziosa. E ci saremo anche noi aggregati – consapevoli o no – al seguito dei fautori delle larghe intese.
Alberto Burgio