NO TAV e NO VASCHE: ci sono analogie?

kit2La battaglia NO VASCHE a Senago va avanti nonostante tutto apparentemente sembra tacere. Tace la politica di chi governa il paese, tace la politica dei potenti che vogliono le vasche (il governatore della regione Lombardia Roberto Maroni), tace il fronte NO VASCHE che si era costituito a Senago. Eppure il pensiero comune, girando per le vie del nostro paese, è totalmente contrario alla realizzazione della nefasta opera ed è convinto che occorra una forte opposizione qualore le ruspe scendano a Senago, in altre parole secondo la gente di Senago occorre una “Resistenza NO VASCHE”.

Qui corre stretta l’analogia con quanto sta accadendo in Val di Susa, dove la battaglia NO TAV è sempre più importante e viene combattuta ad armi impari da chi vuole la realizzazione di quell’opera, perseguitando con ogni mezzo i manifestanti.

Noi non ci fidiamo delle versioni ufficiali, quelle dei giornali e delle fonti d’informazioni vicine al potere per intenderci, e preferiamo sentire la voce si chi la battaglia la fa davvero, cittadini, sindaci, lavoratori, abitanti della valle.

Vi invitiamo allora a leggere l’articolo seguante direttamente sul sito notav.info per capire cos’è il movimento, com’è nato, cos’ha fatto e cosa sta facendo. Forse questa lettura aiuterà meglio a capire che in questo paese dobbiamo lavorare tutti uniti per riappropriarci dei nostri diritti, dalla NO TAV al NO VASCHE.

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NO TAV ALCUNI RAGIONAMENTI DURANTE IL CAMMINO…

PARTE 1: L’ATTUALE FASE DI LOTTA NO TAV

Sono passati mesi dalle ultime marce popolari no tav che hanno visto la partecipazione di decine di migliaia di persone. Quello forse è stato uno degli ultimi momenti in cui poter insieme fare il punto della situazione, di persona, lungo il cammino, lungo i sentieri della lotta. Molti hanno seguito da lontano attraverso i media l’evolversi degli eventi, molti sono ritornati in valle di Susa per l’estate no tav e moltissimi valsusini ancora hanno continuato a donare parte del loro tempo e della loro vita a questa lotta, alla loro terra, al nostro futuro. Ma cosa sta accadendo dunque in valle di Susa? Incendi, mostri vestiti di nero, sequestratori di camionisti o peggio terroristi? Oppure cittadini indignati, famiglie no tav, giovani che amano il loro futuro, amministratori che parlano con i cittadini? Basta per descrivere questo groviglio di eventi un termine solo, alto e nobile: Resistenza No Tav. Come ogni movimento di resistenza nasce da un sogno, da un’idea di mondo e di futuro differente dall’attuale. Come ogni movimento di resistenza nasce e cresce da una necessità politica e come lotta politica si pone nella realtà, non per distruggere militarmente un invasore o un nemico ma per respingere, modificare e porre in difficoltà una prospettiva politica come quella si tav sbagliata, devastante e pertanto avversa. Come ogni resistenza va amata, vissuta e sostenuta. Non sempre è bella e piacevole, non sempre è facile da vivere ma senza di essa il futuro è già scritto.

Anni fa, nel lontano 2005 le idee di questo movimento, le migliaia di firme, petizioni, assemblee, riflessioni e richieste in valle di Susa si scontrarono con le ruspe della Polizia e delle ditte interessate al progetto tav Torino Lione. Un popolo uscì di casa, si mise in strada, mise i propri corpi davanti alla propria terra in sua difesa. Non iniziò lì la storia del movimento no tav, lì in quell’attimo, di fronte alla prima violenza reale, non più solo sulla carta iniziò la stroria della resistenza no tav. Da movimento popolare di opinione, come molti ne abbiamo conosciuti in questi anni il movimento no tav divenne un movimento di lotta popolare.

Una breve analisi della fase di lotta: il cantiere, il progetto tav Torino Lione come abbiamo ormai chiaro viene imposto con la forza. I tavoli di discussione sull’opera erano e sono le scuse che i governi usano per dire “vi abbiamo consultato, avete potuto dire la vostra, ora però si va avanti, il parlamento, l’Italia e l’Europa lo vogliono”. Discutere risulta quindi inutile con chi ha già deciso di aprire i cantieri ad ogni costo. Dunque non resta che il conflitto, la lotta, la resistenza. Ma che significato assumono questi termini nella lotta no tav? Giacu, il misterioso eroe no tav delle notti in val Clarea con una sua famosa frase forse ci può aiutare “Noi felici quando voi arrabbiati”. Significa dunque solo battere il più forte possibile lungo le recinzioni facendo innervosire e reagire le truppe di turno? O forse significa costruire solo iniziative colorate e belle come i cortei da decine di migliaia di persone in cui si ride, si lotta ma non ci sono pericoli? O forse ancora il giusto sta nel mezzo, nel produrre iniziative di resistenza alla portata di tutti? Nessuna delle tre ipotesi è quella corretta (e di queste le migliaia di declinazioni e sfumature che si potrebbero ricavare). Non è infatti questo un piano di ragionamento politico e non questo è il terreno sul quale ragionare (più conflitto, meno conflitto, più popolare, meno popolare, alla portata di tutti, alla portata di pochi, spingere in vanti la lotta, frenare nelle difficoltà). Il punto è come fare arrabbiare loro, chi vuole distruggere la valle di Susa, chi ruba, parassita e impoverisce gli italiani ovvimente restando in piedi senza farsi distruggere. Fare “arrabbiare” potrebbere trovare come migliore interpretazione “aprire contraddizioni”. Con contraddizioni si possono nella lotta politica intendere i nervi scoperti della proposta avversaria, i punti deboli, i punti in cui evidenziare a tutti la malvagità di un progetto come quello della Torino Lione. Attarverso questi far riaprire un dibattito nel paese o ancora porre un governo sotto “assedio” dell’opinione pubblica e sul piano reale sotto “assedio” dei cittadini che cercano di intercettare nella vita reale i politici facendo poi modificare i percorsi, le decisioni e perchè no in termini più ampi anche il futuro stesso di un paese come l’Italia. Non si tratta dunque di astrarre la lotta da un piano simbolico verso uno reale o viceversa ma si tratta di trovare i modi e le situazioni in cui il cantiere, chi lo governa, chi vi ruota intorno entra in difficoltà, si ferma, ritorna sui suoi passi.

Alcune prospettive: tutto o quasi tutto della fase attuale di lotta vuole essere schiacciato su un piano militare da media mainstream, politici e magistrati. I no tav sono cattivi, terroristi, ignoranti e anche bugiardi. Sarebbe impensabile abbandonare il campo, evitare il cantiere per evitare questo piano e queste difficoltà. La contraddizione politica principale dell’intera vicenda è infatti quando i politici dicono “tutti lo vogliono, ormai la valle è pacificata” e invece migliaia di persone continuano a disobbedire, a danneggiare le recinzioni o a farsi semplicemente vedere dal mondo con la bandiera al di fuori del cantiere. … continua a leggere sul sito notav.info

 

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