Archivi del mese: ottobre 2013

Una piccola dimenticanza: le vasche sono in dirittura d’arrivo

DSCF2244E’ noto a tutti che a Senago è stato istituito, per volontà del Sindaco, un Gruppo di Lavoro con lo scopo dichiarato di voler contrastare la realizzazione delle vasche di laminazione a Senago, progetto in corso oramai da anni e voluto da Regione Lombardia, Provincia di Milano e Comune di Milano con l’obbiettivo di contenere le esondazioni del torrente Seveso a Milano.

Del Gruppo di Lavoro fanno parte tutti i rappresentanti istituzionali dei partiti presenti in Consiglio Comunale, oltre che movimenti e comitati locali.

L’operato del gruppo di lavoro si è espletato nella proposta presentata in Regione Lombardia, ponendola come alternativa alle vasche di laminazione, che prevedeva, al posto di queste, l’allargamento del canale scolmatore in territorio di Senago. Rimanevano invece attive, secondo tale proposta, le vasche di laminazione già previste negli altri comuni.

Una discesa in ambito tecnico che noi (SinistraSenago), non facenti parte del gruppo di lavoro, abbiamo sempre vivamente sconsigliato e contestato (leggi i nostri post sul tema). La nostra tesi è sempre stata quella di lavorare sul piano politico e non su quello tecnico.

Ma così sono andate le cose e la Regione ha quindi risposto, per voce dei tecnici AIPO, al Gruppo di Lavoro, distruggendo totalmente il loro operato e facendogli fare una pessima figura sotto ogni profilo.

Ed in questi giorni sul sito di Regione Lombardia è stato inserito e quindi pubblicato tale documento (leggi qui), già consegnato nelle mani del gruppo di lavoro il 5 giugno di quest’anno e stranamente mai divulgato in modo ufficiale. Una strana faccenda appunto, soprattutto se correlata alla trasparenza che questo gruppo aveva assunto a proprio emblema, con l’obbiettivo di portare il problema vicino a tutta la cittadinanza.

La storia è lunga ed incastonata di mancati ricorsi, ritardi, oggettive mancanze da parte dei molti politici che si sono succeduti in questi anni al governo di Senago.

Chi vince allora? Ancora una volta ha vinto la politica delle grandi opere calate dall’alto, consentendo  al Presidente della Regione Roberto Maroni, già massimo esponente del partito politico denominato Leganord, di portare avanti il progetto delle vasche iniziato e voluto dai suoi predecessori Boni e Belotti; vince il PD, come sempre impastato nell’ingorgo della scelta del miglior beneficio: non quello dei cittadini, ma quello del proprio tornaconto politico; vince il solito sistema degli affari, sempre più impersonificato nelle istituzioni (vedi PGT) e che minaccia di distruggere e cementificare il nostro territorio.

Perdono invece i cittadini; la politica vera; i partiti resi succubi di voleri e poteri centrali più forti; il Comitato Senago Sostenibile, spaccatosi a metà sulla richiesta di entrare a far parte del Gruppo di Lavoro, colpevole di aver tradito la credibilità e fiducia che aveva costruito in anni di lavoro, avendo per un certo periodo dato qualche speranza ai cittadini di potercela fare con il coinvolgimento diretto popolare.

Questa è la disfatta della democrazia.

§

Leggi il parere tecnico esposto da AIPO dove sono evidenziate le innumerevoli carenze prodotte dai documenti del gruppo di lavoro.

Leggi il progetto preliminare sulle vasche, i cui lavori sono programmati per essere iniziati in quest’ultimo trimestre del 2013.

Leggi tutti i documenti che regione lombardia ha messo a disposizione. Qui si capisce che siamo arrivati al dunque.

Cerca nelle nostre pagine gli articoli passati che abbiamo pubblicato: inserisci la parola “VASCHE” nella casella di ricerca in alto a sinistra.

Il Seveso esonda a Niguarda: in 15 minuti il fume passa da 80cm a 307cm! Le vasche non sarebbero servite a nulla.

221140805-56ef3a24-4a2f-4e1d-8b37-6ec0133942e724 ottobre 2013

“A Milano è esondato il fiume Seveso provocando allagamenti nel quartiere Niguarda. In 15 minuti il livello del fiume è passato da 80 a 307 centimetri colpendo soprattutto la zona di viale Zara, dove l’allagamento ha comportato l’interruzione di alcune linee tranviarie.”

Questo hanno scritto i giornali all’indomani della mini esondazione avvenuta a Niguarda.

Ma anche avendo avuto le vasche a Senago, il torrente sarebbe straripato lo stesso!

Infatti, dalle 19,30 alle 19,45, ora del forte temporale, il canale scolmatore non era al suo massimo e poteva ancora portare parecchi metri cubi di acqua. Ma il breve tempo in cui è caduta in quantità così consistenti, non avrebbe mai consentito di portarla da Palazzolo a Senago, a tre chilometri di distanza.

Il diluvio si è scatenato in pochi minuti soprattutto nella zona tra Palazzolo e Milano e questa è stata la vera causa dell’esondazione cui qualsiasi vasca, posta a nord di Palazzolo (vasche di Senago comprese), non sarebbe  mai riuscita a contenere.

Con buona pace di Granelli (assessore alla sicurezza del Comune di Milano) che stasera, a Radio Popolare, dava la colpa dell’accaduto alla mancanza delle vasche di laminazione a Senago, inducendo quindi la regione ad attuare il piano di costruzione e di portare a termine l’operazione di risarcimento, altrimenti detta “compensazione”, ai comuni coinvolti, Senago in primis.

Questa è la dimostrazione che le vasche di laminazione a Senago NON RISOLVONO IL PROBLEMA delle esondazioni a Niguarda e che ci stanno tutti prendendo per i fondelli. Questa volta con buona pace del gruppo di lavoro del Comune di Senago che ora ha ricevuto l’incipit per eseguire i calcoli corretti su ciò che è accaduto realmente. Sempre che lo voglia fare.

18 e 19 ottobre : Prove tecniche di confederalità sociale

manifestazione

No, non è stato facile costruire le due giornate di lotta del 18 e del 19 ottobre, ma ci siamo riusciti. Chi ha avuto la fortuna di attraversare queste 48 ore ha visto crescere i fiori di semi gettati anni fa, ha visto intrecciarsi percorsi che stavano maturandosi da anni ed ha avuto modo di comprendere il dislocarsi di una capacità di organizzazione politica della piazza in grado di tenere insieme le differenze in un obiettivo comune. Chi c’era ha visto le strade di Roma attraversate da un blocco sociale che lotta contro la crisi e non è disposto a delegare nulla ai parolai di turno. Il fatto che ieri il Sindaco di Roma Marino sia stato “amorevolmente” allontanato dalla piazza al grido “non abbiamo governi amici” segna una rottura definitiva con l’idea di rappresentanza e “accordicchi” tra movimenti sociali e quello che rimane del centrosinistra. C’è in campo una soggettività meticcia, un proletariato “euromediterraneo” che la crisi accomuna per linguaggi e condizione che ha preso forma in queste giornate. Si potrebbe dire inoltre che il week end romano sia stata una prova tecnica di confederazione di pratiche sociali, una prova che apre una pista di lavoro dentro il conflitto sociale tra sindacati di base e soggettività sociali più o meno organizzate. Non sarà semplice mettere insieme una composizione sociale e politica come quella che abbiamo visto scendere in strada, esistono però soggettività e attivisti sociali in grado di poter svolgere questo ruolo di connessione. Questo è il primo punto che queste manifestazioni hanno affermato, e non è poca cosa. Chi scrive pensa e lavora da anni per dire che le organizzazioni sociali e politiche debbano cambiare pelle, socializzare le loro pratiche per rispondere concretamente ai bisogni del blocco sociale che la crisi sta sedimentando verso il basso. Queste giornate dimostrano che è sempre più necessario lavorare in questa direzione. E’ lavoro lungo e difficile, ma è un lavoro necessario. L’attacco che muove il capitale investe tutti gli aspetti di vita, ed è su questi aspetti che complessivamente occorre sviluppare risposte concrete negli spazi che lo Stato sta abbandonando. La dimensione della precarietà oggi non si aggredisce più semplicemente nel luogo di lavoro quanto nel territorio, ovvero nella capacità di esercitare forme di contrattazione che incidono nelle condizioni di vita dell’individuo. La vera sfida per il futuro è quindi confederare le varie forme di iniziativa sociale su questi terreni in una dinamica mutualistica e conflittuale. C’è un “Comune sociale” da costruire territorio per territorio che occorre mettere al centro da subito in questo spazio di riflessione che aprono queste giornate, ovvero l’idea che le pratiche di autorganizzazione territoriale possano federarsi e sviluppare propri istituti di welfare dal basso mentre lottano per difendere quel che resta dello stato sociale residuale mettendo insieme garantiti e non garantiti. Cos’è in fin dei conti l’esperienza metropolitana delle occupazioni di case di Roma se non un processo che va in questa direzione? Che siano case del popolo o centri sociali, Gruppi di acquisto contro il carovita o case occupate, poco importa, quello che conta è la loro capacità di essere credibili ed efficaci nelle forme di resistenza sociale. L’attacco che muove il capitale investe inoltre la democrazia nei luoghi di lavoro e nei territori, si esplicita riconfigurando lo Stato e le sue funzioni, rende gli enti locali “gabellieri” gerarchizzando intere aree produttive tra centro e periferia. Il tutto avviene senza mediazioni, non c’è più nemmeno la finzione simbolica a cui la propaganda di Repubblica.it ci ha abituato in questi anni. Per questo i movimenti entrano in campo rifiutando ogni elemento di rappresentanza. Le due giornate di Roma hanno il pregio di rispondere in maniera determinata a tutto questo e costringono il Governo a concedere un tavolo di confronto sul tema della casa e delle grandi opere ad un movimento sociale che non ha paura di far sentire la rabbia davanti alle porte dei suoi palazzi. In questo spazio di convergenza che si è determinato, la credibilità si acquista alla luce del sole, nelle pratiche di resistenza sociale e nella capacità di costruire e renderle efficaci rispetto ai bisogni sociali quotidiani. La ristrutturazione capitalista sta determinando le condizioni per determinare nei territori una resistenza diffusa in grado di convergere su piattaforme comuni in ambito nazionale. Questa dinamica incontra la disponibilità al conflitto sociale di fette consistenti di popolazione, figure sociali che prima stavano alla finestra entrano in questi processi. Ciò vuol dire che la manifestazione di sabato è solo l’inizio di una probabile dinamica di mobilitazione sociale che non parte più dal livello etico-politico come è per esempio avvenuto per i primi movimenti no global degli anni 90, ma dai bisogni sociali reali e dalle condizioni di vita del popolo della crisi. Non è quindi che l’inizio, ed è stato proprio un bell’inizio!

Francesco Piobbichi – direttivo R@P, Rete per l’@utorganizzazione Popolare

(Da controlacrisi.org)

AIPO annucia l’inizio dei lavori per le vasche di laminazione entro la fine del 2013

*Maltempo/ Aipo:innalzato livello bacino Po in Piemonte ed EmiliaLe notizie si scoprono sempre per caso e di certo non ce le forniscono coloro che dovrebbero farlo, anche se hanno fatto della trasparenza e della comunicazione il proprio baluardo in campagna elettorale.

Così, cercando nella rete, siamo per caso venuti a sapere che è stato presentato il programma definitivo relativo al piano triennale, 2013-2015, delle opere idrauliche pubbliche dell’amministrazione AIPO, Agenzia Interregionale per il fiume Po.

Su incarico di Regione Lombardia, AIPO ha programmato per l’ultimo trimestre 2013 l’inizio dei lavori delle vasche di laminazione a Senago, con conclusione prevista per la fine del 2015.

Intanto, per certo, la Provincia di Milano ha dato inizio ai lavori per l’ampliamento e l’adeguamento della tratta fognaria da Senago a Pero. Lavori che sarebbero entrati a far parte di un progetto alternativo alle vasche di laminazione proposto da IANOMI e  rimasto pressochè inascoltato dalle amministrazioni comunali succedutesi, disallineandolo quindi permanentemente dallo studio alternativo alle vasche.

Prossimo passo sarà l’allargamento del canale scolmatore e quindi le vasche.

Cosa fa la giunta? Cosa fa il gruppo di lavoro del Comune nel quale sono presenti tutti i partiti istituzionali già in consiglio comunale? Quali le risposte che ad oggi appaiono come suoni nel vuoto? Perchè non appare alcuna denuncia nè presa di posizione vera e forte contro le vasche? Perchè attorno a loro regna il silenzio? Quale il ruolo di coloro che presiedono al gruppo di lavoro e perchè anch’essi perdurano nel solenne silenzio comunicativo? Perchè non ci sono verbali delle riunioni del gruppo di lavoro?

Imparare a dire no è quello che manca a questo paese. No allo scempio di territorio, no alle grandi opere come quella delle vasche, che nascono e si alimentano attraverso la tesi dell’emergenza e portano allo sperpero di denaro pubblico, in una perversa spirale che annienta il volere della popolazione e devasta il territorio.

Ecco allora che il no vasche assume la forma del No Tav, del No Pedemontana, del No TEM, del No Muose, dei tanti No che dalla gente comune iniziano ad alzarsi.

Contro il silenzio e l’accettazione passiva per interessi, SinistraSenago dice NO ALLE VASCHE DI LAMINAZIONE!

Piano delle opere idrauliche AIPO

PRESENTAZIONE DEI LIBRI sull’ILVA di Taranto

PRESENTAZIONE dei LIBRI sull’ILVA di Taranto, in collaborazione con il COMUNE DI DESIO

Con Fabrizio Cracolici, Presidente ANPI sezione di Nova Milanese (MB) e Virginio Bettini, ecologista, docente di Analisi e Impatto Ambientale – IUAV Ca’ Foscari, Venezia

http://www.peacelink.it/pace/a/39174.html

http://www.peacelink.it/tools/author.php?u=437

image001PRESENTAZIONE dei LIBRI sull’ILVA di Taranto, in collaborazione con il COMUNE DI DESIO

PRESENTAZIONE DEI LIBRI sull’ILVA di Taranto,

 in collaborazione con il COMUNE DI DESIO:

 

*Ilva. Comizi d’acciaio

Storie di vita e di morte all’ombra dell’acciaio.

Un viaggio a fumetti negli ultimi 50 anni dell’industria siderurgica

di Carlo Gubitosa

giornalista, scrittore, direttore della Rivista satirica di giornalismo a fumetti “Mamma!”

*L’eroe dei due mari.

Taranto, il calcio, l’Ilva

e un sogno di riscatto

di Giuliano Pavone

giornalista, scrittore

Presenta Laura Tussi, giornalista e scrittrice, redattrice di PeaceLink – Telematica per la Pace, con sede a TARANTO

Con Fabrizio Cracolici, Presidente ANPI sezione di Nova Milanese (MB)

e

Virginio Bettini, ecologista, docente di Analisi e Impatto Ambientale – IUAV Ca’ Foscari, Venezia

Sabato 19  ottobre 2013 presso SALA COMUNALE “SANDRO PERTINI” – Desio (MB)

Via Gramsci,  angolo c.so Italia-  ore 15.30

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IL CASO ILVA – Presentazione dei LIBRI di Carlo Gubitosa e Giuliano Pavone a Nova Milanese

Con la speciale partecipazione di Vittorio Agnoletto e Virginio Bettini, ecologista, docente di Analisi e Impatto Ambientale – IUAV Ca’ Foscari, Venezia

 

http://www.peacelink.it/pace/a/39207.html

IL CASO ILVA

Presentazione dei LIBRI di Carlo Gubitosa e Giuliano Pavone a Nova Milanese

NOVA MILANESE – Sabato 26 ottobre 2013 presso il Centro di Cultura Villa Brivio

 alle ore 16.30

*Ilva. Comizi d’acciaio

Storie di vita e di morte all’ombra dell’acciaio.

Un viaggio a fumetti negli ultimi 50 anni dell’industria siderurgica

Carlo Gubitosa

giornalista, scrittore, direttore della Rivista satirica di giornalismo a fumetti “Mamma!” 

*L’eroe dei due mari.

Taranto, il calcio, l’Ilva

e un sogno di riscatto

Giuliano Pavone

giornalista, scrittore

SARANNO PRESENTI GLI AUTORI

 

Presenta Laura Tussi, giornalista e scrittrice, redattrice di PeaceLink – Telematica per la Pace, con sede a TARANTO

Con la speciale partecipazione di Vittorio Agnoletto

e

Virginio Bettini, ecologista, docente di Analisi e Impatto Ambientale –  IUAV Ca’ Foscari, Venezia

Con Fabrizio Cracolici, Presidente ANPI sezione di Nova Milanese

 

L’Evento è realizzato nell’ambito della “Settimana Letteraria di Nova Milanese” che coincide con la “Settimana Mondiale per il Disarmo”

Difendiamo la costituzione: sabato 12 ottobre a Roma, manifestazione nazionale

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LA COSTITUZIONE E’ DI TUTTI, DIFENDIAMOLA!

visita il sito www.costituzioneviamaestra.it

Verso l’abolizione del reato di clandestinità. Cronaca di un “flop”

Per Patrizio Gonnella, responsabile di Antigone, si tratta di una “legge manifesto, assolutamente inapplicabile”. La legge in questione è quella che ha introdotto in Italia il reato di immigrazione clandestina, oggi sulla via dell’abolizione in seguito alla pronuncia ieri della Commissione Giustizia del Senato, che ha approvato un emendamento in tal senso. Si tratta di un emendamento (presentato da due senatori del Movimento Cinque Stelle) che di fatto abolisce il reato per gli immigrati che soggiornano in maniera irregolare in Italia. O meglio: la situazione di irregolarità si configurerà ancora come un illecito amministrativo, che però potrà essere punibile con l’ordine di espatrio e non con l’arresto. L’emendamento, invece, non tocca i provvedimenti di espulsione tutt’ora in essere e le altre fattispecie di reato contemplate dalla Bossi-Fini.

Numeri esigui . Il reato di “immigrazione clandestina” è previsto dall’art.10 bis del testo unico sull’immigrazione, introdotto dal Decreto legislativo n.94 nel luglio del 2009 (il c.d. “Pacchetto sicurezza”) e configurante appunto la fattispecie di reato generata dall’ingresso e dalla permanenza illegale nel territorio italiano di cittadini non comunitari.
Lo scorso mese di maggio la nostra Agenzia aveva riportato i dati di una rilevazione, avviata in via sperimentale nel 2009 dalla Direzione generale della Giustizia. Si tratta di uno studio sui reati perseguiti e rintracciabili all’interno dei fascicoli iscritti e definiti nei Tribunali italiani. La rilevazione ha interessato le sedi centrali di Tribunale e le sezioni distaccate che utilizzano il sistema informatizzato “Re.Ge”, restando escluse pertanto le sedi di Firenze, Genova, Lucca, Napoli, Palermo. Ciò premesso, l’iniziativa ha permesso di rilevare dati relativi al 79 per cento dei fascicoli iscritti nel 2010 presso i tribunali italiani. Un anno e mezzo dopo l’approvazione della legge, insomma, quando molto alta era l’attenzione – anche politica – sull’argomento.

I dati (gli ultimi disponibili, ovviamente frutto di quella rilevazione) sono impietosi, anche e soprattutto considerando che nel nostro Paese è stimata la presenza “illegale” di oltre 500 mila stranieri. Sono appena  172  i fascicoli aperti nei tribunali all’interno dei quali è stata rintracciata la voce relativa al reato in questione. Di questi, solo  55  sono stati quelli definiti. Più nello specifico, sono solo  12  le sentenze di condanna, mentre  18  sono le sentenze concluse con un patteggiamento e  1  la sentenza “promiscua” (vale a dire definitasi con una condanna per un reato e un’assoluzione per l’altro). Il totale delle sentenze di assoluzione sono 4 e 20 quelle chiuse con altre modalità di definizione.

I dati del ministero non consentono al momento di sapere quante sono le persone condannate nel contesto delle 12 sentenze. Non solo: i dati rischiano di essere oggettivamente inficiati da alcune lacune del sistema, visto che in diverse cancellerie potrebbero essere stati rubricati come “immigrazione clandestina” anche reati specifici, come quelli facenti riferimento alla legge 286 o 189. Inoltre, l’analisi del ministero non tiene conto di eventuali definizioni dei reati davanti al Gip o al Gup, ma solo in sede giudicante.
Comunque, stando a questi criteri di analisi e con l’attuale trend, una copertura totale delle sedi di tribunale porterebbe a circa 200 fascicoli e circa 15/20 sentenze di condanna. Cifre oggettivamente molto piccole.

L’abolizione di un “flop” . Che si trattasse di una fattispecie di reato difficilmente gestibile lo si era capito da tempo. Cinque mesi fa alla nostra agenzia lo stesso Gonnella affermava: “Nel nostro paese sono stimati da 500 mila a 1 milione di irregolari. E’ come dire che tutti quelli che gettano la carta per terra devono essere processati! E una norma non applicata, che genera anche un clima negativo, quasi di impunità diffusa! Incide sul senso di appropriatezza del sistema giuridico. E’ oltretutto una norma dalla scarsissima efficacia persuasiva: figuriamoci cosa può interessare a un immigrato africano di venire condannato con una pena pecuniaria da applicare dopo 3 anni!!”. (daiac)

(fonte: retaddoresociale.it)