Archivi del mese: novembre 2013

ANTIFASCISTI in PIAZZA! Sabato 7 DICEMBRE a BOLLATE.

La Rete Antifascista Nord-Ovest Milano organizza:

ANTIFASCISTI IN PIAZZA!

scarica il manifesto dell’evento

LIBRI e DOCUMENTI sulle nuove destre, con la presenza di autori e giornalisti .

MUSICA con i Ciapanò e La banda degli Ottoni

Sabato 7 DICEMBRE 2013, Piazza Dalla Chiesa – Bollate (Milano)

No stop dalle 10:30 alle 17:30

Alla Rete Antifascista Nord-Ovest aderiscono Comitati, Associazioni, circoli ANPI, Forze sociali e politiche di:

Arese, Cesate, Bollate, Garbagnate Milanese, Lainate, Novate Milanese, Paderno Dugnano, Senago, Solaro

 Perché essere Antifascisti oggi? L’antifascismo non avrebbe senso di esistere se non ci fosse fascismo.
E il fascismo invece c’è, e striscia, ora nascosto ora prepotente e spavaldo, nei nostri paesi e nella nostra quotidianità. 

Fascismo è la violenza verbale e fisica perpetrata da soggetti protetti contro vittime indifese, l’attacco codardo del più forte sul più debole, è istigare odio verso i diversi

Fascismo è il razzismo e la privazione di diritti umani e sociali

Fascismo è l’arricchimento di pochi, basato sull’esistenza e sfruttamento dei più deboli. E’ il fomentare la guerra tra poveri, messi in competizione tra loro

Fascismo è produrre ignoranza e qualunquismo, togliere capacità di critica, ridurre il diritto allo studio, negare la storia e la scienza

Fascismo è creare e fomentare la “paura” di tutti e di tutto, del vostro prossimo, del vostro futuro, di chi vi appare diverso o “non conforme”

Fascismo è imporre “Tribunali Speciali”, usare una “giustizia” che segua le volontà ed umori dei capi e dei potenti. Fascismo è sovrapporre, concentrare e confondere i poteri i legislativi, giudiziari ed esecutivi

Fascismo è dirottare i problemi delle persone e le tensioni sociali su nemici esterni, inventati di volta in volta, esaltando la violenza e la guerra come strumento di soluzione dei problemi

Fascismo è devastare un circolo culturale, è chiudere e sgomberare aree di cultura democratica, è minacciare chi difende giustizia e legalità. Fascismo è rifiuto della democrazia

Fascismo è morte civile e sociale. E’ negazione della ragione e dell’Umanità

  • Antifascismo è invece non avere paura, è pretendere l’affermazione della verità, della libertà di pensiero, della cultura universale, del rispetto reciproco, dell’uguaglianza tra esseri umani. È cercare progresso e trovare risposte con le armi dell’informazione, del dialogo e della cultura.
  • Antifascismo è difendere la separazione dei poteri dello Stato, autonomi ed indipendenti tra loro, il cui equilibrio è l’architrave della società.
  • Antifascismo è riconoscere l’importanza del lavoro per il progresso morale e sociale. Antifascismo è riaffermare continuamente le ragioni della nostra moderna ed attuale Carta Costituzionale.
  • Antifascismo è la vita in armonia tra gli esseri umani, e tra loro e l’ambiente. È il progresso senza prevaricazione. È la Democrazia applicata
  • Antifascismo è la forza delle idee democratiche contro le forze delle tenebre e della distruzione sociale, civile, culturale ed economica.
  • Antifascismo è resistenza attiva e non passiva, è partecipazione ed impegno.

Il pericolo fascista esiste ora, nei nostri territori

Sembra che non ci si voglia accorgere, cominciando dalle Istituzioni, di tentativi di riemersione e di ricerca di visibilità nelle nostre piazze di formazioni e gruppi che fanno evidente apologia del fascismo e ne perseguono i medesimi lugubri, tristi e farneticanti obiettivi.

Sembra che non ci si voglia neanche accorgere che in via Alfieri a Bollate esiste un luogo di ritrovo per fascisti e neonazisti, italiani e stranieri, che mette a rischio la vita democratica della città e di tutto il nord-ovest milanese.

Noi tutti abbiamo il dovere di reagire con decisione e razionalità, non abbassare la guardia, ricordare e rivendicare la natura antifascista delle nostre comunità.

Alla Rete aderiscono Comitati, Associazioni, circoli ANPI, Forze sociali e politiche di:

Arese, Cesate, Bollate, Garbagnate M., Lainate, Novate M., Paderno D., Senago, Solaro

Rigettiamo il Fascismo il Razzismo ed il Nazismo nella pattumiera della storia

Fermare i rigurgiti fascisti e neonazisti, vanificare i loro tentativi revisionistici di nuova legittimazione e difendere i valori contenuti nella nostra Costituzione devono essere gli obiettivi di ogni cittadino italiano e di ogni Istituzione.

Rete Antifascista Nord-Ovest Milano

No al Razzismo

Difendere la Costituzione

Chiudiamo la Skinhouse

21.11.13 – Saldi di fine nazione

crisi-economica21.11.13 – Saldi di fine nazione 21.11.13 – Saldi di fine nazione 21.11.13 di Sergio Bellavita
Comincia a prendere forma il piano di dismissioni e privatizzazioni di imprese pubbliche da parte del Governo. L’imperativo come sempre è uno solo: fare cassa e abbattere il debito. In realtà, esattamente come avvenuto negli anni novanta, si prepara una stagione di grandi regalie a imprenditori, multinazionali e manager dei salotti che contano. Proprio come negli anni novanta dietro la presunta strategia industriale e finanziaria illustrata da Letta a sostegno dei saldi 2014, c’è il vuoto assoluto, l’incapacità di un paese allo sbando di difendere il suo patrimonio produttivo e industriale.
Fincantieri, la storica azienda di navi, Enav il colosso dell’aereonautica civile che nel 2012 ha chiuso il bilancio con 34 milioni di euro di utile, STm gioiello a livello mondiale della microelettronica con oltre 10.000 dipendenti in Italia, Grandi stazioni. A ciò si aggiunge il piano di Finmeccanica che ha già praticamente ceduto Ansaldo Energia ai Coreani di Doosan e si appresta a vendere Ansaldo Sts, fiore all’occhiello del segnalamento ferroviario nel mondo in cambio della silenziosa chiusura di AnsaldoBreda e, con essa, della storia del treno in Italia. Ultima, ma non meno clamorosa, l’uscita del Consiglio dei ministri che riguarda la possibile cessione di parte rilevante della Cassa depositi e prestiti, società pubblica che custodisce gli oltre 300 miliardi di euro di risparmi dei libretti postali degli italiani.
Tutto è in vendita, sempre che sia appetibile per il mercato. Ovvero produca utili, il resto delle imprese poco proficue si spezzetta, si chiude un po’ alla volta facendo pagare i costi agli stessi che lo pagano già sul piano sociale. Cosa aspetta la Cgil a costruire una mobilitazione vera contro le politiche del governo Letta? I tranvieri genovesi hanno dimostrato che lottare si può e si deve. Bisogna costruire un movimento di lotta che rimetta al centro i bisogni degli uomini e delle donne e non continuare ad assistere passivamente al precipitare delle classi popolari in una condizione sempre più drammatica. Lo sciopero generale Cgil, Cisl, Uil di 4 ore dei giorni scorsi è stato probabilmente il meno partecipato degli ultimi 30 anni. Un flop che non parla della passività sociale delle masse, ma di quella di gruppi dirigenti ormai avulsi quando non complici di quanto avviene. Le ricadute politiche e sociali dell’esperienza Letta, se non si caccia questo Governo, saranno durissime a sinistra, anche per chi oggi si oppone ma solo a parole.

Da
[www.rete28aprile.it]

VASCHE di laminazione: indetta la conferenza dei servizi preliminare

MascheraE’ stata fissata per il 9 dicembre la Conferenza dei Servizi preliminare che avrà per tema “Lavori di realizzazione della vasca di laminazione sul fiume Seveso in Comune di Senago”.

Dall’elenco dei partecipanti manca stranamente AMI ACQUE, suggeritore di una possibile alternativa alle vasche, forse l’unica realizzabile, ma soprattutto stupisce la presenza di ALPINA COSTRUZIONI S.P.A., proprietaria di uno dei terreni scelti tra le varie ipotesi di collocazione delle vasche.

Alpina costruzioni (leggi nostro precedente post), già partner del Comune di Senago per aver eseguito decine di interventi edilizi nel suo territorio a per fini non proprio filantropici, siederà allo stesso tavolo del Comitato Senago Sostenibile e dello stesso Comune di Senago, in una contrapposizione di ruoli.

I diversi soggetti che parteciperanno alla Conferenza dei Servizi sono mossi da interessi diametralmente opposti e non potranno che fronteggiarsi in uno scontro più o meno aperto. Almeno così dovrebbe essere.

Da un lato infatti siederà Alpina Costruzioni, società edilizia (tra i cui soci si annovera la INTERNATIONAL FINANCE & MANAGEMENT HOLDINGS INC., registrata, indovinate un po’, nella LIBERIA, nota area di paradisi fiscali) che aveva acquistato centinaia di ettari di terreni alcuni decenni or sono per trasformarli nelle centinaia di migliaia di metri cubi di cemento che ora coprono Senago.

Alpina è pronta a saltare nel ricco piatto come protagonista: è proprietaria e venditrice del terreno dove dovrebbero evidentemente sorgere le vasche.

Quel terreno è privo di ogni valore commerciale in quanto è collocato in area all’interno del Parco delle Groane ma esso, con la faccenda delle vasche, ha improvvisamente visto impennare il suo valore sino a diventare un vero affare e proprio per questo motivo Alpina è pronta a disfarsene all’ottimo prezzo proposto dalla Regione.

Dall’altro lato del tavolo siederà il Comitato Senago Sostenibile, che si è diviso quando è entrato a far parte del Gruppo di Lavoro comunale, che ne ha smorzato l’attività e lo ha condotto ad inibire ogni autonoma azione.

E sempre dallo stesso lato siederà il Comune di Senago che, per mantenere coerenza con l’impegno elettorale preso e accordo con i sentimenti della popolazione tutta, dovrebbe imporre fortemente il proprio NO alle VASCHE in modo ufficiale e bollato.

Sappiamo che questa è l’ultima vera occasione per rendere formale questo importante NO. Occasione che consentirà poi di portare in un tribunale ogni questione successiva. E sappiamo che se questo non dovesse avvenire, per qualunque motivo, la strada definitiva al progetto della Regione sarà spianato.

Insomma siamo al dunque e questo è davvero l’ultimo treno.

Come faranno a conciliarsi le posizioni di chi vuole vendere a tutti i costi il terreno, frutto di un cattivo investimento ora divenuto magicamente un affare, e di chi ha basato la propria presenza in Comune e nella società invocando il NO VASCHE?

Come si concilierà la posizione autoritaria della Regione che ha già deciso di “occupare” il suolo del Comune di Senago per imporre una grande opera, con quella del Comune di Senago che si vede defraudato di un pezzo importante e prestigioso del suo territorio oltre che della propria sovranità?

Per noi la risposta dovrà essere solo un netto NO alle VASCHE. Un NO a tutti i costi, anche se dovesse sfociare in uno scontro con le istituzioni e con i detentori di interessi privati di carattere unicamente speculativo.

Noi siamo pronti e saremo in prima fila a sostenere il Comune su queste azioni … se le farà.

Lo chiamavano sobrietà

José “Pepe” Mujica, 78 anni, ex guerrigliero Tupamaro che ha passato 14 anni in carcere, è dal 2009 il presidente dell’Uruguay.

Restituisce il 90% del suo stipendio per aiutare i poveri. Vive in una casa da 50 metri quadri. Il suo discorso all’Onu è tra i più apprezzati di sempre.

Cita Seneca: “Se uno non è felice con poco, non sarà felice con niente”.

Incontro con José “Pepe” Mujica, il presidente uruguaiano di cui parla il mondo.

Un webdocumenatrio di Riccardo Staglianò (su Repubblica.it)

clicca qui –> “Lo chiamavano sobrietà”

uruguay

PENSIONI. UN PO’ DI CHIAREZZA

Pensionati

 

 

 

 

 

PENSIONI. UN PO’ DI CHIAREZZA
Ogni tanto capita che in Tv – dimenticato per un attimo Berlusconi, i suoi reati, le sue escort e le sue barzellette, nonché le liti nel PdL e nel Pd – si discuta di questioni più importanti per i non addetti ai lavori, come ad esempio di pensioni. In questi rari casi però la confusione è massima, facilitata dall’ignoranza – vera o voluta – dei vari conduttori televisivi: Vespa, Santoro, Formigli, Paragone, Porro, Telese, Gruber, ecc. I quali non esitano a farsi portatori di approssimazioni grossolane, mezze verità e vere e proprie falsità.
Per fare chiarezza sarà bene elencare alcune questioni, come opportunamente ci ricorda Sante Moretti, esperto di sistemi pensionistici.

1. I pensionati italiani percepiscono un assegno pensionistico inferiore a quasi tutti gli altri paesi europei. La cosiddetta spesa pensionistica è minore di almeno 3 punti della media europea in quanto in Italia vi è conteggiato il TFR e non si calcolano quei 34 miliardi prelevati dal fisco, cosa che non avviene negli altri paesi europei.
2. L’evasione contributiva viaggia tra i 30 e i 40 miliardi l’anno e l’Inps vanta crediti (concordati) di circa 30 miliardi di mancati versamenti contributivi da parte delle aziende.
3. Il governo Monti ha prelevato dalle pensioni la parte più consistente delle risorse per raggiungere il pareggio di bilancio attraverso la legge Fornero. Legge che tra l’altro garantisce allo Stato per il prossimo decennio un ulteriore prelievo di 10 miliardi l’anno.
4. Tra importi di pensione erogati e i contributi versati, i fondi dei precari e dei lavoratori dipendenti sono in attivo di circa 12 miliardi che vengono utilizzati per ripianare le passività dei fondi dei lavoratori autonomi, del clero e dei dirigenti di azienda.
5. Il passaggio all’Inps della gestione delle pensioni del pubblico impiego vi ha caricato un deficit di circa 10 miliardi maturati a causa dei mancati versamenti contributivi da parte delle amministrazioni pubbliche.
6. Permane ancora una commistione tra previdenza e assistenza e soprattutto con le agevolazioni contributive alle aziende.
7. Il bilancio dell’Inps è in attivo, e persino il suo presidente, lautamente pagato, lo conferma: “Non ci sono problemi per la tenuta del sistema previdenziale”.
8. Le pensioni vengono pagate con i contributi, che sono quote di salario che ogni anno sono versate dai lavoratori e dalle lavoratrici, e quindi non incidono sulla spesa pubblica, come invece sostengono gli interessati detrattori del sistema pensionistico pubblico. I quali ogni volta ripetono che i giovani non avranno la pensione a causa dei “privilegi” dei vecchi, e che quindi è meglio rivolgersi alle compagnie assicurative.
La verità è che si vuole distruggere il sistema previdenziale pubblico, solidale e universale, in quanto non decollano né la previdenza integrativa né le polizze assicurative. E i mercati, poveretti, “soffrono”.

From: puntorossoblog@gmail.com

Strage Ustica, il supertestimone nella sala operativa: “Ecco cosa successe con il Mig libico, i due Mirage e il Tomcat”

n-USTICA-large570“Fu all’inizio degli anni Ottanta. Una domenica in cui giocava l’Italia. Partii da Roma armato, con una scorta armata, e questo documento classificato segretissimo nella cartella. Una relazione completa sulla strage di Ustica che doveva essere controfirmata dal ministro della Difesa Giovanni Spadolini e trasmessa urgentemente al presidente del Consiglio Bettino Craxi. Arrivai alla stazione di Santa Maria Novella a Firenze, da lì una gazzella dei carabinieri mi portò nella sua residenza a Pian dei Giullari. Spadolini mi ricevette in biblioteca, indossava una vestaglia da camera rossa. Mi conosceva bene, lavoravo già da qualche anno nella sua segretaria particolare, mi chiamava per nome. Gli consegnai il documento. Lui si sedette, cominciò a leggere. Erano sette o otto pagine: il resoconto dettagliato di ciò che era accaduto quella sera, con allegate alcune carte del Sismi, il servizio segreto militare. Si parlava di due Mirage, di un Tomcat, si parlava del Mig. Mi resi subito conto che quello che c’era scritto non gli piaceva, scuoteva la testa. Finché a un certo punto sbattè un pugno sulla scrivania. Era infuriato. Ricordati, Giuseppe – mi disse – non c’è cosa più schifosa di quando i generali si mettono a fare i politici. Ma alla fine, controvoglia, firmò”.

Il maresciallo Giuseppe Dioguardi oggi ha 53 anni, ha prestato servizio in Aeronautica fino al 2008. Alla scadenza del suo nullaosta di segretezza, il Cosmic, che è il livello più alto, è stato ascoltato da Maria Monteleone ed Erminio Amelio, i due magistrati della Procura di Roma che indagano sulla strage di Ustica. Parte dell’interrogatorio è ancora secretato, ma il maresciallo ha accettato lo stesso di raccontare quello che sa. E sa molto. Nei 33 anni che ha trascorso nell’arma azzurra e alla Difesa, in posizioni di estrema responsabilità e delicatezza, un filo rosso lo ha tenuto sempre agganciato, spesso da supertestimone, a questa storia. Fin da quella sera del 27 giugno 1980, quando si trovò nella sala operativa della Prima regione aerea a Milano. Esattamente negli istanti in cui il DC9 Itavia veniva abbattuto nel cielo di Ustica.

Come mai quella sera lei era nella sala operativa della Prima Regione aerea?
“Per puro caso, ero andato a trovare un collega di turno”.

Quindi, seguì tutto in diretta?
“Sì, fin dalla prima comunicazione della base radar di Monte Venda”.

Che cosa sentì?
“Rimbalzavano notizie confuse. Non si capiva cosa era successo, dicevano che un aereo era stato abbattuto. C’era molta tensione. E appena l’ufficiale di servizio comunicò quello che stava succedendo al comandante della Regiona aerea, che all’epoca era il generale Mura, il Centro operativo dello Stato Maggiore da Roma alzò il livello d’allarme al grado più alto in tutte le basi italiane”.

Cosa che non accade per un semplice incidente aereo.
“No. Quel tipo d’allarme scatta solo se c’è un pericolo concreto per la sicurezza del Paese. Che so, un attacco a una base o una minaccia dall’esterno al nostro spazio aereo. Per capirci, lo stesso allarme del giorno dei missili libici su Lampedusa o della notte di Sigonella”.

Dalla prima comunicazione all’allarme quanto tempo trascorse?
“In quella situazione, la sala operativa della Regione aerea aveva un tempo massimo di cinque minuti per avvertire Roma. Faccia lei i conti”.

Che altro fece il generale Mura?
“Chiese a chi non era in servizio di uscire subito dalla sala. Poi la mattina dopo, al circolo, mi chiamò e mi disse che bisognava stare sereni e tranquilli, che purtroppo erano situazioni che potevano capitare e che stavano cercando di capire chi aveva provocato cosa”.

Le comunicazioni che ascoltò erano telefoniche?
“Certo. Ma dallo Stato Maggiore di Roma arrivarono anche messaggi classificati che vennero decrittati e letti”.

Cerchi di essere più preciso.
“Non posso, i dettagli sono nelle parti dell’interrogatorio secretate dai magistrati. Diciamo che la confusione era provocata dal fatto che si sapeva che c’erano dei caccia in volo ma non la nazionalità, né la provenienza o la direzione. E comunque, un allarme c’era già prima dell’abbattimento…”.

Chi lo aveva lanciato?
“I due piloti che poi sono morti nell’incidente delle Frecce tricolori a Ramstein nel 1986, Nutarelli e Naldini. Loro hanno incrociato il DC9 tra Bologna e Firenze e hanno visto quello che si muoveva intorno al velivolo civile… loro sono rientrati alla base di Grosseto segnalando il pericolo con la formula da manuale, attivando il microfono senza parlare. E tutte le sale operative delle tre regioni aeree, che sono collegate da una linea diretta, stavano cercando di capire. La fase più concitata è andata avanti per circa un’ora e mezza e l’allarme massimo è stato tolto solo dopo sette, otto ore”.

continuna a leggere l’articolo sul sito dell’HUFFINGTON POST

Berlusconi, gli ebrei e la lettera di Federica Belli Paci

Ieri la frase di Silvio Berlusconi sugli ebrei [«I miei figli dicono di sentirsi come dovevano sentirsi le famiglie ebree in Germania durante il regime di Hitler. Abbiamo davvero tutti addosso»; per la cronaca, frase seguita da un’invasione su facebook e Twitter di foto di pessimo gusto in cui si vede sopra la famiglia di SB e sotto una famiglia ebrea; per condannare le parole di Silvio, qualcosa di meglio no?], oggi la bellissima e straziante testimonianza di Federica Belli Paci, figlia di Liliana Segre, tra le poche sopravvissute degli oltre 600 ebrei deportati ad Auschwitz dal Binario 21 della stazione di Milano il 30 gennaio 1944.

«Caro direttore,
leggo, dal sito del Corriere della Sera, l’affermazione di Silvio Berlusconi e rabbrividisco: “I miei figli come gli ebrei sotto Hitler”.
Sono la figlia di Liliana Segre e mi rivolgo all’Associazione Figli della Shoah per sapere come intende agire, congiuntamente con tutte le Comunità Ebraiche Italiane, al Memoriale della Shoah e alle altre associazioni, per rispondere a queste farneticanti e inaccettabili dichiarazioni
».

«Ricordo che il giorno dell’inaugurazione del Memoriale alla Stazione Centrale di Milano Silvio Berlusconi si è presentato, inatteso e non invitato, ha preso posto in primissima fila, offrendo l’osceno spettacolo della sua testa reclinata all’indietro e della sua bocca aperta, accasciato e addormentato proprio durante le parole di mia madre. Parole strazianti, sofferte, dolenti, accompagnate dal rumore del passaggio dei treni sopra di noi. Da quella stazione mia madre era partita bambina, su un carro merci, con suo padre e i suoi nonni, verso ignota destinazione. Perché è questo il destino che Hitler riservava agli ebrei sotto di lui. Mia madre è tornata, ha vissuto, ha avuto 3 figli e 3 nipoti. Oggi è una splendida donna di 83 anni, che ha trascorso la sua esistenza cercando di uscire da Auschwitz e nonostante sia meravigliosamente attaccata alla vita, chissà che ancora oggi ci sia davvero riuscita. Tutti noi figli, profondamente segnati dall’identificazione con lei, affrontiamo ogni giorno nel fondo della nostra anima un dolore che si avvicina pudicamente al suo, abbiamo ferite incurabili, traumi che nessuno psicanalista potrà mai guarire. Siamo cresciuti con insegnamenti un po’ speciali, con passaporti sempre pronti, con cassetti traboccanti di foto di scheletri, con la paura delle ciminiere e l’impossibilità di tenere lo sguardo su un treno merci, non ci permettiamo di rifiutare il cibo neanche se scaduto e maleodorante, non riusciamo a pronunciare la parola forno nemmeno per calcolare il tempo di cottura di una torta di mele, mentre doccia ha un che di sinistro e il suono della lingua tedesca ci fa trasalire, se poi è urlata ci spezza il respiro in gola, proviamo un brivido ad ogni sforbiciata del parrucchiere che fa cadere a terra una ciocca dei nostri capelli, ci spaventa il latrato di un cane, le cancellate, il filo spinato e guardiamo ogni giorno il braccio che ci ha stretto mentre venivamo al mondo, sporcato e offeso da un orrendo tatuaggio. Sono tanto fiera di essere figlia di questa madre, quanto disgustata da Silvio Berlusconi e dalle sue parole. Resto a disposizione di Marina, Piersilvio, Barbara, Eleonora e Luigi Berlusconi per un confronto sulle nostre reciproche vite».

(tratto da http://www.fulvialeopardi.it)