Archivi del mese: dicembre 2013

La roulette dei fondi pensione

indexLa trappola dei fondi integrativi si è estesa ai dipendenti pubblici, da circa un anno sono attivi i fondi Sirio e Perseo rivolti ai dipendenti pubblici, che si aggiungono a Espero. Tre trappoline per i dipendenti della Scuola, della Sanità, dei Ministeri.
Poi soprattutto è ripresa da alcuni mesi una forte campagna a favore della previdenza integrativa dei fondi pensione con articoli abbastanza indecenti su “Il Sole 24 ore”, su Il Corriere della sera, etc.. Gli articoli che appaiono su questi giornali, anche su un supplemento del lunedì del Corriere della Sera che leggeranno ben pochi, non sono rivolti ai lettori, gli articoli sulla previdenza, come quelli sui fondi comuni, servono per essere fotocopiati e usati come supporto per le vendite, questo è il fine di questi articoli! L’Italia ha una stampa economica, e in particolare nel settore della previdenza, che non è cattiva, ma pessima La regola è gonfiare i vantaggi parziali, tacendo tutti i difetti e in compenso per quanto riguarda il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) tacere tutti i vantaggi.
Vorrei smontare alcune cose regolarmente scritte nei giornali, pronunciate dai vari economisti di regime intervistati, spinte in tutte le maniere dalla propaganda. Il vero rischio non è la pubblicità, si sa che è di parte, ma gli articoli dei giornali, dei cosiddetti esperti e a volte anche dei miei, sciaguratamente colleghi, docenti universitari. Chiariamo alcune cose. Non è vero che la previdenza integrativa è indispensabile per integrare la propria pensione. Totalmente falso, la propria pensione si può integrare risparmiando, mettendo da parte i soldi, investendoli in qualche maniera e usando quelli. Non è vero che il TFR della pensione, deve essere messo nei fondi pensione, assolutamente no, menzogna spudorata, uno si tiene il TFR, se è un dipendente pubblico il TFS (Trattamento di Fine Servizio) e quando lo incasserà se vuole lo utilizzerà per una rendita integrativa, tenendosi però la sicurezza del TFR e del TFS fino a quell’età e non dandola agli sfasciacarrozze del risparmio gestito che gestiscono i fondi pensione.
Vantaggi fiscali? E’ falso come viene detto da giornalisti, sindacalisti, banche, assicuratori che la previdenza integrativa ha forti vantaggi fiscali. Non è vero, soprattutto per un giovane. Facendo i conti giusti che sa fare chiunque conosce questa materia il famoso vantaggio di pagare al 15 o al 9% di imposta su quanto accantonato, all’inizio della pensione, per un giovane significa un vantaggio di rendimento in termini annui nell’ordine dello 0,5%. Una miseria. Il vantaggio fiscale è divorato dai costi, è irrilevante.
Aggiungiamo il fatto che non è sicuro perché nell’arco di 30/40 anni le leggi cambiano, quelle tributarie tantissime volte. Nell’ultima legge di stabilità hanno tolto un’agevolazione sulla previdenza integrativa che riguardava le polizze vita, cosiddette previdenziali, quindi questi vantaggi fiscali sono incerti e comunque già adesso insufficienti, al massimo potrebbero andare bene per chi ha un reddito sui 300 mila Euro l’anno e a 5 anni dalla pensione, non è esattamente la categoria di persone a cui sembra rivolgersi la previdenza integrativa, quindi buttiamo via il discorso dei vantaggi fiscali. È falso anche quello che che per un lavoratore di un’azienda dove c’è un fondo di categoria, c’è un grande vantaggio che rende conveniente aderire ai fondi pensione, che è il contributo datoriale, bruttissima parola, cioè del datore di lavoro, non è vero che questo sia determinante. Si può vedere con qualche semplice simulazione che bastano un po’ di anni negativi e viene divorato; non è affatto garantito, ma il contributo del datore di lavoro ci sarà soltanto finché dura il contratto collettivo di lavoro, 4/5 anni. E’ un’ingiustizia pagare di più alcuni lavoratori rispetto a altri. Di più quelli che aderiscono al fondo pensione, di meno gli altri, questo è buttare a mare una conquista sindacale nell’arco di più di un secolo: stesso lavoro, stessa retribuzione. Invece no: stesso lavoro ma chi aderisce al fondo pensione viene pagato di più. Altra cosa falsa che Il confronto tra fondi pensione e TFR è sempre vantaggioso per il fondo pensione se si considera il periodo positivo, ma se si prende un altro periodo storico, senza risalire all’impero romano, semplicemente a dal ’62 al ’82 con un fondo pensione un lavoratore avrebbe perso circa l’80% in potere di acquisto, 81% nel caso delle azioni, quindi avrebbe perso i 4/5. In quello stesso periodo con il TFR avrebbe perso soltanto il 18% che è già molto meglio che perdere l’80 %. Quindi falsità una dopo l’altra.
Oltre alla falsità vi sono cose che non vengono dette. Per i fondi pensione aperti, chiusi, i piani previdenziali e tutta l’altra congerie di prodottacci per portare via soldi ai lavoratori non c’è quasi nessuna trasparenza, solo qualche dato generico e soprattutto regola ferrea del risparmio gestito e della previdenza integrativa. L’interessato che ha messo i suoi soldi non ha diritto di sapere che titolo viene comprato, quando, a che prezzo, che titolo viene venduto. A questo punto è facile dire che nel torbido si pesca bene, e altre battute per dire che lasciare la possibilità al gestore di fare quello che vuole, lo spingerà logicamente a fare porcherie varie, porcherie che peraltro vengono fuori. Dare i propri soldi a un fondo pensione a un piano individuale previdenziale, soprattutto un fondo pensione, vuole dire rischiare con i mercati finanziari , perché vuol dire avere il risultato legato all’andamento ai titoli azionari, obbligazionari. Non è opportuno giocarsi la pensione alla roulette dei mercati finanziari.
Nessun prodotto della previdenza integrativa, nessun fondo pensione chiuso, aperto, socchiuso che sia, nessun piano individuale previdenziale o pensionistico, nessuna polizza vita garantisce in potere d’acquisto i soldi messi dal lavoratore- La garanzia in potere di acquisto c’è al massimo per un periodo breve, mentre il TFR dà una base garantita in potere d’acquisto per tutta la sua durata quanto essa..
Questo è fondamentale perché nell’arco del ‘900, per tre volte i risparmi previdenziali o non previdenziali degli italiani vennero decimati dall’inflazione, a cavallo della Prima Guerra Mondiale, a cavallo della Seconda Guerra mondiale e al tempo petrolifero dal ’73 all’84/85. Non c’è nessun lavoratore nell’arco del ‘900 che abbia vissuto senza incontrare un momento in cui i risparmi risparmi mobiliari venivano distrutti dall’inflazione. La garanzia nei confronti dell’inflazione i fondi pensione la danno per un periodo brevissimo! Questo è il vero rischio di tutta la previdenza integrativa, vedere il fondo che non fallisce, formalmente non fallisce, “i fondi pensione non falliscono, ma in potere di acquisto possono perdere il 90%“.
Mi rendo conto di essere la voce di colui che grida nel deserto, quasi nessun altro lo dice, perché la torta della previdenza integrativa è una torta ricca, succosa, gustosa. Perché a differenza dei fondi comuni, se uno mette i soldi nella previdenza integrativa non può riscattarli, deve aspettare l’età della pensione, quindi fino a 65/67/70 non può riscattarli e per giunta la trasparenza è ancora minore che nei fondi comuni dove già è bassissima. Questi prodotti interessano alle banche alle assicurazioni, ai gestori e alle società di gestione, ai sindacati che ci mettono i loro amici, sono centinaia di poltrone strapagate di parassiti che non fanno nulla perché, e questo è veramente buffo, gli amministratori dei fondi pensione, non gestiscono il fondo pensione, subappaltano a un altro la gestione, come spesso è stato subappaltato ad altri l’amministrazione della raccolta delle quote. Poltrone fatte per dare soldi, prese metà dai sindacati e metà degli amici di Confindustria, Confcommercio, dalle associazioni patronali.
Conclusione: evitare tutti i prodotti previdenziali: fondi comuni, aperti, chiusi, piani individuali pensionistici, polizze vita. Tutti da evitare, se uno li ha sottoscritti, interrompere i versamenti, tenersi il TFR. Non affidare i propri soldi a nessuna gestione, non solo alla previdenza integrativa, ma neanche affidarla ai fondi comuni, alle gestioni né italiane né estere, sono uguali, sono scatole nere dove i gestori mangiano, non dico mangiare tutto, ma possono raschiare tanti soldi, con 2,5 di commissioni annue di gestione, è uno sproposito!”

Beppe Scienza

(il risparmio tradito)

Pensioni. A chi serve la busta arancio

%eci.jpg(Di Beppe Scienza, pubblicato su il Fatto Quotidiano 18-12-2013 pag. 14)

Una promessa che era una minaccia: anche gli italiani avrebbero ricevuto la cosiddetta busta arancione.

L’industria della previdenza integrativa aveva infatti scoperto, qualche anno fa, che ai lavoratori svedesi arrivava una previsione della loro futura pensione, dentro appunto a una busta arancione.

Subito prese la palla al balzo e cominciò a richiedere a gran voce che anche l’Inps spedisse qualcosa di analogo agli italiani. Ufficialmente una comunicazione informativa, di fatto un potente mezzo di manipolazione. Quale strumento migliore per spingerli a sottoscrivere fondi pensione, polizze previdenziali e compagnia brutta? Certifichiamogli che la loro pensione sarà una miseria e così abboccheranno più facilmente.

Né stupisce l’appoggio da parte dei giornalisti ed economisti di regime, quando era semmai il caso di sollevare doverosi interrogativi sulla scarsissima attendibilità di previsioni pluridecennali.

Promisero la busta arancione nel 2009 l’allora ministro del lavoro Maurizio Sacconi e l’ancora presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua. Ad alcuni lavoratori doveva arrivare già nel marzo del 2010 e poi a tutti gli altri, senza pietà. Ci contavano banche e assicurazioni, sindacati e associazioni padronali, cioè quanti lucrano dal carrozzone della previdenza complementare.

Poi ad alcuni vennero i primi dubbi. Lo stesso Mastrapasqua a inizio 2011 ammise: “Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati, rischieremmo un sommovimento sociale”.

Così la busta arancione è stato un tormentone durato circa quattro anni: “Sta per arrivare”, “No, è stata stoppata”, “È quasi pronta”, “L’hanno bloccata”, “Partirà a fine mese” ecc.

Ora il ministro del lavoro Enrico Giovannini ne ha ufficializzato l’abbandono il 4 dicembre davanti alla commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti di previdenza: “…visto anche, come dimostrano i dati Ocse, la scarsa dimestichezza di molta parte della popolazione con la capacità anche matematica”. A parte il cattivo italiano, riscontriamo il solito vezzo di insultare i cittadini quando non si comportano come i governanti vorrebbero.

La verità sulle pensioni che i media corrivi al potere nascondono

Pensionati

Districarsi nelle poste del bilancio dello Stato e degli Enti non è agevole. Anche il bilancio sociale dell’Inps non è di facile comprensione, elaborato e pubblicato per rendere chiare le funzioni, le attività, lo stato economico del principale ente previdenziale pubblico.

Il primo dato di quel bilancio che dovrebbe indignare è rappresentato da quei 7 milioni e 200 mila pensionati, il 43% del totale, che percepiscono meno di 1.000 €uro al mese e di questi 2 milioni e cinquecentomila meno di 500 €uro. Una parte di questi anziani, in maggioranza donne, vive in povertà, altri vi stanno precipitando. La legge di stabilità ignora queste persone, le loro sofferenze e preoccupazioni: per il Governo ed i partiti che lo sostengono non esistono.

Il secondo rappresentato dal fondo dei lavoratori dipendenti e quello dei precari che sono in attivo malgrado siano diminuiti gli iscritti all’Inps ed aumentati i disoccupati. Il fondo lavoratori dipendenti nel 2012 chiude con un attivo di un miliardo e 351 milioni e quello dei precari di 8 miliardi e settecentosedici milioni. Fino al 2011 anche i fondi per gli ammortizzatori sociali erano in attivo. Questi fondi risultano con avanzi consistenti da anni, ma l’attivo non è stato utilizzato per aumentare gli assegni pensionistici che, per la crescita del costo della vita perdono non meno del 2% ogni anno. L’avanzo è servito invece a coprire i deficit di altri fondi come quello dei lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori), del clero, dei dirigenti di azienda, degli ex fondi speciali (elettrici, trasporti, telefonici…) per circa 20 miliardi ogni anno. Nel 2012 il bilancio dell’Inps è andato in rosso in quanto ha assorbito l’Enpals ed il pubblico impiego, quest’ultimo ente ha caricato sull’Inps un deficit di 7 miliardi e 617 milioni per il 2012 e circa 17 miliardi di passività pregressa maturata per il mancato versamento da parte dello Stato dei contributi dei suoi dipendenti. Il disavanzo complessivo dell’Inps per il 2012 ammonta a 9 miliardi e 865 milioni e diventerà un argomento per giustificare altri tagli al sistema pensionistico.

Proviamo a chiarire alcune altre questioni. Si continua a sostenere, anzi si da per scontato, che gli importi degli assegni pensionistici siano spesa pubblica a carico delle collettività: è una menzogna spudorata! Si ignora volutamente che gli assegni pensionistici sono coperti dai contributi che vengono versati all’Inps, contributi che sono parte del salario: con i contributi si pagano le pensioni senza che lo Stato apra i cordoni della borsa.

Si continua a sostenere che le pensioni incidono eccessivamente sul Pil rispetto a quanto avviene negli altri paesi europei. Se continua a diminuire il Pil è ovvio che cresce l’incidenza della spesa pensionistica. È bene anche si sappia che in Italia il Tfr è conteggiato come spesa pensionistica e che sulle pensioni vi è un prelievo fiscale di circa 34 miliardi annui mentre negli altri paesi la pensione è esente o tassata simbolicamente. Quello scandaloso 13% (pensioni – Pil) scende all’ 8-9%.

È desolante che si continui con la commedia degli equivoci, imbrogliando, facendo di palesi verità carta straccia. Ne sono complici le forze politiche salvo rare eccezioni, i sindacati confederali e dei pensionati, stampa e televisione. A pagare sono i pensionati e quanti si pensioneranno nei prossimi anni.

Queste note sulle pensioni saranno, come è norma, ignorate dai mass-media. Non saranno contestate nè dai partiti, nè dai sindacati, nè dagli esperti. Le stesse trasmissioni cosiddette di approfondimento ignorano le pensioni e gli argomenti di carattere sociale.

A Rifondazione Comunista è precluso lo schermo televisivo. Le idee e proposte fuori dal coro non hanno spazio nell’Italia delle grandi o piccole intese.

La pensione è un diritto, un patto tra le generazioni, unisce la classe, è fortemente solidale ma non è funzionale alla cosiddetta “responsabilizzazione dei singoli”, alla diminuzione della contribuzione a carico delle aziende, ai mercati finanziari. L’elezione di Renzi a segretario del Pd è una spinta forte ad intervenire sulle pensioni di anzianità e di reversibilità, ne ha parlato più volte nelle sue esternazioni. Negli ultimi anni si è avviata la costruzione di un sistema pensionistico che rompe il rapporto salario-pensioni ed è basato sulla previdenza integrativa e sull’assistenza per gli anziani ed i poveri. Vincono le forze politiche maggiormente legate alla chiesa cattolica che puntano a sostituire i diritti e le certezze con la carità.

Il quadro è fosco, ma se non si rovescia il banco le prospettive per la terza età diventano sempre più nere.

23/12/2013 09:25 | LAVOROITALIA | Autore: Sante Moretti

(DA CONTROLACRISI.ORG)

Tassare le rendite abnormi di eolico e fotovoltaico

(articolo tratto dal sito del  Comitato Nazionale Contro il Fotovoltaico e l’Eolico in Aree Verdi)

Dove trovare i soldi per ridurre o abolire l’IMU sulla prima casa? Su questo quesito si rischia già la prima crisi di governo. A nostro avviso l’attenzione va concentrata anche su quelle imprese che, pur nel colmo di una crisi acutissima, portano a casa e talvolta trasferiscono all’estero enormi profitti lucrati grazie agli incentivi più alti del mondo assegnati negli anni passati all’eolico e al fotovoltaico industriali.

Pensiamo al “re del vento” Vito Nicastri che con alcuni impianti eolici si era “messo da parte” 1 miliardo e 300 milioni, unicamente in veste di “sviluppatore”. Pensiamo al 2007, quando la International Power comprò per un miliardo e 800 milioni di euro soltanto una parte delle centrali eoliche della IVPC dell’avvocato Oreste Vigorito, allora Presidente dell’ANEV (per entità, fu la nona transazione al mondo di quell’anno).
In Italia le rinnovabili elettriche non sono infatti cresciute nel modo misurato e progressivo in grado di farci raggiungere, con equilibrio ed utilità sociale diffusa, il traguardo fissato dalla UE per il 2020. Al contrario sono state date in pasto ad un vero e proprio assalto speculativo, attuato anche attraverso veri e propri colpi di mano.

Assalto che ha portato ad invadere vastissime aree agricole a coltura e a deturpare incontaminati paesaggi montani (in evidente spregio dell’art.9 della Costituzione). Assalto che graverà per 12 miliardi l’anno sulle bollette degli italiani per il prossimo ventennio. Bisogna quindi neutralizzare questi eccessi, ingiustificati sia sotto il profilo del rapporto costi/benefici, sia dal punto di vista degli interessi dell’industria italiana.
Bisogna ridurre in modo sostanzioso l’onere delle decisioni sbagliate assunte in passato, tassando le rendite abnormi che altrimenti continueranno ad arricchire unicamente i produttori industriali di energia eolica e fotovoltaica. Proposte simili sono già state avanzate da autorevoli economisti come Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, e da osservatori attenti delle politiche industriali, come Massimo Mucchetti. Sarebbe utile ora una pronta proposta del Governo, che, nell’emergenza in atto, ha il dovere di non farsi condizionare da lobby speculative, ma di pensare unicamente ad un equilibrato sviluppo delle rinnovabili inquadrato nel più generale interesse dell’Italia e degli italiani.

Italia Nostra
Comitato per la Bellezza
Amici della Terra
Comitato nazionale del Paesaggio
Mountain Wilderness
Comitato Nazionale contro Fotovoltaico ed Eolico in Aree Verdi
Lipu

La Giunta Fois naufraga nelle Vasche

SENAGO BENE COMUNE

barca affondata

Il Sindaco ritira le deleghe a due Assessori. Il maggiore partito della maggioranza che sostiene il sindaco Lucio Fois si spacca. L’opposizione xenofoba di estrema destra (partito denominato “Lega Nord”) ha buon gioco per mostrarsi la paladina anti-Vasche, quando è lo stesso partito “Lega Nord” che in Regione le ha volute, progettate e finanziate.

Questo è lo scenario, di massima confusione -o forse di convulsione– in cui si trova oggi la coalizione che governa la città.

Qualcuno sostiene che sia stolto pensare che la Giunta Fois stia naufragando nelle Vasche, poiché la faida interna alla maggioranza trova le sue radici inconfessabili negli interessi immobiliari. Chi afferma questo non vede -o finge di non vedere- tutta l’inestricabile connessione tra la vicenda delle Vasche e l’uso del territorio che il PGT vuole fare. 

La Giunta Fois annega nelle Vasche perché non è riuscita a trovare una soluzione al problema, ad…

View original post 489 altre parole

Vasche: conferenza dei servizi del 9 dicembre

AGGIORNAMENTO IN TEMA VASCHE DI LAMINAZIONE A SENAGOMaschera

Lunedì 9 Dicembre mi sono recata in Regione Lombardia, da cittadina qualunque, ad assistere alla Conferenza preliminare dei Servizi durante la quale sono stati esposti gli studi e i progetti effettuati per la realizzazione di questa opera e al modo di farla apprezzare e accettare dalla cittadinanza. E’ seguita l’enunciazione dei pareri dei vari Enti interessati.

Nel corso della prima parte dell’incontro sono state proiettate immagini idilliache per serenità e pulizia: sentieri tra alberi appartenenti alla flora locale, zone umide nelle quali volteggiavano farfalle, aree per il divertimento di bambini e famiglie, zone didattiche per le scuole.

Ma l’intervento che più mi ha colpita è stato quello relativo allo studio idrogeologico: sono state svolte indagini chimico-fisiche sino al livello della prima falda acquifera, 15 m circa, che corrisponde anche alla profondità delle vasche. Le analisi sul materiale prelevato hanno condotto a definirlo di buon valore merceologico, anche nella considerazione delle proporzioni fra sabbia, ghiaia e argilla. Capisco che si tratta di un milione di metri cubi di buon materiale per costruzioni! Deduco che farà molto comodo per le realizzazioni dell’EXPO, per le quali l’aspetto agricolo, di energia per la vita, è stato messo in secondo piano. Atterrisco per la gran quantità di polveri, chiamiamole così, che verrà sollevata e mobilizzata per raggiungere quello che sarà il fondo delle vasche, considero le decine di migliaia di viaggi che i mezzi pesanti dovranno effettuare, inquinando per se stessi e per quello che trasportano. Avvilisco pensando alla collocazione della nostra zona nelle aree più inquinate da polveri, sottili o meno, dell’Europa e del mondo, e al carico di malattie respiratorie, circolatorie e tumorali che provocano. Mi arrabbio pensando alle grosse multe europee che ci minacciano, mi indigno considerando la quantità di denaro pubblico spesa con leggerezza per studi e progetti che vanno avanti da anni, e che nel caso di non realizzazione delle opere si sgonfierebbero come una torta mal infornata. E sì, perché qualche voce esitante o più decisa l’ho ascoltata l’altra mattina! Ma nella seconda parte, come previsto da un copione che prevedeva solo l’assenso e un bel finale.

Il nostro Comune di Senago, con la voce del sindaco Fois e dell’ass. all’ambiente L. Palazzolo, ha ribadito la sua unanime contrarietà e presentato progetti alternativi, il funzionario tecnico del Comune di Bollate, fondamentalmente per la considerazione del pericolo di inquinamento delle sue falde acquifere, ha espresso un parere negativo. Ma perplessità sono giunte anche dall’ass. all’Agricoltura e Parchi della Provincia e dall’Ente Parco Ticino, in particolar modo per il livello di inquinamento delle acque del Torrente Seveso. La Coldiretti non è certamente favorevole ad un opera di questo tipo, perplessità anche dall’ARPA.

Fra pochi giorni dovrà essere redatto il progetto definitivo; per lo meno non sarà una facile impresa, anche se voluta dai “grandi”: Regione Lombardia e Comune di Milano. Ma anche quest’ultimo inizia a ritenere eccessiva la spesa che gli compete! Anche perché, dagli studi effettuati, per il 50% o più delle situazioni con grande quantità di pioggia, il quartiere Niguarda si inonderebbe lo stesso!

La Giunta di Senago implode

SENAGO BENE COMUNE

Implosione

Nel corso del Consiglio Comunale del 17 dicembre 2013, il Sindaco di Senago Lucio Fois ha ritirato le deleghe a due Assessori della sua Giunta: Maria Interdonato (Bilancio) e Luca Palazzolo (Cultura, Ambiente, Sport).

I due Assessori -la Interdonato era Vicesindaco!- erano rei di aver chiesto chiarimenti circa una modifica del PGT fatta a loro insaputa, o alle loro spalle, non si sa bene se dai tecnici comunali o da loro referenti politici. La modifica fatta trovare ai malcapitati non era di poco conto: inseriva le Vasche di Laminazione nel Piano di Governo del Territorio di Senago: un riconoscimento della necessità programmatica di queste opere nocive che pure a parole il Sindaco ha più volte dichiarato di non volere. Motivo della modifica poco collegiale: la Regione vuole le Vasche, Senago non può rifiutarsi di metterle nel suo PGT.

L’episodio riempie di amarezza e delusione coloro che avevano creduto…

View original post 263 altre parole