Pensioni. A chi serve la busta arancio

%eci.jpg(Di Beppe Scienza, pubblicato su il Fatto Quotidiano 18-12-2013 pag. 14)

Una promessa che era una minaccia: anche gli italiani avrebbero ricevuto la cosiddetta busta arancione.

L’industria della previdenza integrativa aveva infatti scoperto, qualche anno fa, che ai lavoratori svedesi arrivava una previsione della loro futura pensione, dentro appunto a una busta arancione.

Subito prese la palla al balzo e cominciò a richiedere a gran voce che anche l’Inps spedisse qualcosa di analogo agli italiani. Ufficialmente una comunicazione informativa, di fatto un potente mezzo di manipolazione. Quale strumento migliore per spingerli a sottoscrivere fondi pensione, polizze previdenziali e compagnia brutta? Certifichiamogli che la loro pensione sarà una miseria e così abboccheranno più facilmente.

Né stupisce l’appoggio da parte dei giornalisti ed economisti di regime, quando era semmai il caso di sollevare doverosi interrogativi sulla scarsissima attendibilità di previsioni pluridecennali.

Promisero la busta arancione nel 2009 l’allora ministro del lavoro Maurizio Sacconi e l’ancora presidente dell’Inps Antonio Mastrapasqua. Ad alcuni lavoratori doveva arrivare già nel marzo del 2010 e poi a tutti gli altri, senza pietà. Ci contavano banche e assicurazioni, sindacati e associazioni padronali, cioè quanti lucrano dal carrozzone della previdenza complementare.

Poi ad alcuni vennero i primi dubbi. Lo stesso Mastrapasqua a inizio 2011 ammise: “Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati, rischieremmo un sommovimento sociale”.

Così la busta arancione è stato un tormentone durato circa quattro anni: “Sta per arrivare”, “No, è stata stoppata”, “È quasi pronta”, “L’hanno bloccata”, “Partirà a fine mese” ecc.

Ora il ministro del lavoro Enrico Giovannini ne ha ufficializzato l’abbandono il 4 dicembre davanti alla commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti di previdenza: “…visto anche, come dimostrano i dati Ocse, la scarsa dimestichezza di molta parte della popolazione con la capacità anche matematica”. A parte il cattivo italiano, riscontriamo il solito vezzo di insultare i cittadini quando non si comportano come i governanti vorrebbero.

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