Archivi del mese: gennaio 2014

SCHULZ O TSIPRAS ?

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Sel sta con Tsipras, ma parteciperà al congresso del Pse.
Contraddizioni e confusione, ma benvenuti compagni di Sel.
Sinistra Ecologia e Libertà, il partito di Vendola, che ieri è stato confermato presidente al congresso nazionale, alle prossime elezioni Europee esplorerà la “strada greca”. Un documento votato dal Congresso impegna il gruppo dirigente “ad aprire immediatamente un confronto, un’interlocuzione” con tutti quei soggetti che in Italia desiderano un’altra Europa, per verificare se vi “sia la possibilità di un percorso comune” che porti Sel a confluire in quella lista unica, autonoma, della società civile, a sostegno della candidatura del leader della sinistra greca, Alexis Tsipras, alla presidenza della Commissione Ue. Di conseguenza, Sel non appoggerà la candidatura del socialista Martin Schulz, che sarà invece sostenuta dal Partito Democratico. Ma Vendola ci tiene a sottolineare che Sel non è interessata a confluire nel Gue, la Sinistra europea che raccoglie i partiti comunisti e di sinistra del Vecchio continente, tra cui Rifondazione Comunista in Italia, che già da tempo ha sostenuto la candidatura di Tsipras. Questo si traduce in un mantenimento dell’ambiguità che ha contraddistinto Sel ultimamente, quello della formula “con Tsipras ma non contro Schulz”, cioè una terza via che non esiste e Vendola continua a “narrare”. In fondo, Sel parteciperà al Congresso del Pse a Roma, come conferma lo stesso Vendola, che si terrà a fine febbraio. Vendola cerca insomma un modo che vorrebbe non scontentare nessuno e tenere comunque tutte le porte aperte. Vendola deve infatti mediare tra chi vuole sostenere Tsipras senza se e senza ma e quella parte di Sel che non vuole rompere con il Pd in maniera netta e che vuole evitare di confluire nel Gue.

Una posizione che viene giudicata ambigua anche a sinistra. Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc, scrive sul suo profilo facebook: “Mi hanno telefonato da un giornale per commentare il congresso di SEL e la scelta che hanno fatto – a maggioranza – di sostenere Tsipras alle elezioni europee. Ho detto le seguenti tre cose:
1) Sono contentissimo che SEL abbia scelto Tsipras e non Schulz. Dopo anni in cui SEL individuava i socialisti come la via maestra, questa svolta a 180° che individua Tsipras, cioè il candidato del Partito della Sinistra Europea come il punto di riferimento, è un fatto molto positivo!
2) Questa scelta della maggioranza del congresso di SEL avviene in forme ancora contraddittorie, visto che SEL continua a chiedere l’adesione al partito Socialista Europeo, quello che ha votato tutti i trattati neoliberisti che stanno distruggendo l’Europa e soprattutto i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici europee.
3) Le parole di Vendola, di scegliere Tsipras per andare verso Schulz, sono la massima espressione di questa confusione che speriamo sia rapidamente superata: Schulz stà con la Merkel, Tsipras contro la Merkel. Sì tratta di scegliere se stare con la Merkel o contro e la democrazia serve proprio per questo: la democrazia serve a scegliere tra opzioni diverse, tra il liberismo di Schulz e l’antiliberismo di Tsipras”.

27/01/2014  | POLITICAITALIA | Fonte: controlacrisi.org | Autore: A. F.
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Chi l’ha visto: dov’erano i tre grandi assenti al Consiglio Comunale?

giuntaDurante l’ultimo Consiglio Comunale di Senago, quello in cui il Sindaco ha licenziato in diretta i suoi due assessori, rei di averlo smascherato per aver inserito nel PGT il piano di realizzazione delle vasche di laminazione senza dire niente a nessuno, c’erano tre assenze importanti che non sono passate inosservate: mancavano due consiglieri del PD, uno dei quali è il capogruppo, e l’Assessore alle Feste, braccio destro del Sindaco.

Dov’erano? Perchè il magnifico terzetto mancava all’unisono in una serata così importante, come tutti sapevano? A Senago gira voce che se le siano suonate la sera prima,  durante la riunione di pre-consiglio, ma noi non ci crediamo. No, non ci crediamo. Forse erano ammalati. Qualcuno dice di averli visti in ospedale, forse a trovare amici o parenti. Altri giurano di averli visti accendere i ceri in chiesa (uno li accendeva e gli altri li spegnevano). Altri ancora dicono di averli sentiti parlare (con vago accento siculo-bergamasco) all’interno della casa della salute, come fossero fantasmi muratori; forse stavano iniziando a ristrutturarla per conto loro per far risparmiare il Comune.

Noi non siamo maligni e non crediamo alle voci di paese. Noi pensiamo invece che presto costoro dovranno decidere da che parte stare e questo li rende certamente tutti un po’ nervosi. Soprattutto il capogruppo del PD che proprio in quella sera ha lasciato che i propri due assessori venissero bruciati e licenziati come mai s’è visto accadere in un consiglio comunale, senza proferire parola, nel silenzio e nell’oblio totale dei loro compagni di partito. Anzi, col loro voto a favore.

Ora forse dovranno dire la loro, farci capire perchè si è arrivati a tanto e soprattutto che cosa è successo. Perchè qualcosa pure è successo. Non si può far finta di niente. I due del PD sono stati i fautori delle nomine dei due ex assessori ora sconfessati. Che posizione assumeranno ora in consiglio comunale? La maggioranza del Sindaco Fois reggerà ancora? O faranno i finti tonti?

Sono ancora tante le domande che vorremmo fare, ma preferiamo non stancarvi e soprattutto non stancare chi le risposte le dovrà dare.

Sembra anche che in quella serata qualche assessore vicino al Sindaco abbia esultato con un “finalmente ci siamo tolti di mezzo questi due rompic….oni”, riferendosi agli ex assessori. Ma questa è ancora voce di popolo e noi non ci crediamo.

Intanto il PGT del cemento è stato adottato.

PGT + VASCHE: la grande accoppiata di Senago

Hanno fatto fuori 2 Assessori, di cui uno vice Sindaco, per inserire le Vasche di Laminazione nel Piano di Governo del Territorio (PGT), come voleva la Regione.

Senago è governata da fenomeni.

Maschera

Rappresentanza, Landini al direttivo Cgil spara a zero contro l’accordo firmato da Camusso

landini114Vi faccio gli auguri, una cosa così nei luoghi di lavoro non passerà mai”. L’intervento del segretario generale della Fiom Maurizio Landini al Comitato direttivo della Cgil è stato come molti si aspettavano: duro e puntuale. Duro, perché ha preso di petto frontalmente l’accordo tra Cgil, Cisl e Uil e Confindustria firmato nei giorni scorsi, “stiamo facendo un errore strategico”, dice; puntuale, perché sottolinea che quel testo mette completamente in mora il ruolo dei rappresentanti sindacali.

Insomma, in un momento di forte crisi della poiltica e in cui anche “fare il sindacato” non è certo gratificante, pensare di sanzionare quei rappresentanti sindacali che dovessero dissentire dalle decisioni presi dai livelli superiori vuol dire aver trovato un modo per spingerli ad andarsene. E Maurizio Landini, che ha fatto un intervento di un quarto d’ora quasi tutto d’un fiato e con un tono all’attacc, tanto che poi non sono mancate le domande su un eventuale addio alla Cgil, lo dice con chiarezza. Lo dice anche con l’asprezza di chi tocca i punti nevralgici della questione. Anche perché un minuto dopo i delegati, appresso c’è la condanna a morte delle varie categorie sindacali Certo,magari rimarrà anche una segreteria nazionale e un comitato direttivo, ma territori e Rsu sono destinati all’immiserimento. E questo la Fiom, sottolinea il segretario della Fiom, non potrà mai accettarlo.
Poi Landini si è anche ricordato, mettendolo in premessa del suo intervento, che lui è anche un membro del Comitato direttivo della Cgil. E sul quel terreno non è che Susanna Camusso se la cava tanto meglio. “Che bisogno c’era di chiudere in fretta e furia l’accordo” sul cosiddetto regolamento in questi giorni? Ha chiesto Landini. Cosiddetto, perché lui la tesi che il testo di gennaio non abbia cambiato niente rispetto al 31 maggio dell’anno scorso quando si fece l’accordo quadro, la rifiuta. Lo contesta su almeno due punti: le sanzioni verso chi dissente, e le deroghe che possono essere introdotte a livello aziendale, così come prevede l’accordo del 28 giugno.
Insomma, ce ne è abbastanza per chiedere che su tutta questa materia siano gli iscritti alla Cgil a decidere attraeverso il voto. Landini lo chiede non perché sia molto arrabbiato, bensi perché sono le regole interne stesse della Cgil che lo contemplano. Regole che Camusso ha bypassato sportivamente infischiandosi anche del fatto che il congresso ormai è alle porte. Del resto, in calce al “regolamento” c’è scritto che un po’ di tempo per ripensarci ci sta.
C’è un’altra questione che potrebbe bloccare tutta la macchina del consenso all’accordo. Ed è il ricorso per vie legali. A chiederlo è sicuramente Giorgio Cremaschi, che al momento del voto ha dichiarato di voler uscire dall’aula proprio per questo motivo. E poi, esattamente come nella vicenda Fiat, che per certi aspetti sembra ricalcare quella del “regolamento”, c’è il rischio di una valanga di ricorsi da parte dei singoli lavoratori, che si vedono espropriati di un diritto costituzionale, e quello degli altri sindacati che in quanto non firmatari non potrebbero partecipare alle elezioni delle Rsu.
Che congresso possa venir fuori da un caos del genere ancora non è possibile prevederlo con certezza. Di sicuro la Fiom aggiungerà un “quinto emendamento”, quello contro il “regolamento” appunto. Sarà sufficiente per rompere definitivamente il patto di maggioranza? Per il momento Landini si tiene le mani libere. E non manca però di sottolineare: “L’accordo sul congresso al contrario di altri io l’ho fatto con lealtà”.

17/01/2014 17:37 | LAVOROITALIA | Autore: fabio sebastiani

(da controlacrisi.org)

Crescono i paesi che non hanno fatto austerity

austerity

La Banca Mon­diale ha pre­sen­tato le pre­vi­sioni eco­no­mi­che per il 2014. La sin­tesi del rap­porto potrebbe essere la seguente: 5 anni dopo la crisi finan­zia­ria l’economia mon­diale comin­cia a mostrare i primi segnali di ripresa. L’economia mon­diale dovrebbe cre­scere del 3,2%, ma la cre­scita non sarà omo­ge­nea: i paesi in via di svi­luppo cre­sce­ranno del 5,3%, men­tre i paesi ric­chi del 2,2%. All’interno dei così detti paesi ric­chi, le policy adot­tate fanno la differenza.

Chi ha impe­gnato la spesa pub­blica e tutti gli stru­menti mone­tari per fron­teg­giare la crisi reale ha con­se­guito dei risul­tati di gran lunga migliori dei paesi che hanno adot­tato poli­ti­che di auste­rità. In altre parole gli Stati Uniti, pur con tutti i limiti cono­sciuti, regi­stre­ranno una cre­scita per il 2014 del 2,8%, men­tre l’Europa, l’emblema delle poli­ti­che libe­ri­ste, delle riforme strut­tu­rali, dei tagli alla spesa pub­blica e del rien­tro for­zato, via avanzi pri­mari, dall’indebitamento e dal debito pub­blico, avranno una cre­scita dell’1,1%.

L’aspetto bef­fardo è la cre­scita della Ger­ma­nia: 0,5%. Atten­zione, il detto mal comune mezzo gau­dio non vale. La crisi della Ger­ma­nia è la crisi dell’Europa. Potrebbe tra­sci­nare tutti quanti den­tro un vor­tice da cui è dif­fi­cile imma­gi­nare gli effetti. Altro che uscita dall’euro e cose simili.

Alla fine, i beni e ser­vizi pro­dotti dalla Ger­ma­nia devono pur essere ven­duti, ma se depau­pe­riamo tre quarti dell’Europa, anche la gra­ni­tica Ger­ma­nia non può far altro che lec­carsi le ferite. Cer­ta­mente la Cina rimane un mer­cato pro­met­tente, ma la domanda euro­pea non è così facil­mente sosti­tui­bile, nem­meno dalla cre­scita della domanda ame­ri­cana. Obama ha tanti difetti, ma una parte del rilan­cio dell’economia ame­ri­cana è legata al raf­for­za­mento della pro­pria manifattura.

Non si tratta solo di allen­tare i vin­coli euro­pei. La situa­zione è tale che neces­sità di una poli­tica eco­no­mica euro­pea. Non si aggan­cia nes­suna cre­scita, nem­meno a livello mon­diale, fin­tanto che l’Europa rimane senza bilan­cio pub­blico euro­peo ade­guato, almeno del 4% del Pil, un coor­di­na­mento delle poli­ti­che indu­striali e un ade­gua­mento della domanda interna, via incre­menti salariali.

In qual­che misura il rap­porto della Banca mon­diale con­ferma che le poli­ti­che libe­ri­ste sono fuori tempo mas­simo. I paesi che non hanno per­se­guito le logi­che dell’austerità stanno deci­sa­mente meglio. Chissà cosa ne pen­sano il pre­si­dente della Com­mis­sione euro­pea e il governo di grande coa­li­zione tedesco.

Alla fine tutti i nodi e le debo­lezze dell’Europa si mani­fe­stano, soprat­tutto quando si affac­cia una «mode­sta» cre­scita. È pro­prio quando si intra­vede una cre­scita che si vede se sono state adot­tate le poli­ti­che giuste.

Ora abbiamo una mezza verità: le poli­ti­che euro­pee hanno allon­ta­nato la stessa Europa da una pos­si­bile cre­scita. Non credo e non penso che gli Stati Uniti o altri Paesi rega­lino la pro­pria cre­scita all’Europa.

Que­sta volta l’Ue deve diven­tare adulta. L’età dell’adolescenza è finita.

16/01/2014 11:45 | ECONOMIAINTERNAZIONALE | Fonte: Il Manifesto | Autore: Roberto Romano (da controlacrisi.org)

Oracoli o mentitori? Decidete voi!

susaA fine anno gli amici si fanno gli auguri per  un anno “migliore”. Dunque auguri a tutti per il 2014, auguri a tutti i no tav e a tutte le persone per bene che ogni giorno provano a fermare il disastro.
Nessun augurio ai mentitori travestiti da oracoli che da 23 anni raccontano colossali balle.
La prova?  Tra i tanti articoli pubblicati dai “giornali amici del tav” e degli intrallazzatori che “vendono” il treno veloce ne abbiamo scelto uno. Leggetelo.
Capirete quanto e come ci hanno sempre presi in giro. Quante bugie! 23 anni fa erano già in ritardo ed erano tutti d’accordo e sostenevano  che la linea esistente era satura.
Il costo era stimato per la tratta tra Torino e Lione di 224 km in 7.200 miliardi di lire (3,7 miliardi di euro). Oggi la spesa presunta (quindi aumenterà ancora) è cresciuta di 5-6 volte arrivando a 20-24 miliardi di euro (38.000- 46.000 miliardi di lire).
Doveva essere tutto finito dopo 7/8 anni, invece ne sono passati 23.
Doveva essere un “treno veloce” per passeggeri, oggi persino i promotori hanno capito che i passeggeri non ci sono. Rinuciare al progetto? No, semplicemente adesso vogliono un treno merci ad alta capacità.
 Peccato che le merci non ci sono specialmente sull’asse est-ovest. Leggetevi il libro “Binario morto” di Luca Rastello, giornalista di Repubblica e vi sarà chiaro che non ci sono le merci ma nemmeno i soldi per costruire la volontà di realizzare l’opera, insomma non c’è nulla. L’unica immane costruzione è la menzogna.
Oracoli o mentitori?
Di sicuro gente che vende fumo, che ha interessi personali, politici che spingono a parole l’opera e premono ancora di più in corrispondenza delle campagne elettorali. Gli stessi politici che chiudono gli ospedali, allontanano le pensioni e non tutelano i più deboli. Intanto a Chiomonte ogni giorno (dal luglio 2012), si spendono 100.000 euro soltanto per le forze armate di guardia al cantiere, alcune delle quali arrivano dall’Iraq, le altre sottratte alla sicurezza delle città, alla ricerca degli evasori e dei mafiosi. Com’è facile capire, non è la Torino-Lione ad essere irreversibile, ma l’immane spreco di denaro pubblico che questa marmaglia di burocrati ha messo in essere.
Dunque, auguri cari no tav, con una certezza: il prossimo anno (per loro) sarà peggio di quello passato anche se già sappiamo che le balle sulla Torino-Lione saranno sempre le stesse. Auguri anche ai creduloni  che prendono per buone le notizie sul Tav pubblicate dai giornali di regime e tutte le bufale fatte circolare dai proponenti dell’opera. Niente auguri a tutti gli altri, quelli che ci prendono in giro da 23 anni, che poi quasi sempre sono gli stessi che vivono alle spalle di quelli che vivono onestamente.
Lunica certezza è che  valle di Susa resisterà ai faccendieri e alle menzogne per sempre.
A sarà dura!

dal sito “www.ambientevalsusa.it”