Archivi del mese: giugno 2014

Parlamento Europeo: Pablo Iglesias vs Martin Shultz

iglesias

Il gruppo della Gauche Unitaire Européenne/Nordic Green Left (quello di cui fa parte L’Altra Europa con Tsipras) ha designato lo spagnolo Pablo Iglesias di Podemos. come proprio candidato alla presidenza del Parlamento Europeo contro la coalizione di socialisti e popolari.

La candidatura di Iglesias è alternativa a quella del tedesco Martin Shultz sostenuto dalla coalizione dei Socialisti e dei conservatori che hanno concordato l’alternanza alla presidenza tra due anni e mezzo.

La candidatra di Iglesias è un riconoscimento del successo di Podemos sulla scena politica spagnola e europea. Podemos ha aderito al gruppo della Sinistra Unitaria Europea-Sinistra Verde Nordica (GUE-NGL) solo due settimane fa. Più giovane di Shultz di quasi 25 anni, Iglesias cercherà di raccogliere il sostegno tra gli altri gruppi parlamentari e gli indipendenti in nome di un’ progetto europeo alternativo radicalmente contrapposto alle politiche economiche che stanno danneggiando e impoverendo i popoli dell’Europa meridionale.

Questa è la lettera con cui Iglesias spiega la sua candidatura.

Cari amici,
vi scrivo in qualità di candidato della Gauche Unitaire Européenne/Nordic Green Left alla presidenza del Parlamento.
L’eccezionale situazione politica odierna in Europa richiede una risposta eccezionale, e non il perdurare di politiche fallimentari. La lezione più importante che forse possiamo trarre dall’esito delle elezioni europee è che i cittadini europei hanno rigettato ovunque lo status quo. Si è preso atto che il modello economico neoliberista, basato sull’austerità, sui principi di libero mercato e sulla protezione ad ogni costo degli interessi finanziari, è responsabile della devastazione economica nei paesi periferici, in particolare nell’Europa del Sud, facendo piazza pulita delle faticose conquiste in materia di diritti sociali, principi democratici, eguaglianza e sovranità popolare.
Oggi noi tutti, membri eletti, abbiamo il dovere e la responsabilità di difendere tali conquiste, e fermare il modo in cui l’Europa viene governata alle spalle dei cittadini. Sappiamo tutti fin troppo bene che questi metodi non hanno funzionato: abbiamo un continente governato da un un gruppo auto-referenziale di élite finanziarie mentre la maggioranza della popolazione dei paesi meridionali continua a essere punita con la povertà, la diseguaglianza e la perdita di sovranità.
Abbiamo dinanzi a noi un’opportunità straordinaria per iniziare un nuovo capitolo di cambiamento politico, per difendere i nostri diritti sociali e per rendere il processo decisionale europeo più democratico e trasparente. Questa è la ragione della mia candidatura.
Mi appello a tutte le forze progressiste in Parlamento, e in particolare quelle elette nei paesi meridionali, Portogallo, Spagna, Italia, Grecia, Cipro, nonché Irlanda e Francia, in quanto conoscete la realtà delle conseguenze sociali ed economiche dei programmi di aggiustamento nei vostri stessi paesi.
L’austerità decisa da pochi ha falcidiato la democrazia, rovinato il tessuto sociale nei paesi meridionali e distrutto le norme di tutela del lavoro. Avete constatato che la sottomissione ai diktat della Troika è economicamente inefficiente e drammatica in relazione ai diritti umani e sociali e alla povertà.
Ora vi chiedo, avete intenzione di votare per i vostri paesi, per il vostro popolo, o di votare per lo status quo, per le stesse facce che ci hanno portato sull’orlo del baratro? Avete intenzione di schierarvi con la democrazia e di ascoltare la voce dell’elettorato che chiede giustizia sociale, o di schierarvi con i meccanismi fallimentari che tutti conosciamo fin troppo bene?
Grazie,
Pablo Iglesias

video conferenza stampa: http://www.guengl.eu/media-channel/video/pablo-iglesias-for-a-presidency-that-seeks-dignity-for-the-european-periphe

(da Controlacrisi.org)

 

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Camusso sempre più giù: precipita il consenso in Cgil

camusso

Il caso. Dopo il Congresso, la leader perde ancora voti. Segreteria “blindata” in funzione anti-Landini e inefficacia rispetto al governo Renzi: debolezze che ormai non piacciono più neanche ai suoi

Certo non deve essere per nulla facile tro­varsi al ver­tice di un sin­da­cato – ancor di più, della Cgil – quando al governo c’è un “asfal­ta­tore” come Mat­teo Renzi. Ma la segre­ta­ria Susanna Camusso, nono­stante le forti per­dite di con­senso interno subite al Con­gresso dello scorso mag­gio, non sem­bra aver ancora tro­vato la rotta giu­sta per ricom­pat­tare la sua orga­niz­za­zione, per por­tarla al livello richie­sto dalla sfida con il pre­mier. I numeri par­lano chiaro, ed è stato un crollo con­ti­nuo, inar­re­sta­bile: se per eleg­gere la sua mag­gio­ranza al Diret­tivo ha preso un buon 80%, al momento della ricon­ferma a segre­ta­ria quella cifra è pre­ci­pi­tata al 69%. Peg­gio ancora l’altroieri, quando per appro­vare la nuova squa­dra con­fe­de­rale, il Diret­tivo le ha con­cesso uno stri­min­zito 62%.

Di voto in voto, sem­bra avvi­ci­narsi peri­co­lo­sa­mente il 50% (potrebbe notare qual­che mali­gno), cifre a cui un sin­da­cato per tanti versi ancora “antico” come la Cgil – abi­tuato alle auto­ce­le­bra­zioni “bul­gare” – non pare pronto. Ma illa­zioni a parte, quei numeri vanno ana­liz­zati. Anche per­ché noi stessi, ieri, abbiamo par­lato di un 68% e non di un 62%: cifre entrambe vere, solo che la prima si rife­ri­sce al totale dei pre­senti, la seconda a quella degli aventi diritto. E al primo scru­ti­nio, come è avve­nuta que­sta ele­zione, secondo le regole della Cgil conta la seconda. Stesso iden­tico mec­ca­ni­smo si era veri­fi­cato alla ricon­ferma di Camusso: l’aveva votata il 73% dei pre­senti, ma sol­tanto il 69% degli aventi diritto.

Insomma siamo a una per­dita netta di 5 o addi­rit­tura 7 punti rispetto all’elezione a segre­ta­ria: la nuova squa­dra che ha inte­grato Nino Baseotto, Gianna Fra­cassi e Franco Mar­tini, è insomma quasi più sgra­dita della stessa lea­der? O più sem­pli­ce­mente, da ini­zio mag­gio a oggi si sono acuiti i mal­con­tenti insiti nella stessa mag­gio­ranza camus­siana, per­ché la segre­ta­ria non sta riu­scendo ad affron­tarli? Va tenuto conto anche del fatto che Camusso, per la sua rie­le­zione, ebbe 105 voti a favore su 151 aventi diritto, adesso ridotti a 94: con 39 con­trari (con­tro i 36 pre­ce­denti) e 5 aste­nuti (con­tro 2). Gli assenti sono saliti a 12 (con­tro 8), di cui ben 11 della maggioranza.

Insomma, senza voler affo­gare nes­suno con una messe di numeri, è evi­dente che Camusso con­ti­nua a per­dere pezzi. Cer­chiamo allora qual­che moti­va­zione “poli­tica” di que­sta caduta.

Innan­zi­tutto, la nuova squa­dra, e il ten­ta­tivo di iso­lare la mino­ranza: far entrare Nino Baseotto, segre­ta­rio lom­bardo, è un chiaro segnale di guerra. Baseotto aveva infatti fir­mato a fine marzo una let­tera a paga­mento su l’Unità di attacco fron­tale a Lan­dini. Prima ancora, aveva orga­niz­zato un con­ve­gno a Milano, per l’estensione del Testo unico sulla rap­pre­sen­tanza, a cui non aveva invi­tato sol­tanto la Fiom (piut­to­sto incre­di­bile, visto che è una delle cate­go­rie più coin­volte, e insieme l’unica voce dissonante).

Incon­tro mila­nese, tra l’altro, pas­sato alla sto­ria della Cgil non tanto per le tesi espo­ste dagli inter­ve­nuti, quanto più per le “botte” a Gior­gio Cre­ma­schi, che aveva chie­sto di poter intervenire.

Insomma, Baseotto è uno “sherpa”, un “pasda­ran” della segre­ta­ria, che assur­gendo al suo lato destro nel governo con­fe­de­rale della Cgil, ine­vi­ta­bil­mente segna in modo sim­bo­lico quasi una nuova mis­sion per la squa­dra. Esce Nicola Nico­losi, che sep­pure abbia svolto, nella stessa mag­gio­ranza, un ruolo di “spina nel fianco”, poi­ché appar­te­neva all’area Lavoro e Società, adesso essendo pas­sato con i “lan­di­niani” è asso­lu­ta­mente out.

Esce anche Elena Lat­tuada, ma lei andrà a sosti­tuire Baseotto alla guida della Lom­bar­dia. Per tirare le somme, la nuova segre­te­ria viene vista come una blin­da­tura ancora più forte di Camusso intorno a sé e ai suoi: il che già dal Con­gresso ha dato cer­ta­mente fasti­dio a strut­ture come l’Emilia Roma­gna, o lo Spi, che pur restan­dole leali, cre­dono sia comun­que giu­sto – per la salute dell’organizzazione e per una sua mag­giore effi­ca­cia – aprire alla minoranza.

Infatti erano state l’Emilia e lo Spi a sbloc­care l’impasse del Con­gresso, quando fu sospeso per 3 ore al momento dell’elezione degli organi di garan­zia, facendo tor­nare a più miti con­si­gli Camusso, che voleva occu­pare più caselle del con­sueto. Ma le cri­ti­che sono anche per la gestione “esterna” del sin­da­cato, e non solo per la carenza di demo­cra­zia interna: che risul­tati sta otte­nendo la Cgil?

C’è la piat­ta­forma su fisco e pen­sioni con Cisl e Uil – è vero – ma già da ora, per il low pro­file che le si è voluto (o potuto) dare, appare come una bat­ta­glia persa, come fu con­tro la riforma For­nero. E ci sono anche due altre mine poste da Renzi: la prima è l’invio auto­ma­tico dei 730, annun­ciato per il 2015. Vor­rebbe dire il tra­collo dei Caf, grande cen­tro di finan­zia­mento per le ini­zia­tive sin­da­cali. E ancora, il governo vor­rebbe dimez­zare i per­messi sin­da­cali del pub­blico impiego. Pic­coli ter­re­moti che toglie­reb­bero spazi e fondi alla Cgil, e che rischiano di far vacil­lare chi sta al vertice.

di Antonio Sciotto – il manifesto

FIAT, LICENZIATI 4 LAVORATORI

wpid-maria-barattoCon un atto che purtroppo ha molti precedenti Fiat ha deciso di licenziare 4 operai dello stabilimento di Nola, accusati di aver inscenato il finto suicidio di Marchionne dopo quello vero di una lavoratrice (Maria Baratto, 47 anni, nella foto) che lottava per il suo diritto al rientro in fabbrica e contro le sevizie di anni di reparti confino e cassa integrazione. Incitazione alla violenza e grave nocumento morale ai vertici dell’azienda!!! Di questo sarebbero responsabili i quattro operai! Un manichino, una maschera e una finta bara sarebbero gli strumenti di tale “violenza” e “grave danno morale”. Il fatto gravissimo e’ che vengono licenziati quattro lavoratori che denunciavano la sequela di suicidi che costella la storia vergognosa di Fiat, ultimo quello di Maria Baratto. Sono stati oltre duecento i suicidi tra i cassintegrati fiat dopo il 1980.
Il padrone Marchionne non consente la libera espressione del dissenso né in azienda né fuori dai cancelli. Il suo dominio non ammette interferenze, piccole o grandi che siano. La tentata rappresaglia per lo sciopero alla Maserati la dice lunga. Ci schieriamo – senza se è senza ma – con i lavoratori licenziati e chiediamo la loro reintegra. Chiediamo che tutte le organizzazioni sindacali a partire dalla Fiom facciano altrettanto. Quando si colpisce un lavoratore si colpiscono tutti i lavoratori. Questi licenziamenti sono la risposta alla crescente difficoltà di Fiat, che lo sciopero Maserati ha reso evidente. Cala il consenso e cresce il malessere tra gli operai. Per questo Marchionne ha voluto dare un segno generale ai lavoratori, non alzate la testa perché verrà tagliata!
L’unica vera violenza e’ la sua. Sia quella che quotidianamente scarica sulla vita di uomini e donne a cui chiede di piegare il proprio corpo, sia quella che esercita su trasferiti, puniti, nominati alla gogna della cassa integrazione. Una lunga storia di inusitata violenza, sempre coperta dalla politica e da tanta parte del sindacato!
Ora basta! Non abbassate la testa lavoratori e lavoratrici Fiat!!!

di Sergio Bellavita (da Sinistra Anticapitalista)

Lega Nord: il mostro c’è solo se conviene

salviniOra che il presunto assassino di Yara sarebbe un bergamasco doc, il Carroccio appare silenzioso. Ma all’inizio tuonava quando l’omicida sembrava essere un ragazzo marocchino. Non è la prima volta. Da Novi Ligure in poi, in molti casi i leghisti hanno cavalcato casi di cronaca nera per dare la colpa agli immigrati. Salvo poi tacere quando si è scoperto che gli autori erano italiani.

di Paolo Fantauzzi e Francesca Sironi
Leggi tutto l’articolo su Repubblica l’Espresso – clicca qui

Vasche: riordiniamo le idee

SENAGO BENE COMUNE

Senago e il parco delle Groane

PGT – vasche- alberi – Comune – Provincia – Regione – acque inquinate – falda acquifera – acqua dai rubinetti di Senago e Bollate – industrie – fognature – depuratori – regole – Europa -sanzioni – manutenzione – AIPO – VAS –  VIA – ricorsi alle Corti italiane e di Strasburgo….

Siamo in grado di mettere ordine in tutto ciò? Abbiamo bisogno di un realistico punto della situazione! Potremmo riuscire a capire, ad esempio, se:

  • una Regione può obbligare un Comune ad inserire nel proprio PgT un Progetto non ancora definitivo?

  • Se all’unanimità tutto il Consiglio Comunale ribadisce più volte di non volere Vasche di Laminazione nel proprio territorio, fa atti di nessuna importanza? La Regione gli può imporre ciò che vuole?

  • La Provincia può non conoscere i progetti della Regione e permettere di piantare nelle aree interessate 18000 pioppi ?

  • Il Comune non può chiedere la VIA, una valutazione…

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ATTENZIONE: AVVISO PAGAMENTO TASI (DAL COMUNE DI SENAGO)

(PUBBLICHIAMO AVVISO DEL COMUNE DI SENAGO)

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comune

PAGAMENTO TASI

CONTRARIAMENTE alla volontà espressa dall’Amministrazione Comunale ed a quanto precedentemente comunicato, per motivi tecnici, non saranno inviati a casa i bollettini per il pagamento della TASI 2014.
Per agevolare la cittadinanza l’UFFICIO TRIBUTI HA ATTIVATO UN SERVIZIO DI CALCOLO DELLA TASI, PREVIO APPUNTAMENTO TELEFONICO ALLO 02/99083236

In alternativa ricordiamo che sul sito del Comune di Senago WWW.COMUNE.SENAGO.MI.IT è DISPONIBILE IL CALCOLATORE TASI/IMU, CHE CONSENTE IL CALCOLO E LA STAMPA  in proprio DEL MODELLO F24  (modello necessario per il pagamento effettuabile c/o le banche e le tabaccherie ma non alle poste)

SCADENZA PAGAMENTO 16 LUGLIO 2014

clicca qui per vedere l’avviso sul sito del comune

La lettera di Marco Furfaro sulla decisione di Spinelli

parl.europSyriza italiana – La lettera di Marco Furfaro sulla decisione di Spinelli

Care/i, que­sta è la let­tera che ho pub­bli­ca­mente scritto dopo la deci­sione di Bar­bara Spi­nelli di accet­tare, con­tra­ria­mente a quanto affer­mato per mesi, il seg­gio del Cen­tro Ita­lia, dove mi vedeva can­di­dato al Par­la­mento Euro­peo. Ve la mando, per­ché la poli­tica è un per­corso col­let­tivo e mai indi­vi­duale.
Un abbrac­cio,
Marco“Fare il par­la­men­tare euro­peo, non lo nego per­ché non sono ipo­crita, sarebbe stato un sogno. Ma la poli­tica, fatta da soli sotto una cam­pana di vetro, iso­lati dal mondo e da tutti, non vale niente. Per que­sto l’affetto, il soste­gno e la stima che ho rice­vuto in que­ste ore vale e varrà sem­pre di più di un seggio.

In un momento di crisi totale della poli­tica e della sua cre­di­bi­lità, in cui da destra a sini­stra si con­ti­nua a san­cire che si può dire una cosa e fare l’esatto oppo­sto, mi riem­pie di orgo­glio sapere che i miei com­por­ta­menti, tesi ad affer­mare il con­tra­rio, siano così ripa­gati in que­ste ore.

Quello che è suc­cesso nelle ultime ore lo sapete tutti. Sono ama­reg­giato, non lo nascondo. Ma non è la cosa che conta in que­sto momento. Voglio dirlo con forza: non importa.

Non importa se sono, anzi, siamo, per­ché con me c’era un’altra per­sona, Eleo­nora, stati trat­tati come carne da macello in que­sti giorni. Senza nes­suna cura per le per­sone in una lista che reci­tava “prima le per­sone”. Non importa se in quasi 15 giorni non abbia rice­vuto né tele­fo­nate né mail né nient’altro da Bar­bara Spi­nelli per comu­ni­carmi ripen­sa­menti o altro. Non importa se nes­suno, nem­meno uno, dei garanti abbia avuto l’eleganza di farmi una tele­fo­nata. Non importa se circa 48 ore fa mi hanno chia­mato alle 2 di notte per comu­ni­carmi di “dor­mire tran­quillo, Bar­bara ha man­dato una let­tera uffi­ciale, ha rinun­ciato, dob­biamo solo limare un punto, ma sei euro­par­la­men­tare” e poi nes­suno mi ha comu­ni­cato cosa fosse suc­cesso dopo. Non importa se si potreb­bero dire tante cose sulle pre­fe­renze e su chi ha deciso di darle a chi aveva chie­sto un voto per il pro­getto poli­tico e non per sé stessa. Non importa se sono andato in tv per otto giorni come “eletto” per­ché mi ras­si­cu­ra­vano dicen­domi “tran­quillo, fac­ciamo una cosa con voi, Moni Ova­dia e Bar­bara Spi­nelli” in cui si passi pub­bli­ca­mente il testi­mone. Non importa se Bar­bara Spi­nelli non si è sognata di pre­sen­tarsi a un appun­ta­mento post-elettorale o a un’assemblea come quella di sabato pome­rig­gio che le ha chie­sto un con­fronto. Non importa se una deci­sione, che non riguar­dava me, ma un pro­cesso poli­tico, una comu­nità, una spe­ranza, è stata seque­strata, fatta in stanze sco­no­sciute, sotto cam­pane di vetro e in una logica pro­prie­ta­ria. Non importa.
Tutte e tutti pos­sono capire e com­pren­dere che c’è qual­cosa di disu­mano in que­sto. Ma l’ho sop­por­tato, non ho pro­te­stato né urlato, ho ras­se­re­nato chi mi avrebbe voluto vedere inveire con­tro tutto e tutti di fronte a un trat­ta­mento pale­se­mente ingiu­sto. Ma non l’ho fatto. E non per il seg­gio. Ma per­ché mi veniva natu­rale avere cura del pro­cesso poli­tico, della lista, delle per­sone coin­volte, anche di Bar­bara Spi­nelli e dei suoi ripen­sa­menti. Per­ché que­sto dovrebbe fare chi ambi­sce a fare poli­tica, a rap­pre­sen­tare altre per­sone, un’idea o una comu­nità. Averne cura è la prima cosa ine­lu­di­bile, non aggi­ra­bile. Direi indispensabile.

Io sono figlio di un ope­raio. E mio padre mi ha inse­gnato la dignità. Dei com­por­ta­menti, innan­zi­tutto. Anche nelle situa­zioni più dif­fi­cili, quando si ha la respon­sa­bi­lità di una fami­glia come di una comu­nità. Per que­sto non scendo e non scen­derò mai più sul piano in cui sono stato tra­sci­nato. Io a Bar­bara Spi­nelli non ho niente da dire. Anzi, la rin­gra­zio per aver avuto l’intuizione della lista. Il resto saranno altri a giu­di­carlo, non io. E tanto meno su quanto è acca­duto in que­ste ore.

La cosa che a me importa, innan­zi­tutto, è rin­gra­ziare chi mi ha accom­pa­gnato in que­sto viag­gio. Non solo quelle quasi 24 mila per­sone che hanno scelto di scri­vere il mio nome, non solo quel milione di per­sone che ci ha votato, ma chi si è pro­di­gato senza sosta per riu­scire in un risul­tato insperato.

Io rispondo a loro, non a Bar­bara Spi­nelli. E a loro vor­rei dire, per quanto mi sia pos­si­bile, che la sini­stra è una cosa bella e non quello che hanno visto in que­sti giorni. Che la sini­stra in que­sto Paese non viag­gia sulle gambe di una per­sona, nem­meno le mie, ma sulle loro. E che insieme la rico­strui­remo. Con loro e con quei milioni di per­sone cui la sini­stra non parla più. Che ha dimen­ti­cato, bistrat­tato, a volte guar­dato dall’alto verso il basso, che ha giu­di­cato con sno­bi­smo intel­let­tuale così lon­tano dalla sof­fe­renza e dalla soli­tu­dine che attra­versa un Paese intero. La rico­strui­remo con quelle gene­ra­zioni di cui si parla tanto ma di cui poi non frega niente a nes­suno quando c’è da inclu­derle, ren­derle protagoniste.

Voglio dirti sono una cosa, cara Bar­bara. La mia gene­ra­zione in un angolo non la mette nes­suno, tanto meno per mail. E non devi por­germi nes­suna “gra­ti­tu­dine”, come mi scrivi nella let­tera, man­data a oltre cento per­sone, in cui comu­ni­chi la tua deci­sione. La gra­ti­tu­dine va rivolta a chi ci ha votato, a chi ha preso sec­chio e colla e attac­cato i mani­fe­sti, a chi ha dato volan­tini, a chi ha rac­colto le firme. A tutte e tutti coloro che hanno reso pos­si­bile il supe­ra­mento del quo­rum. A loro va la mia di gra­ti­tu­dine. A loro che, anche a sini­stra, fini­scono sem­pre per diven­tare numeri, voti e mai volti. A loro che quando biso­gna fati­care si chia­mano tutti a rac­colta ma che nes­suno con­si­dera mai quando biso­gna decidere.

La sini­stra di que­sto Paese deve inno­varsi, rac­co­gliere una sfida, gio­carsi la par­tita. A viso aperto. Per tor­nare a vin­cere. E io, cara Bar­bara, non smet­terò mai di impe­gnarmi per tutto que­sto. Lo devo a chi mi ha preso per mano in que­sti mesi, a chi ha pas­sato le vacanze di Pasqua con me invece che con i pro­pri cari, a chi ha rinun­ciato alla pro­pria vita pri­vata, a chi non ha mai smesso di cre­derci. E a loro dico che sono qui, che non mollo. Per­ché si parte e si torna insieme. E chiedo a loro di non mol­lare me, come sem­pre hanno fatto. Per­ché la sini­stra ha biso­gno di loro, ha biso­gno di rico­struire un “noi”, ora più che mai.

Non è che l’inizio. E avrà, sono sicuro, un finale bellissimo.”

Marco

10/06/2014 12:12 | POLITICAITALIA (Da Controlacrisi.org)