La lettera di Marco Furfaro sulla decisione di Spinelli

parl.europSyriza italiana – La lettera di Marco Furfaro sulla decisione di Spinelli

Care/i, que­sta è la let­tera che ho pub­bli­ca­mente scritto dopo la deci­sione di Bar­bara Spi­nelli di accet­tare, con­tra­ria­mente a quanto affer­mato per mesi, il seg­gio del Cen­tro Ita­lia, dove mi vedeva can­di­dato al Par­la­mento Euro­peo. Ve la mando, per­ché la poli­tica è un per­corso col­let­tivo e mai indi­vi­duale.
Un abbrac­cio,
Marco“Fare il par­la­men­tare euro­peo, non lo nego per­ché non sono ipo­crita, sarebbe stato un sogno. Ma la poli­tica, fatta da soli sotto una cam­pana di vetro, iso­lati dal mondo e da tutti, non vale niente. Per que­sto l’affetto, il soste­gno e la stima che ho rice­vuto in que­ste ore vale e varrà sem­pre di più di un seggio.

In un momento di crisi totale della poli­tica e della sua cre­di­bi­lità, in cui da destra a sini­stra si con­ti­nua a san­cire che si può dire una cosa e fare l’esatto oppo­sto, mi riem­pie di orgo­glio sapere che i miei com­por­ta­menti, tesi ad affer­mare il con­tra­rio, siano così ripa­gati in que­ste ore.

Quello che è suc­cesso nelle ultime ore lo sapete tutti. Sono ama­reg­giato, non lo nascondo. Ma non è la cosa che conta in que­sto momento. Voglio dirlo con forza: non importa.

Non importa se sono, anzi, siamo, per­ché con me c’era un’altra per­sona, Eleo­nora, stati trat­tati come carne da macello in que­sti giorni. Senza nes­suna cura per le per­sone in una lista che reci­tava “prima le per­sone”. Non importa se in quasi 15 giorni non abbia rice­vuto né tele­fo­nate né mail né nient’altro da Bar­bara Spi­nelli per comu­ni­carmi ripen­sa­menti o altro. Non importa se nes­suno, nem­meno uno, dei garanti abbia avuto l’eleganza di farmi una tele­fo­nata. Non importa se circa 48 ore fa mi hanno chia­mato alle 2 di notte per comu­ni­carmi di “dor­mire tran­quillo, Bar­bara ha man­dato una let­tera uffi­ciale, ha rinun­ciato, dob­biamo solo limare un punto, ma sei euro­par­la­men­tare” e poi nes­suno mi ha comu­ni­cato cosa fosse suc­cesso dopo. Non importa se si potreb­bero dire tante cose sulle pre­fe­renze e su chi ha deciso di darle a chi aveva chie­sto un voto per il pro­getto poli­tico e non per sé stessa. Non importa se sono andato in tv per otto giorni come “eletto” per­ché mi ras­si­cu­ra­vano dicen­domi “tran­quillo, fac­ciamo una cosa con voi, Moni Ova­dia e Bar­bara Spi­nelli” in cui si passi pub­bli­ca­mente il testi­mone. Non importa se Bar­bara Spi­nelli non si è sognata di pre­sen­tarsi a un appun­ta­mento post-elettorale o a un’assemblea come quella di sabato pome­rig­gio che le ha chie­sto un con­fronto. Non importa se una deci­sione, che non riguar­dava me, ma un pro­cesso poli­tico, una comu­nità, una spe­ranza, è stata seque­strata, fatta in stanze sco­no­sciute, sotto cam­pane di vetro e in una logica pro­prie­ta­ria. Non importa.
Tutte e tutti pos­sono capire e com­pren­dere che c’è qual­cosa di disu­mano in que­sto. Ma l’ho sop­por­tato, non ho pro­te­stato né urlato, ho ras­se­re­nato chi mi avrebbe voluto vedere inveire con­tro tutto e tutti di fronte a un trat­ta­mento pale­se­mente ingiu­sto. Ma non l’ho fatto. E non per il seg­gio. Ma per­ché mi veniva natu­rale avere cura del pro­cesso poli­tico, della lista, delle per­sone coin­volte, anche di Bar­bara Spi­nelli e dei suoi ripen­sa­menti. Per­ché que­sto dovrebbe fare chi ambi­sce a fare poli­tica, a rap­pre­sen­tare altre per­sone, un’idea o una comu­nità. Averne cura è la prima cosa ine­lu­di­bile, non aggi­ra­bile. Direi indispensabile.

Io sono figlio di un ope­raio. E mio padre mi ha inse­gnato la dignità. Dei com­por­ta­menti, innan­zi­tutto. Anche nelle situa­zioni più dif­fi­cili, quando si ha la respon­sa­bi­lità di una fami­glia come di una comu­nità. Per que­sto non scendo e non scen­derò mai più sul piano in cui sono stato tra­sci­nato. Io a Bar­bara Spi­nelli non ho niente da dire. Anzi, la rin­gra­zio per aver avuto l’intuizione della lista. Il resto saranno altri a giu­di­carlo, non io. E tanto meno su quanto è acca­duto in que­ste ore.

La cosa che a me importa, innan­zi­tutto, è rin­gra­ziare chi mi ha accom­pa­gnato in que­sto viag­gio. Non solo quelle quasi 24 mila per­sone che hanno scelto di scri­vere il mio nome, non solo quel milione di per­sone che ci ha votato, ma chi si è pro­di­gato senza sosta per riu­scire in un risul­tato insperato.

Io rispondo a loro, non a Bar­bara Spi­nelli. E a loro vor­rei dire, per quanto mi sia pos­si­bile, che la sini­stra è una cosa bella e non quello che hanno visto in que­sti giorni. Che la sini­stra in que­sto Paese non viag­gia sulle gambe di una per­sona, nem­meno le mie, ma sulle loro. E che insieme la rico­strui­remo. Con loro e con quei milioni di per­sone cui la sini­stra non parla più. Che ha dimen­ti­cato, bistrat­tato, a volte guar­dato dall’alto verso il basso, che ha giu­di­cato con sno­bi­smo intel­let­tuale così lon­tano dalla sof­fe­renza e dalla soli­tu­dine che attra­versa un Paese intero. La rico­strui­remo con quelle gene­ra­zioni di cui si parla tanto ma di cui poi non frega niente a nes­suno quando c’è da inclu­derle, ren­derle protagoniste.

Voglio dirti sono una cosa, cara Bar­bara. La mia gene­ra­zione in un angolo non la mette nes­suno, tanto meno per mail. E non devi por­germi nes­suna “gra­ti­tu­dine”, come mi scrivi nella let­tera, man­data a oltre cento per­sone, in cui comu­ni­chi la tua deci­sione. La gra­ti­tu­dine va rivolta a chi ci ha votato, a chi ha preso sec­chio e colla e attac­cato i mani­fe­sti, a chi ha dato volan­tini, a chi ha rac­colto le firme. A tutte e tutti coloro che hanno reso pos­si­bile il supe­ra­mento del quo­rum. A loro va la mia di gra­ti­tu­dine. A loro che, anche a sini­stra, fini­scono sem­pre per diven­tare numeri, voti e mai volti. A loro che quando biso­gna fati­care si chia­mano tutti a rac­colta ma che nes­suno con­si­dera mai quando biso­gna decidere.

La sini­stra di que­sto Paese deve inno­varsi, rac­co­gliere una sfida, gio­carsi la par­tita. A viso aperto. Per tor­nare a vin­cere. E io, cara Bar­bara, non smet­terò mai di impe­gnarmi per tutto que­sto. Lo devo a chi mi ha preso per mano in que­sti mesi, a chi ha pas­sato le vacanze di Pasqua con me invece che con i pro­pri cari, a chi ha rinun­ciato alla pro­pria vita pri­vata, a chi non ha mai smesso di cre­derci. E a loro dico che sono qui, che non mollo. Per­ché si parte e si torna insieme. E chiedo a loro di non mol­lare me, come sem­pre hanno fatto. Per­ché la sini­stra ha biso­gno di loro, ha biso­gno di rico­struire un “noi”, ora più che mai.

Non è che l’inizio. E avrà, sono sicuro, un finale bellissimo.”

Marco

10/06/2014 12:12 | POLITICAITALIA (Da Controlacrisi.org)

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