Paradosso Expo Milano

expoParadosso Expo Milano: pioggia di fondi, poco lavoro precario e volontario

Grandi eventi. Nel rapporto Ambrosianeum 2014 emerge «l’assenza di progetti credibili per la formazione dei giovani e l’eccessivo ricorso al lavoro volontario e non retribuito». Mirco Rota (Fiom-Cgil): «I sindacati hanno firmato l’accordo sui volontari per essere legittimati dalla controparte e dai grandi interessi a Milano e Lombardia»

L’expo 2015 por­terà a Milano poco lavoro e pre­ca­rio, men­tre le imprese mila­nesi sono sfi­du­ciate rispetto alle sue rica­dute eco­no­mi­che. È alto il rischio che il grande evento sia «un’occasione man­cata», anche se la situa­zione è in fieri e potrà, forse, por­tare a risul­tati diversi. Sono le con­clu­sioni del rap­porto annuale della fon­da­zione cul­tu­rale cat­to­lica Ambro­sia­neum dedi­cato quest’anno all’«Expo, labo­ra­to­rio metro­po­li­tano, can­tiere per un mondo nuovo», pub­bli­cato da Franco Angeli, curato da Rosan­gela Lodi­giani e pre­sen­tato ieri a Milano.

Negli ultimi due anni 1672 imprese hanno assunto 4075 per­sone nelle atti­vità legate all’indotto Expo. Si tratta di un aumento note­vole rispetto alla norma, il rap­porto parla infatti di una cre­scita del 222,7%. Le stime della Camera di Com­mer­cio di Milano e della società Expo 2015 per il 2012–2020 par­lano di 102 mila posti di lavoro com­ples­sivi, atti­vati a Milano e pro­vin­cia, 27 mila nel resto della Lom­bar­dia, su un totale nazio­nale di 191 mila. Il set­tore che assor­birà più forza-lavoro sarà quello delle costru­zioni, dell’impiantistica e delle infra­strut­ture. I set­tori del turi­smo, dei ser­vizi all’impresa e alla per­sona, oltre che indu­stria del «Made in Italy», dovreb­bero occu­pare una quota di lavo­ra­tori durante lo svol­gi­mento dell’evento.

Sia pur sot­to­sti­mati, que­sti dati evi­den­ziano come la scom­messa Expo non abbia pro­dotto i risul­tati attesi. Senza con­tare, e qui veniamo ad una delle prin­ci­pali carat­te­ri­sti­che delle bolle occu­pa­zio­nali pro­dotte dai «grandi eventi» espo­si­tivi, spor­tivi o cul­tu­rali, che si tratta di assun­zioni a tempo deter­mi­nato. Le assun­zioni con con­tratti di lavoro a tempo deter­mi­nato rap­pre­sen­tano da soli quasi il 49% di tutti gli avvia­menti regi­strati ad oggi da Expo 2015.

Nei primi mesi del 2013 sono ces­sati più del 23%. Una quota rile­vante di quelli esi­stenti sono legati ad atti­vità a ter­mine nei can­tieri e negli appalti. Le pre­vi­sioni non sono rosee per il set­tore alber­ghiero, la risto­ra­zione e il com­mer­cio. Tra il 2012 e il 2013 il primo ha pro­dotto il 10,7% dell’occupazione, il secondo il 6,9%. I valori pro­vin­ciali cor­ri­spon­denti sono pari, rispet­ti­va­mente, al 15,5% e all’8,9%. Una recente rile­va­zione con­dotta dall’Ipsos per la Camera di Com­mer­cio di Milano, con­dotta su 500 aziende mila­nesi, ha rive­lato che solo il 3% del cam­pione è impe­gnato diret­ta­mente nell’Expo dedi­cato al tema «Nutrire il pia­neta», men­tre un altro 3% sta cer­cando di inse­rirsi. Solo il 14% si aspetta un aumento di fat­tu­rato. Il 12% ritiene che ver­ranno create rela­zioni eco­no­mi­che con part­ner esteri.

L’Expo rischia di man­care l’obiettivo di miglio­rare la qua­lità della vita dei resi­denti. Segnali in que­sto senso ven­gono dal sistema di dero­ghe ai con­trolli per il con­tra­sto delle infil­tra­zioni mafiose, dagli scan­dali dalla scarsa capa­cità di coor­di­na­mento tra gli ate­nei mila­nesi e «dalla caduta degli impie­ghi creati con la loro forte pre­ca­riz­za­zione, l’assenza di pro­getti cre­di­bili per la for­ma­zione dei gio­vani e l’eccessivo ricorso al lavoro volon­ta­rio e non retri­buito» scrive la ricer­ca­trice Giu­liana Costa.

Un’affermazione signi­fi­ca­tiva in un rap­porto che valo­rizza la nomina di Raf­faele Can­tone a pre­si­dente dell’Autorità Anti­cor­ru­zione dopo gli scan­dali della «cupola» degli appalti, e il ruolo del terzo set­tore della società civile e del mondo cat­to­lico. Cgil, Cisl e Uil hanno fir­mato l’accordo suo 18500 volon­tari con Expo spa. Dal luglio 2013 le pole­mi­che non sono mai ces­sate. Prima i movi­menti No Expo, poi la Fiom-Cgil, hanno cri­ti­cato l’intesa che legit­tima il lavoro gra­tuito tra­ve­stito da volontariato.

«È una situa­zione che deve far riflet­tere sul ruolo del sin­da­cato – afferma il segre­ta­rio gene­rale Fiom Cgil Lom­bar­dia Mirco Rota – Gli inve­sti­menti por­tano solo lavoro pre­ca­rio e addi­rit­tura volon­ta­rio senza remu­ne­ra­zione. È assurdo: quando non c’è lavoro i lavo­ra­tori restano disoc­cu­pati. Quando invece ci sono inve­sti­menti, la loro mas­sima aspi­ra­zione è restare pre­cari e lavo­rare per qual­che mese. Que­sto accordo foto­grafa que­sta situa­zione e non tenta di inci­dere mini­ma­mente su una situa­zione pericolosa».

Per­ché allora i sin­da­cati hanno scelto di fir­marlo? «Per essere legit­ti­mati dalla con­tro­parte e dai grandi inte­ressi a Milano e Lom­bar­dia – risponde — C’è un atteg­gia­mento rinun­cia­ta­rio al con­flitto e alla con­qui­sta di qual­che diritto. Il para­dosso per la Cgil è cri­ti­care Renzi per il Jobs Act e poi peg­gio­rarlo in Lom­bar­dia dove si parla di appren­di­stato in som­mi­ni­stra­zione e si pre­vede la derioga delle man­sioni. Quello che chiede Con­fin­du­stria nei suoi documenti».

01/07/2014 14:40 | LAVOROITALIA | Fonte: Il Manifesto | Autore: Roberto Ciccarelli (da  Controlacrisi.org)

 

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