Archivi del mese: dicembre 2014

Piano Seveso, consegnati tutti i progetti per le vasche di laminazione. Manca soltanto l’ok del Governo

– Senago, 31 dicembre 2014 – 

renzix

La decisione di fare le vasche di laminazione a Senago, e negli altri comuni è ora tutta nelle mani del governo, ovvero di Renzi e del PD.

Tutto va avanti come da programma. Ed è una notizia se si parla del Seveso. Nei giorni scorsi, i tecnici dell’Agenzia interregionale per il fiume Po hanno consegnato i progetti definitivi delle vasche di laminazione da realizzare tra Lentate, Paderno e Varedo; rispettato, quindi, l’impegno di ultimarli entro fine 2014. I piani d’intervento vanno così ad aggiungersi a quello depositato a Palazzo Lombardia ad agosto per il bacino di Senago, che nel frattempo sta proseguendo il suo iter (30 milioni di euro stanziati per due terzi dal Comune e per uno dalla Regione): avviata la Valutazione d’impatto ambientale (Via), gli esperti dell’Aipo contano di chiudere la procedura a febbraio per poi iniziare i lavori tra maggio e giugno del 2015.

Per quanto riguarda gli altri tre invasi, ora serve solo l’ok del Governo ai fondi promessi a più riprese nei mesi scorsi, vale a dire quegli 86,7 milioni di euro che dovrebbero arrivare in parte dal decreto Sblocca Italia (56,7 milioni come area metropolitana a rischio alluvione) in parte da un Accordo di programma tra Regione e Ministero dell’Ambiente (30 milioni): quando l’esecutivo avrà dato l’ultimo via libera al finanziamento, potrà partire l’iter (con possibilità di modifiche in corso d’opera) che dovrebbe portare all’apertura dei cantieri tra un anno.

A quel punto, resterà da sciogliere solamente il nodo della vasca da costruire all’interno del Parco Nord (costo stimato di 30 milioni): oggi esiste un progetto preliminare messo su carta da Metropolitana Milanese, ma il Consiglio di Gestione dell’ente pubblico ha espresso più di una perplessità; il dialogo andrà avanti nelle prossime settimane, sperando di trovare una soluzione che vada bene a tutti. Del resto, come sottolinea sempre il capo struttura di Palazzo Chigi Erasmo D’Angelis, il problema Seveso va risolto: «Presentare ad altri Paesi una situazione del genere in una regione avanzata come la Lombardia e in una città come Milano è imbarazzante – ha ammonito il capo della missione Italia sicura in Commissione a Palazzo Marino lo scorso 25 novembre –. Bisognava superare questa situazione da tanto tempo e adesso siamo finalmente in grado di farlo».

Ecco come: cinque bacini di contenimento (Lentate, Milano, Paderno Dugnano, Senago e Varedo) e tre aree di esondazione controllata tra Carimate, Cantù e Vermenate con Minoprio (1,5 milioni), senza dimenticare il potenziamento del canale scolmatore di Nord Ovest (23,4 milioni). Resta imprescindibile anche la depurazione del torrente maledetto, che solo nel 2014 ha allagato Niguarda e dintorni per 9 volte: in una dozzina di Comuni dell’hinterland verrà rifatta la rete fognaria, utilizzando 95 milioni da tariffa idrica, per ripulire le acque di uno dei fiumi più inquinati del continente ed evitare così la maxi sanzione minacciata dall’Unione Europea.

(nicola.palma@ilgiorno.net)

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Seveso: il percorso condiviso del PD per fare le vasche a Senago

Di seguito un esaustivo articolo redatto dal PD di Milano & C. dove viene ben esplicata la volontà di costoro a realizzare le vasche di laminazione, tra cui il circolo del PD di senago (quello a cui il Sindaco Fois è iscritto). Nell’articolo trovano evidenza le innumerevoli atrocità ambientali che il gruppo, di cui fa parte appunto il PD di senago, vogliono perpetuare sul nostro territorio: “neccessità di realizzare le vasche; richiesta di oneri di compensazione; improbabili indicazioni generali”.

Fatevi un’idea, lottate contro le vasche e contro chi le vuole.

§
Data l’attualità del problema delle esondazioni del fiume Seveso in queste ultime settimane,riportiamo per completezza il documento elaborato nello scorso mese di Gennaio 2014 da tutti i circoli interessati dal problema delle esondazioni e delle vasche di laminazione.

componenti gruppo di lavoro:

Moreno Mozzi, Segretario Senago
Rocco Lucente, consigliere comunale senago
Arturo Calaminici, Consigliere Provinciale
Enrico Borg, Consigliere Provinciale
Massimo Torri, Segretario PD Bollate
Luigi Duse, consiglio di gestione Parco Ticino
Stefano Indovino, Consigliere Zona 9, capogruppo PD
Luca Elia, Pietro Bussolati
espressione positiva da: Fabio Pizzul, Diana De Marchi

 

RISOLVIAMO I PROBLEMI DI INQUINAMENTO ED ESONDAZIONE DEL FIUME SEVESO: IL PD METROPOLITANO MILANESE PER UN PERCORSO CONDIVISO  

Premessa

Il presente documento rappresenta la sintesi prodotta dal Partito Democratico metropolitano Milanese su come affrontare e risolvere, con un percorso di medio periodo, i problemi di inquinamento e di esondazione del fiume Seveso. Questo risultato si è ottenuto con un processo di approfondimento di merito che ha messo a confronto le istanze amministrative e politiche dei diversi soggetti che sui territori interessati fanno riferimento al Partito Democratico.

Fiume Seveso: inquinamento ed esondazioni

Il fiume Seveso fa parte del bacino Lambro-Seveso-Olona, che è da decenni la valvola di sfogo di rifiuti, detriti e depositi di una vasta area industriale ubicata nella provincie di Milano-Como-Varese. Già nel 1987 il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’ambiente, dichiarò lo stato di elevato rischio di crisi ambientale, conseguentemente al quale, venne approvato dalla Regione il piano di disinquinamento del bacino idrografico dei fiumi Lambro, Olona e Seveso, che prevedeva, tra l’altro, interventi di depurazione al fine di ricondurre la qualità delle acque superficiali a livelli compatibili con la conservazione della vita acquatica e degli altri usi delle acque. Alcuni interventi negli anni sono stati realizzati, ma ancora oggi il Seveso rimane uno dei bacini più inquinati d’Europa.

Accanto al problema dell’inquinamento c’è quello delle numerose esondazioni che caratterizzano il fiume Seveso. A seguito dell’estesa urbanizzazione che ha interessato negli ultimi decenni il territorio lombardo, ed in particolare il bacino Lambro-Seveso-Olona, il sistema di difesa idraulica messo in atto – risultato di interventi promossi e finanziati nel tempo sia dallo Stato che da Regione e dagli Enti locali – si è mostrato ancora ampiamente insufficiente, con pesanti ricadute sia economiche che sociali (interruzione di servizi essenziali con blocco di strade, disagi alla popolazione, gravi danni ad immobili e attività produttive, ecc.). In particolare negli anni la zona nord del Comune di Milano ha subito le conseguenze delle numerose esondazioni che hanno causato ingenti danni privati ai cittadini e all’amministrazione pubblica.

Risultano quindi prioritariamente necessarie scelte e azioni definitive che, con la partecipazioni dei diversi livelli amministrativi, possano affrontare fin da subito l’inquinamento del fiume e la messa in sicurezza di una zona abitata da qualche centinaia di migliaia di cittadini. Accanto a questo è necessario proporre azioni che tutelino i territori dei Comuni che devono contribuire al raggiungimento di questi obiettivi.

Proposte

La lotta all’inquinamento, vietando gli scarichi di acque inquinate nel Seveso, è l’impegno che il PD metropolitano chiede prioritariamente alla Regione Lombardia e anche al Comune di Milano;

Regione Lombardia deve impegnare i Comuni del bacino del Seveso a distinguere gli scarichi delle acque meteoriche da quelli delle acque bianche. Le prime, come la normativa regionale obbliga a fare per le nuove costruzioni tramite i pozzi perdenti, devono rimanere ed essere disperse in terra all’interno del Comune. Le seconde devono essere collettate negli scarchi fognari;

Regione Lombardia e AIPO devono completare e rendere pienamente applicabile il Contratto di Fiume del Seveso, contestualmente alla progettazione esecutiva delle aree di laminazione, e al relativo finanziamento, è necessario assicurare risorse e predisporre un progetto di bonifica del fiume Seveso che indichi tempi certi e azioni verificabili periodicamente.

Per impedire l’esondazione del Seveso è necessario realizzare, nel più breve tempo possibile, aree di laminazione con capienza utile a limitare in maniera significativa i rischi di esondazione, con la consapevolezza che la migliore risposta alla necessità si ottiene con interventi lungo l’asse del torrente;

Gli oneri ambientali e di consumo di suolo per la realizzazione delle aree di laminazione non devono essere concentrati unicamente su un Comune;

Devono essere concesse opere di compensazione ambientale ai Comuni che subiscono gli oneri per la realizzazione delle aree di laminazione;

La gestione e la manutenzione delle aree di laminazione non deve essere lasciata ai Comuni dove sorge l’opera;

La realizzazione delle aree di laminazione deve tutelare le falde acquifere dei Comuni;

Deve essere adeguata la portata del CSNO nel tratto mancante tra l’immissione del T. Garbogera e l’immissione del T. Pudiga.

Le acque rilasciate nel CSNO non devono compromettere la qualità ambientale del fiume Ticino;

In linea generale si ribadisce che il Seveso deve tornare ad essere una risorsa e non un problema ambientale, facendo in modo che gli oneri complessivi per la risoluzione dei problemi siano condivisi tra i diversi territori interessati.

Milano, 27 Gennaio 2014

(link all’articolo originale: clicca qui)

Senago: il PD elegge il nuovo segretario

Il nuovo simbolo del partito che governa senago e che ha deciso di chiudere anche questa esperienza di governo della città

Il nuovo simbolo del partito che governa senago e che ha deciso di chiudere anche questa esperienza di governo della città

La lunga scalata al PD di senago, iniziata poco prima delle elezioni che hanno visto Fois eletto a Sindaco con l’inganno delle primarie, vede ora un importante punto d’arrivo nell’elezione del nuovo segretario.

La scalata era in realtà in atto già da anni. Lunga, dura, ha vissuto il suo apice con l’elezione appunto del Sindaco di SEL (Fois) che ha ottenuto a spintoni il consenso attraverso alquanto dubbie elezioni primarie, vinte con il determinante appoggio delle truppe cammellate della lista civica vicina alle parrocchie di Senago, di cui ora il neo segretario è parte ben rappresentativa.

Parliamo del Sindaco che ha usato SEL come trampolino per saltare di nuovo dentro il PD da cui pochi anni prima era stato malamente cacciato, scaricando quindi il movimento di Vendola, forse nato a Senago proprio con il solo scopo di favorire l’occupazione del PD, partito nato dall’unione di PDS e Margherita.

L’occupazione del PD rappresenta ora, agli occhi di molti, un interessante salvacondotto verso la prossima rielezione del nostro Sindaco che, vista la precaria maggioranza, potrebbe avvenire in tempi nemmeno troppo lontani.

Ma le domande oggi sono molte:

qualcuno sa chi è stato eletto segretario del PD?

Perchè non sono stati fatti i consueti inviti alle forze politiche del paese che, come tradizione e norma politica, sono di solito ben accette a partecipare contribuendo al dibattito politico che inevitabilmente precede l’elezione di un nuovo segretario?

E’ stata questa un’occupazione del PD?

Quale evoluzione prenderà ora il più importante partito politico di questo paese?

SYRIZA: CAMBIA LA GRECIA, CAMBIA L’EUROPA

Appello

SYRIZA: CAMBIA LA GRECIA, CAMBIA L’EUROPA


Chiediamo a chiunque abbia a cuore la democrazia, la coesione sociale e la giustizia di sostenere il diritto del popolo greco a scegliere liberamente il proprio futuro. La Grecia ha fatto in questi anni da cavia per la cancellazione dello stato sociale e dei diritti democratici in Europa. I pacchetti di “salvataggio” dei memorandum hanno salvato solo le banche tedesche ed europee, impoverito la gente e aggravato la disoccupazione rendendola di massa.

Le conseguenze delle politiche della Troika smentiscono tutte le falsità usate per imporre l’austerità in Europa. Il Paese è ridotto allo stremo, il popolo ai limiti della sopravvivenza e in piena emergenza umanitaria e intanto il debito invece di diminuire è alle stelle. In Grecia le vittime dell’austerità si sono ribellate ai diktat della Troika. I lavoratori senza più diritti e quelli senza più lavoro, gli studenti, i pensionati, i professionisti, le casalinghe si sono alleati e hanno dato vita ad una straordinaria resistenza pacifica, democratica e popolare che è di esempio per tutta l’Europa.

Syriza, il partito della sinistra, ha saputo raccogliere questa grande spinta popolare. Oggi è in testa in tutti i sondaggi e se, come sembra possibile e probabile, si andrà a votare per il fallimento dell’attuale coalizione delle grandi intese, Syriza potrà comporre un nuovo governo. Alexis Tsipras ha un programma chiaro: restare in Europa per cambiare l’Europa. Il suo governo chiederà una conferenza europea per la ristrutturazione del debito, che riguarda la maggior parte dei paesi europei; la fine delle politiche di austerità, con l’abrogazione del fiscal compact; un piano europeo per il lavoro e la salvaguardia dell’ambiente.

Altro che politica anti-euro e antieuropea, come cercano di descriverla i principali mezzi di informazione del continente per giustificare l’attacco dei mercati, diffondere paura fra gli europei, condizionare gli elettori e le elettrici in Grecia e confondere le proposte della Sinistra con i populismi xenofobi, razzisti e neofascisti. Tsipras si è impegnato a prendere provvedimenti immediati e sostanziali, cancellando le scelte imposte da Bruxelles, Francoforte e Berlino, per migliorare da subito le condizioni sociali dei cittadini, come il ripristino del salario minimo ai livelli prima della crisi e dei contratti collettivi. Il cambio del governo in Grecia può essere l’inizio per rifondare l’Europa sui valori dei diritti, della democrazia e della solidarietà. La vittoria di Syriza, e il governo di Tsipras in Grecia potranno dimostrare che i cittadini possono battere le politiche neoliberiste e le destre che infettano il nostro continente. Possono dimostrare, già oggi, che la strada dell’austerità non è ineluttabile, se il voto si lega alle lotte per i diritti, alla partecipazione popolare e a una nuova dimensione europea delle coalizioni sociali.

Il nostro impegno, di fronte alla campagna di disinformazione e all’attacco dei mercati finanziari, è di fare conoscere le vere proposte di Syriza e di sostenere la sua iniziativa. Le Borse, la finanza, la Troika, con la complicità del sistema mediatico, già mettono in campo la loro potenza per condizionare il voto greco. Non sarà risparmiato nulla. Chiediamo a chiunque abbia a cuore la democrazia, la coesione sociale e la giustizia di sostenere il diritto del popolo greco a scegliere liberamente il proprio futuro. E’ responsabilità di tutti noi fermare la marcia verso il disastro e cambiare la direzione dell’Europa, che con le attuali politiche rischia di implodere. È responsabilità di tutti noi sostenere chi vuole ricostruire l’Europa con i suoi cittadini e le sue cittadine.

Primi firmatari dell’appello
Maurizio Acerbo, Vittorio Agnoletto, Giorgio Airaudo, Piergiovanni Alleva, Gaetano Azzariti, Etienne Balibar, Fulvia Bandoli, Andrea Baranes, Riccardo Bellofiore, Marco Berlinguer, Marco Bersani, Fausto Bertinotti, Piero Bevilacqua, Fabrizio Bocchino, Raffaella Bolini, Aldo Bonomi, Sergio Brenna, Alberto Burgio, Enrico Calamai, Andrea Camilleri, Francesco Campanella, Aldo Carra, Luca Casarini, Luciana Castellina, Paolo Cento, Francesca Chiavacci, Domenico Megu Chionetti, Paolo Ciofi, Pippo Civati, Virgilio Dastoli, Giuseppe De Marzo, Michele De Palma, Loredana De Petris, Tommaso Di Francesco, Nicoletta Dosio, Fausto Durante, Anna Falcone, Antonello Falomi, Roberta Fantozzi, Stefano Fassina, Tommaso Fattori, Thomas Fazi, Luigi Ferrajoli, Gianni Ferrara, Paolo Ferrero, Goffredo Fofi, Eleonora Forenza, Nicola Fratoianni, Mauro Gallegati, Luciano Gallino, Francesco Garibaldo, Alfonso Gianni, Paul Ginsborg, Claudio Gnesutta, Alfiero Grandi, Claudio Grassi, Enrico Grazzini, Fabio Grossi, Leo Gullotta, Antonio Ingroia, Francesca Koch, Raniero La Valle, Guido Liguori, Loredana Lipperini, Curzio Maltese, Fiorella Mannoia, Laura Marchetti, Giulio Marcon, Lorenzo Marsili, Stefano Maruca, Citto Maselli, Ugo Mattei, Giovanni Mazzetti, Sandro Medici, Corradino Mineo, Filippo Miraglia, Tomaso Montanari, Elena Monticelli, Roberto Morea, Roberto Musacchio, Grazia Naletto, Olga Nassis, Maso Notarianni, Corrado Oddi, Moni Ovadia, Argiris Panagopoulos, Luigi Pandolfi, Bruno Papignani, Giorgio Parisi, Valentino Parlato, Valeria Parrella, Gianpaolo Patta, Livio Pepino, Tonino Perna, Riccardo Petrella, Paolo Pietrangeli, Paolo Pini, Nicoletta Pirotta, Felice Roberto Pizzuti, Adriano Prosperi, Alessandra Quarta, Christian Raimo, Norma Rangeri, Ermanno Rea, Marco Revelli, Claudio Riccio, Rosa Rinaldi, Gianni Rinaldini, Annamaria Rivera, Mimmo Rizzuti, Giulia Rodano, Stefano Rodotà, Umberto Romagnoli, Roberto Romano, Franco Russo, Mario Sai, Bia Sarasini, Arturo Scotto, Peppe Servillo, Toni Servillo, Giuliana Sgrena, Assunta Signorelli, Anna Simone, Barbara Spinelli, Sergio Staino, Gino Strada, Marina Terragni, Massimo Torelli, Lanfranco Turci, Nicola Vallinoto, Nichi Vendola, Guido Viale, Vincenzo Vita, Lorenzo Zamponi, Filippo Zolesi, Alberto Zoratti.

 

Jobs act, un referendum

Jobs act, un referendum

10desk-riapertura-emblema-articolo-18-4L’emanazione del decreto attua­tivo del Jobs act, che eli­mina, in sostanza, la tutela dell’articolo 18 dello Sta­tuto per i futuri con­tratti a tempo inde­ter­mi­nato non chiude affatto la par­tita, ma è solo la pre­messa del con­fronto vero che avrà per pro­ta­go­ni­sti i lavo­ra­tori, nelle piazze e, se neces­sa­rio, alle urne in un refe­ren­dum abrogativo.

Non è inu­tile, comun­que, ma anzi assai istrut­tivo, riper­corre alcuni momenti salienti della vicenda e le con­sa­pe­vo­lezze che ha con­sen­tito di acqui­sire. In primo luogo, infatti, nes­suno si azzarda più a defi­nire «di sini­stra» il governo Renzi-Poletti che si è dimo­strato tanto vio­lento e pre­va­ri­ca­tore nella sua azione con­tro i diritti fon­da­men­tali dei lavo­ra­tori, quanto falso e misti­fi­cante nell’uso del suo stra­po­tere media­tico.
In cosa con­si­ste, infatti, la «rivo­lu­zione coper­ni­cana» di cui stra­parla Mat­teo Renzi a pro­po­sito dei con­te­nuti del decreto attua­tivo? Pura­mente e sem­pli­ce­mente nel con­sen­tire al datore di lavoro che voglia per qual­siasi motivo (anche il più igno­bile) sba­raz­zarsi di un lavo­ra­tore di «inven­tarsi» una ine­si­stente ragione eco­no­mico pro­dut­tiva per pro­ce­dere al licen­zia­mento, e di farlo senza timore che il suo carat­tere pre­te­stuoso venga sma­sche­rato in giu­di­zio per­ché anche in tal caso gli baste­rebbe pagare la clas­sica «mul­ta­rella» (per ogni anno di ser­vi­zio due men­si­lità con il mas­simo di 24) per lasciare comun­que il lavo­ra­tore sulla strada nella con­di­zione dispe­rata discen­dente dalla disoc­cu­pa­zione di massa.

Tutto il resto del decreto attua­tivo, com­presa la dibat­tuta que­stione della par­ziale della rein­te­gra nel caso di licen­zia­menti disci­pli­nari ille­git­timi, è sol­tanto fumo negli occhi, per­ché tutti i datori imboc­che­ranno, invece, la como­dis­sima strada del «falso» motivo eco­no­mico pro­dut­tivo. Il «pro­gres­si­sta» Renzi e il «comu­ni­sta» Poletti e tutti i loro acco­liti dovranno spie­gare un giorno che cosa vi sia di moderno, di social­mente utile, di pro­gres­sivo, di «coper­ni­cano» in que­sta sfac­ciata e disgu­stosa ingiu­sti­zia che ripu­gna prima ancora che al diritto al comune senso etico.

Il secondo inse­gna­mento della vicenda ha riguar­dato il pre­sen­tarsi, ancora una volta del clas­sico «tra­di­mento dei chie­rici» per tale inten­dendo i tec­nici, i tec­nici poli­tici e i poli­tici puri che avreb­bero dovuto garan­tire i diritti fon­da­men­tali dei lavo­ra­tori assi­cu­rati dall’articolo 18 con la sua potente valenza anti ricat­ta­to­ria. Da una parte, dun­que, vi sono stati i tec­nici poli­tici che hanno lavo­rato inten­sa­mente alla for­mu­la­zione della legge delega e dei decreti attua­tivi ma di essi non mette conto dire più di tanto: si tratta di un grup­petto di anti­chi tran­sfu­ghi del movi­mento sin­da­cale che con l’accanimento tipico di chi «è pas­sato dall’altra parte» opera ormai da decenni — certo non gra­tui­ta­mente — per la siste­ma­tica demo­li­zione di ogni tutela dei lavo­ra­tori. Ma dall’altra parte pur­troppo vi sono stati poli­tici ossia i par­la­men­tari della cosid­detta «sini­stra del Pd», a parole del tutto con­trari al Jobs act, ma che nel con­creto hanno col­la­bo­rato in modo asso­lu­ta­mente deci­sivo alla sua ema­na­zione, e lo hanno fatto con piena con­sa­pe­vo­lezza. Prima vi è stato il «sal­va­gente» offerto al governo dal pre­si­dente della Com­mis­sione lavoro della Camera e con­si­stito nell’apparente miglio­ra­mento, con alcune pre­ci­sa­zioni, del pro­getto di delega che era «in bianco»: il vero scopo è stato quindi quello di sal­vare il pro­getto di delega cer­cando di ren­derlo com­pa­ti­bile con l’articolo 76 Cost. e di que­sto abbiamo detto sulle colonne del mani­fe­sto. Poi vi è stato, in data 3 dicem­bre 2014, l’episodio depri­mente e squal­lido che mai potrà essere dimen­ti­cato. Sem­brava che il destino avesse voluto pre­pa­rare un momento della verità: il testo del Jobs Act modi­fi­cato alla Camera per sal­varlo dall’incostituzionalità era con­se­guen­te­mente tor­nato al Senato, dove però la mag­gio­ranza del governo era assai più sot­tile. E al Senato vi erano 27 sena­tori del Pd che si erano dichia­rati con­trari all’eliminazione dell’articolo 18 ma che poi, al momento di deci­dere, hanno invece appro­vato il testo legi­sla­tivo giu­sti­fi­can­dosi con il clas­sico docu­mento «salva-anima» sulla neces­sità di non pro­vo­care crisi di governo. Ebbene, il risul­tato della vota­zione li inchioda per sem­pre alla loro respon­sa­bi­lità: vi sono stati 166 voti favo­re­voli, 112 con­trati e un aste­nuto. Se i 27 «amici» dei lavo­ra­tori e dei loro diritti aves­sero coe­ren­te­mente votato con­tro il pro­getto il risul­tato sarebbe stato di 139 favo­re­voli, 139 con­trari e un aste­nuto e poi­ché l’astensione al Senato conta voto nega­tivo il Jobs Act sarebbe andato in sof­fitta una volta per tutte! Il colmo dell’ipocrisia i 27 sena­tori lo hanno poi rag­giunto nella chiu­sura di quel docu­mento di giu­sti­fi­ca­zione pro­met­tendo mas­sima vigi­lanza in sede di for­mu­la­zione dei decreti attua­tivi: enun­cia­zione ridi­cola, visto che come tutti sanno, i decreti attua­tivi il legi­sla­tore dele­gato «se li fa da solo» senza il con­corso del Parlamento.

Accanto a que­ste brut­ture, che è tri­ste ma giu­sto ricor­dare, vi sono stati, però, impor­tanti fatti posi­tivi: l’ottima riu­scita della mani­fe­sta­zioni del 25 otto­bre e del 12 dicem­bre e l’affiancamento quanto mai impor­tante, in occa­sione di quest’ultimo evento, della Uil alla Cgil. Ci sono, allora, tutte le pre­messe per un lieto fine: infatti per i con­tratti di lavoro già in essere non cam­bia ancora nulla e l’articolo 18 intanto rimane, rein­te­gra com­presa, e occor­rerà un bel po’ di tempo per­ché i nuovi con­tratti, detti «a tutele cre­scenti» ma in realtà privi di tutela pren­dano piede. Nel frat­tempo sarà allora pos­si­bile sot­to­porre tem­pe­sti­va­mente il decreto attua­tivo ad un refe­ren­dum abro­ga­tivo, e cioè al giu­di­zio popo­lare e di quei lavo­ra­tori che di con­ti­nuo Mat­teo Renzi cerca di ledere e insieme di ingan­nare. La via del refe­ren­dum abro­ga­tivo appare quanto mai sem­plice e frut­tuosa per­ché in sostanza il decreto attua­tivo intro­duce per i nuovi con­tratti un tipo di san­zione dei licen­zia­menti ingiu­sti­fi­cati diverso e se stante rispetto a quello degli altri rap­porti: per­tanto una volta abro­gato per refe­ren­dum il decreto la san­zione dell’articolo 18 torna ad essere gene­rale per rap­porti vec­chi e nuovi secondo il prin­ci­pio di «autoim­ple­men­ta­zione» dell’ordinamento. Chi scrive si per­mette di riven­di­care l’onore di poter per­so­nal­mente redi­gere i que­siti referendari.

“L’impegno di mio padre e la violenza del potere”. Parla la figlia di Giuseppe Pinelli

giuseppe-pinelli-510“Dalla lotta partigiana al movimento anarchico e alla non violenza, Pino era un ottimista che viveva con entusiasmo quel tempo di speranze e di profondi cambiamenti. Con la sua tragica morte è diventato un simbolo dei diritti negati e dei connotati violenti che può assumere il potere”. Claudia Pinelli ricorda il padre Giuseppe, volato da una finestra della Questura di Milano la notte del 15 dicembre 1969.

di Laura Tussi, da peacelink.it

giuseppe-pinelli-200Il ricordo di tuo padre è stato un punto fermo nella vita della famiglia Pinelli. Quali sono le parole più significative e gli ideali più alti che la sua memoria ti ha trasmesso?

Il suo ricordo sicuramente è un punto fermo nella nostra famiglia e abbiamo dovuto testimoniarlo innumerevoli volte, ma la memoria sua e di quello che accadde appartiene a tutta la società civile.
Pino era un ottimista che viveva con entusiasmo quel tempo di speranze e di profondi cambiamenti. Aveva dato il suo contributo, giovanissimo, alla lotta partigiana, come staffetta, maturando dall’esperienza della guerra il rifiuto per qualsiasi autoritarismo. Aveva letto moltissimo, forgiato il suo pensiero con i classici del pensiero anarchico, studiato l’esperanto credendo veramente che una lingua comune avrebbe fatto cadere le barriere tra i popoli, era impegnato nel movimento anarchico, nel sindacato di base, nel pacifismo e nella non violenza. Faceva da tramite tra persone di generazioni e ideologie differenti, sempre aperto al dialogo e al confronto. E aveva una moglie che amava e due figlie. Poi la strage di Piazza Fontana, la sua orrenda morte, la sua immagine che esce deformata dalle dichiarazioni di quegli stessi responsabili del suo fermo illegale e dell’interrogatorio che stava subendo quella notte quando precipitò dalla finestra al quarto piano della questura.
Pino è diventato un simbolo dei diritti negati e dei connotati violenti che può assumere il potere. Lui era una persona positiva e ha insegnato a noi e non solo a noi, l’importanza dell’impegno in prima persona.

“Anarchia è responsabilità e ragionamento: non è violenza”. Con quali modalità e azioni tuo padre credeva nell’obiezione di coscienza e nel disarmo?

Quella che riporti è una frase dell’ultima lettera che mio padre scrisse e diventa ancora più significativa pensando che lo fece proprio nel pomeriggio del 12 dicembre 1969.
Pino aveva studiato l’esperanto, lingua che aveva imparato molto bene e che avrebbe voluto insegnare. Con questo strumento comunicava con persone di ogni parte d’Europa, che ospitava anche a casa. Era entrato in contatto con le idee che infiammavano quegli anni, con la contestazione giovanile, con i movimenti contro la guerra del Vietnam e con la sua capacità di dialogo divenne tramite tra generazioni differenti E’ stato tra i primi a organizzare incontri pubblici dedicati al tema dell’antimilitarismo insieme a obiettori di coscienza che vennero incarcerati per il loro rifiuto di indossare una divisa. Partecipò e organizzò marce per la pace, indisse manifestazioni e comizi per l’obiezione di coscienza, il pacifismo e la nonviolenza. Sostenne la stampa e la diffusione dei primi numeri di “Mondo Beat”, giornale che illustrava l’importanza della nonviolenza e la necessità del pacifismo

C’è una bellissima testimonianza di Giuseppe Gozzini, il primo obiettore di coscienza cattolico in Italia, che a poche ore dalla morte di Pino scrisse una lettera che rese pubblica in cui ricorda mio padre con queste parole:

“Conosceva, e non per sentito dire, movimenti e gruppi che si ispiravano alla nonviolenza e voleva discutere con me sulle possibilità che la nonviolenza diventasse strumento d’azione politica e l’obiezione di coscienza stile di vita, impegno sociale permanente. Io gli parlavo di società basata sull’egoismo istituzionalizzato, di disordine costituito, di lotta di classe e lui mi riportava oltre le formule, alla radice dei problemi, incrollabile nella sua fede nell’uomo e nella necessità di edificare l’uomo nuovo, lavorando dal basso. Poi ci vedemmo in molte altre occasioni e i punti fermi della nostra amicizia divennero don Primo Mazzolari e don Lorenzo Milani, due preti scomodi, che hanno lasciato il segno e non solo nella chiesa….Viveva del suo lavoro, povero come gli uccelli dell’aria, solido negli affetti, assetato di amicizia, e gli amici li scuoteva con la sua inesauribile carica umana… Si è sempre battuto contro l’individualismo delle coscienze addomesticate: lui, ateo, aiutava i cristiani a credere (e lo possono testimoniare tanti miei amici cattolici); lui operaio, insegnava agli intellettuali a pensare, finalmente liberi da schemi asfittici. Non ignorava le radici sociali dell’ingiustizia, ma non aveva fiducia nei mutamenti radicali, nelle `rivoluzioni’ che lasciano gli uomini come prima. Paziente, candido, scoperto nel suo quotidiano impegno, era lontano dagli estremismi alla moda, dalle ideologie che riempiono la testa ma lasciano vuoto il cuore. Stavo bene con lui, anche per questo.”

In qualità di testimone degli eventi, come ti poni nei confronti del pensiero socialista e libertario del grande Partigiano e Padre Costituente Stéphane Hessel che ha lanciato appelli di pace per la nonviolenza e per il disarmo nucleare totale? In che modo tuo padre avrebbe attuato e condiviso tali idee?

Il mio essere testimone degli eventi è marginale rispetto al ruolo avuto da mia mamma Licia, una persona meravigliosa che è diventata roccia per noi e per lui quando tutto il nostro mondo è andato in frantumi. E di tutte quelle persone che ci sono rimaste vicine e ancora lo sono, con estremo coraggio in situazioni anche molto difficili. Da quello che io conservo di mio papà e da quello che mi hanno raccontato di lui credo si sarebbe avvicinato con curiosità e interesse alle idee di Stephane Hessel cercando di valutare e di capire, come faceva per tutte le idee e le cose che lo stimolavano, ma non mi posso permettere di parlare per lui, di dire come avrebbe agito o anche se avrebbe condiviso tali idee. Nessuno di noi è lui.

Un messaggio alle generazioni presenti e future “Per Non Dimenticare” la memoria degli eventi.

Non bisogna accettare in maniera passiva le verità ufficiali, bisogna sempre cercare e essere critici, mantenendo viva la capacità di indignarsi. La memoria deve essere come un filo di luce puntato implacabilmente sul passato perché mantenendo viva l’attenzione, la ricerca, la comprensione di quello che è stato questo potrà essere di insegnamento e monito per il presente e potrà aiutarci a trovare la forza per ribellarsi a chi ci vorrebbe spettatori passivi invece che cittadini che partecipano e scelgono. Solo così si avranno gli strumenti per costruire una società più giusta e più umana.

(29 maggio 2014)

Cocaina e controllo dei voti, non solo mafia. E’ la nuova mala alla milanese

elezioni-comunali_650x447-675Due informative dei carabinieri di via Moscova raccontano gli interessi criminali nei comuni a nord del capoluogo lombardo, fra Cesate, Senago e Garbagnate Milanese