La svolta nera della verde lega

di Bruno Casati (tratto dal settimanale “Sinistra Lavoro”)

Oggi la lega va attentamente analizzata nel suo doppio carattere nazionale e internazionale

Doppio carattere quello che oggi va assumendo la lega: carattere nazionale, non è più e solo il partito del nord, la lega attraversa il po; carattere internazionale, la lega scavalca le alpi e tesse relazioni interessanti e anche inquietanti. Questa analisi viene accuratamente occultata da una operazione superficiale centrata sul leader, che indica in salvini, che della lega diventa segretario con il congresso di torino del dicembre 2013, il futuro leader di tutte le destre italiane.

Si discute di questo e non di altro, tanto che lo stesso berlusconi, che è scaltro ma non lascia eredi politici, si fa apparire come il saggio mentore a guida del giovane telemaco della lega che, dal canto suo, occupa tutti i salotti televisivi 24 ore su 24, avendo capito che è lì e solo lì che si forma l’opinione.In quella sede salvini presenta, sempre, la sua “teoria dei tre nemici”, una linea di condotta che oggi deve valere per lombardi e pugliesi, calabresi e veneti, ed è già questa una novità. Il primo nemico è l’immigrazione, ma quella clandestina si affretta ad aggiungere (salvini invece evita accuratamente di scivolare sul territorio insidioso delle diversità religiose); il secondo nemico è l’europa dell’euro, ed è su questo campo che oggi la lega si relaziona con altre realtà europee; il terzo è la crisi, che in italia colpisce lavoratori, pensionati, piccoli imprenditori, artigiani, commercianti.

La nuova lega pertanto in questo ultimo contesto, guarda al conflitto che il sindacato ha aperto nel paese su jobs- act e patto di stabilità, non vi partecipa attivamente ma si propone come sbocco politico a valle dello stesso, qualora l’agitarsi del sindacato non trovi (e oggi non trova) un alveo forte che incanali la lotta sindacale verso la rappresentanza politica degli interessi del lavoro. Ed è, riconosciamolo, più sagace che populista la mossa della lega che promuove conseguentemente il referendum contro la riforma fornero sulle pensioni, che spiazza quanti, proprio sulle pensioni, si erano limitati a uno “sciopericchio” di un paio d’ore.

Una prima dolorosa sintesi può essere questa: il successo della lega, relativo si è visto ancorchè largamente annunciato, può, in qualche misura, essere addebitabile anche al tergiversare delle sinistre che, sparse e inconcludenti, non sono state finora in grado di raccogliere la spinta sindacale (la cgil ci arriva solo adesso, ma la fiom è in campo isolata da parecchi anni ormai) e trasformarla in controffensiva politica organizzata, così come si fa in grecia e spagna. in questo contesto la lega oggi si propone non più come solo partito di protesta ma come “partito sociale” che guarda, appunto, al lavoro, alla casa, alle tasse, alle pensioni, alla piccola e media impresa e, come tale, apre a tutti i movimenti di destra che soffiano sul fuoco delle inquietudini.

Nel contempo, con i suoi governatori di lombardia e veneto, critica il governo di roma per i tagli praticati alle regioni. demagogia e pragmatismo. Nell’apertura ai movimenti la lega ricorda molto il msi di giorgio almirante, partito che coltivava relazioni strette anche con le aree dell’eversione più estrema. La manifestazione degli 80.000 di milano del 18 ottobre, ha visto infatti sfilare, a fianco dei fazzoletti verdi della lega, anche le camicie nere di casa pound che, lugubremente inquadrate, sono entrate in piazza duomo esibendo il saluto fascista. Mai la città dei martiri di piazza loreto e di giovanni pesce aveva subito tale insulto dall’aprile 1945.

Forse giuliano pisapia, così indaffarato nel lucidare la vetrina dell’eXpo, dovrebbe impegnarsi per salvaguardare, ne ha tutti i poteri, il carattere antifascista della sua città capitale della resistenza e riflettere sul fatto che, il 29 aprile 2015, sarà il 40° dell’omicidio di ramelli, e i nazi-fascisti arriveranno a milano da tutta europa e il giorno dopo si apre l’eXpo: pisapia, vedi un po’ tu. Ma il fenomeno, apertura all’estrema destra della lega, è in incubazione da tempo. Inascoltati taluni lo segnalarono. Infatti è del 2011 un libro “svastiche verdi” (valter peruzzi, gianluca paciucci, anna maria rivera. editori riuniti) che affronta proprio il tema del ritorno alle origini della lega che, già prima di salvini, si avviava ad accantonare (in attesa di ripresentarlo) il secessionismo e quei riti pagani con cui bossi si proponeva di accompagnare l’identità territoriale con le simbologie, la narrazione verde: il pratone di pontida, il dialetto, il “va pensiero”, l’ampolla del dio po.

Mentre altri cancellavano il loro passato lui lo inventava. Per ritornare oggi a impugnare i vecchi temi del razzismo, l’avversione all’“under class” che, rinfrescati dalla partecipazione diventata abituale all’internazionale nera, assumono i caratteri del nazionalsocialismo. Riprendendo tesi che circolarono in germania negli anni trenta, con l’uscita nazifascista dalla grande depressione. Venticinque anni fa – va ricordato che la lega, presente con il senatore bossi già nel parlamento degli anni ’80, è l’unica forza politica italiana che ha attraversato il passaggio tempestoso dalla prima alla seconda repubblica che travolse dc, pci, psi, psdi, pri, pli e anche il msi – appunto venticinque anni fa, la lega, sullo slancio di tangentopoli, investì sul localismo della “questione settentrionale” e assunse come propria centralità il “capannone interclassista” (il pci abbandonando l’operaio le aveva regalato spazi enormi), dove il piccolo imprenditore, il perno di un inedito blocco sociale, e il suo operaio, nel nome del nord laborioso, si dovevano difendere insieme dal saccheggio di “roma ladrona”. Sullo slancio di questa impostazione efficace e di tangentopoli, la lega conquistò nel ’93 il comune di milano con il 38% dato allo sconosciuto formentini, ma avrebbe potuto presentare chiunque, e financo giorgio bocca allora si trovò (per breve periodo) a considerare interessante questa forza popolana che scombinava le carte della politica corrotta. era quella la fase del” partito degli onesti” che guardava alla germania anche perché, e va detto, il lombardo- veneto, la padania di bossi, andata via via a de- specializzarsi era, già allora, diventata terra di sub-fornitori e conto-terzisti, che cominciava per davvero ad assomigliare ad un land tedesco. in sintesi la secessione politica è per ora archiviata, ma quella economica , avviata da allora, prosegue al galoppo, a riflettori spenti. nessuno ne parla.

Oggi però la lega guarda a tutto il paese, fuoriesce dal perimetro del nord, dismette il dileggio rivolto ai terroni”, alza il tiro e avanza un progetto ambizioso e dalle alleanze con le destre estreme assume la guida di tutta la destra italiana. Per riuscirci deve muoversi in assonanza con le destre europee. non è più il tempo però delle relazioni con i soli irredentisti, come all’epoca di miglio e, quindi, va oltre i rapporti stretti con i baschi e i soggiogati d’europa come i nord irlandesi e, allora, le comunità baltiche e gli sloveni. Oggi la lotta contro l’euro esige alleanze forti con chi è in conflitto non solo con la propria capitale (come un tempo) ma con questa europa e con gli usa che la condizionano: basta scaramucce è la guerra. E l’alleanza con la russia di putin a tal riguardo è fortissima. e l’occasione si presentava, sostenendo la lotta dei filorussi del donbass contro l’annessione dell’ucraina alla nato.

Evento di gravità enorme che avrebbe significato lo spostamento dei missili della nato sui confini della russia. evento rovesciato rispetto alla crisi dei missili di cuba dei primissimi anni °60, ma della stessa portata. l’occasione è stata colta al balzo dalla lega che, sull’ucrania, ha concentrato l’attenzione. Attenzione ricambiata: quando salvini viene eletto segretario, a rendergli omaggio sono presenti due dirigenti di russia unita, il partito di putin; sul palco di piazza duomo del 18 ottobre c’è l’ambasciatore russo in italia: salvini, in visita a mosca, prende la parola alla duma.

Scusate se è poco. in verità l‘opposizione della lega agli interventi della nato ha radici antiche. Nei primissimi anni novanta due soli partiti si opposero ai bombardamenti sulla Yugoslavia: rifondazione comunista e appunto, la lega. Ma oggi, sulla questione ucraina, la lega non si limita a prendere posizione, ma costruisce con i russi stessi l’associazione lombardiarussia, che diffonde le informazioni corrette su quel che avviene in ucraina. ma non basta, perché è stata costituita anche l’associazione lombardia-crimea, che si propone di favorire le relazioni commerciali con la russia dei piccoli e medi imprenditori italiani, quelli che sono i più danneggiati dalle sanzioni imposte alla russia che bloccano l’impot-export italiano.

Non sorprende perciò la posizione di questa lega, oggi quanto mai attiva nel fare politica a tutto campo. Potrebbe semmai sorprendere la russia, almeno per quanti si erano illusi fosse altra cosa. la russia oggi investe su tutti i movimenti europei contrari all’euro, o comunque contro l’europa a guida tedesca, che ci sono in serbia, ungheria, cipro, finlandia, spagna, svizzera, francia, inghilterra e italia. Arriva sino a finanziare il front national francese con 9 milioni di euro e mantiene rapporti stretti a strasburgo con personaggi pericolosi, come bola kovacs del partito neo-nazista jobbik, al cui fianco non sfigura certo mario borghezio. I mezzi usati da putin sono molti e spregiudicati, ma il fine è chiaro: destabilizzare la scena politica europea e indebolire l’alleanza con gli usa. C’è in gioco la leadership del pianeta con un obama sempre più in difficoltà. La lega si inserisce in questo grande gioco con il suo e diventa punto di riferimento anche per i tanti russi che sono in italia, che comperano aziende e siedono nei consigli di amministrazione. La lega fa politica a tutto campo e salvini ha rimesso la lega al centro della politica. intanto i suoi militanti popolano le curve più violente degli stadi, frequentano palestre e si addestrano ai poligoni.

Non solo: ci sono volontari leghisti che, insieme a uomini dell’estrema destra italiana, sono accorsi in ucraina a difendere in armi il donbass a fianco dei filorussi. perché la lega non è, si sappia, un movimento pacifico. Teniamola d’occhio, perché può diventare la forza capofila di un fronte nazionale italiano che, nel vuoto che c’è a sinistra , può assumere dimensioni oggi impensabili e ruoli assai pericolosi per la democrazia. Richiamare a questo punto gli anni venti non è poi così inopportuno.

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