Je suis charlatan


Giustamente, non si è ancora placata la vasta eco per gli atroci attentati parigini alla sede del periodico satirico Charlie Hebdo. Così come non si è  ancora arrestata la catena di solidarietà e di affinità nei confronti del giornale e dei suoi redattori massacrati nel vile attentato operato in nome di un Islam, che non è certo quello contenuto nel Corano e diffuso tra i musulmani, che sono per la stragrande maggioranza pacifici e vivono con grande armonia e serenità nei paesi europei ed occidentali.

Dodici i morti, tra i quali il direttore Stephene Charbonnier, detto Charb, e diversi collaboratori storici del periodico (Cabu, Tignous, Georges Wolinki, Honoré), due poliziotti e numerosi feriti.

C’è però nell’aria una sorta di enorme ed incontenibile ipocrisia che anche oggi domina con il suo lezzo inarrestabile l’intera vicenda e che assume contorni degni di una piece teatrale dell’assurdo. Nella solidarietà un po’ artificiosa e strumentale che alcuni giornalisti, rappresentanti politici, opinionisti e notisti politici hanno espresso non si può non evidenziare una grossolana incoerenza.

altri due...

 E’ verosimile credere che molti, soprattutto tra i giornalisti che hanno espresso il loro pieno sostegno alla satira ed alle libertà di espressione contro tutto e tutti, contro il sacro ed il profano, siano in realtà dei loschi mentitori, che esprimono una finta e pelosa solidarietà mentre razzolano nel più losco dei modi per poter evitare di concedere quella libertà di stampa e di satira che altrove è sacra, ma mai in casa propria.

E’ inoltre verosimile immaginare che i vignettisti ed i giornalisti di Charlie Hebdo, sostanzialmente di una sinistra che in Italia non ha quasi più cittadinanza, su posizioni comuniste, anarchiche e fortemente libertarie, non avrebbero certamente gradito la presenza di tanta viscida, untuosa e pelosa solidarietà tra coloro i quali si sono stracciati le vesti per una libertà che nei quotidiani su cui vergano i loro corsivi non esiste.

Infatti non darebbero spazio ad una sola delle vignette di Wolinsky e compagni. Nessuna satira alla Charlie Hebdo avrebbe mai trovato spazio nei giornali diretti da Belpietro, Sallusti, Ferrara ed altri accoliti. Oggi Sallusti, Santanchè e Ferrara parlano della loro legittimità a essere dalla parte di Charlie perchè loro erano già con Oriana Fallaci ai tempi della rabbia e dell’orgoglio dopo l’attentato di New York alle Torri Gemelle.

Peccato che forse non abbiano capito nulla. Loro, che in nome di una guerra santa, evocata a gran voce si schierano con Charlie Hebdo sono in realtà su posizioni più affini al folle integralista cristiano di Utoya che ha massacrato 90 ragazzi inermi in nome di una purezza della società occidentale. Tutto possono avere Sallusti e Ferrara fuorchè una benchè minima e velata comunione di ironia con Charlie Hebdo !!

 

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Permettete che faccia un po’ sensazione, oltre che senso ed anche schifo, sentire o leggere Sallusti dire che solo lui, Oriana Fallaci ed altri scribacchini vicini al centro destra possono affermare a gran voce “Je suis Charlie”. Insomma proprio gli stesssi che non hanno sollevato un sopracciglio quando a casa nostra Biagi, Santoro, Luttazzi, Guzzanti e tanti altri non potevano ed ancora oggi non possono liberamente esprimersi perchè la loro parola o la loro satira non era gradita al signore di turno che comandava l’etere con editti bulgari.

Sia lieve la terra ai compagni ed amici di Charlie Hebdo e magari si possa evitare che venga calpestata da maldestri e prezzolati venditori di notiziari a libro paga del potente di turno.

Comunque nessuna opinione rispetto alla classe giornalistica nostrana è migliore rispetto a quella espressa da Giorgio Gaber nella canzone qui sotto.

 

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