Archivi del mese: febbraio 2015

“Scala Mercalli”, un programma da non perdere, questa sera 21,30 RAITRE

Scala Mercalli

I gradi della crisi ambientale e la via della sostenibilità
Conduce Luca Mercalli
Da sabato 28 febbraio ore 21:30 Rai3

Viviamo in un mondo popolato da oltre sette miliardi di esseri umani, sempre più complesso e vulnerabile. Le crisi ambientali e l’esaurimento delle risorse naturali, annunciate oltre quarant’anni fa dal Rapporto sui Limiti della crescita del Club di Roma, cominciano a  verificarsi: cambiamenti climatici, eventi estremi, sovrasfruttamento degli oceani e delle foreste, inquinamento, rifiuti, cementificazione.

1421401820761mercalli260Ma le soluzioni sostenibili esistono già: economia circolare, riciclo degli scarti, energie rinnovabili, agricoltura sostenibile, una nuova filosofia di vita per le donne e gli uomini di domani. L’informazione scientificamente corretta ma comprensibile a tutti è la chiave di questa rivoluzione globale sempre più urgente. Senza consapevolezza non siamo forti né come individui né come collettività.

 

Scala Mercalli è il nuovo programma di Rai3 che andrà in onda, a partire da sabato 28 febbraio, dal Centro Multimediale “Sheikh Zayed” della F.A.O.: l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura. Sarà condotto per sei settimane, dal 28 febbraio al 4 aprile, dal climatologo Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana e volto storico del programma di Fabio Fazio “Che tempo che fa”.

Mercalli parlerà della profonda  crisi ambientale del nostro pianeta, ormai quasi al collasso, in una prima serata televisiva come quella del sabato che nella linea editoriale di  Rai3 è  tradizionalmente destinata alla divulgazione scientifica.

Documentari originali da tutto il mondo – dai ghiacci delle Ande alle megalopoli cinesi – e grandi ospiti del mondo scientifico per approfondire temi quali i cambiamenti climatici, le risorse energetiche fossili e rinnovabili, la gestione dei rifiuti, l’uso del territorio e la vulnerabilità agli eventi estremi, la protezione civile e l’agricoltura sostenibile.

Oltre a raccontare con l’aiuto di scienziati e ricercatori i diversi gradi di questa crisi e l’esaurimento delle risorse naturali, Luca Mercalli informerà il pubblico anche delle possibili soluzioni tecnologiche e delle risorse culturali che già esistono per potere invertire questa tendenza: dalla politica energetica della Danimarca, ad esempio, agli orti del Marocco che strappano terra al deserto.

Visita il sito: http://www.scalamercalli.rai.it/dl/portali/site/articolo/ContentItem-99aaef01-73f2-4c4e-8eb2-f84af905a886.html

Sorpresa: le uniche vasche che si faranno sono quelle di Senago

Senago avvelenata

Ci sono solo i soldi per scavare le vasche di laminazione di Senago. Per le altre vasche, che dovrebbero contenere le acque in eccesso durante le piene del fiume Seveso, non c’è un centesimo.

Aipo, l’ente per la sicurezza idraulica, aveva previsto di realizzare diverse vasche, allo scopo di risolvere il problema delle disastrose inondazioni del Seveso, che periodicamente invade il quartiere milanese di Niguarda.

Gli invasi artificiali sono previsti a Senago, Paderno Dugnano, Varedo e Lentate sul Seveso. Per realizzarli, l’amministrazione regionale lombarda ha stanziato 10 milioni di euro e il Comune di Milano 20;  il governo ne ha promessi altri 80, ma non li ha mai stanziati.

Così, tutto lascia pensare che Aipo realizzerà subito solo una prima vasca a Senago. E’ un un paradosso, perché Senago è l’unico Comune, tra quelli scelti, che non si trova lungo il corso del fiume. Ma conserva ancora territorio non cementificato: per questo è stata scelta.

Le vasche di Senago, come ammettono gli stessi progettisti, potrebbero risolvere solo tre eventi di piena su dieci. Quindi il problema che ha Milano non verrà risolto.

In cambio, la città di Senago avrà sul suo territorio la ferita di un’enorme opera artificiale contenente le acque velenose del terzo corso d’acqua più inquinato d’Europa.

Inoltre il progetto non tiene conto della vicinanza della falda acquifera: se esso fosse realizzato così come è stato concepito, le vasche entrerebbero dentro la falda. Per questo, il fondo degli invasi si appoggerà su di essa e solo una pellicola di plastica dividerà i liquidi inquinati del Seveso dall’acqua che bevono i senaghesi ed i bollatesi.

Inoltre, la stagnazione delle acque inquinate provocherà l’accumulo di fanghi, sicuramente tossici, sul fondo delle vasche. Nessuno ha pensato al modo di rimuoverli, dopo lo svuotamento, senza danneggiare il fondo. E non c’è un centesimo per farlo.

Questo è il regalo velenoso della Regione Lombardia a Senago. L’unico motivo per cui si scaverà certamente la vasca meno utile di tutte, in un posto lontano dal Seveso e nel Comune che ha maggiormente preservato il suo territorio, è un calcolo politico: le destre che governano la Lombardia devono poter dimostrare il loro attivismo ai milanesi prima delle elezioni per il nuovo sindaco.

I milanesi sono più di un milione e trecentomila abitanti, i senaghesi ventunmila.

Se ventunmila persone berranno acqua inquinata, non importa.

La cosa importante sarà guadagnare voti alle prossime elezioni comunali di Milano.

Il lavoro gratuito è illegale

Il lavoro gratuito è illegale, e le autorità ispettive devono intervenire”. Nota di Giorgio Cremaschi e Carlo Guglielmi

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“Parteciperemo alla manifestazione del 28 Febbraio a Milano contro il Jobsact, contro il lavoro gratis per Expo e per difendere il valore del Primo Maggio dalle minacce del governo Renzi. Saremo in corteo e in piazza della Scala perché è il momento di far sentire la voce del lavoro che intende resistere al più grave attacco ai suoi diritti e a quelli sociali dal 1945 ad oggi. Oggi sono in discussione anche le più elementari norme giuridiche e contrattuali, compresa quella che a una prestazione di lavoro deve corrispondere una retribuzione. L’incredibile accordo sindacale sottoscritto da Cgil Cisl Uil che autorizza il lavoro gratis non autorizza in alcun modo una pratica completamente illegittima. Expo è una fonte di affari e speculazioni, anche perseguite dalla magistratura, è una gigantesca impresa commerciale nella quale gli unici a non ricevere nulla saranno le persone che la faranno funzionare. Il lavoro gratis all’EXPO viola leggi e contratti sul piano salariale, normativo, contributivo, su quello della sicurezza del lavoro, come chiariamo nella nota tecnica allegata. Tutte le autorità ispettive pubbliche devono intervenire essendo passibili in caso contrario di omissione di atti di ufficio. E in questo caso toccherà alla magistratura sul piano civile e anche penale intervenire. Preannunciamo quindi una vasta iniziativa legale a tutela del lavoro che di volontario non ha nulla e che pertanto deve essere retribuito e normativamente tutelato. Il modello Expo di supersfruttamento del lavoro, esaltato da governo e Confindustria , non deve passare.”Giorgio Cremaschi Carlo Guglielmi

Allegato: NOTA TECNICA
Il lavoro volontario trova nella legge quadro dell’11 agosto 1991, n. 266 il proprio punto di riferimento nel nostro ordinamento.

In particolare la legge prevede
• all’art. 2. che “per attività di volontariato deve intendersi quella prestata in modo personale, spontaneo e gratuito, tramite l’organizzazione di cui il volontario fa parte, senza fini di lucro anche indiretto ed esclusivamente per fini di solidarietà”.
• All’art. 3. che “è considerato organizzazione di volontariato ogni organismo liberamente costituito al fine di svolgere l’attività di cui all’articolo 2, che si avvalga in modo determinante e prevalente delle prestazioni personali, volontarie e gratuite dei propri aderenti”.
E la Giurisprudenza ha da sempre affermato che
– “nel nostro ordinamento, ogni attività oggettivamente configurabile come prestazione di lavoro si presume effettuata a titolo oneroso” (Sentenza n.1833/2009 Corte di Cassazione Civile Sez. Lavoro);
– “non è sufficiente il «nomen iuris» di volontario per escludere la sussistenza di un rapporto di lavoro” (Sentenza 21 maggio 2008, n. 12964 Sentenza n.1833/2009 Corte di Cassazione Civile Sez. Lavoro)
Da ciò rileva come giammai la società Expo 2015 potrà attivare direttamente rapporti di volontario non essendo certo essa un ente solidaristico, tanto meno avvalendosi la stessa “in modo determinante e prevalente delle prestazioni personali, volontarie e gratuite dei propri aderenti”.
Ma ugualmente non potrà ricorrere all’intermediazione di associazioni di volontariato stante nel presente caso l’assoluta assenza dei necessari “fini di solidarietà” imposti dalla legge visto l’applicazione dei volontari ad un evento esclusivamente orientato a fini di lucro.
Va altresì ricordato come secondo quanto indicato all’allegato 5 dell’accordo sindacale del luglio 2013, le mansioni dei volontari saranno: “accogliere i visitatori all’ingresso, indirizzare verso le biglietterie e le aree di prenotazione, dare informazioni, distribuire materiali” Si tratta all’evidenza di compiti afferenti alla tradizionale assistenza fieristica, disciplinari dal c.cn.l. e perfettamente sovrapponibili a quelle dei lavoratori subordinati. Al riguardo la già citata Sentenza 21 maggio 2008, n. 12964 ha rilevato come quando i “volontari” formalmente inseriti in una cooperativa in realta risultano “di fatto sostanzialmente prestanti la loro attività per il comune nell’ambito delle attività istituzionali del comune medesimo» si configura l’interposizione illecita di mano d’opera. Qualunque attuazione che Expo 2015, pertanto, vorrà dare alle previsioni di cui all’allegato 5 dell’accordo sindacale del luglio 2013 essa condurrà in ogni caso a alla costituzione di un rapporto di lavoro subordinato con il riconoscimento ai “volontari” della retribuzione e di tutte le altre indennità e tutele previste dalla legge e dalla contrattazione collettiva. E, in ogni caso, condurrà all’accollo a Expo 2015 di ogni ulteriore conseguenze sanzionatoria e risarcitoria prevista dalla legge da cui la responsabilità, anche personale, dei suoi dirigenti per danno erariale stante la natura comunque pubblicistica dello stesso.

24/02/2015 17:35 | LAVOROITALIA | Autore: cremaschi, guglielmi

(da controlacri.org)

Qui Senago Libera febbraio 2015, per una sana sinistra lettura

Siamo al quarto numero della nostra newsletter “Qui Senago Libera”, con tanti nuovi articoli ed utili informazioni.

Venticinque pagine di sana e sinistra lettura. Mettetevi comodi!

(clicca qui e scarica il .pdf QSL_FEB_2015_mid)

sommarioqsl_feb_2015

Privatizzazioni, avanti tutta. Chiusura di 500 uffici postali.

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Entro la metà di aprile Poste italiane, impegnata in una
corse folle verso la privatizzazione, chiuderà tra i 400 e i 500 uffici postali.
Due le procedure previste: chiusure e razionalizzazione. In realtà sono due “condanne a morte” di diverso tipo: una immediata e l’altra dilazionata. I numeri sono da brivido. E, soprattutto, sarà data la mazzata finale sul servizio universale perché a farne le spese saranno i piccoli centri. Regioni e comuni sono in rivolta, mentre il Governo fa il pesce in barile. Mentre da una parte apparecchia tutta la procedura che porterà l’azienda fuori dalla sfera pubblica e, nel migliore dei casi, allo spezzatino, dall’altra fa finta di convocare improbabili vertici per “fare il punto della situazione”. Un teatrino indecente che chiude di fatto un’era in cui l’ufficio postale era un punto di riferimento fondamentale nella vita sociale ed economica dell’Italia dei “mille campanili”. Gli interventi infatti riguardano piccoli paesi, frazioni, in zone montane e morfologiche con una popolazione anziana e già disagiata per le carenze dei servizi, dalla sanità ai trasporti. E, quindi, in questo senso viene meno il ruolo di Servizio Pubblico Universale che Poste dovrebbe garantire.

Si muove il Governo, che ha chiamato ad un confronto Poste e l’Autorità delle Comunicazioni sull’eco dell’allarme che arriva a Roma dai piccoli Comuni preoccupati dal piano di razionalizzazione della rete degli uffici postali. Il sottosegretario allo Sviluppo con delega alle comunicazioni, Antonello Giacomelli, ha chiesto un incontro a tre, con l’a.d. di Poste, Francesco Caio, ed il presidente dell’Authority Tlc, Angelo Cardano, “dopo avere raccolto molte preoccupazioni e richieste di intervento da parte di amministratori comunali e regionali”. Come risultato immediato, una “conclusione condivisa” dalle tre parti al tavolo, un “confronto con Regioni e Comuni precederà la fase attuativa del piano di razionalizzazione degli uffici postali”. Poste italiane si è impegnata a coinvolgere Regioni ed enti locali per spiegare come servizi innovativi assicureranno la tutela del servizio universale per i cittadini”. Il che vuol dire che cambierà ben poco del suo piano.

L’allarme dal territorio è stato rilanciato con forza dalla Toscana: “Non passeranno i tagli agli uffici postali”, aveva avvertito il presidente della Regione, Enrico Rossi, davanti a cento sindaci riuniti a Firenze per studiare con le associazioni dei comuni e delle comunità montane, Anci e Uncem, quali soluzioni contrapporre al piano di Poste che in Toscana prevede la chiusura di 63 uffici e la riduzione di orario di altri 37 sportelli.

Fabio Sebastiani da “Controlacrisi”

Vasche: “visioni a confronto”

Nell’immagine qui sotto potete vedere la “visione” di Regione Lombardia (AIPO) nei riguardi dell’impatto ambientale provocato della presenza delle vasche di lamianzione a Senago. La zona, per chi non ricorda, è quella di via De Gasperi, ai confini di Bollate e quasi tutta all’interno del Parco Delle Groane.

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La successiva immagine è invece la fotografia reale del territorio, così come la vede l’occhio del satellite o qualsiasi occhio umano dotato di buon senso.

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Dai banchi di scuola, che fortunatamente quasi tutti abbiamo potuto frequentare, abbiamo imparato che la prospettiva è una particolarità dell’arte che consente di costruire immagini tridimensionali su di un piano, ponendo al centro, e quindi ad una distanza finita, l’oggetto interessato.

Ora, nel disegno di AIPO, appare subito evidente l’importanza degli alberi, enormi, quasi fossero sequoie se paragonate alle dimensioni di tutto ciò che sta nel paesaggio proposto. Alberi che occupano l’intera scena, relegando in un angolino le due vasche di laminazione. Si due, perchè la terza, pur presente in questo progetto, non si vede nemmeno.

Ciò che più ci spaventa, è vedere quanto stanno continuando a prenderci tutti per il culo, e con tutti intendiamo tutti i cittadini di Senago ma non solo.

TAV, EXPO, MOSE, VASCHE DI LAMINAZIONE, tutte facce della stessa medaglia che meritano solo d’essere combattute così come si dovrebbero combattere la corruzione, la mafia,la speculazione, l’asservimento del potere alle grandi ricchezze e lo sperpero dei soldi pubblici in inutili opere.

Vi presentiamo la LEGA NORD di SENAGO (con le sue vasche)

Da guardare, dall’inizo alla fine!