Privatizzazioni, avanti tutta. Chiusura di 500 uffici postali.

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Entro la metà di aprile Poste italiane, impegnata in una
corse folle verso la privatizzazione, chiuderà tra i 400 e i 500 uffici postali.
Due le procedure previste: chiusure e razionalizzazione. In realtà sono due “condanne a morte” di diverso tipo: una immediata e l’altra dilazionata. I numeri sono da brivido. E, soprattutto, sarà data la mazzata finale sul servizio universale perché a farne le spese saranno i piccoli centri. Regioni e comuni sono in rivolta, mentre il Governo fa il pesce in barile. Mentre da una parte apparecchia tutta la procedura che porterà l’azienda fuori dalla sfera pubblica e, nel migliore dei casi, allo spezzatino, dall’altra fa finta di convocare improbabili vertici per “fare il punto della situazione”. Un teatrino indecente che chiude di fatto un’era in cui l’ufficio postale era un punto di riferimento fondamentale nella vita sociale ed economica dell’Italia dei “mille campanili”. Gli interventi infatti riguardano piccoli paesi, frazioni, in zone montane e morfologiche con una popolazione anziana e già disagiata per le carenze dei servizi, dalla sanità ai trasporti. E, quindi, in questo senso viene meno il ruolo di Servizio Pubblico Universale che Poste dovrebbe garantire.

Si muove il Governo, che ha chiamato ad un confronto Poste e l’Autorità delle Comunicazioni sull’eco dell’allarme che arriva a Roma dai piccoli Comuni preoccupati dal piano di razionalizzazione della rete degli uffici postali. Il sottosegretario allo Sviluppo con delega alle comunicazioni, Antonello Giacomelli, ha chiesto un incontro a tre, con l’a.d. di Poste, Francesco Caio, ed il presidente dell’Authority Tlc, Angelo Cardano, “dopo avere raccolto molte preoccupazioni e richieste di intervento da parte di amministratori comunali e regionali”. Come risultato immediato, una “conclusione condivisa” dalle tre parti al tavolo, un “confronto con Regioni e Comuni precederà la fase attuativa del piano di razionalizzazione degli uffici postali”. Poste italiane si è impegnata a coinvolgere Regioni ed enti locali per spiegare come servizi innovativi assicureranno la tutela del servizio universale per i cittadini”. Il che vuol dire che cambierà ben poco del suo piano.

L’allarme dal territorio è stato rilanciato con forza dalla Toscana: “Non passeranno i tagli agli uffici postali”, aveva avvertito il presidente della Regione, Enrico Rossi, davanti a cento sindaci riuniti a Firenze per studiare con le associazioni dei comuni e delle comunità montane, Anci e Uncem, quali soluzioni contrapporre al piano di Poste che in Toscana prevede la chiusura di 63 uffici e la riduzione di orario di altri 37 sportelli.

Fabio Sebastiani da “Controlacrisi”
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