Coalizione sociale, il “fiore di maggio” di Landini sboccia in autunno

fiori d'autunno“Siamo convinti che la maggioranza delle persone che vivono in questo Paese oggi hanno bisogno di mettersi assieme per avere voce in capitolo e provare a cambiare questa situazione”. Parte da qui il discorso con il quale Maurizio Landini ha chiuso la due giorni dell’assemblea nazionale della Coalizione sociale. Un passaggio intermedio, quello celebrato ai Frentani, che ha messo in moto quattro gruppi di lavoro (lavoro, città, conoscenza e clima) e ora tenta di rituffarsi nei territori per arrivare a settembre a qualcosa di più definito. Sempre tenendo conto della discriminante, però:fare politica non vuol dire essere un partito. Ecco percché Landini ci tiene a sottolineare la parola maggioranza a fianco alla parola “persone”. “Un’eventuale iniziativa di mobilitazione occorre studiarla, vederla, ragionarla visto che vogliamo mettere insieme soggetti diversi tra loro”, aggiunge. “E’ come se noi pensassimo che anche in autunno possono sbocciano i fiori, e’ come se facessimo un primo maggio che noi facciamo in autunno perche’ diventa un elemento di unita’ del Paese”. L’invito rivolto a tutti è a “mettere in campo un’azione concreta che tenga assieme le diverse azioni da costruire sui territori”, attraverso assemblee e confronti ma anche azioni sulla rete, per sostenere la mobilitazione. “Finito questo percorso in tutta Italia, ci si ritrovi qui” – ha detto – a riportare il frutto delle discussioni.

Al centro c’è il tentativo di battere il chiodo sulla cultura della partecipazione che non può essere reagalata al nemico. Sì, perché alla fine, dal disastro dell’astensionismo il Governo in carica tenta di rafforzarsi, prima che sia troppo tardi. Prima che la ferita diventi purulenta. Una accelerazione evidente già dalle prime battute “in mimetica” di Renzi. A questo occorre opporre un progetto politico e sociale che rimetta in moto il quadro delle mobilitazioni. “Attaccano i diritti ma non hanno la maggioranza nel paese”, attacca Landini. E il primo banco di prova per dimostrare questo sarà proprio la scuola.

Su quest’ultimo punto, Landini ha richiamato la necessita’ di proseguire la lotta contro il ddl e a favore della scuola pubblica, perche’ la questione – ha detto – riguarda tutti e certo non solo studenti e professori. Un passaggio del discorso e’ andato alla proposta del reddito minimo che “se si costruisce deve essere a carico della fiscalita’ generale”. “Noi – ha sottolineato – non siamo per ‘assistenzialismo”. Ma al centro della discussione non ha dimenticato di mettere temi centrali come il jobs act e l’attacco ai diritti dei lavoratori; il cambiamento del sindacato; la crisi, la disoccupazione e la necessita’ di investimenti e di politica industriale; la casa e le occupazioni; l’emergenza immigrazione (e la manifestazine che si terra’ il 20 giugno a Roma).
Landini e’ partito nel suo intervento descrivendo la situazione di un paese segnato dalla disgregazione sociale, dalla contrapposizione, dalla forzata competizione “tra chi per vivere deve lavorare” e che non trova piu’ rappresentanza nelle forze politiche. “Dico che fanno bene ad avere paura – ha sottolineato – siamo difronte al fatto che il 50% non va a votare e quelli li’ discutono di chi ha vinto le elezioni, senza rendersi conto che se vai a vedere quanti voti hanno preso quando gli va di culo arrivano a non piu’ del 20% reale. Di quale maggioranza stanno parlando, chi rappresentano? E in nome di quei voti li’ ci stanno dicendo che possono far tutto senza parlare con nessuno”. “Stanno cancellando i diritti e mettendo in discussione la Costituzione dicendo ma qualcuno ci ha votato – ha aggiunto – No, la maggioranza del paese non vi ha proprio votato e voi la maggioranza non la rappresentate”. “Non possiamo dire che la rappresentiamo noi se no saremmo matti uguale – ha precisato – Quello che sta succedendo e’ che non c’e’ una rappresentanza nel paese e c’e’ una domanda di partecipazione che non ha risposta”.

POLITICAITALIAAutore: fabio sebastiani (da controlacrisi.org)

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