Archivi del mese: agosto 2015

“Buona scuola”. Scoperto un altro buco: mancano gli insegnanti di sostegno.

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Scoperto un altro buco nella cosiddetta “Buona scuola”: non ci sono insegnanti di sostegno. A lanciare l’allarme è l’Anief, che sottolinea come l’allerta sia partito nelle ultime ore: A Milano, per esempio, come ha detto il provveditore, ne mancano 1.900. Il numero così elevato è in relazione all’elevato numero di studenti disabili, che negli ultimi anni sono aumentati toccando la cifra di più di 12mila. Sono arrivate 700 certificazioni in più solo nell’ultimo mese, dicono al provveditorato, e “noi non abbiamo insegnanti per loro nonostante potremmo assumerne tantissimi”.
E non è solo una necessità dei grandi centri del Nord, ‘perché lo stesso problema c’è in Sicilia o in Calabria: mancano gli specialisti, non ce ne sono in tutta Italia’. Anche perché quelli che ci sono continuano a fare i supplenti’.
”Si tratta di un vero e proprio bug contenuto nella riforma – spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – perché invece di cancellare la piaga del precariato scolastico, quella che il premier ha più volte chiamato ‘supplentite’, si è agito nel modo opposto: si continuano a tenere ai box, come supplenti, oltre 12mila docenti che, dopo essersi formati loro spese nelle università indicate dallo Stato, pagando circa 3mila euro a testa, potevano tranquillamente essere immessi in ruolo attraverso il piano straordinario di assunzioni previsto dalla riforma.
Ancor di più perché i posti vacanti sono tre volte tanto: l’anno prossimo, infatti, partirà con 90mila cattedre di sostegno coperte da personale di ruolo su oltre 120mila posti a tutti gli effetti vacanti”. “Non sono affatto numeri ingigantiti – secondo Anief – ma quelli necessari per garantire il diritto allo studio di più di 240mila alunni disabili certificati con problemi di apprendimento.
La carenza di docenti specializzati per i disabili riguarda tutte le regioni: ”nel Lazio mancano circa 700 insegnanti di sostegno”. La situazione in provincia non è migliore: a Pistoia ci sono ”46 cattedre vuote sul sostegno, ma mancano gli insegnanti”, a Prato le immissioni in ruolo non sono bastate: rimangono da coprire 34 cattedre per il sostegno. Potremmo andare avanti, ma ci fermiamo qui”, rileva il sindacato.
Eppure, aggiunge, “quello delle graduatorie esaurite è un problema che poteva essere tranquillamente superato. Governo e Parlamento, infatti, non hanno permesso l’accesso nelle GaE dei 12.840 insegnanti di sostegno specializzati negli ultimi anni, attraverso il primo e secondo ciclo di Tfa: si tratta di docenti – selezionati su un numero preciso di posti individuato annualmente dal Miur – che hanno svolto lo stesso percorso formativo dei colleghi che si sono specializzati nel sostegno alla disabilità, sino al 2011, attraverso le Ssis.
Invece, tutti questi specializzati, malgrado la Buona Scuola, anche quest’anno continueranno a sottoscrivere una supplenza – ad anno scolastico iniziato – su convocazione del dirigente scolastico”.Dai conteggi della rivista Tuttoscuola risulta che, complessivamente, se si tiene conto anche delle cattedre comuni, ”delle 71.143 domande presentate ne dovrebbero andare a buon fine soltanto 55.373”.
da “Controlacrisi”

EXPO, nutrire il pianeta. E i lavoratori?

«L’Italia di Farinetti e di Renzi
L’Italia espone i suoi schiavi all’Expo: 3,2 euro ora e raggiungimento del posto di lavoro e colazione a loro carico».

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Bergamo. Sembra uno scherzo. Non lo è. Carlo (il nome è di fantasia) lavora in Expo con il ruolo di addetto all’accoglienza. E’ il primo volto che vede il visitatore quando entra nei padiglioni nazionali della grande esposizione universale.

Curati, di bell’aspetto e sempre sorridenti, queste le richieste di EXPO SpA e Manpower ai propri dipendenti. Al lavoratore viene imposto un regolamento, come ogni azienda che si rispetti. Quello di Manpower è a dir poco restrittivo: Vietato bere, mangiare, sedersi e senza pause. Tutto per iscritto.

I sacrifici si sa vanno di pari passo con il valore della propria prestazione, capita quindi nei normali luoghi di lavoro che alle energie spese per un lavoro salariato corrisponda una paga adeguata. Nulla da fare in EXPO, Carlo non mangia non beve, non si può sedere per 8 ore di fila per 5 giorni alla settimana per una retribuzione di 797 € lordi equaivalenti a circa 560 € al mese.

Expo, da alcuni decantata come la soluzione alla fame nel mondo affama i propri lavoratori con stipendi da fame. Con lo zampino di Manpower (agenzia interinale) e di IVRI che di  fatto gestisce l’appalto dell’accoglienza agli stand. Sarebbe curioso sapere quanto vale questo appalto e quanto ci guadagnano EXPO, Manpower, e IVRI. Qeusta cifra non ci è dato saperla e  resta nelle oscure stanze di EXPO Spa.

Nel frattempo il Carlo di ogni stand continuerà a sorridere ai visitatori, per 3.2 € l’ora. In alcuni stand della grande esposizione universale non ci si compra nemmeno una bottiglietta d’acqua.

da “Contropiano.org”

Buona scuola: per gli insegnanti Sardi il rischio è la deportazione

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Cristiano Sabino, insegnante precario ed attivista del Fronte Indipendentista Unidu, in merito all’assunzione dei precari previsti da La Buona Scuola e al suo possibile effetto in Sardegna. 

Mi presento. Sono Cristiano Sabino e sono un insegnante precario inserito nelle ormai famose GAE (graduatorie ad esaurimento).

Nei prossimi giorni dovrò fare la fatidica domanda di assunzione in ruolo. All’indomani della legge sulla scuola verranno assunti infatti molti precari attinti appunto dalle graduatorie e dall’ultimo concorso.

Quella che sembra essere una buona notizia rischia di diventare un girone dantesco, in particolare per noi precari sardi.

Nella domanda infatti dovrò indicare tutte le province d’Italia in ordine di preferenza dichiarando la mia disponibilità. Nel caso non accettassi sarei fuori per sempre dal mondo della scuola cancellando così anni di studio, di formazione e di esperienza finalizzati a diventare un insegnante di alto livello.

Non solo, il meccanismo di assunzione per fasi successive prevede un’agghiacciante modalità secondo cui non è data alcuna possibilità di scelta.

Si rientra in una sorta di gigantesca lotteria per cui alla fine chi ha meno punti potrà magari lavorare vicino casa, mentre chi ha più punti verrà chiamato a migliaia di chilometri da casa, senza neppure poter optare per un posto sulla nuova figura dell’ “organico dell’autonomia” (il così detto organico funzionale).

Chi non accetta l’assunzione viene cancellato per sempre dalle graduatorie ed espluso definitivamente dal mondo della scuola.

Ho orientato tutta la mia vita a costruire qui in Sardegna raggiungendo notevoli risultati nello studio e nella formazione e l’idea di dover abbandonare la mia patria e i mie affetti e dover negare le scelte di una vita per piegarmi a questo orribile ricatto, mi provoca un senso di vertigine profondo e una dura morsa allo stomaco.

Ma al di là della mia questione personale il mio pensiero va a chi ha famiglia, ha figli piccoli, ha contratto un mutuo o magari ha parenti gravemente ammalati e bisognosi di cura (questo sistema non prevede neppure il rispetto della 104!) e materialmente non potrà accettare nessuna proposta lontano dall’isola.

Non si può considerare la Sardegna una “normale regione italiana”.

Semplicemente non lo è. Non ci sono gli stessi collegamenti aerei e non ci si può spostare via terra. Ultima in ordine di tempo la notizia che fino al 10 agosto non sarà disponibile nessuno biglietto da Milano per Cagliari (fonte Unione Sarda on-line), senza poi contare la gestione ormai monopolista delle tratte marittime.

Spostarsi da e per la Sardegna ormai è sia un calvario, sia un lusso che non molti possono frequentemente permettersi!

Credo che dovere degli insegnanti sardi e di tutti coloro che in Sardegna non siano collusi con questo sistema corrotto e autoritario sia quello di denunciare i parlamentari sardi favorevoli al ddl “la buona scuola”, fra cui c’è perfino la collega Caterina Pes, i quali hanno ancora una volta anteposto gli ordini di scuderia dei propri partiti agli interessi concreti dei cittadini che dovrebbero rappresentare.

Dovere invece della Regione sarebbe quello di esercitare la sua autonomia e sollevare la questione di legittimità come si stanno accingendo a fare Veneto, Calabria e Puglia, invece di fungere da mera esecutrice dei dettati imperiali che arrivano da Roma.

La legislazione presente permetterebbe alla Sardegna di impugnare davanti alla Corte Costituzionale la riforma della scuola, facendo così rispettare le proprie competenze autonomistiche (che hanno carattere costituzionale) e di ottenere lo stesso trattamento delle province del Trentino e della Valle d’Aosta che gestiscono il reclutamento degli insegnanti salvaguardando il legame sociale e culturale tra scuola e territorio, a maggior ragione in un contesto sociale come quello sardo, molto fragile e sotto pesante minaccia di spopolamento crescente.

La domanda di immissione in ruolo per i precari sarà una colossale deportazione di cervelli, il che andrà ad aggravare seriamente la già grave situazione di spopolamento che vive la nostra terra.

Opponiamoci in ogni modo a questa infame operazione autoritaria e fascista dello Stato italiano!