Archivi del mese: settembre 2015

Morire di lavoro: la crescita senza audience

Scritto da Gabriele Polo, pubblicato sul sito FIOM-CGIL nazionale

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La crisi è finita. Dicono. E snocciolano dati da zerovirgolaqualcosa che segnalerebbero un rilancio italiano, con annessa spiegazione più che ovvia: “Le riforme iniziano a dare i loro frutti, Jobs Act in testa”. Così dicono.

Dicono meno di altri numeri. Del numero di disoccupati che rimane sostanzialmente invariato (più di tre milioni); del sesto posto tra i 28 paesi dell’Ue per tasso di disoccupazione (12%, peggio – o “meglio” – di noi solo Grecia, Spagna, Cipro, Croazia e Portogallo); del fatto che l’aumento dell’occupazione sia tutto degli ultracinquantenni “grazie” a un’età pensionistica tra le più alte del mondo (mentre un giovane su due continua a essere senza lavoro). Non dicono, poi, quasi nulla di quel che c’è tra le pieghe di questa “ripresa”. Di come si lavora nell’era del dopo articolo 18, della precarietà fatta legge, del “lavoro qualsiasi” accettato purché ci sia, dei voucher che dilagano in ogni settore, del ciclo continuo dai ritmi massacranti di centre fabbriche-miracolose, del neo-schiavismo in agricoltura. Di come si lavora e si vive, dicono poco. Pochissimo – quasi niente – di come si muore. Se non per qualche riga in cronaca nera con seguito di parole rituali.

Nell’ultima estate – dalla Puglia al Veneto – abbiamo saputo delle morti nei campi gestiti dai caporali; negli ultimi giorni – da Priolo a Torino – abbiamo letto di delitti atroci, in raffinerie o in fabbriche metalmeccaniche: morti soffocati o schiacciati. Anche per questo, volendo, ci sono numeri e statistiche. Nei primi sette mesi del 2015, in Italia, 643 persone sono morte sul lavoro, per incidenti o per fatica, per incuria delle norme o perché non c’era tempo per rispettarle. Magari per sfruttamento. Il numero degli “incidenti” è cresciuto moltissimo negli ultimi mesi e queste morti hanno anche una loro geografia, molto legata alla realtà industriale del paese: il primato è della Lombardia (70 morti), seguita dalla Toscana (46) e dal Veneto (42), mentre per quanto concerne il rischio di mortalità rispetto alla popolazione lavorativa, il record è del Nordest con un indice di 32,7 contro una media nazionale di 21,1.

Anche questi dati sono il frutto delle riforme? C’è una relazione tra le cifre esaltate e quelle nascoste? Giudicate voi, il guaio dei numeri è che si lasciano interpretare a piacere. Ma anche confrontare: nel primo semestre 2015 gli occupati sono cresciuti dello 0,7% rispetto allo stesso periodo del 2014; contemporaneamente i morti sul lavoro sono aumentati del 9,5%. Altri numeri. Altra crescita.

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La bandiera della Palestina sarà al Palazzo di Vetro dell’Onu. Il no di Usa e Israele. Il Vaticano si smarca

5dc87dec4a94b285ab5fa2c8c4813a8d7d98d8fb3624ae7f6c4f9324La bandiera palestinese sventolerà al Palazzo di Vetro dell’Onu, a New York. L’Assemblea Generale ha approvato una risoluzione che dà all’Anp e agli altri Paesi con lo status di osservatore non membro – il Vaticano – il diritto di issare il proprio vessillo. La risoluzione è stata approvata con 119 sì, 8 no tra cui Stati Uniti e Israele, e 45 astenuti.
Il Vaticano si è però smarcato dall’iniziativa dell’Anp, e ha detto che la sua bandiera non sventolerà prima del discorso di Papa Francesco il 25 settembre.
“E’ un fatto simbolico, ma rappresenta un altro passo per solidificare i pilastri dello Stato della Palestina sulla scena internazionale”, ha spiegato Riyad Mansour, l’ambasciatore dell’Autorità Nazionale Palestinese (Anp) all’Onu. “Il quadro è cupo – ha aggiunto Mansour – il processo politico è morto, Gaza è soffocata. Questa risoluzione sulla bandiera è come una piccola luce volta a tenere viva la speranza per il popolo palestinese”.
Sia gli Usa che Israele hanno espresso una forte opposizione: l’ambasciatore di Israele al Palazzo di Vetro, Ron Prosor, ha bollato l’iniziativa come “un palese tentativo di dirottare le Nazioni Unite”. Mentre il portavoce del Dipartimento di Stato americano, Mark Toner, l’ha definita “controproducente”.
E si è smarcato dall’iniziativa palestinese l’altro Paese con lo status di osservatore all’Onu, il Vaticano: l’arcivescovo Bernardito Auza, osservatore permanente della Santa Sede al Palazzo di Vetro, ha ribadito di non essere un co-sponsor dell’iniziativa “perché‚ abbiamo certamente diverse priorità”, e di non aver ancora deciso se la sua bandiera verrà issata in futuro. “La questione è aperta, non posso dire quale sarà la posizione della Santa Sede in seguito”, ha detto Auza. Quel che è certo, è che la bandiera del Vaticano non sventolerà prima del discorso di Papa Francesco all’Assemblea generale, il 25 settembre. “Non abbiamo alcuna intenzione di farlo”, ha chiosato il Nunzio.
L’Anp ha ottenuto nel novembre 2012 lo status di osservatore non membro all’Onu. Ora le Nazioni Unite hanno a disposizione 20 giorni per attuare la misura, in tempo per la visita del presidente palestinese Abu Mazen, in programma per il 30 settembre.
(pubblicato da http://www.controlacrisi.org)

Via da Milano il festival in camicia nera di CasaPound.

festival_casapoundLa mobilitazione democratica ha ottenuto un risultato: il festival di CasaPound non si svolgerà a Milano ma dovrebbe traslocare a Castano Primo, 50 chilometri dal capoluogo.

Ma il “dovrebbe” è d’obbligo perché solo qualche ora dopo l’annuncio del cambio di programma è insorto il sindaco di Castano, Giuseppe Pignatiello: “Siamo stati raggirati”.
In sostanza la richiesta sarebbe stata presentata da un’associazione sportiva a nascondere la reale identità degli organizzatori.
Quindi tutto ritorna in alto mare.

Del resto la mobilitazione continua e la solidarietà a quella Milano medaglia d’oro per la Resistenza si estende.
Il comitato permanente antifascista di Milano conferma il presidio di protesta davanti la Loggia di via Mercanti già fissato per venerdì 11 settembre dalle ore 17,00.

Mantre significativamente prende posizione la presidente della Camera, Laura Boldrini, rispondendo a una lettera che il presidente dell’Anpi, Carlo Smuraglia aveva inviato alle più alte cariche istituzionali: “Sul piano politico, non posso che ribadire la massima distanza culturale che c’è tra le mie convinzioni e le posizioni di movimenti che non mancano di richiamarsi in varie forme ad un passato di sofferenze e privazione della libertà, quale è stato il ventennio fascista”.

Questo il  testo integrale della lettera della presidente della Camera, Laura Boldrini:

“Gentile Presidente,

ho ricevuto la lettera con la quale ha segnalato a me ed ad altre cariche dello Stato la posizione dell’ Associazione Nazionale Partigiani in merito a due manifestazioni, rispettivamente, di CasaPound e Forza Nuova, che avranno luogo nei prossimi giorni in Lombardia.

Nella mia veste istituzionale, non ho alcun potere di intervento diretto al riguardo, spettando ad altri organi dello Stato valutare con attenzione, in base a considerazioni di ordine pubblico e sicurezza, la liceità e l’opportunità dello svolgimento di manifestazioni e di altre iniziative politiche.

Sul piano politico, non posso che ribadire la massima distanza culturale che c’è tra le mie convinzioni e le posizioni di movimenti che non mancano di richiamarsi in varie forme ad un passato di sofferenze e privazione della libertà, quale è stato il ventennio fascista. Un passato che il popolo italiano si è lasciato alle spalle settant’anni fa grazie alla Resistenza e al sacrificio di quanti hanno combattuto per restituire al nostro Paese la dignità e la libertà perdute.

La prego in ogni caso di tenermi costantemente informata degli sviluppi della questione.

Con i miei più cordiali saluti.”

Rassegna stampa:
http://milano.repubblica.it/cronaca/2015/09/10/news/casapound-122588587/

LETTURE DI FINE ESTATE (parte prima ovvero “il colpo al cerchio”)

Tra le piacevoli letture in cui ci si può imbattere al ritorno dalle vacanze, per chi ha avuto la fortuna di poter trascorrere qualche giorno di villeggiatura, segnaliamo la rivista “Senago – Noi e la Città” edita dall’Associazione “Il Futuro” recapitataci nelle caselle postali qualche giorno addietro.

A pagina 29 campeggia il simbolo di Sinistra Senago, il nostro simbolo, ma in realtà nell’articolo non si parla di noi. Poco male e non ce ne doliamo né rammarichiamo perché in realtà vengono riportati virgolettati attribuibili a Maurizio Landini, che commenta la nascita e l’impianto politico-sociale della “Coalizione Sociale”, il nuovo soggetto politico non-partitico tenuto a battesimo da diverse associazioni con in testa la FIOM. Questo nuovo soggetto cerca di sondare e scandagliare un modo per fare politica senza necessariamente trasformarsi in un partito politico.

land

Certamente all’interno di Sinistra Senago, realtà plurale ed eterogenea, si guarda con interesse alla Coalizione Sociale di Landini come si osserva e si partecipa con interesse a tutto quello che è il panorama, forse un po’ troppo magmatico, ma sicuramente vivo ed in fermento che si muove alla “sinistra del PD”.

oklahoma rush

La definizione dello spazio politico appena citato è ormai di per sé sinonimo di una infinita distesa di cui è arduo tracciare un confine. Probabilmente le enormi e sterminate praterie dell’Oklahoma apertesi agli occhi dei primi “Sooners”, arrivati a piantare la bandiera a dispetto degli indigeni pellerossa che vi risiedevano stabilmente, dovevano essere spazi in realtà angusti e ristretti.*

galassia di andromeda

Lo spazio che si trova a sinistra del PD è decisamente più grande della Galassia di Andromeda trattandosi di un partito (il PD e non Andromeda) che di sinistra non lo è più e non lo vuole più essere da tempo memorabile.

La stagione renziana pensiamo abbia sancito una definitiva metamorfosi con l’invito a “lasciare ogni speranza” come nell’Inferno di dantesca memoria per tutti coloro che ancora si ostinano a cercare una parola di sinistra.

sede pd

Ora tornando a Sinistra Senago ed alla Coalizione Sociale l’accostamento ci emoziona, ci lusinga non poco e ci verrebbe da dire: “Troppa grazia !”. Magari nel piccolo di Senago si potesse dare vita ad una iniziativa siffatta ! Ringraziamo i redattori del Futuro per questo generoso parallelo, molto ambizioso e degno del miglior Plutarco e ricordiamo loro che qualora volessero un contributo davvero virgolettabile come Sinistra Senago le/i compagne/i, le amiche e gli amici di Sinistra Senago saranno sempre assolutamente ben lieti di fornirlo.

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*Si denota come l’aprirsi di vastissimi territori (in senso lato e quindi anche spazi politici) coincida spesso con la restrizione del colore rosso, una sorta di red shift (noto fenomeno astronomico) alla rovescia. Insomma si aprono spazi ed i rossi perdono; fu così nell’Oklahoma del 1907 ed è così ancora oggi (letteralmente Oklahoma in lingua Choctaw significa “terra delle persone rosse” o più semplicemente “gente rossa”) perché come insegnano gli Stati Uniti prima si distrugge una società ed una cultura compiendo genocidi e deportazioni di massa e poi si commemorano i “genocidati” o meglio le vittime.

N.d.R. Ci occuperemo in futuro, come in una sorta di rubrica periodica, di altre nuove interessanti, vivaci, stuzzicanti e stimolanti letture nelle quali ci siamo imbattuti recentemente.

Niente asilo

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la redazione de “il manifesto” pubblica:

Il dovere di indignarsi

Niente asilo. La scelta giornalistica di pubblicare una foto. La necessità culturale e politica di un titolo. Anche se fa male.

È vero, la prima pagina di ieri è stata «un pugno nello sto­maco», per noi e i let­tori. Voleva esserlo. È stata una deci­sione sof­ferta, forse tra le più dif­fi­cili, per­ché ha rotto quella «fron­tiera» morale e deon­to­lo­gica che sug­ge­ri­sce di non pub­bli­care foto di minori, tanto più se riguarda, come in que­sto caso, un bam­bino privo di vita. Ne abbiamo discusso a lungo in reda­zione, senza cer­tezze asso­lute sul che fare.

Ma tra tanti dubbi che ci hanno accom­pa­gnato fino a un attimo prima di andare in tipo­gra­fia, alla fine ha pre­valso l’idea che non bastava più impa­gi­nare fred­da­mente l’ennesima coper­tina sulle tra­ge­die che si con­su­mano nel Mediterraneo.

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Se il lavoro è senza contratti

Gabbie salariali. Se il lavoro è senza contratti.

di Rossana Rossanda

858d_fe51b_12579Bisogna riconoscere che nel zigazagare di Renzi fra un annuncio e l’altro c’è una stella polare che indica una rotta costante: ridurre per l’impresa il costo del lavoro, costringere per legge i salariati ad accettarlo. Non è bastato il Jobs Act? Adesso senza il nome inglese c’è il tentativo di far fuori la contrattazione nazionale riducendo l’orizzonte del negoziato all’impresa. Insomma di far fuori finalmente il contratto nazionale.

Dei ritorni al passato è l’esempio più clamoroso: un lavoratore di Brescia e uno che faccia lo stesso lavoro a Catania saranno pagati diversamente, e già la stampa aggiunge che è giusto perché mille euro al nord valgono meno che al sud, o almeno così si dice. Siamo al ritorno delle vecchie gabbie salariali che un governo diretto dal Pd ripropone. È la risposta a Saviano e ai dati pubblicati dalla Svimez: al sud i padroni potranno pagare di meno. Perché non riconoscere per legge il caporalato? Anzi la schiavitù? Non ci sarebbe nulla di più flessibile. Anzi le stesse gabbie salariali possono non essere troppo rigide, meglio che la contrattazione del lavoro e relativi rapporti di forza diventino variabili in campagna e in città, dove il sindacato è forte e dove è debole. E le donne, alcune leader delle quali lo propongono in nome della differenza femminile, si mettono alla testa di questo ulteriore passo in avanti nella modernizzazione dei rapporti sociali.

Il Jobs Act ha dimostrato che la sinistra non sa più neanche leggere, e del resto era scritto in modo ingarbugliato; questa misura sarà invece più semplice e del resto nella mente dei proletari è diventato corrente il pensiero che gli operai non esistano più; e nemmeno l’insistenza a pagarli di meno del governo Renzi dimostra che non siano puri fantasmi di una passata ideologia.

Pubblicato da www.sbilanciamoci.info