Archivi del mese: ottobre 2015

Seveso: “L’eccessiva cementificazione è la causa dei disastri idrogeologici.” Viaggio nella cementificazione di Senago – Prima puntata.

Mentre il Corpo Forestale dello Stato consegna in procura il dossier sui misfatti del Seveso, a Senago il nuovo PGT, in linea con il piano regolatore precedente, concede all’edilizia privata nuove  aree verdi da cementificare, nonostante la nostra campagna “STOP al consumo di territorio” purtroppo ignorata da tutto l’attuale consiglio comunale.

Alcune aree da fabbricare si trovano però in luoghi a rischio esondazione, come quella avvenuta il 15 novembre 2014 durante la quale la popolazione dell’intero quartiere Papa Giovanni è stata avvisata dalla Protezione Civile (leggi nostro articolo) dell’imminente pericolo esondazione del canale scolmatore, poi realmente accaduto ma, per fortuna, alcuni chilometri a valle del quartiere, coinvolgento purtroppo il comune di Bollate.

Così a Senago, proprio in questo quartiere, si continua a costruire ignorando la vicinanza del fiume e si consente l’apertura di nuovi cantieri (in via Marzabotto per esempio) proprio a ridosso delle sponde del canale scolmatore e a pochissimi metri di distanza dalla bomba d’acqua inquinata pronta ad esplodere. Oltre ad un condominio privato, già in corso d’opera, il PGT prevede la realizzazione di una casa di cura per anziani (RSA) a due passi dalle malsane e maleodoranti inquinate rive del canale scolmatore del Seveso. Una beffa.

Oppure si attuano piani edilizi, in convenzione col Comune stesso, per costruire interi quartieri (via De Gasperi) a ridosso del torrente Pudiga (addirittura all’interno dell’area di rispetto di distanza dai fiumi – vedi qui le nostre osservazioni al PGT) vicini all’area oramai riservata alle future vasche di laminazione e che accoglieranno un milione di metri cubi di “acque inquinate”, così come le ha definite lo stesso dossier del Corpo Forestale dello Stato.

Nella foto una delle tante esondazioni avvenute a Niguarda, così come potrebbe accadere anche a Senago.

 

 Per diversi mesi infatti  – da marzo a ottobre 2015 – gli uomini del Corpo Forestale dello Stato e delle polizie provinciali di Milano, Monza e Como, su disposizione della Procura, che ha aperto un’inchiesta all’indomani delle gravi esondazioni di un anno fa, hanno ripercorso metro per metro l’alveo del torrente. Prima con ricognizioni aeree, poi a piedi e a tratti con piccole barche, a caccia di indizi e prove. Con l’ausilio di rilevatori Gps per la geolocalizzazione dei luoghi e distanziometri digitali.

Il dossier dei loro accertamenti corredato da una impressionante documentazione fotografica conferma ciò che abbiamo sempre scritto sulle cause delle alluvioni.

La mappatura descrive restringimenti, ostacoli, cattiva manutenzione dell’alveo, scarichi o captazioni abusive. Lungo il torrente s’è cementificato troppo e abusivamente.

Sono 37 le opere abusive – edifici isolati ma anche interi quartieri, stabilimenti, capannoni -, costruite nella fascia di rispetto del torrente.

Ma soprattutto spalanca il pentolone degli scarichi abusivi. Ne sono stati individuati oltre 400, la metà nel tratto più urbanizzato – sei chilometri appena – da Monza a Milano. Ognuno è stato identificato, descritto, schedato. Una ventina sversavano reflui inquinanti al momento del sopralluogo.

Infine, non meno inquietante, il dossier accende infine i riflettori sull’abbandono e l’incuria nel quale è stato lasciato il Seveso: sono state trovate 89 ostruzioni in alveo, dovute a discariche di inerti, a baracche, a crolli di sponde.

Ad Aipo, l’Agenzia interregionale per il fiume Po, che ha avuto l’incarico di progettare le vasche di laminazione anti-esondazione a Senago, la Regione ha trasferito l’autorità idraulica sull’intero reticolo, il che tradotto significa «curare» le ferite croniche del Seveso, a cominciare da erosioni e franamenti delle sponde. Lo farà mai, visto che sino ad oggi non lo hanno mai fatto? Quale priorità darà alle opere con i soldi stanziati? Prima le vasche o prima la cura del Sevaso? Noi non avremmo dubbi sull’intervenire prima laddove sorgono i problemi, ovvero sul Seveso. Loro cosa faranno?

Comunque tutta la documentazione è stata consegnata alla Procura della Repubblica per gli incombenti successivi. Le criticità rilevate dal Corpo Forestale saranno ora oggetto di autonomo approfondimento da parte dei Forestali per verificarne la legittimità.

Intanto gli abitanti di Senago, presenti e futuri, possono solo sperare in piogge miti per scongiurare l’esondazione del canale scolmatore, che pian piano sta diventanto sempre più largo e quindi porterà sempre più acqua inquinata nel nostro territorio.

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Dissesto idrogeologico: la forestale mappa gli abusi sul fiume Seveso. Dopo le esondazioni la Procura di Milano ha delegato al Corpo forestale dello Stato la ricognizione del fiume, depositato il dossier.

Si sono recentemente concluse, con il deposito presso la Procura di Milano di copiosa documentazione, le operazioni di rilevazione del fiume Seveso eseguite dal Corpo forestale dello Stato e delle Polizie provinciali di Milano, Monza e Como su delega della Procura di Milano. In ordine alle gravi esondazioni del torrente Seveso che hanno gravemente colpito nel 2014 i Comuni di Cormano e Bresso ed interi quartieri di Milano, infatti, la Procura  ha richiesto la collaborazione del Corpo forestale dello Stato e della Polizie Provinciali di Milano, Monza e Como al fine di accertare eventuali responsabilità dirette o indirette connesse al fenomeno e di rilevare, attraverso la verifica della funzionalità dell’intera  asta fluviale, dalla sorgente nel Comune di Cavallasca (CO) sino al suo interramento in Bresso (Milano) tutto ciò che ne compromettesse il regolare decorso. L’attività, eseguita nel corso del 2015 dapprima con ricognizioni aeree e poi attraverso la percorrenza di tutta l’asta fluviale ha visto coinvolti decine di Forestali delle Province di Milano, Monza Brianza e Como ed ha previsto l’impiego, al fianco dei tradizionali sistemi di rilevazione, di moderni strumenti tecnici quali rilevatori GPS per la geolocalizzazione puntuale dei luoghi e distanziometri digitali. Analogo è stato lo sforzo operativo delle Polizie Provinciali coinvolte.       Dal mese di marzo al mese di ottobre 2015 i forestali hanno percorso, non senza difficoltà, i 50 km che separano la foce del Seveso (Cavallasca – CO) sino al punto in cui questo si interra a Bresso, alle porte della città di Milano, riportando minuziosamente ogni minima criticità o ipotetico illecito insistente sull’asta fluviale. L’attività, lunga, complessa e non priva di complicazioni dovute alla variabilità delle condizioni meteorologiche ed alla difficile percorribilità delle aree interessate, ha permesso di ottenere un risultato molto importante: la puntuale mappatura georeferenziata e corredata di foto e descrizioni di tutte le situazioni che, nel corso degli anni, possono aver  influenzato negativamente la portata del Seveso : restringimenti, ostacoli, ostruzioni, cattiva manutenzione dell’alveo, scarichi o captazioni abusive. Sono state censite complessivamente: nr. 37 presunte opere abusive (intendendo per abusive opere prive del permesso a costruire, occupazioni di suolo pubblico, violazioni delle norme di polizia idraulica); nr. 89 ostruzioni in alveo; Le criticità rilevate saranno ora singolarmente oggetto di autonomo approfondimento da parte dei Forestali e delle Polizie Provinciali  per verificarne la legittimità.

Satira locale: “Grande (in)successo del Convegno su legalità e trasparenza tenuto in Regione Lombardia. Ma spunta una nuova proposta.

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Immagine elettorale di Mario Mantovani scattata nel 2013 a fianco dei fedeli sostenitori Senaghesi Maurizio Brazzoli e Gabriele Vitalone, quest’ultimo attuale consigliere di Forza Italia a Senago.

Il Convegno su Legalità e Trasparenza organizzato da Regione Lombardia è andato stranamente deserto, forse per qualche insignificante inconveniente.

Doveva infatti aprire i lavori Mario Mantovani, ex assessore alla sanità ed ora anche ex vice presidente della Regione Lombardia, ma purtroppo lo hanno arrestato la stessa mattina di martedì 13 ottobre, poco prima dell’inizio dei lavori. Le forze dell’ordine lo hanno prelevato e condotto per via diretta a San Vittore.

Ed al convegno non solo non c’era l’esponente di Forza Italia, ma nemmeno gli esponenti del centrodestra di Giunta e Regione attesi come relatori.

Forse disorientati, i pochissimi presenti se ne sono andati dalla sala avviliti per non aver potuto assistere alla lectio magistralis dell’ex vice presidente.

Sembra però, da voci di paese, che lo stesso convegno sarà di nuovo proposto in sede diversa, questa volta in provincia, a Senago, presso la splendida cornice di Villa Borromeo, sperando che questa volta le cose vadano meglio. La data è ovviamente da definire in base alla futura disponibilità dei relatori e della stessa Villa ancora sotto sequestro.

Le stesse voci di paese affermano però che esponenti di Forza Italia di Senago sono già a San Vittore per contattare l’ex assessore alla sanità di Regione Lombardia, Mario Mantovani a cui proprio ieri sono stati confermati gli arresti, al fine di proporlo per l’apertura iniziale dei lavori del prossimo convegno. Partecipate numerosi.

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Nella foto, tratta da un volantino elettorale delle recenti elezioni regionali della Lombardia (2013) vediamo l’ex vice presidente Mario Mantovani a fianco del sostenitore di Forza Italia locale Gabriele Vitalone, attuale consigliere in Comune a Senago per lo stesso parito di Mantovani. Lo stesso Mantovani deve la sua elezione al consiglio della Regione Lombardia grazie al determinante forte impegno e sostegno degli attivisti di Forza Italia di Senago.

NO TAV: Erri de Luca assolto! Un’ altra sconfitta per i pm con l’elmetto

CRq9G_yW0AEs3fhIn un’aula stracolma di notav e giornalisti, alle 13, dopo l’interruzione delle 9.30, dove Erri de Luca ha letto una dichiarazione dove ribadiva la parola contraria, il giudice ha letto la sentenza: Assolto per non aver commesso il fatto!

Il processo imbastito contro lo scrittore Erri de Luca è la conferma di come la crociata contro i notav abbia passato così il segno che arriva a sfiorare il ridicolo.

Mentre il presidente del tribunale di Torino lamenta oltre 6000 cause ingolfate e ferme, ogni procedimento contro chi si oppone alla linea tav imbocca canali preferenziali, dove i noti pm con l’elmetto trovano il pieno appagamento alle proprie voglie d’inquisizione.

Se il processo per terrorismo, forzato in ogni sua parte, ha parzialmente subito una botta d’arresto nel suo capo d’accusa principale, oggi si celebra il processo alla parola, quella contraria, con tanta di quell’enfasi da superare le soglie del ridicolo per l’accusa in toga.

Erri ha retto l’assalto, stretto dal calore del popolo notav, dai suoi lettori e da pochi colleghi, ma è andato avanti, continuando a sostenere le sue affermazioni fino alla dichiarazione pre-condanna.

Del resto se si abbraccia la giusta causa notav bisogna andare così, fino in fondo, senza paura, convinti che la storia giudicherà questa lotta, non un magistrato, né tantomeno un tribunale.

In un paese normale, dove le contese politiche e sociali non si risolvono a colpi di condanna, ci sarebbe da chiedersi se dopo l’ennesima cantonata, spacciata come fiore all’occhiello, l’apparato giudiziario del sistema tav, non debba essere messo in condizioni di non far ingolfare i tribunali per l’ossessione notav, ma sappiamo che non sarà così, quindi per oggi, non dimenticando nessun notav inquisito o incarcerato, festeggiamo l’assoluzione di Erri e la vittoria della parola contraria, più forte (anche senza sentenze) delle parole del potere!

Oggi dalle 17 Erri sarà in Valle

Tangenti, arrestato Mario Mantovani, esponente di Forza Italia e vice governatore della Regione Lombardia

Tangenti, interrogatorio fiume per Mario Mantovani, l’esponenete di Forza Italia arrestato martedì a Milano per corruzione e turbativa d’asta.

Mario Mantovani, l’ormai ex vice presidente della Regione Lombardia, finito in carcere martedì a Milano per corruzione e turbativa d’asta, sarebbe intervenuto

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per non far rimuovere Angelo Bianchi (anche lui arrestato) dai suoi incarichi al provveditorato opere pubbliche. Interrogato in carcere dal gip Stefania Pepe, è lo stesso Bianchi difeso dall’avvocato Gaetano Pecorella che conferma l’intervento del politico di Forza Italia dandone però questa giustificazione: agì “per evitare un blocco negli appalti in corso”.

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Mario Mantovani, di nuovo indagato come sindaco-imprenditore: “La sua casa di riposo su terreno vincolato a verde”

mantovxL’ormai ex vicepresidente della Regione Lombardia, arrestato per corruzione, al centro di un nuovo filone d’indagine con l’accusa di concorso in abuso d’ufficio. Altri cinque sotto inchiesta. Secondo la Finanza, da sindaco di Arconate ha fatto cambiare la destinazione d’uso dell’area dove poi è sorta la struttura gestita da un prestanome. Altra contestazione, il “boicottaggio” dell’acquisto, da parte dello stesso Comune, di una villa seicentesca poi finita nelle sue mani.

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I prolifici cavalieri a 5 stelle

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E’ recente l’annuncio (leggi qui) dell’ennesima campagna di raccolta firme da parte dei prolifici cavalieri a 5 stelle contro l’ipotetico affronto delle istituzioni verso gli inermi cittadini (cioè loro) che non si sentono più liberi di violare il codice della strada.

E’ stata infatti protocollata al Sindaco di Senago, da parte del partito a 5 stelle,  la richiesta di mettere i semafori di segnalazione contatempo presso gli incroci che hanno il T-red (sistema di acquisizione delle infrazioni al codice della strada usato per ridurre gli incidenti, già avvenuti in passato, presso i più critici incorci semaforici di Senago).

Segue, nall’istanza protocollata (leggi qui), la minaccia di passare a breve alla raccolta firme per sostenere la causa dei paladini della giustizia della nostra epoca.

Viene quindi d’obbligo qualche considerazione, a partire dal fatto che sarebbe forse più opportuno invitare i cittadini a rispettare il codice della strada, esortandoli ad evitare di passare i semafori col rosso o con l’arancione ed a mantenere la velocità, oltre che la distanza di sicurezza, entro i limiti consentiti (in città i limiti sono di 50Km/h o 30Km/h a seconda della zona) evitando così di procurare incidenti pericolosi.

IMG-20150930-WA0006biss-252x300Il loro suggerimento al Sindaco va poi decisamente contro le regole del codice della strada che, come precisa in una nota del 27/08/2015 il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (leggi qui), vieta l’installazione di sistemi di conteggio e segnalazione a tempo poichè non omologati.

A tal fine è bene ricordare che installare dispositivi non omologati determina l’applicazione, nei confronti dell’ente proprietario della strada che ha autorizzato l’installazione (il Comune di Senago), della sanzione prevista dall’articolo 45 del codice della strada (leggi il riferimento).

In soldoni i soldatini a cinque stelle chiedono al Comune di Senago di installare un apparecchiatura non omologata per la quale il comune stesso, e quindi tutti i cittadini, saranno multati. Geniali!

Bè, in questo però noi siamo molto preoccupati e lanciamo quindi a tutti i cittadini un invito:

non delegate, partecipate, contribuite al bene comune della nostra città NON FIRMANDO QUESTA LORO PETIZIONE!

(Ci scuserà il Sindco di Senago se lo abbiamo preceduto nella risposta da dare al “Partito 5 Stelle” di Senago.)

Mondazzoli, ancora un passo verso il peggio

mondadori-rizzoliCon un fatturato congiunto di circa 460 milioni di euro nel 2014, il nuovo gruppo controlla ora una quota pari al 40% del mercato librario. E, come denunciavano tempo fa gli autori Bompiani (tra i marchi ceduti) conquista un potere quasi monopolistico nei confronti di autori e librerie

È noto come nell’ultimo periodo pezzi molto importanti del nostro apparato imprenditoriale siano caduti in mani straniere senza che si potesse registrare anche, parallelamente, una tendenza opposta, quella di vedere cioè altrettante società straniere venire acquisite da dei capitalisti nostrani. Abbiamo spesso deprecato in passato, anche su questo giornale, tale stato di cose e questo quasi ogni volta che si manifestava qualche importante caso di perdita di nostre imprese qualificate; che finissero in mani francesi, statunitensi, arabe, giapponesi, tedesche, o cinesi non era poi molto importante.

E’ ancora di questi giorni la notizia della acquisizione della Grom, produttrice di gelati, da parte della Unilever; l’operazione non è tanto importante per le tutto sommato ridotte dimensioni dell’affare, ma per il suo valore in questo caso molto simbolico di un made in Italy qualificato.

Aspettiamo comunque trepidanti il prossimo caso, che, siamo sicuri, si verificherà immancabilmente a breve termine. Per altro verso, sono in corso da tempo delle grandi manovre su Telecom Italia e nessuno sembra ancora una volta preoccuparsene.

Abbiamo regolarmente stigmatizzato in passato lo spirito ormai rinunciatario del nostro sistema industriale –ovvero, come direbbe il grande storico Fernand Braudel, l’ennesimo tradimento della borghesia nazionale- e l’apparente e palese indifferenza del governo, in questo come in altri casi, ufficialmente almeno, in nome di un neoliberismo d’accatto.

Ebbene, confessiamo che appena si è cominciato a parlare della possibile acquisizione della RCS libri da parte della Mondadori, circa sette mesi fa, abbiamo invece vanamente sperato che, in assenza evidente di qualche altro editore nostrano che avesse i soldi e la voglia di rischiare, qualche azienda straniera si facesse avanti rilanciando la posta e vincendo alla fine la preda.

Ma nessuno si è mostrato all’orizzonte; l’accordo era probabilmente già da tempo stato siglato nelle segrete stanze dell’economia e della politica e non vogliamo neanche immaginare le contropartite che sono state messe a punto sottobanco per il via libera all’operazione. Ed ora a conclusione della partita siamo anche obbligati ad assistere al ghigno trionfante di Marina Berlusconi.

Non ci sembra molto plausibile, come fa anche qualcuno tra i nostri intellettuali, sperare ora in un intervento dell’antitrust romano–uno dei tanti enti inutili, ma di quelli che certamente Renzi non abolirà. L’aria che si respira nella capitale è da un pezzo abbastanza mefitica per sperare in una decisione adeguata dell’ente. Ma magari ci stiamo sbagliando.

Quasi nessuno si è dunque veramente acceso per l’episodio, al contrario di quanto sarebbe successo solo qualche anno fa. D’altro canto, si dimostra ancora una volta come queste cose non interessino molto da noi – la cultura non fornisce da mangiare, come diceva Tremonti, né influenza in maniera significativa un’opinione pubblica ormai peraltro devitalizzata.

Mica si trattava in ogni caso dell’acquisizione dei giornali della stessa Rizzoli, della Gazzetta dello sport o del Corriere della sera; quelli non sono certamente in vendita.

L’unico premio di consolazione a cui abbiamo avuto diritto è stato quello di vedere che almeno la Adelphi, al contrario dei marchi Rizzoli, Bompiani, Marsilio, Fabbri, sia stata esclusa dalla partita e che essa stia ritornando, a quanto sembra, nelle mani del suo fondatore e primo proprietario.

Ci auguriamo almeno che ora una fetta consistente degli autori che pubblicavano con la vecchia Rizzoli cambino casacca e comincino a pubblicare da qualche altra parte, consci peraltro che probabilmente perderanno in forza mediatica e in copie vendute. Vedremo in quanti ne avranno la voglia e il coraggio.

Del resto molti autori Bompiani, oggi tra i marchi ceduti, avevano in una lettera aperta di molti mesi fa dichiarato il loro allarme per la possibile operazione; essa avrebbe, in effetti, visto il nuovo gruppo controllare una quota del 40% del mercato librario, cosa inaudita in altri paesi civili -nel 2014 il fatturato congiunto è stato di 460 milioni di euro. Con tale operazione, ricordavano gli autori, si sarebbe conquistato un potere quasi monopolistico nei confronti di autori e librerie, essendo poi tale nuovo gruppo anche in grado di mettere in difficoltà le piccole case editrici, non tutelate in alcun modo da noi, al contrario che in altri paesi europei. Ad esempio, in Francia non è possibile vendere i libri sotto al prezzo di copertina.

Ci resterebbe da capire perché la Rizzoli, e dietro di essa i gruppi industriali e finanziari che la governano, abbia dato forfait. Il punto è che l’azienda si trovava piena di debiti, in un mercato in piena mutazione, toccato dalla crisi, ma anche e forse soprattutto da Internet e da fenomeni come Amazon. Gli spazi di movimento si restringono e forse solo un’azienda come la Mondadori, che fa parte di un gruppo con una forte e vasta esposizione sul fronte dei media, nonché guidata da una persona che riesce a usare in maniera molto spregiudicata le leve del potere, può sperare di sopravvivere.

E’ facile immaginare che fra qualche tempo fioccheranno i licenziamenti e i prepensionamenti. Dopo di che, forse, anche la Mondazzoli, come già viene chiamato il nuovo monstrum editoriale, verrà ceduta all’estero al miglior offerente.

Di Vincenzo Comito, pubblicato su: http://www.sbilanciamoci.info.