Seveso: “L’eccessiva cementificazione è la causa dei disastri idrogeologici.” Viaggio nella cementificazione di Senago – Prima puntata.

Mentre il Corpo Forestale dello Stato consegna in procura il dossier sui misfatti del Seveso, a Senago il nuovo PGT, in linea con il piano regolatore precedente, concede all’edilizia privata nuove  aree verdi da cementificare, nonostante la nostra campagna “STOP al consumo di territorio” purtroppo ignorata da tutto l’attuale consiglio comunale.

Alcune aree da fabbricare si trovano però in luoghi a rischio esondazione, come quella avvenuta il 15 novembre 2014 durante la quale la popolazione dell’intero quartiere Papa Giovanni è stata avvisata dalla Protezione Civile (leggi nostro articolo) dell’imminente pericolo esondazione del canale scolmatore, poi realmente accaduto ma, per fortuna, alcuni chilometri a valle del quartiere, coinvolgento purtroppo il comune di Bollate.

Così a Senago, proprio in questo quartiere, si continua a costruire ignorando la vicinanza del fiume e si consente l’apertura di nuovi cantieri (in via Marzabotto per esempio) proprio a ridosso delle sponde del canale scolmatore e a pochissimi metri di distanza dalla bomba d’acqua inquinata pronta ad esplodere. Oltre ad un condominio privato, già in corso d’opera, il PGT prevede la realizzazione di una casa di cura per anziani (RSA) a due passi dalle malsane e maleodoranti inquinate rive del canale scolmatore del Seveso. Una beffa.

Oppure si attuano piani edilizi, in convenzione col Comune stesso, per costruire interi quartieri (via De Gasperi) a ridosso del torrente Pudiga (addirittura all’interno dell’area di rispetto di distanza dai fiumi – vedi qui le nostre osservazioni al PGT) vicini all’area oramai riservata alle future vasche di laminazione e che accoglieranno un milione di metri cubi di “acque inquinate”, così come le ha definite lo stesso dossier del Corpo Forestale dello Stato.

Nella foto una delle tante esondazioni avvenute a Niguarda, così come potrebbe accadere anche a Senago.

 

 Per diversi mesi infatti  – da marzo a ottobre 2015 – gli uomini del Corpo Forestale dello Stato e delle polizie provinciali di Milano, Monza e Como, su disposizione della Procura, che ha aperto un’inchiesta all’indomani delle gravi esondazioni di un anno fa, hanno ripercorso metro per metro l’alveo del torrente. Prima con ricognizioni aeree, poi a piedi e a tratti con piccole barche, a caccia di indizi e prove. Con l’ausilio di rilevatori Gps per la geolocalizzazione dei luoghi e distanziometri digitali.

Il dossier dei loro accertamenti corredato da una impressionante documentazione fotografica conferma ciò che abbiamo sempre scritto sulle cause delle alluvioni.

La mappatura descrive restringimenti, ostacoli, cattiva manutenzione dell’alveo, scarichi o captazioni abusive. Lungo il torrente s’è cementificato troppo e abusivamente.

Sono 37 le opere abusive – edifici isolati ma anche interi quartieri, stabilimenti, capannoni -, costruite nella fascia di rispetto del torrente.

Ma soprattutto spalanca il pentolone degli scarichi abusivi. Ne sono stati individuati oltre 400, la metà nel tratto più urbanizzato – sei chilometri appena – da Monza a Milano. Ognuno è stato identificato, descritto, schedato. Una ventina sversavano reflui inquinanti al momento del sopralluogo.

Infine, non meno inquietante, il dossier accende infine i riflettori sull’abbandono e l’incuria nel quale è stato lasciato il Seveso: sono state trovate 89 ostruzioni in alveo, dovute a discariche di inerti, a baracche, a crolli di sponde.

Ad Aipo, l’Agenzia interregionale per il fiume Po, che ha avuto l’incarico di progettare le vasche di laminazione anti-esondazione a Senago, la Regione ha trasferito l’autorità idraulica sull’intero reticolo, il che tradotto significa «curare» le ferite croniche del Seveso, a cominciare da erosioni e franamenti delle sponde. Lo farà mai, visto che sino ad oggi non lo hanno mai fatto? Quale priorità darà alle opere con i soldi stanziati? Prima le vasche o prima la cura del Sevaso? Noi non avremmo dubbi sull’intervenire prima laddove sorgono i problemi, ovvero sul Seveso. Loro cosa faranno?

Comunque tutta la documentazione è stata consegnata alla Procura della Repubblica per gli incombenti successivi. Le criticità rilevate dal Corpo Forestale saranno ora oggetto di autonomo approfondimento da parte dei Forestali per verificarne la legittimità.

Intanto gli abitanti di Senago, presenti e futuri, possono solo sperare in piogge miti per scongiurare l’esondazione del canale scolmatore, che pian piano sta diventanto sempre più largo e quindi porterà sempre più acqua inquinata nel nostro territorio.

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