Archivi del mese: novembre 2015

Politica a Senago: cambia la giunta aumentano i problemi

Politica a Senago

Dopo mesi di attesa, tra voci di dimissioni varie e pressanti rassicurazioni del Sindaco circa le condizioni di ottima salute della giunta di Senago; tra una opposizione bellicosa ed incapace di proporre alcunchè di utile ed una maggioranza edita all’edificazione; tra chi dice che a Senago non esiste alcun pericolo fascista e la presenza di banchetti di Forza Nuova (leggi sentenza della cassazione) sul nostro territorio; tra annunciati rientri in maggioranza da parte del magnifico duo del PD (che tiene in scacco la giunta da anni) e nuove fuoriuscite intimate da pretendenti (PD) al cadreghino di assessore; tra dimissioni forzate causa interessi privati e licenziamenti per chi non voleva andarsene spontaneamente; tra promossi ad assessore per essere stati fedeli a quelli promossi assessore perchè a milano non volevano più stipendiare attività a vuoto, tra scuse di rendere più forte la giunta e delinearne la morte encefalica, finalmente, durante il Consiglio Comunale del  20 novembre, si è giunti ad una importante conclusione:

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Il canale scolmatore che passa da Senago è a pericolo di esondazione?

SENAGO

“La protezione civile pulisce il canale Azione di prevenzione per evitare che, con le pioggie, si possano verificare delle esondazioni

08072014192Titola così il settimanale locale SETTEGIORNI in edicola ieri, 20 novembre 2015. Ad un anno dalla sfiorata tragedia per Senago questa appare come la più cupa CONFERMA che anche Senago, a causa del torrente Seveso, è a RISCHIO ESONDAZIONE.

Era il 15 novembre di un anno fa quando “alle 17,30 la polizia locale ha suonato ai citofoni di tutti gli abitanti di via Martiri di Marzabotto per avvisare di spostare le proprie vetture e di chiudersi in casa poichè, da quel momento e sino alla mezzanotte, ci sarebbe stato il serio pericolo di esondazione del canale scolmatore all’altezza del ponte di via Marzabotto e che l’esondazione avrebbe colpito inesorabilmente l’intero quartiere!” (leggi articolo).

Il pericolo quindi permane e nonostante questo a Senago si continua a costruire proprio vicino all’alveo del putrido e puzzolente canale scolmatore, in via Marzabotto, dove il PGT prevede anche la realizzazione di una RSA per anziani, un luogo tanto salubre da abbreviare l’agonia dei più deboli.

LETTURE DI FINE ESTATE ORMAI AUTUNNO INOLTRATO(parte seconda ovvero “il colpo alla botte”)

Diversi periodici e quotidiani locali durante l’estate ci hanno informato ed aggiornato sulla difficile situazione in cui versava Villa Borromeo di Senago. La situazione era potenzialmente sull’orlo del fallimento. Ora si può dire quasi con assoluta certezza che abbiamo tranquillamente superato il ciglio del burrone e quindi il fallimento sembra ormai cosa acclarata e conclamata.

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I fatti sono ormai noti a tuti i cittadini senaghesi. La Villa Borromeo, più recentemente trasformata in un Hotel di lusso a cinque stelle, è stata sottoposta a sequestro dal Tribunale di Milano e la prima udienza fallimentare si terrà il 21 dicembre.

Molti hanno riportato anche di spiacevoli episodi che “girano di bocca in bocca”, rendendo edotta la maggioranza dei cittadini che persone che avevano prenotato il banchetto nuziale ed il relativo pernottamento presso Hotel Villa Borromeo si sono trovati a conoscere del sequestro da parte delle forze dell’ordine solo 24 ore prima del matrimonio. Anche alcune recenti recensioni su Trip Advisor hanno contribuito ad illuminare la vicenda con famiglie che avanzano crediti da Hotel Villa Borromeo e quindi dovranno essere risarcite. Sono inoltre noti i fatti che hanno portato poco più di un anno fa le Iene a fare un’inchiesta sulla situazione salariale di chi operava presso l’Hotel. Sostanzialmente sottopagati e in attesa di numerosi stipendi ancora da percepire. Fino a qui i fatti leggendo qua e là alcuni commenti e dibattiti ancora sotto l’ombrellone e la canicola agostana.

Nel piccolo grande panorama dI Senago il dibattito su una delle più importanti dimore storiche della città si era però già articolato con differenti contributi. In passato anche scontri piuttosto roventi si erano accesi sul destino di Villa Borromeo, quando tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni ’80 si era deciso il destino della villa risalente al XIV secolo. Ai tempi diverse fazioni si erano divise sulla scelta di una gestione pubblica della Villa Borromeo oppure di una gestione privata. Tra i potenziali interlocutori (oltre al Comune di Senago che non aveva certo da solo la liquidità per affrontare la gestione e la proprietà) vi erano l’Università di Milano e la stessa Provincia di Milano.

Per molti ancora oggi viene rivendicato con orgoglio (lo leggiamo anche nel periodico Noi e la Città) il fatto che la gestione di villa Borromeo sia finita nelle mani di privati. E che privati ci verrebbe da dire !!!!

Villa Borromeo nelle mani del Comune sarebbe stata per alcuni un’immane sciagura. Avrebbe fatto la “brutta fine di Villa Sioli” questo secondo le affermazioni di alcuni senaghesi. Ci permettiamo molto sommessamente di dissentire. Qualcuno si è spinto oltre nella smania privatizzatrice tessendo addirittura le sperticate ed ingiustificate lodi di Armando Verdiglione che è stato negli ultimi decenni uno dei responsabili del gruppo che era proprietario e gestore di Villa Borromeo. Meriterebbe un capitolo a parte la disamina del personaggio sopra citato.

Già condannato ancora negli anni ‘90 e coinvolto in diverse vicende processuali che ancora perdurano e che lo hanno visto in alcuni casi anche prosciolto. Verdiglione, non è un segreto per nessuno, era lo psicanalista di grido della Milano da bere, che è stata poi ampiamente bevuta. Era nel lotto dei personaggi in voga nella Belle Epoque di craxiana memoria.

Non stupisce più di tanto che i revanscisti del periodo craxiano non riescano a trovare nulla di oscuro in questo personaggio e nella sua gestione di un bene che dovrebbe essere invece patrimonio collettivo della cittadinanza di Senago. Ai tempi in cui si decisero le sorti di Villa Borromeo ricordiamo che il PSI fu certamente sponsor della cessione a Verdiglione. Lo stesso Bettino Craxi fu sicuramente lieto della scelta operata nel 1983. In Italia vige la ipocrita regola, o consuetudine, che si debba sempre parlare bene dei morti, ma sarebbe bene ricordare che stiamo parlando di un ex leader politico nazionale di partito condannato in via definitiva, latitante e morto in contumacia.

Quindi vantare oggi che Villa Borromeo ha subito importanti trasformazioni grazie all’operato del suo “munifico proprietario”* non significa certo affermare che Villa Borromeo sia divenuta un bene fruibile dai cittadini di Senago.

Chi scrive crede che la valorizzazione di un patrimonio culturale non debba necessariamente passare attraverso la sua trasformazione in un albergo a cinque stelle con annesso centro congressi. Probabilmente questo ha reso fruibile il luogo solo a chi può permettersi certe spese. Quanto al destino della Vila Borromeo siamo ben consci che oggi la situazione sia decisamente difficile. Il destino può essere, quasi per nemesi storica, simile a quello della dissoluzione che toccò al partito che fu di Craxi.

Certo di acqua ne è corsa sotto i ponti e tanta ne correrà ancora, così tanta da riempire vasche e vasche di putrida vergogna. Quello che il tempo ci ha lasciato è la constatazione amara che un certo periodo della storia del nostro paese ha realmente fatto male e continua a farci male anche oggi.

Sulle ali del craxismo è nato il belusconismo che per un ventennio ci ha angustiato e intristito. Oggi pensiamo che la caduta verso il basso e verso i disvalori che obnubilano il partito di maggioranza relativa oggi al governo  (leggasi Partito Democratico) sia figlio di una certa politica che ineggiava ai Verdiglione di “casa nostra”. Probabilmente senza Craxi non ci sarebbe stato Berlusconi e senza Berlusconi non avremmo Matteo Renzi a sgovernare l’Italietta derelitta e meschina.

Il trio

 

* Quanto alla munificenza del privato che ha acquisito e gestito Villa Borromeo riportiamo molto sommessamente uno stralcio di una delibera di Giunta recentemente approvata che stabilisce l’ammontare del credito del Comune di Senago nei confronti di Villa Borromeo.

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Premesso che con sentenza n. 589 del 25/06/2015, il Tribunale di Milano ha dichiarato il fallimento della società Villa San Carlo Borromeo S.r.l., con sede in Milano, Via Serbelloni n. 5, C.F. 04637660962, nominando Giudice Delegato il Dott. Guido Macripò e curatori i signori Dott. Diego Moscato, Avv. Marco Angelo Russo e Dott. Marco Mistò, come da nota acquisita al protocollo con il n. 19238 del 30/07/2015;

Preso atto che il Comune di Senago è creditore nei confronti di Villa San Carlo Borromeo S.r.l. dell’importo di € 456.229,33= di cui:

€ 181.925,21= per atto di precetto del 05/02/2007, dovuti per l’esecuzione d’ufficio dei lavori di consolidamento del Ponte di via per Cesate e rifusione da sentenze;

-€ 132.620,30= per crediti da Tributi in via privilegiata;

-€ 141.683,82= per crediti per Tributi già a ruolo di Equitalia.

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Che in Italia regnasse il Capitalismo straccione lo sapevamo e ce lo aveva insegnato già Antonio Gramsci diversi anni orsono. Che la politica all’insegna del “privatizzare i profitti e socializzare le perdite” veda ancor molti sostenitori lo continuiamo a sapere. Almeno non permetteteci di essere complici rimanendo in silenzio e accettando tutto come se fosse la normalità.

Spot NO F35 (Episodio 1 – In stazione)

FRANCIA: ALMENO SMETTIAMOLA CON LE CHIACCHIERE

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E’ inevitabile, ma non per questo meno insopportabile, che dopo tragedie come quella di Parigi si sollevi una nuvola di facili sentenze destinate, in genere, a essere smentite dopo pochi giorni, se non ore, e utili soprattutto a confondere le idee ai lettori. E’ la nebbia di cui approfittano i politicanti da quattro soldi, i loro fiancheggiatori nei giornali, gli sciocchi che intasano i social network. Con i corpi dei morti ancora caldi, tutti sanno già tutto: anche se gli stessi inquirenti francesi ancora non si pronunciano, visto che l’unico dei terroristi finora identificato, Omar Ismail Mostefai, 29 anni, francese, è stato “riconosciuto” dall’impronta presa da un dito, l’unica parte del corpo rimasta intatta dopo l’esplosione della cintura da kamikaze che indossava.

Ancor meno sopportabile è il balbettamento ideologico sui colpevoli, i provvedimenti da prendere, il dovere di reagire. Non a caso risuscitano in queste ore le pagliacciate ideologiche della Fallaci, grande sostenitrice (come tutti quelli che ora la recuperano) delle guerre di George W. Bush, ormai riconosciute anche dagli americani per quello che in realtà furono: un cumulo di menzogne e di inefficienze che servì da innesco a molti degli attuali orrori del Medio Oriente.

Mentre gli intellettuali balbettano sui giornali e in Tv, la realtà fa il suo corso. Dell’Isis e delle sue efferatezze sappiamo tutto da anni, non c’è nulla da scoprire. E’ un movimento terroristico che ha sfruttato le repressioni del dittatore siriano Bashar al Assad per presentarsi sulla scena: armato, finanziato e organizzato dalle monarchie del Golfo (prima fra tutte l’Arabia Saudita) con la compiacenza degli Stati Uniti e la colpevole indifferenza dell’Europa.

Quando l’Isis si è allargato troppo, i suoi mallevadori l’hanno richiamato all’ordine e hanno organizzato la coalizione americo-saudita che, con i bombardamenti, gli ha messo dei paletti: non più in là di tanto in Iraq, mano libera in Siria per far cadere Assad. Il tutto mentre da ogni parte, in Medio Oriente, si levava la richiesta di combatterlo seriamente, di eliminarlo, anche mandando truppe sul terreno. Innumerevoli in questo senso gli appelli dei vescovi e dei patriarchi cristiani, ormai chiamati a confrontarsi con la possibile estinzione delle loro comunità.

Abbiamo fatto qualcosa di tutto questo? No. La Nato, ovvero l’alleanza militare che rappresenta l’Occidente, si è mossa? Sì, ma al contrario. Ha assistito senza fiatare alle complicità con l’Isis della Turchia di Erdogan, ma si è indignata quando la Russia è intervenuta a bombardare i ribelli islamisti di Al Nusra e delle altre formazioni.

Nel frattempo l’Isis, grazie a Putin finalmente in difficoltà sul terreno, ha esportato il suo terrore. Ha abbattuto sul Sinai un aereo di turisti russi (224 morti, molti più di quelli di Parigi) ma a noi (che adesso diciamo che quelli di Parigi sono attacchi “conto l’umanità”) è importato poco. Ha rivendicato una strage in un mercato di Beirut, in Libano, e ce n’è importato ancor meno. E poi si è rivolto contro la Francia.

Abbiamo fatto qualcosa? No. Abbiamo provato a tagliare qualche canale tra l’Isis e i suoi padrini? No. Abbiamo provato a svuotare il Medio Oriente di un po’ di armi? No, al contrario l’abbiamo riempito, con l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti ai primi posti nell’importazione di armi, vendute (a loro e ad altri) dai cinque Paei che siedono nel Consiglio di Sicurezza (sicurezza?) dell’Onu: Usa, Francia, Gran Bretagna, Cina e Russia.

Solo l’altro giorno, il nostro premier Renzi (che come tutti ora parla di attacco all’umanità) era in Arabia Saudita a celebrare gli appalti raccolti presso il regime islamico più integralista, più legato all’Isis e più dedito al sostegno di tutte le forme di estremismo islamico del mondo. E nessuno, degli odierni balbettatori, ha speso una parola per ricordare (a Renzi come a tutti gli altri) che il denaro, a dispetto dei proverbi, qualche volta puzza.

Perché la verità è questa: se vogliamo eliminare l’Isis, sappiamo benissimo quello che bisogna fare e a chi bisogna rivolgersi. Facciamoci piuttosto la domanda: vogliamo davvero eliminare l’Isis? E’ la nostra priorità? Poi guardiamoci intorno e diamoci una risposta. Ma che sia sincera, per favore. Di chiacchiere e bugie non se ne può più.

di Fulvio Scaglione da “Famiglia Cristiana.it”

Quando il diritto allo studio diventa merce.

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Non è la prima volta che la Ministra Giannini finisce decisamente fuori strada quando parla di università e diritto allo studio. Stavolta ha deciso di farlo a bordo di un’utilitaria da 10-12.000 €, una cifra ben superiore, a detta della ministra, di quella che uno studente spende in media per frequentare una laurea triennale alla Sapienza di Roma. Cosa c’entrerà un’automobile con una laurea triennale, vi chiederete? Forse qualcosa per chi ha in testa la formazione come investimento e autovalorizzazione personale, come bene da acquistare e scambiare. Assolutamente nulla invece per chi come noi ritiene che il diritto allo studio debba essere riconosciuto per quello che è, ovvero un diritto costituzionale.

A prescindere dalle affinità o divergenze tra un’utilitaria e un corso di laurea, tuttavia, il dato presentato dalla ministra è ovviamente falso. Come ha testimoniato Federica, studentessa di Giurisprudenza della Sapienza e coordinatrice di Link Sapienza, per frequentare l’università a Roma si spendono come minimo 13.620 € l’anno tra tasse, spese per i libri, l’affitto, le utenze e i trasporti, che, moltiplicati per tre anni, fanno più del triplo, quasi il quadruplo, della cifra dichiarata dalla Giannini. La retorica della formazione come sacrificio individuale e come investimento – che gli italiani non compiono perché troppo choosy – non è più sufficiente per nascondere questo dato sempre più drammatico. L’Italia è infatti, secondo il recente rapporto di Eurydice, il terzo Paese europeo per livello di tassazione studentesca: paghiamo in media tre volte tanto uno studente tedesco per frequentare l’università. Nel nostro Paese uno studente su dieci è idoneo alle borse di studio (il che non significa affatto che la riceverà, data la cronica mancanza di fondi), mentre in Francia o in Germania il rapporto sale fino a uno su quattro.

Si potrebbero snocciolare ancora molti dati, alcuni dei quali coinvolgono anche il mondo della scuola – solo nell’ultimo anno il Codacons ha stimato un aumento dei costi per libri e corredo scolastico dell’1,7%, con un esborso medio di 1.100 euro l’anno per studente – ma la sostanza rimane abbastanza chiara: studiare dovrebbe essere un diritto e invece, nella realtà italiana, sta diventando sempre più un lusso. Mentre in questi mesi è esploso il dramma di decine di migliaia di studenti universitari esclusi dal sistema del diritto allo studio a causa della riformulazione dei parametri dell’Isee, il Governo ha scelto una linea chiara e inequivocabile: sono zero, infatti, le risorse sul diritto allo studio previste nella Legge di Stabilità.

Probabilmente quando Renzi parlava dell’investimento sulla formazione si riferiva a qualche manovra brusca della sua ministra dell’Istruzione, non allo stanziamento dei fondi che sarebbero necessari per rendere l’istruzione gratuita e quindi realmente accessibile a tutti e per introdurre una misura universale di reddito di formazione che garantisca l’autonomia sociale a chi sceglie di studiare. È necessario cambiare decisamente rotta: per questa ragione ci mobiliteremo in tutte le piazze del Paese e a livello europeo il 17 novembre, in occasione della Giornata internazionale dei diritti studenteschi: vogliamo tutto #pertutti, privilegi per nessuno.

da Unione degli Studenti

Meglio pubblico o privato?

borromeo-senagoIn molti, soprattutto nel centrodestra, sostenevano che Villa Borromeo di Senago era meglio se finiva nella mani di sapienti imprenditori privati piuttosto che del Comune, perchè temevano che la gestione pubblica portasse in malora la bellissima struttura.

Fu così che la Villa fu acquistata proprio da privati che ne fecero un lussuoso albergo e centro conferenze.

Ma l’epilogo della storia non è proprio come i teologi senaghesi del liberismo se lo aspettavano ed oggi la società “Villa San Carlo Borromeo s.r.l.”, proprietaria dell’omonima villa,  dichiara fallimento.

Risultato: un importante patrimonio, che dovrebbe essere pubblico, finito in mano ad incapaci privati che lo hanno portato al fallimento e che ora finirà diviso tra smisurati enti creditori, tra cui lo stesso Comune di Senago che deve ancora ricevere da questi 456.229 euro.

Meglio pubblico o privato?

(vedi delibera di autorizzazione all’insinuazione al passivo da parte del Comune di Senago)