Archivi del mese: febbraio 2016

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Primo marzo: per i diritti dei migranti, contro la precarietà del lavoro,per il reddito di dignità, per la pace

diritti per i migranti

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Europarlamentare Die Linke vede i testi del TTIP: “sa di totalitarismo”

Stop TTIP Senago

Dopo le crescenti proteste sul TTIP gli euroaparlamentari tedeschi hanno ottenuto di poter vedere i testi dell’accordo, previa richiesta e registrazione.

Riportiamo l’esperienza dell’eurodeputata della Die Linke Katja Kipping, che ne riporta le sue impressioni. Ricordiamo che, nei fatti, si sta impedendo all’europarlamento di discutere apertamente nel merito di questi trattati, nonostante l’impatto potenzialmente devastante che questi potrebbero avere sulle condizioni di vita e di lavoro dei cittadini europei e sugli standard ambientali.

Dopo le preoccupazioni sorte per il controverso accordo commerciale tra UE e USA chiamato TTIP, a un ristretto numero di deputati del Parlamento Tedesco è stato permesso, con delle limitazioni, di accedere alle bozze dell’accordo nella sua forma attuale. Nonostante questa iniziativa, la parlamentare Katja Kipping ha manifestato forti preoccupazioni sulla trasparenza dell’accordo.

Sebbene alcuni abbiano apprezzato il fatto di poter accedere alla stanza di lettura dei testi del TTIP come una vittoria della trasparenza, Katja Kipping…

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Buona scuola: in arrivo il referendum.

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Buona scuola, in arrivo il referendum. Dopo quello promosso da Possibile di Pippo Civati nel 2015 (che non raccolse le firme necessarie), nuovo tentativo, e questa volta “dal basso”. Cioè dalle associazioni dei docenti e studenti, dai sindacati e dai comitati Lip (legge di iniziativa popolare). Ieri, domenica 7 febbraio, a Napoli è nato ufficialmente il comitato promotore del referendum. Ne fanno parte Flc Cgil, Gilda, Cobas, Unicobas, Anief e per gli studenti l’Uds, oltre a comitati e sigle minori.

Quattro quesiti in cantiere per abrogare altrettanti punti chiave della legge 107 . “Due sono già definiti – dice Giovanni Cocchi docente bolognese che fa parte dei comitati Lip – e cioè uno sullo School bonus e l’altro sulla chiamata diretta dei professor i da parte del dirigente scolastico, gli altri due sono da definire negli ultimi dettagli ma avranno come oggetto il comitato di valutazione e l’alternanza scuola-lavoro ”. Lo School bonus, ricordiamo, è la possibilità di concedere erogazioni liberali da parte di privati ad una scuola specifica, con il rischio di creare disuguaglianze tra scuole e aree del Paese. Sull’alternanza scuola lavoro il dibattito nel comitato – il cui coordinatore tecnico è il costituzionalista Massimo Villone – è ancora in corso. Si tratta infatti di capire se porre un limite alle 200 ore (per i licei) e alle 400 (per i tecnici) da dedicare nel triennio finale agli stage in aziende, enti pubblici, musei ecc, oppure se abrogare la possibilità di svolgere l’alternanza durante il periodo estivo. «In ogni caso si tratta di tutelare i diritti degli studenti a non essere sfruttati», dice Danilo Lampis dell’Uds che ha avviato una campagna tra gli studenti proprio per far emergere situazioni anomale. «Noi vorremmo un codice etico da parte delle imprese , ma anche la Carta dei diritti degli studenti in alternanza scuola-lavoro che il ministro aveva promesso di attuare, dall’autunno scorso e che invece è ancora arenato negli uffici del ministero a Viale Trastevere», sottolinea.

Tornando ai referendum, a marzo è prevista un’altra assemblea da cui usciranno i quesiti ormai redatti e il via alla campagna referendaria. Che per il momento non vede partecipare i partiti, che, se vorranno, fa notare Cocchi, potranno creare dei comitati di sostegno. Tre mesi di tempo per raccogliere almeno 600mila firme e poi la Corte costituzionale dovrà decidere se i quesiti sono ammissibili.

Ma qual è il clima che regna nelle scuole? “C’è il fuoco sotto la cenere”, dice il rappresentante dei comitati Lip. “La legge 107 ha già fatto vedere crepe come la supplentite o la fine toccata ai docenti del potenziamento: assunzioni senza verificare i reali bisogni delle scuole”, afferma Cocchi. Per questo motivo, una campagna referendaria può riaccendere la miccia e convogliare le delusioni e l’insoddisfazione che già hanno prodotto contestazioni a macchia di leopardo. Come è accaduto nelle Marche e in un liceo di Pisa dove i docenti si sono rifiutati di votare i due rappresentanti del Comitato di valutazione che ha il compito, tra l’altro, di elargire un bonus in denaro ai meritevoli.

Ma il referendum va preparato con molta attenzione , sottolinea Lampis. “I quesiti devono essere chiari e semplici e la campagna deve coinvolgere tutti, tenendo presente comunque che il referendum non è la panacea di tutti i mali. Ma la sua forza è anche quella di stare insieme agli altri percorsi referendari”. Che sono quelli ambientali, come il No Triv e quello sul Jobs act su cui la Cgil sta sondando i suoi iscritti.

Così tra pochi mesi, verso la metà di aprile, potrebbe accadere  che, mentre il presidente del Consiglio affila le armi per la “sua” campagna sul referendum costituzionale, dal basso, arriverebbero i referendum che mettono in crisi proprio i suoi gioielli: la Buona scuola, lo Sblocca Italia e forse anche il Jobs act .

di Donatella Coccoli da Controlacrisi

Arresti Sanità Lombarda

Fabio Rizzi, il leghista che girava in Hummer giallo e chiedeva ai medici di denunciare i clandestini

Fabio-Rizzi675Chi è il consigliere regionale maroniano arrestato per presunte tangenti nella Sanità lombarda. Dalla passione per i grandi fuoristrada alle controverse proposte in Senato. Da medico anestesista, l’incarico nella clinica extralusso di Fabio Iseni, il “badante” del Trota

Lega ambiente fa il conto: in Italia danni x più di sessanta miliardi

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“I cambiamenti climatici in atto richiedono nuove forme di risposta alle emergenze e ai pericoli che incombono anche sulle nostre citta’”. Legambiente in un dossier cerca di fare il punto sulle nuove forme di pianificazione e di gestione delle aree urbane, per le quali sono necessari i provvedimenti “per mettere in sicurezza i cittadini e ridurre gli impatti sui quartieri e sulle infrastrutture dei centri urbani”. E “secondo gli esperti dell’Ipcc, infatti, saranno proprio le aree urbane a pagare i costi sociali maggiori del global warming in particolare nell’area del Mediterraneo”.

Insomma, “le citta’ sono il cuore delle sfida climatica in tutto il mondo perche’ e’ nelle aree urbane che si produce la quota piu’ rilevante di emissioni- avverte il dossier- ed e’ qui che l’intensita’ e la frequenza di fenomeni meteorologici estremi sta determinando danni crescenti, mettendo in pericolo vite umane e provocando gravi danni a edifici e infrastrutture”.

In Italia sono diverse le ragioni per cui l’adattamento al clima deve diventare una priorita’ nazionale, infatti “l’81,2% dei Comuni e’ in aree a rischio di dissesto idrogeologico, con quasi 6 milioni di persone che vivono in zone a forte rischio idrogeologico”.
Il dossier evidenzia come molte grandi citta’ italiane hanno visto ripetersi negli anni fenomeni meteorologici estremi che hanno provocato danni alle infrastrutture e agli edifici e provocato morti e feriti. “Tra il 1944 ed il 2012 sono stati spesi 61,5 i miliardi solo per i danni provocati dagli eventi estremi nel territorio italiano”, e secondo i dati di Italia sicura, il nostro Paese “e’ tra i primi paesi al mondo per risarcimenti e riparazioni di danni da eventi di dissesto: circa 3.5 miliardi all’anno dal 1945 in poi. Dal 1950 ad oggi abbiamo contato 5.459 vittime in oltre 4.000 eventi tra frane e alluvioni”.

Questi dati dimostrano anche che “c’e’ stato un cambiamento nella quantita’ e intensita’ dei fenomeni di pioggia, che sempre piu’ spesso si concentra in pochi minuti con quantitativi di acqua che mediamente dovrebbero scendere in diversi mesi o in un anno”, e che quindi “c’e’ bisogno di attivare un sistema di risposta piu’ efficace, in base alle caratteristiche dei diversi territori, a volte condizionati da fenomeni di dissesto idrogeologico, altre dalle conseguenze di una gestione disinvolta del consumo di suolo, dell’edilizia o della rete di smaltimento delle acque”.

Senago e le istituzioni fantasma

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Pare un vizio diffuso, qui a Senago, il fatto di appropriarsi di ruoli istituzionali che non appartengono, travalicando i principi democratici relativi alla gestione dell’informazione.

Ci avava già provato qualcuno ad usare il Comune di Senago per promuovere il proprio sito Internet, rivedendo poi la propria pagina appena è stata resa evidente l’azione.

Ora ci riprovano anonimi volontari a gestire una pagina facebook istituzionale, col fine impavido di promuovere le informazioni già pubblicate dallo stesso Comune di Senago (un doppione o una “correzione” delle comunicazioni istituzionali secondo una propria visione?) utilizzando ancora una volta il logo ufficiale su una pagina invece non ufficiale che viene gestita da ignoti.

Ma mentre i primi hanno subito corretto l’errore, può darsi compiuto in buona fede, questi ultimi sembrano perseverare nonostante sia stato loro fatto osservare che un sito isitituzionale del Comune di Senago già esiste e che null’altro è mai stato deliberato in proposito.

Ma il vero problema è che costoro, i cosiddetti gestori della pagina facebook, non si sa chi siano e perseverano nel loro assordante anonimato. Ora, se è un’istituzione che ha in affido questa pagina, la cosa dovrebbe essere resa pubblica. Si chiama trasparenza e democrazia.

Perchè quindi ciò non accade? Chi potrà esserci dietro questo goffo tentativo di apparire ciò che non si è? Possiamo solo azzardare delle ipotesi.

Potrebbe essere un’iniziativa in proprio del neo assessore alle comunicazioni, il che porterebbe all’immediata richiesta di dimissioni.

Potrebbe invece essere un’iniziativa della giunta, attuata all’insaputa del consiglio comunale, formulando in tal modo un palese sgarbo alle istituzioni che vorrebbero rappresentare.

Potrebbe infine essere un goffo tentativo dell’opposizione per screditare la maggioranza stessa, la qual cosa meriterebbe di essere resa pubblica per la salvagurdia della morale pubblica.

Insomma, ciò che risulta evidente è il grave sgarbo compiuto ai danni delle istituzioni poichè può sembrare un tentativo univoco di controllo dell’ informazione, cosa che richiama fortemente il “programma di rinascita democratica”, portato avanti in gran segreto dal Gran Maestro da poco passato sotto il giudizio finale, dove almeno in quel caso siamo tutti uguali.

Comunque sia accaduto è bene far luce sulla questione affinchè il responsabile sia smascherato o smascherata, per il bene delle nostre istituzioni.

Vedi la pagina su facebook: clicca qui

Liceali, tutti al lavoro in estate. Come e dove? Questi sono dettagli

Mercoledì 27 gennaio 2016 – di Alessandro Robecchi – pubblicato in Il Fatto Quotidiano

polettRuspante come una sagra di paese e sbuffante come una trebbiatrice in action, il ministro del lavoro Giuliano Poletti lo aveva detto: i ragazzi italiani fanno troppe vacanze, non come lui che mungeva le mucche a sei anni, o i suoi figli che d’estate andavano a spostare le cassette della verdura. Insomma, una lezione di vita, una madeleine degli anni Cinquanta, tipo quei nonni che dicono ai nipoti: “a te ti ci vorrebbe una bella guerra”.

Ecco, il folklore è sistemato, e passiamo alle leggi dello Stato, piuttosto folkloristiche anche loro. Perché con la famosa “buona scuola” dovrebbe partire anche quella “innovazione storica” (cfr, la ministra Giannini) che è l’alternanza scuola-lavoro, diventata obbligatoria. Un discreto numero di ore (400 per gli istituti tecnici e 200 per i licei, su tre anni) in cui i ragazzi, alla fine della scuola, cioè a giugno, verranno smistati in aziende, consorzi, associazioni, istituzioni culturali, fabbriche, cascine, musei, start-up (sempre metterci le start-up, che fa fico) eccetera, eccetera. Quanti ragazzi? Almeno mezzo milione quest’anno e, a regime, un milione e mezzo: una specie di migrazione biblica.
C’è anche il manuale d’uso, complesso e trionfalistico (vi risparmio la retorica renzista e le parole inglesi), ricco di spiegazioni. Ad esempio si istituisce il “Registro nazionale delle imprese” disposte a fornire accoglienza e formazione, ma poi si dice (pagina 16) che non è necessario stare in quell’elenco per ospitare studenti in cerca di stage: basta che ve li pigliate.
Tutto pomposo e trionfante, tutto bello e luccicante. Finché non si entra in una scuola.
Se gli istituti tecnici conoscono un po’ la questione, la sarabanda riguarda i licei. Dove mandare migliaia di sedicenni affamati di vacanze dopo nove mesi di lezioni? Dove fargli incontrare il mondo del lavoro che li stupirà con il suo sistema etico, produttivo, culturale? Mistero. Nelle circolari dei presidi, nelle assemblee dei genitori, nelle mail accorate che girano tra le famiglie c’è un’agitazione che somiglia al panico. Musei, associazioni, istituzioni culturali non possono assorbire una simile massa di “volontari” obbligati ad esserlo, e a volte non vogliono, o non possono. Perché, dannazione, serve un tutor (eh, già) educativo, e anche un tutor (eh, già) aziendale… insomma, serve gente che ci lavori, e chi paga non si sa. I ragazzi, ovvio, lavorerebbero gratis, che forse è il fine ultimo del disegno: abituarli. E poi servono assicurazioni varie, che un liceale di Caserta o di Sondrio non esploda in un laboratorio di chimica o non finisca sotto un trattore.

Nelle scuole, specie nei licei, è il si salvi chi può. Genitori perplessi si chiedono come mai il figlio, piegato per mesi su Ovidio, debba finire in una stalla o in un ufficio a completare il proprio “percorso formativo”, i ragazzi ridono e scuotono la testa, i presidi fanno miracoli di creatività. Tipo inventare “l’impresa simulata”, cioè in molti casi finirà con gli studenti in classe, in giugno, che fanno finta di fare un’azienda: siamo a un passo dall’Allegro chirurgo, ma meno divertente e, soprattutto, obbligatorio.

Le belle parole inglesi, la strabiliante riforma, le sorti luminose e progressive, i toni da rivoluzione culturale (via, via, tutti spostare cassette, non avete sentito il sor Poletti?) si infrangono contro la realtà. Le lettere dei presidi ai genitori per chiedere se non abbiano per caso un’aziendina, un’attività, un laboratorio dove piazzare qualche alunno e far bella figura nelle statistiche, stringono il cuore. La buona scuola, l’alternanza, la formazione, il project work, il problem solving, l’action-oriented learning finiscono lì: dai, su, prendete qualche liceale, fategli fare le fotocopie ed è fatta: siamo o non siamo modernissimi?