Archivi del mese: giugno 2016

La vasche fanno acqua

Alluvione Milano 2014

Roberto Maroni, Roberto Formigoni e Giuliano Pisapia sono indagati per disastro colposo in relazione alle tre esondazioni del fiume Seveso che colpirono Milano nel 2014.

Ai cittadini di Senago non interessano, a dir la verità, le reazioni e le ipotesi attorno a questa notizia: ai senaghesi importa, e molto, che a causa di una vicenda che si trascina da quarant’anni, a Senago verranno scavate le vasche di laminazione che dovranno contenere le acque schifose del Seveso e non risolveranno il problema delle esondazioni.

I magistrati cercheranno di capire se esistono responsabilità degli indagati; tra i politici inizierà presumibilmente lo scaricabarile delle responsabilità e già qualcuno di essi cerca di intestarsi invece la paternità delle vasche di laminazione: come si vede, l’opera dannosa e inutile delle vasche è soltanto una foglia di fico, una traballante scusa politica per poter dire “ma noi abbiamo fatto qualcosa”.

Dagli organi di stampa (Corriere della sera, 22 giugno 2016) apprendiamo che alla fine degli anni ’90 era già stato approvato il progetto di Arturo Zampaglione, professore di Idraulica ambientale del Politecnico. Il suo piano prevedeva lo scavo di un canale esterno con il quale si sarebbero prelevate le acque prima dei tratti che non riescono a contenerle, per scaricarle nel Lambro. Questo progetto avrebbe potuto evitare i disastri ripetuti a Milano senza scavare le vasche e sarebbero costati la metà. Ma non è mai stato realizzato.

Dalle stesse fonti apprendiamo che, secondo alcuni, le forti e continue piogge del mese di giugno 2016 non hanno causato allagamenti, probabilmente perché i tratti interrati del Seveso erano stati finalmente ripuliti.

E noi, a Senago, dobbiamo tenerci le vasche. Che, come scusa, fanno un po’ acqua.

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Brexit: e ora, tutti contro tutti

Europa in frantumi

Il Regno Unito esce dall’Unione Europea: lo ha stabilito il referendum del 23 giugno 2016.
Ma la Gran Bretagna ne esce a pezzi: vecchi contro giovani, Inghilterra e Galles contro Scozia ed Irlanda del Nord, Londra contro Inghilterra. E si è scatenata una tempesta finanziaria e valutaria.

Hanno vinto le idee del separatismo, del populismo, del nazionalismo; questo dà ora più forza alle identiche pulsioni in Danimarca, Olanda, Svezia, Finlandia, Francia, Austria, Italia, che potrebbero risultarne dilaniate.
Sarebbe da dire che è la fine dell’Europa; ma forse l’Europa era già finita nei campi di Idomeni, nei muri ungheresi, nei naufragi del Mediterraneo, ed è tenuta insieme solo dalla moneta e dagli affari.

Hanno perso tutti quelli che hanno dato forma all’Europa attuale: un’Unione pronta a garantire libertà e diritti alle merci, ma non alle persone; un’Europa che ha imposto durissimi sacrifici alle classi subalterne dei suoi Paesi, che ha fatto strozzinaggio sulla Grecia, che ha tollerato il mancato rispetto dei diritti umani tra gli Stati aderenti.

Ma non c’è da essere allegri di fronte alla sconfitta di un’Europa così ingiusta e mercantile, perché hanno vinto coloro che intendono mettere tutti contro tutti, che pretenderanno di fare le stesse cose che faceva l’Europa, ma in proprio, in piccolo, senza rendere conto a nessuno.

La sola speranza dell’Europa sarebbe ripartire dai diritti delle persone: trovando un’anima, nell’Unione, forse i popoli del Vecchio Continente troverebbero un senso, nell’essere europei.
Altrimenti, che senso ha?

Firma anche tu per una “Scuola Buona”

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In tutta Italia è iniziata la raccolta di firme per l’abrogazione di quattro parti importanti della Legge 107, voluta dal PD di Renzi e nota con il truffaldino nomignolo “Buona Scuola”.

Non è stato possibile proporre un referendum abrogativo dell’intera legge, che è pessima nella sua totalità, a causa del suo intreccio con norme finanziarie, che non possono essere soggette a referendum.

Sono state così individuate quattro parti “strategiche” della Legge 107 da sottoporre a referendum popolare.

 

RISORSE ALLE SCUOLE PUBBLICHE

Abrogando le disposizioni renziane, ogni donazione da parte dei cittadini confluisce solo all’interno del sistema d’istruzione nazionale, distribuendo le risorse tra scuole che ne hanno più o meno bisogno. Questo eviterà la creazione di scuole di serie A, più ricche, e scuole di serie B, più povere.

CHIAMATA DISCREZIONALE DEI DOCENTI

La riforma di Renzi ha voluto che il dirigente scolastico (il preside) possa chiamare a sua discrezione i docenti nel proprio Istituto e, se vuole, mandarli via dopo tre anni. Eliminando questa mostruosa norma, si eviteranno arbitrio, clientelismo e anche potere di condizionamento del dirigente nei confronti dei docenti.

ALTERNANZIA SCUOLA-LAVORO

La Legge 107 dispone che le scuole superiori diano ai loro studenti il limite minimo di 400-200 ore in azienda. Se esso verrà abrogato, saranno le singole scuole a poter decidere quante ore di esperienze professionali sono necessarie per i loro studenti; questo eviterà di far loro perdere tempo in esperienze inutili, disposte solo per formalità.

MERITOCRAZIA A SCUOLA

La cosiddetta “Buona Scuola” dà al dirigente scolastico il potere di assegnare un premio salariale ad alcuni docenti, che sceglie discrezionalmente. Sono esclusi i precari ed anche amministrativi ed ausiliari (i bidelli). Abrogando questa norma, i fondi che la legge ha assegnato per il premio, sottraendoli agli stessi Istituti, entrano a far parte della contrattazione integrativa nazionale e di scuola.

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