Archivi del mese: luglio 2016

EX EURECO DI PADERNO: NO ALLA RIAPERTURA – PRESIDIO 25/7 MILANO (VIA VIVAIO 1 – ORE 9.30)

Carissime/i
vi segnalo l’importante mobilitazione di lunedì 25 luglio a Milano in via Vivaio c/o la sede della Città metropolitana, in occasione della seduta del Consiglio metropolitano (ore 9.30) per dire no al nuovo impianto di smaltimento rifiuti pericolosi che dovrebbe sorgere sull’area ex Eureco a Paderno Dugnano, dove cinque anni fa persero la vita quattro lavoratori in un terribile incendio provocato da un’assoluta mancanza di tutele di sicurezza per i lavoratori e per l’ambiente e dove si smaltivano i rifiuti in un modo totalmente illegale.
Il Comitato a sostegno dei familiari delle vittime e dei lavoratori Eureco ha chiesto al Sindaco Sala di revocare o sospendere questa autorizzazione e di incontrare il comitato al più presto.
Ci vediamo il 25 luglio.
Un caro saluto.
Massimo Gatti
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Comunicato Stampa
Paderno Dugnano 14/07/2016
Apprendiamo dal Comune di Paderno Dugnano, che “La Città Metropolitana ha comunicato
formalmente il rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale all’impresa Tecnologia & Ambiente per la realizzazione di un impianto per il trattamento di rifiuti speciali presso l’insediamento ex Eureco in via Mazzini”.
La parte tecnico-burocratica della Città Metropolitana, la Commissione Servizi, non ha preso in
considerazione la scelta contraria del Consiglio Comunale di Paderno Dugnano e neppure quella del Consiglio stesso della Città Metropolitana.
Non è possibile lasciare spazio ad aziende di questo tipo a Paderno Dugnano dopo un simile
precedente poiché su questa città non pesano solo le morti di 4 operai dell’allora Eureco (Harun
Zeqiri, 44 anni, Sergio Scapolan, 63, Salvatore Catalano, 55 e Leonard Shehu, 37) ma anche l’esistenza di altri 3 tuttora abbandonati al loro destino.
Il comune di Paderno Dugnano costituitosi parte civile durante il processo contro l’Eureco, ha
l’obbligo morale nei confronti delle vittime di riaffermare con forza quest’opposizione e di far di tutto per impedire che si creino nuove situazioni potenzialmente pericolose.
In qualità di “Comitato a sostegno dei famigliari delle vittime e dei lavoratori Eureco” esprimiamo contrarietà a questo nuovo insediamento, perché la strage accaduta nel 2010 non abbia a ripetersi, chiedendo il sostegno di tutti i cittadini, le forze politiche , le associazioni presenti sul nostro territorio.
Per questo abbiamo richiesto un incontro urgente con Giuseppe Sala attuale sindaco della città
Metropolitana e chiediamo a tutti i cittadini padernesi a partecipare ad un primo presidio di protesta indetto per sabato 16 luglio alle 15,30 davanti alla Ex Eureco in Via Mazzini a Palazzolo Milanese.
Importante sarà la nostra presenza alla Riunione del Consiglio Metropolitano di Lunedì 25 luglio 2016 In via Vivaio 1 a Milano. Altre iniziative verranno programmate in seguito.
Comitato a sostegno dei famigliari delle vittime e dei lavoratori Eureco
COMITATO A SOSTEGNO DEI FAMILIARI DELLE VITTIME E DEI LAVORATORI EURECO
Comitatosostegnovittime.eureco@gmail.com
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Torturare non è reato

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Il disegno di legge sul reato di tortura è stato definitivamente affossato. Il PD si è piegato ancora una volta a Giovanardi ed Alfano come aveva già fatto sulle unioni civili.

Il testo è stato rinviato in commissione dopo che era già iniziato il dibattito in aula, durante il quale era stato approvato anche un nostro emendamento che riportava il testo a quello originario approvato dal Senato, ovvero prevedeva il reato di tortura anche in un singolo caso, senza che dovesse esservi una “reiterazione”.
Tortura è tale solo se è reiterata? O basta che sia esercitata una volta per poterla definire tale?

A 15 anni dai fatti del G8 di Genova, con l’irruzione nella scuola Diaz e le detenzioni a Bolzaneto, oggi la maggioranza ha deciso di ricordarne l’anniversario bloccando nuovamente e definitivamente il testo di legge. Pur di neutralizzarne gli effetti.

La Lega esulta, dicendo ignobilmente che questo disegno di legge “avrebbe voluto complicare la vita a Poliziotti, Carabinieri e uomini in divisa”.
E gettando fango su tutti coloro, la quasi totalità degli agenti, che da questa legge non ha niente da temere.

E pensare che l’Italia attende questa legge da 27 anni: nel 1989 fu ratificata la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura che preveda l’introduzione del reato di tortura nel codice penale italiano.

Questa maggioranza non la porterà più in aula. Dovremo attendere la prossima legislatura…

(Alessia Petraglia, Sinistra Italiana)

DELIRIO GALLEGGIANTE

Tutti giocondi verso l’abisso antropocenico.
Considerazioni eco-sociali sui Floating Piers di Christo al Lago d’Iseo.


30.06.2016 – di Luca Mercalli

E’ incredibile osservare l’ingenua e infantile gioia delirante un milione di persone che si sono precipitate a camminare sui pontili sintetici di Christo.

Persone che parlano di un’esperienza sublime, di emozioni forti, di incredibili sensazioni provate nel camminare su un telo di plastica posato su taniche vuote sopra le acque di un lago prealpino reso infrequentabile dalla folla. Le cronache sono del tipo: “Il popolo dei Piers non indietreggia di un millimetro. Non si lascia scoraggiare dalle code per salire su un treno, su una navetta o su un battello, né dal sole che trasforma la passerella – e i piazzali di Sulzano – in forni a microonde, tanto che ieri al tramonto sono tornati in azione gli idranti per rinfrescare la folla in attesa. La parola d’ordine è una sola: camminare su The Floating Piers, costi quel che costi” (da bresciaoggi.it).

Una situazione che, spogliata di tutto il costrutto mediatico-modaiolo che gli si è appiccicato sopra, è in realtà riconducibile a una sempice gita in battello: si cammina sulle acque e si ondeggia tra tante persone!

Si tratta un ennesimo evento di massa emblematico dei tempi che viviamo e della totale indifferenza alle conseguenze delle proprie azioni, ovvero il fatto che sia mancata qualsiasi riflessione sulla responsabilità ambientale di quest’opera d’arte (sebbene qualche critico abbia almeno voluto definirla una pagliacciata sul piano estetico e di costume).

I drammaticamente gravi significati simbolici che quest’opera si porta dietro non sono stati nemmeno sfiorati: il trionfo dell’usa e getta, del superfluo costoso, dell’artificializzazione della Natura.

Dal sito ufficiale dell’artista, assumiamo i dati tecnici:

– 220.000 cubi [di polietilene ad alta densità prodotto dalla F.lli Cane di Fondotoce/Verbania coadiuvata dalle aziende bresciane Asco Plast, Ziber Plast, Zetabi, Artigiana Stampi e Seven Plast] creano i 3 chilometri di The Floating Piers.
220.000 perni [sempre di polietilene] tengono insieme i cubi.
200 ancore del peso di 5,5 tonnellate l’una mantengono i 16 metri di larghezza del pontile in posizione [blocchi di cemento trasportati nelle posizioni finali da mezzi nautici grazie all’utilizzo di palloni industriali che, una volta raggiunta la postazione, sono stati svuotati dell’aria e hanno adagiato sul fondo le zavorre].
37.000 metri di corda connettono gli ancoraggi al pontile.
70.000 m2 di feltro ricoprono i pontili e le strade al di sotto del tessuto.
100.000 m2 di tessuto [in fibra poliammidica (Nylon), prodotto in Germania dalla Setex Textiles e confezionato dalla Luftwerkern di Lubecca] coprono i 3 chilometri di pontile e 2,5 chilometri di strada.

E il tutto per un’installazione della durata di 16 giorni, dal 18 giugno al 3 luglio 2016.

Dopodichè l’infrastruttura artistica verrà smontata e – sostiene il sito ufficiale “tutti i materiali utilizzati saranno riciclati attraverso un processo industriale”, non meglio specificato.

https://it.wikipedia.org/wiki/The_Floating_Piers
http://www.thefloatingpiers.com/manufacturing
http://www.thefloatingpiers.com/press/

Vediamo le criticità ambientali:

riciclo plastiche: il polietilene è relativamente facile da riciclare, i cubi verranno dunque ritirati dall’acqua e avviati a recupero, ma con trasporto dove? Il tessuto poliammidico, in parte sporcato e usurato, sarà meno facile da riciclare: di tutta questa filiera sarebbe importante disporre da parte dell’artista e delle autorità di igiene urbana locale una dettagliata e trasparente documentazione! Non sia mai che finisca tutto nel vicino inceneritore di Brescia…?

energia grigia: anche se la plastica può essere riciclata, in genere ottenendo un materiale meno pregiato di quello originario, nessuno potrà ottenere la restituzione dell’energia spesa in fase di produzione e lavorazione;

rilascio composti tossici nel lago: ci sono additivi potenzialmente rilasciabili dalla plastica nelle acque? Interferenti endocrini che costituiscono un problema ambientale e sanitario sempre più grave? Era necessaria una maggiore trasparenza, con certificati merceologici precisi sulla natura dei materiali impiegati.

emissioni dei trasporti per la costruzione: ci è voluto circa un anno di lavoro di aziende italiane e tedesche per produrre, trasportare, immagazzinare e montare (e poi smontare) l’installazione. Un’attività che avrà comportato ingenti costi energetici, emissioni di CO2 e altri inquinanti, produzione di rifiuti, imballaggi, materiali accessori, incluso un sommergibile per le ispezioni del fondo lacustre.

emissioni indirette per il trasporto passeggeri e per le attività di sicurezza: il colossale formicolare di persone che hanno invaso la zona ha provocato un carico critico sui mezzi di trasporto locale, la saturazione delle strade e inevitabilmente l’aumento di emissioni climalteranti e di rifiuti su base locale, nonché il mantenimento di un complesso sistema di vigilanza e sicurezza… a gasolio!

E ora i messaggi simbolici che l’opera d’arte comunica (o non comunica):

si può fare tutto ciò che si vuole, basta pagare! Ma il prezzo dei danni ambientali non si bilancia con la moneta…

una cosa che si smonta non lascia conseguenze! Ma ciò che non si vede è talora peggio di ciò che si vede… le emissioni climalteranti contribuiscono a deteriorare le condizioni di vivibilità dell’intero pianeta, i rifiuti industriali del processo produttivo dei materiali e quelli dispersi in acqua minano gli equilibri ecologici anche su tempi millenari.

siamo già sommersi dai rifiuti plastici e purtroppo negli oceani galleggiano circa nuovi 5 continenti di plastica (*)! Altro che aggiungerne, bisognerebbe fare un’opera d’arte per rimuoverli!

(*) Ogni anno almeno 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono in mare. Un rapporto del World Economic Forum stima che ci siano attualmente 150 milioni di tonnellate di rifiuti plastici dispersi negli oceani, una tonnellata di plastica ogni cinque tonnellate di pesce, e che a questo tasso entro il 2050 nelle acque ci sarà più plastica che pesce!
Le correnti marine concentrano queste enormi quantità di rifiuti in cinque principali “isole” galleggianti (oceani Indiano, Atlantico settentrionale e meridionale, Pacifico settentrionale e meridionale): http://www.5gyres.org/; www.plasticoceans.net.

non inquina solo ciò che si vede, ma pure ciò che non si vede, dagli interferenti endocrini alla mobilizzazione del substrato: “Marco Pilotti, docente del dipartimento di Ingegneria civile, architettura, territorio, ambiente dell’Università di Brescia ed esperto del lago d’Iseo, ha condotto uno studio sull’impatto dell’opera sulla morfologia del bacino. Il molo galleggiante è ancorato al fondo del lago con [più di] 150 blocchi di cemento armato da sette tonnellate l’uno e il progetto prevede, al termine dell’esposizione, la rimozione totale dell’opera e lo smaltimento di tutti i materiali. «Il recupero dei cosiddetti corpi morti degli ancoraggi – spiega il professor Pilotti – farà solo del male al lago, perché solleverà i sedimenti del fondale. Le misurazioni che abbiamo fatto hanno rilevato che in quel terreno è contenuta una quantità di fosforo 15 volte maggiore a quella presente nei livelli superiori dell’acqua”.
http://lanuovaecologia.it/the-floating-piers-incombe-sul-lago-diseo/
http://hydraulics.unibs.it/hydraulics/?page_id=1720

– l’edonismo dissipativo, volgare e superficiale, attira assai di più che la contemplazione della biosfera, la nostra casa da cui tutto dipende! Chi, di questo milione di bipedi vociante su un palcoscenico naturale trasfigurato per l’esibizionismo di massa, si è domandato qualcosa su questo povero lago prealpino? Quanto è profondo, quanta acqua contiene, che relazioni ha con la società e con la storia, è un ambiente sano o compromesso? Come reagisce ai cambiamenti climatici?

la Natura è sostituibile con l’artificio e si arriva a privilegiare il falso che assomiglia al vero (che viceversa viene distrutto). Afferma Christo: “Il telo color oro, cangiante, vuole rappresentare la spiaggia: la gente deve pensare di essere su una spiaggia in riva al mare, e camminarci sopra”.
Ma perché mai bisogna immaginare una spiaggia di plastica? Perché non godere di una spiaggia vera, magari proteggendola proprio dall’affronto degli onnipresenti rifiuti in plastica che la deturpano?
E ancora, invita Christo, “Ascoltate il racconto della vita – Questo progetto fisico non è un museo, ma un progetto reale, riguarda le cose vere, sole, pioggia, vento”. Accidenti! Sole, pioggia e vento erano già lì da milioni di anni, ed è proprio l’opera d’arte ad essere quanto più falsa, artefatta e improbabile in quel contesto! Con le parole si può proprio costruire di tutto, mostrare vero ciò che è falso e viceversa! Il problema sono i gonzi che ci cascano…

il denaro – 15 milioni di euro più le spese pubbliche per la logistica e la sicurezza – poteva essere speso per impieghi più sostenibili, utili e durevoli;

le folle si attirano con il capriccio e la bizzarria, mentre sui temi importanti per la nostra stessa sopravvivenza, come l’epocale e inedita crisi ambientale che si sta sviluppando, l’interesse è sempre marginale, per non dire nullo;

l’arte dovrebbe essere veicolo di riflessione sulla contemporaneità, qui Christo rivela invece la sua senescente visione di un mondo sintetico ormai incompatibile con i processi biogeochimici.
Contrappongo al vecchio Christo l’artista thailandese Nino Sarabutra (è una donna, nonostante il nome in italiano suoni maschile), che ha concepito un’opera molto significativa, esposta anche alla biennale di Venezia 2015 e che ho provato con i miei piedi: 100.000 piccoli teschi di porcellana che coprono il pavimento come ciottoli di fiume, sui quali si è invitati a camminare a piedi scalzi ponendoci la domanda “che mondo lasciamo dietro di noi?”

“I want people to ask themselves how they live, what they are doing— if today was your last on earth, what will you leave behind?” Nino Sarabutra, 2013
http://www.ninosarabutra.com/exhibition_WhatWillYouLeaveBehind.html

 L’artista thailandese Nino Sarabutra e la sua opera “What will you leave behind?”,
qui esposta alla Biennale di Venezia 2015, che invita alla riflessione sulle conseguenze delle nostre azioni e sul mondo che lasceremo alle generazioni future tramite una camminata a piedi scalzi su migliaia di piccoli teschi di porcellana.

Possono sembrare considerazioni fastidiose, respinte ed etichettate come seccature che guastano il festoso pellegrinaggio, ignorano i soldi che hanno irrorato il turismo locale e alimentato la retorica dell’Italia capace di grandi opere… eppure sono lo specchio di una società che rifiuta di confrontarsi con il più grande problema mai sorto da quando l’uomo è sulla Terra, l’insostenibilità dell’Antropocene e la sempre maggior probabilità di collasso della civiltà.

Dunque, tutti gioiosamente avanti verso il baratro…

Il lavoro….delle banche

78a2f8a03c7002f9de0cccba161feba9-ksEB-U10602292382414aUB-700x394@LaStampa.itSiccome le banche private italiane sono in “affanno” e, pur non essendo – a detta anche del ministro Padoan – comunque una situazione critica – il soccorso che spetta loro non è l’investimento di qualche privato che mette in essere un rischio di impresa, di capitalizzazione di una impresa, in questo caso…
No, il soccorso deve essere pubblico, deve venire dallo Stato italiano. Così, come è sempre stato: le banche si nutrono dei nostri risparmi, li investono male, perdono capitali nella concorrenza che è sempre concorrenza sleale in quanto è concorrenza e, poi, piangono calde lacrime davanti ai gradini della Banca d’Italia.
Così vanno le cose da molto, molto tempo. E mentre questo accade, il governo si preoccupa se iniziare una discussione sullo “spacchettamento” dei quesiti contenuti nel referendum (in)costituzionale.
Così vanno le cose… Si sta in sella un po’ per non morire e un po’ per garantire i privilegi e i profitti della grande concorrenza finanziaria… che mette in “affanno” le banche italiane.
Bel lavoro, vero?

Beccalossi: “Il Comune ha perso il ricorso, ora subito la vasca di laminazione sul Seveso”

SENAGO – Viviana Beccalossi, assessore al Territorio, Urbanistica, Difesa del suolo e Città metropolitana di Regione Lombardia, ha accolto con favore il pronunciamento del Tribunale delle acque che ha respinto il ricorso del Comune di Senago. A breve apre il cantiere per realizzare la vasca di laminazione contro le esondazioni del Seveso

“Il Tribunale superiore delle acque pubbliche ha respinto tutti i ricorsi presentati dal Comune di Senago contro il progetto definitivo per la creazione di una vasca di laminazione sul suo territorio”. Lo spiega l’assessore al Territorio, Urbanistica, Difesa del suolo e Città metropolitana di Regione Lombardia Viviana Beccalossi.
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“Su questi temi – sottolinea l’assessore Beccalossi – è necessaria una condivisione totale da parte di tutte le istituzioni coinvolte. Un concetto che ho espresso oggi anche al sindaco Sala nel primo incontro istituzionale avuto con lui in qualità di titolare delle deleghe sulla Città metropolitana”.
“Per quanto riguarda il Seveso – ha ricordato l’assessore -, fin dal primo giorno del nostro mandato, abbiamo voluto dare una svolta: i risultati si iniziano a vedere in questi giorni e finalmente partirà il cantiere di Senago, primo di una serie di opere fondamentali per evitare le esondazioni”.
Regione Lombardia e Comune di Milano stanno da tempo lavorando a un piano di difesa idraulica dalle esondazioni del Seveso. Questo prevede la creazione di un sistema di vasche di laminazione e l’allargamento del canale scolmatore. È considerato il piano più efficace di intervento ed è stato sviluppato col supporto di Aipo e MM. Il piano è affiancato da interventi fondamentali per la depurazione delle acque del Seveso e necessita di investimenti per circa 150 milioni già finanziati da Governo, Regione e Comune. I lavori per l’allargamento del canale scolmatore sono già in corso per un importo di circa 23 milioni già finanziato da Regione Lombardia. Stanno partendo i lavori per la vasca di Senago, finanziata per 10 milioni da Regione Lombardia e per 20 milioni dal Comune di Milano. Il Comune di Milano è stato l’unico in Italia ad essere intervenuto con risorse proprie per arginare il dissesto idrogeologico. Per le vasche di Lentate sul Seveso, Parco Nord, e Paderno/Varedo – tutte finanziate dal Governo – sono in corso l’approvazione dei progetti e le valutazioni ambientali strategiche.
“Quella odierna è un’ottima notizia perché rappresenta un importante passo in avanti verso la realizzazione dell’opera, parte di un intero piano – dichiara Marco Granelli assessore alla Mobilità e Ambiente – che consentirà di raccogliere le acque del fiume Seveso e prevenire le esondazioni del fiume a Milano. Dopo anni di dibattiti abbiamo avviato il tempo del fare. Tutti i passaggi e le procedure riguardanti la vasca di Senago sono stati correttamente rispettati, come certifica anche il Tribunale superiore delle acque pubbliche. Ora possiamo passare ai cantieri”.
§

Si compie così lo scempio che SinistraSenago ha sempre denunciato: a Senago si faranno le vasche e si allargherà il canale scolmatore!

Un disastro annunciato e voluto in primo luogo da Lega e PD!

Possibile aderisce a Sinistra Senago

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Perchè Possibile aderisce a  Sinistra Senago?

Perchè oggi, più che mai, gli italiani hanno  bisogno di una forza politica unitaria, capace di mettere al centro del proprio programma le persone.

Questo bisogno è figlio del periodo storico in cui stiamo vivendo, segnato da riforme governative tese a minare democrazia, diritti e welfare.

Provvedimenti, questi ultimi, che non hanno fatto altro che allungare la forbice sociale, instaurando nei cittadini sfiducia e disinteresse nella politica.

È in questo contesto, così cupo e di poche speranze, che si colloca la sfida della nuova sinistra unitaria. La sfida di Sinistra Senago, la nostra sfida.

Il PCI è tornato

Un Futuro grande come la storia. La Nostra.

Il 24 Giugno 2016 si è formalmente, e finalmente, ricostituito il Partito Comunista Italiano, ripartendo propri oda Bologna da cui il 12 novembre 1989 Occhetto annunciò la svolta che avrebbe portato, poco più di un anno dopo, a distruggere il PCI, trasformandolo dapprima nel PDS, e poi via via in formazioni sempre peggiori.

La ricostruzione del PCI  è figlia di processo aggregativo iniziato due anni fa ed a cui hanno da tempo aderito i Comunisti Italiani (PCdI), che si scioglieranno in luglio per entrare nel nuovo PCI, insieme con varie altre associazioni e aree organizzate della sinistra oltre a vari comunisti che ritrovano ora una casa riconosocibile e per cui varrà la pena di impegnarsi con passione

Tra i punti fondanti del PCI si può trovare una sintesi basata sull’evidenza che, cadute le promesse di benessere e pace previste da qualcuno nel 1989, il capitalismo mostra ora, senza veli, il suo volto distruttivo. Quella che viviamo da anni non è “la crisi del Capitalismo”, ma è proprio il capitalismo senza più la maschera del welfare socialdemocratico di anni fa. Un pugno di ricchi, che gestisce lo sfruttamento di enormi masse umane e dell’ambiente, è disposto – pur di non cedere, neppure parzialmente, potere e privilegi insopportabili – a provocare una guerra generalizzata e a mettere a repentaglio ambiente, umanità e pianeta. Per non rassegnarsi a queste prospettive terribili è necessaria l’idea generale di un modo diverso e migliore di vivere e di produrre. Il socialismo, cioè la proprietà e il controllo sociale dei mezzi di produzione, di scambio e delle risorse essenziali per la vita umana è, per noi, un tema attuale e decisivo. Il superamento del capitalismo è sempre di più l’unica possibilità di evitare un’altra barbarie.

La Sezione Gino Donè dei Comunisti Italiani, operante a Bollate, Senago e Novate, ha aderito all’unanimità e con pieno impegno a questo nuovo percorso aggregativo in un necessario polo comunista, sperando in una vasta inclusione di tutti coloro che si rifanno, con la testa e col cuore, all’esperienza passata del PCI, da Gramsci a Berlinguer.

Il nuovo PCI rimarrà aperto e disponibile ad ogni forma di collaborazione con le altre forze della vera sinistra italiana, specialmente sui temi sociali ed economici prioritari, e nel contrastare derive antidemocratiche, liberiste ed anticostituzionali della società. Ovviamente rimane anche a Senago l’impegno di proseguire nella valida, utile e per molti versi importantissima esperienza di Sinistra Senago.

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Il momento è ora, il PCI è tornato.

Relazione in video del neoeletto Segretario Mauro Alborese.