Archivi del mese: ottobre 2016

La sindrome di Stoccolma

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Michele Serra, citando un mio scritto su Micromega, riconosce che la Costituzione renziana è il punto d’arrivo di una restaurazione consistente in un trasferimento della sovranità dal popolo ai mercati, ed anzi dice che questo concetto è “folgorante” per quanto è vero. Però ciò si sarebbe già realizzato da tempo, segnando una sconfitta della sinistra, nella quale lo stesso Serra si annovera, e i trenta-quarantenni di oggi non farebbero che prenderne atto.

Secondo questa tesi la riforma Boschi-Renzi non farebbe che tradurre in norme questa nuova realtà, e questa sarebbe la ragione di votare “sì” a questa innocente proposta. Ne verrebbe dunque confermato che il popolo non è più sovrano, sovrani sono i mercati e la nuova Costituzione invece di permettere e promuovere la riconquista della sovranità al popolo, la consegnerebbe, irrevocabile, al Mercato. E poiché le Costituzioni sono destinate a durare, questa è la scelta che noi, sconfitti, lasceremmo a determinare la vita delle generazioni future.

È molto sorprendente che questa posizione (implicita ma negata nella propaganda ufficiale) sia ora resa esplicita e formalizzata sulla pagina più autorevole della “Repubblica”. Certo, non c’è niente di disonorevole in una sconfitta politica. Ma nel passaggio dello scettro dal popolo ai signori del Mercato non c’è solo la sconfitta della sinistra, c’è la sconfitta di tutto il costituzionalismo moderno e dello stesso Stato di diritto: il popolo sovrano infatti è il cardine stesso della democrazia e della Costituzione.

Mettere super partes la nuova realtà per cui esso è tolto dal trono, sottrarre questo mutamento alla lotta politica, accettarlo come un fatto compiuto e finale, non è solo un efficientismo da quarantenni, è una scelta. E se a farlo è la sinistra, non è solo una sconfitta, è una caduta nella “sindrome di Stoccolma”, è un suicidio, ma col giubbotto esplosivo addosso, che distrugge insieme alla sinistra la politica, la democrazia e la libertà.

di Raniero La Valle

I FASCISTI DI NUOVO A SENAGO LETTERA APERTA ALLA MAGGIORANZA DI GOVERNO

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Il 16 ottobre 2016 un drappello di militanti dell’organizzazione di estrema destra “Forza Nuova” ha montato un gazebo nel centro di Senago ed ha potuto fare propaganda delle proprie idee.
Non è la prima volta.
Le idee di questa organizzazione, fondata da personaggi condannati per banda armata e associazione sovversiva (fonte: Wikipedia) propagano odio contro immigrati, omosessuali, zingari, scegliendo i propri bersagli proprio tra le vittime che i nazisti vollero nei lager e nelle camere a gas.
Basterebbe già solo questo per impedir loro di diffondere il distruttivo messaggio di odio ed intolleranza.
Basterebbe il ricordo delle conseguenze che la diffusione delle idee di questo tipo portò nel mondo.
Basterebbe l’applicazione delle leggi esistenti (Scelba, Mancino).

Ma di più, la maggioranza di governo di Senago si impegnò, con una Mozione approvata dal Consiglio Comunale il 21 dicembre 2015, a togliere agibilità politica a chi si richiama alle idee del defunto regime fascista.
La mozione votata da SEL, IpS e PD impegna Sindaco, Giunta e Consiglio Comunale ad “escludere qualunque tipo di propaganda o manifestazione sul territorio comunale di organizzazioni o altri soggetti che si ispirino al nazifascismo” e “ad istituire meccanismo di intervento che consentano di negare e/o ritirare il rilascio dell’autorizzazione di occupazione del suolo pubblico ad associazioni che presentino richiami all’ideologia fascista, alla sua simbologia, alla discriminazione razziale, etnica, religiosa o sessuale”.
Erano solo vane parole?
Perché non si impedisce a Forza Nuova di fare propaganda a Senago?
Qualcuno sostiene che non lo si può impedire perché a Forza Nuova venne concesso di presentarsi alle elezioni politiche ed europee, fin dal 2001.

Eppure il presidente Pertini ebbe a dire che il fascismo non è un’opinione, ma un crimine.
La concessione di spazio politico elettorale ad un’organizzazione del genere fu un gesto esecrabile, in contrasto con la Costituzione (XII Disposizione finale), che vieta la ricostituzione del partito fascista sotto qualsiasi forma.
Il fatto che i Ministeri degli Interni del passato, tutti con… trazione a destra, abbiano voluto sfregiare la Costituzione in questo modo richiede un ravvedimento democratico ed antifascista.

La mozione antifascista senaghese, simile a quella approvata in molti Comuni vicini, rappresentava un passo in questa direzione.
La concessione bonaria o corriva di spazio politico all’estrema destra sta facendo dell’Italia, e precisamente della Lombardia, il territorio europeo dove si concentrano le manifestazioni dei più pericolosi estremisti e terroristi europei, che possono fare in Italia ciò che viene loro negato nei loro stessi Paesi.

Forse lo stravolgimento della Costituzione proposto dall’imminente referendum costituzionale prelude proprio all’abbandono dei valori fondativi di essa e della nostra Repubblica. L’antifascismo fa parte di essi.

SEL, IpS e PD facciano seguire i fatti alle parole della mozione che essi stessi votarono.
Non permettano mai più altre offese alla coscienza antifascista senaghese ed ai suoi morti per la libertà Mantica e Lattuada, la cui memoria va onorata e non vilipesa.
Lo spazio pubblico a Forza Nuova, d’ora in poi, va negato.

ANPI Senago Sinistra Senago

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Io voto no

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Io voto no

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Io voto No

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Semplicemente NO.

14708132_10209316267815144_3761368984072808765_nLeggo da molte parti l’invito a ponderare il proprio voto al prossimo referendum e ad esaminare – per così dire – oggettivamente i quesiti referendari, come se questi fossero posti da tecnici neutrali che hanno a cuore solo il buon funzionamento della macchina-stato. Già, “come se”, facendo finta che. Perchè -perdonate la malizia – io ai quesiti tecnici non ci credo. Io non credo che le modifiche alla Costituzione siano un semplice aggiustamento tecnico per oliare i meccanismi decisionali e non riesco a valutarli fuor di contesto.

E il contesto mi dice che il primo provvedimento che ha minato profondamente il valore di una Costituzione tanto bella quanto inattuata, è stato la subordinazione dei suoi sommi principi all’obbligo di raggiungere il pareggio di bilancio. In altre parole si è subordinata la politica agli interessi economici, a quelli dominanti naturalmente, perchè degli interessi economici dei 125 milioni di europei a rischio povertà poco importa. Ma come si fa a governare contro 125 milioni di cittadini (quelli poveri, a cui forse bisognerebbe aggiungere molte decine di milioni di scontenti e depressi)? Levandogli rappresentanza politica.

Ecco questa mi sembra la cifra, il senso di queste riforme costituzionali, levare ulteriore potere alle persone, specialmente ai più deboli, quelli che non hanno finanziamenti per i loro partiti, soldi per formare i propri dirigenti politici, tempo per riflettere e far pesare le proprie istanze sul piano politico.

Crisi di rappresentanza, la nostra, (non solo nostra, è un fenomeno globale, che mette in dubbio il concetto stesso di democrazia); crisi che ha ad esempio portato il movimento 5 stelle – finora senza un esito apprezzabile – a sfiorare la soglia del potere promettendo decisioni collettive, gruppi di discussione online e quant’altro: in una parola promettendo democrazia diretta. E anche se alla guida del M5s c’è un autocrate che fa il bello e il cattivo tempo del movimento, il fatto che tanta gente ci creda è un segno evidente di come stanno le cose, e dà ragione del quasi 50% di astensioni verso cui veleggia quella che fu un tempo una invidiata democrazia partecipata.

Democrazia ammirata e controversa, perchè per decidere ci si imbarcava in epiche discussioni, rimandi tra le Camere, estenuanti discussioni, alternanze di governi, ma che pur così bicamerale, così proporzionale, ha prodotto lo statuto dei lavoratori, la sanità pubblica per tutti, la legge 180 sui manicomi, e tante di quelle riforme avanzate (la scuola pubblica, l’università di massa che ha sfornato cervelli pescandoli da tutte le classi sociali, l’edilizia popolare…) che i cosiddetti riformisti di oggi (quelli del jobs act per intenderci) dovrebbero levarsi il cappello.

Mi sembra la scena di Brian di Nazareth dei Monty Python – ambientato in Palestina ai tempi di Gesù Cristo, la scena in cui un oratore rivolto ad un gruppuscolo di scontenti dell’occupazione romana, chiedeva retorico: “che hanno fatto i romani per noi?” e una voce rispondeva dal pubblico “gli acquedotti?” e poi al suo ribattere “vabbè, ma a parte gli acquedotti?” e dal pubblico in sequenza: “le scuole?; le strade?; la legge scritta?”. Il confuso bicameralismo perfetto e il vituperato sistema proporzionale hanno fatto davvero molto per noi, più delle varie e inutili riforme elettorali che lo hanno via via ridotto fino a quasi (è storia di oggi) cancellarlo.

Torno quindi al referendum e mi dico che c’è tanta falsità e retorica nel chiedere – con il referendum – “un governo che decida”, perchè se ci sono ancora limiti all’esecutivo (e ce ne sono pochi – si vedano i continui voti di fiducia e l’uso smodato della decretazione d’urgenza) questi dipendono dai conflitti reali che la condizione del Paese necessariamente sviluppa e che la politica ha l’obbligo di far emergere, non di soffocare.

Vediamo allora cosa si propone nei referendum: un Senato non più eletto dal popolo e con poteri minori, che annulla il bicameralismo perfetto, garanzia di equilibrio nelle decisioni politiche. Un accentramento dei poteri nelle mani dell’esecutivo e uno svuotamento delle competenze delle Regioni. E non mi si venga a dire che l’Italicum non c’entra nulla con i referendum: è stato concepito insieme, mira a rendere una minoranza padrona assoluta del potere politico, e se pure verrà cambiato dubito fortemente che aumenterà la rappresentatività della Camera, reintegrando principi di proporzionalità e reintroducendo la possibilità di scegliere i propri rappresentanti.

Insomma non ci illudiamo, il contesto conta e quello che viene chiamato Renzismo è un contesto chiarissimo, che chiede di avere mani libere per governare, istituendo maggioranze fittizie pronte a legiferare anche contro le maggioranze reali, prono agli interessi della finanza, delle banche, della grande industria; e chi oggi politicizza il referendum, ne ha – credo – tutte le ragioni, così come credo che ne abbiamo davvero tante noi per votare NO a questo referendum, aspettando di votare SI a quello davvero auspicabile che proporrà di invalidare le elezioni se non raggiungono un quorum di almeno il 66% dei votanti…

di Silvio Montanaro

ZTL Bollate – Referendum Truffa

Il 6 Novembre i cittadini di Bollate saranno chiamati a decidere sulla ZTL, che tanti problemi ha dato a tutto il territorio, compreso a Senago ed ai suoi cittadini, peraltro esclusi dall’esprimere un loro parere sulla ZTL stessa.

Un “referendum” dovrebbe essere semplice e chiaro, invece l’amministrazione Vassallo (PD-SEL-PSI) ha deliberatamente e subdolamente modificato modalità e persino l'”oggetto del contendere”, spalleggiata purtroppo da gran parte delle forze di opposizione in consiglio comunale, compresi i 5Stelle! Pareri non favorevoli sono invece giunti dalla lista di sinistra “Per un’Altra Bollate” e da un altro gruppo consiliare.

Cosa è successo? Perchè è diventata una truffa?

Innanzi tutto la consultazione doveva essere un SI o un NO alla ZTL sperimentata da Giugno in poi, invece ora è diventata una “consultazione popolare non vincolante”, ma soprattutto i cittadini non possono più esprimersi con un SI o NO sulla ZTL sperimentata (decisa dalla vecchia amministrazione leghista-PdL ma avviata dalla attuale), bensì si trovano a decidere su nebbiose e indefinite “ipotesi future” !

Il quesito referendario diventa una fumoso e ambigua scelta tra due opzioni che daranno il medesimo risultato!

Ecco il quesito che sarà sulla scheda:

VUOI CHE L’ATTUALE ZONA A TRAFFICO LIMITATO (ZTL):
– RESTI ATTIVA CON UN PERIMETRO RIDOTTO
– SIA DISATTIVATA

Ecco perchè è una truffa:

  1. non è un SI o un NO a quanto sperimentato, ma una scelta tra due opzioni in cui in una si accenna ad una nuova ZTL futura, senza alcuna indicazione certa (sono uscite alcune proposte ed idee, ma nulla di formalizzato nè tantomeno approvato dalla giunta per essere proposto all’accettazione del ministero competente), nell’altra ci si riferisce a quella attuale: due risposte non in alternativa come necessario se si deve far scegliere l’una o l’altra, ma con contorni diversi e come vedremo molto “sovrapponibili” come esito.
  2. Se vincesse la prima risposta (e se l’amministrazione accettasse il parere della consultazione) , allora l’amministrazione sarà libera di definire un’altra ZTL più piccola (di un metro? di 2 km? …Boh) e farla passare SENZA PIU’ CONSULTAZIONE popolare. Quindi niente sperimentazione e poi referendum…. Ovvio che se i cittadini bollatesi scelgono questa soluzione la attuale ZTL dovrebbe essere subito disattivata, in attesa che il Ministero approvi quella nuova (minimo un anno)
  3. Se vincesse la seconda risposta (e se l’amministrazione accettasse il parere della consultazione) , allora la ZTL attuale sarà disattivata, ma NIENTE impedisce all’amministrazione bollatese di pensare ad un’altra ZTL a breve (la seconda risposta dice NO a QUESTA ZTL, non ad altre….), ovvero ESATTAMENTE COME SOPRA, decidendo in giunta comunale e chiedendo al Ministero una nuova approvazione.
  4. Ovvero: qualunque sia la risposta alla consultazione, l’amministrazione bollatese potrà fare quello che vuole e molto probabilmente farà la STESSA cosa comunque vada il referendum! E senza poi chiedere il parere ai cittadini “che tanto hanno già votato”
  5. A quanto sopra si aggiunge un altro inganno, questa volta con un messaggio politico -negativo- di carattere generale. In Bollate, come in tutti i nostri comuni, vi sono molti stranieri che risiedendo da tempo in città, facendone parte integrale e spesso molto produttiva, ed hanno regolare Carta di Identità emessa dal Comune. Anche a  Bollate ce ne sono tantissimi, ma a loro, cittadini regolari da più di 5 anni della città (a cui versano le tasse locali esattamente come gli altri) viene IMPEDITA l’espressione di voto su un tema prettamente cittadino. E’ stata usata la scusa che il Comune non farebbe ora in tempo ad inserire tutti (come se il referendum fosse stato indetto 2 giorni fa); basterebbe invece accedere all’anagrafe per vedere ed elencare tutti i residenti, italiani e stranieri. Una ulteriore OCCASIONE PERSA per migliorare l’INTEGRAZIONE tra chi vive, lavora, studia e abita nelle nostre città. Un’altra pessima decisione politica per chissà quali paure. Non saranno i cittadini di Bollate a decidere (pardon, “dare un parere”) , ma SOLO UNA PARTE DI ESSI.

Non date ascolto a chi vi dice che una cosa del genere è “partecipazione”, la vera partecipazione è ben altro: SinistraSenago lo sa benissimo. Questa di Bollate è una deliberata truffa dell’amminstrazione per confondere le carte ed avere comunque mani libere! Anche i Senaghesi dovrebbero reagire: di sicuro saranno impattati da quanto succederà il 6 Novembre.

Questo “referendum” va tenuto a mente anche a Senago: E’ proprio il miglior cattivo esempio di consultazione cittadina possibile!

Di sicuro SinistraSenago ha in testa un altro tipo di partecipazione, dove i cittadini sono prima correttamente informati e poi possono scegliere chiaramente per decidere il bene della città. TUTTI i cittadini.