Semplicemente NO.

14708132_10209316267815144_3761368984072808765_nLeggo da molte parti l’invito a ponderare il proprio voto al prossimo referendum e ad esaminare – per così dire – oggettivamente i quesiti referendari, come se questi fossero posti da tecnici neutrali che hanno a cuore solo il buon funzionamento della macchina-stato. Già, “come se”, facendo finta che. Perchè -perdonate la malizia – io ai quesiti tecnici non ci credo. Io non credo che le modifiche alla Costituzione siano un semplice aggiustamento tecnico per oliare i meccanismi decisionali e non riesco a valutarli fuor di contesto.

E il contesto mi dice che il primo provvedimento che ha minato profondamente il valore di una Costituzione tanto bella quanto inattuata, è stato la subordinazione dei suoi sommi principi all’obbligo di raggiungere il pareggio di bilancio. In altre parole si è subordinata la politica agli interessi economici, a quelli dominanti naturalmente, perchè degli interessi economici dei 125 milioni di europei a rischio povertà poco importa. Ma come si fa a governare contro 125 milioni di cittadini (quelli poveri, a cui forse bisognerebbe aggiungere molte decine di milioni di scontenti e depressi)? Levandogli rappresentanza politica.

Ecco questa mi sembra la cifra, il senso di queste riforme costituzionali, levare ulteriore potere alle persone, specialmente ai più deboli, quelli che non hanno finanziamenti per i loro partiti, soldi per formare i propri dirigenti politici, tempo per riflettere e far pesare le proprie istanze sul piano politico.

Crisi di rappresentanza, la nostra, (non solo nostra, è un fenomeno globale, che mette in dubbio il concetto stesso di democrazia); crisi che ha ad esempio portato il movimento 5 stelle – finora senza un esito apprezzabile – a sfiorare la soglia del potere promettendo decisioni collettive, gruppi di discussione online e quant’altro: in una parola promettendo democrazia diretta. E anche se alla guida del M5s c’è un autocrate che fa il bello e il cattivo tempo del movimento, il fatto che tanta gente ci creda è un segno evidente di come stanno le cose, e dà ragione del quasi 50% di astensioni verso cui veleggia quella che fu un tempo una invidiata democrazia partecipata.

Democrazia ammirata e controversa, perchè per decidere ci si imbarcava in epiche discussioni, rimandi tra le Camere, estenuanti discussioni, alternanze di governi, ma che pur così bicamerale, così proporzionale, ha prodotto lo statuto dei lavoratori, la sanità pubblica per tutti, la legge 180 sui manicomi, e tante di quelle riforme avanzate (la scuola pubblica, l’università di massa che ha sfornato cervelli pescandoli da tutte le classi sociali, l’edilizia popolare…) che i cosiddetti riformisti di oggi (quelli del jobs act per intenderci) dovrebbero levarsi il cappello.

Mi sembra la scena di Brian di Nazareth dei Monty Python – ambientato in Palestina ai tempi di Gesù Cristo, la scena in cui un oratore rivolto ad un gruppuscolo di scontenti dell’occupazione romana, chiedeva retorico: “che hanno fatto i romani per noi?” e una voce rispondeva dal pubblico “gli acquedotti?” e poi al suo ribattere “vabbè, ma a parte gli acquedotti?” e dal pubblico in sequenza: “le scuole?; le strade?; la legge scritta?”. Il confuso bicameralismo perfetto e il vituperato sistema proporzionale hanno fatto davvero molto per noi, più delle varie e inutili riforme elettorali che lo hanno via via ridotto fino a quasi (è storia di oggi) cancellarlo.

Torno quindi al referendum e mi dico che c’è tanta falsità e retorica nel chiedere – con il referendum – “un governo che decida”, perchè se ci sono ancora limiti all’esecutivo (e ce ne sono pochi – si vedano i continui voti di fiducia e l’uso smodato della decretazione d’urgenza) questi dipendono dai conflitti reali che la condizione del Paese necessariamente sviluppa e che la politica ha l’obbligo di far emergere, non di soffocare.

Vediamo allora cosa si propone nei referendum: un Senato non più eletto dal popolo e con poteri minori, che annulla il bicameralismo perfetto, garanzia di equilibrio nelle decisioni politiche. Un accentramento dei poteri nelle mani dell’esecutivo e uno svuotamento delle competenze delle Regioni. E non mi si venga a dire che l’Italicum non c’entra nulla con i referendum: è stato concepito insieme, mira a rendere una minoranza padrona assoluta del potere politico, e se pure verrà cambiato dubito fortemente che aumenterà la rappresentatività della Camera, reintegrando principi di proporzionalità e reintroducendo la possibilità di scegliere i propri rappresentanti.

Insomma non ci illudiamo, il contesto conta e quello che viene chiamato Renzismo è un contesto chiarissimo, che chiede di avere mani libere per governare, istituendo maggioranze fittizie pronte a legiferare anche contro le maggioranze reali, prono agli interessi della finanza, delle banche, della grande industria; e chi oggi politicizza il referendum, ne ha – credo – tutte le ragioni, così come credo che ne abbiamo davvero tante noi per votare NO a questo referendum, aspettando di votare SI a quello davvero auspicabile che proporrà di invalidare le elezioni se non raggiungono un quorum di almeno il 66% dei votanti…

di Silvio Montanaro

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