Archivi del mese: ottobre 2017

Online Cronache di ordinario razzismo – Quarto libro bianco sul razzismo in Italia

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Ordinario, legittimato e persino ostentato: è il razzismo dell’era 4.0. La retorica della paura, la politica strumentale, le forme di razzismo istituzionale, l’informazione scorretta, le discriminazioni e le violenze razziste popolari trovano nella rete uno spazio di incontro e di reciproca contaminazione.

I discorsi stigmatizzanti e aggressivi incoraggiano atti e comportamenti discriminatori nella vita quotidiana, ma può accadere anche il contrario: le manifestazioni di intolleranza, di xenofobia e di razzismo sono “documentate” in video, esibite e rivendicate on line. Le due donne rom chiuse in una gabbia a Follonica nel febbraio scorso, le barricate costruite per impedire l’arrivo di 12 donne e 8 bambini richiedenti asilo a Gorino nell’ottobre 2016, l’aggressione compiuta contro un richiedente asilo ad Acqui Terme il mese scorso ne costituiscono solo alcuni esempi.

Sono 1483 le discriminazioni e le violenze fisiche e verbali monitorate tra l’1 gennaio 2015 e il 31 maggio 2017 documentate in ‘Cronache di ordinario razzismo. Quarto libro bianco sul razzismo in Italia‘, presentato da Lunaria a Roma alla Camera.

Il razzismo ha ucciso molte volte. Ad esempio. Muhammad Shazad Kan, cittadino pakistano di 28 anni, è stato picchiato a morte a Roma nel quartiere di Tor Pignattara il 18 settembre 2014. Roberto Pantic nella notte tra il 21 e 22 febbraio 2015 a Calcio (BG), è stato ucciso con un colpo di pistola mentre stava dormendo nella sua roulotte. Sare Mamadou è stato ucciso da un colpo di fucile in pieno petto perché ha “osato” rubare in un campo un melone marcio, a Lucera il 21 settembre 2015. Emmanuel Chidi Namdi, richiedente asilo nigeriano di 36 anni, è morto il 5 luglio 2016 a Fermo perché ha “osato” ribellarsi di fronte a un insulto rivolto alla sua compagna. Yusupha Susso, 21 anni, studente di origine gambiana, insultato, picchiato e colpito da uno sparo alla testa a Palermo nelle strade di Ballarò da un gruppo di uomini il 2 aprile 2016, si è invece salvato. Aveva “osato” protestare contro due giovani in scooter che avevano rischiato di investirlo. La stampa mainstream si affrettò a liquidare l’aggressione razzista subita come una semplice “rissa”.

Il razzismo attraversa il mondo dell’informazione: talvolta in modo esplicito, più spesso omettendo le notizie scomode o lanciando campagne stigmatizzanti. Gli sbarchi di migranti nell’Italia meridionale, la crisi umanitaria in Grecia e lungo la cosiddetta Rotta Balcanica, le indagini giudiziarie sulla gestione dei centri di accoglienza, hanno prestato il fianco al rilancio di una criminalizzazione generalizzata e stigmatizzante dei migranti, dei profughi e dei cittadini stranieri di paesi terzi stabilmente residenti in Italia, con un particolare accanimento contro i cittadini di fede musulmana, in coincidenza con i numerosi attentati che hanno colpito purtroppo l’Europa.

Molti i casi ricordati nel rapporto: dalle prime pagine che hanno invitato a “cacciare l’Islam”, al lessico che ha sostituito la parola “clandestini” con quella apparentemente più neutra di “migranti”, alla distratta dimenticanza della morte di Faye Dame nell’Hotel di Rigopiano, poi rigorosamente ricordato come “incensurato”, alla riscoperta delle “percezioni” di insicurezza di un non meglio definito “senso comune”, al recupero delle più “tradizionali” stigmatizzazioni: immigrato=criminale=terrorista=untore=stupratore.

La novità, rispetto al passato, è la delegittimazione operata nei confronti della società civile solidale: da quella che accoglie i richiedenti asilo nelle nostre città alle Ong che prestano operazioni di soccorso in mare sino ad arrivare a coloro che offrono solidarietà vicino alle frontiere. Tra le omissioni più eclatanti vi è invece l’omicidio di Mohamed Habassi, perpetrato a Parma nella notte tra il 9 e il 10 maggio 2016. Tra gli incidenti imprevisti una trasmissione di grande audience in cui i rom sono stati definiti da un ospite in studio la “feccia della società”.

Le responsabilità delle istituzioni e della politica
Alle radici del rigurgito di razzismo che, soprattutto dagli inizi del 2016 è tornato ad attraversare il nostro paese, vi è secondo Lunaria una precisa responsabilità della politica che, come già è avvenuto in passato, ha riesumato l’antica ricetta sicuritaria con politiche migratorie e sull’asilo sempre più restrittive: le due leggi Orlando-Minniti approvate lo scorso aprile, ma ancora prima la scelta di fermare l’operazione Mare Nostrum, e, dopo, la torsione della cooperazione internazionale alla volontà di impedire ai migranti di arrivare a tutti i costi.

A nuocere è anche la propaganda politica: quella dei partiti che cavalcano la rabbia popolare e quella istituzionale, che agita lo spettro della paura per giustificare la propria incapacità di fornire risposte credibili e di lungo respiro alla crisi economica, sociale e culturale che attraversa ancora l’Italia e l’Europa e che sacrifica a meri calcoli politici l’approvazione della riforma della legge sulla cittadinanza.

Auspici e speranze
Il Senato ha ancora la possibilità di approvare definitivamente la riforma della legge sulla cittadinanza, attesa da almeno un milione di giovani di origine straniera nati o cresciuti nel nostro paese.

Il Governo è ancora in tempo a rivedere gli accordi con Paesi terzi che non sono in grado di garantire il diritto di asilo.

Singoli e organizzazioni sociali possono praticare dal basso la solidarietà, l’accoglienza e l’inclusione sociale. Succede già in molti luoghi, nel Libro bianco ricordiamo molte di queste esperienze: ed è proprio questa la luce in fondo al tunnel che consente di sperare che combattere il razzismo sia ancora possibile.

Il Libro bianco è un lavoro collettivo svolto per Lunaria da Paola Andrisani, Sergio Bontempelli, Serena Chiodo, Anna Dotti, Giuseppe Faso, Grazia Naletto, Annamaria Rivera.

(Articolo tratto dal sito www.sbilanciamoci.org)

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Interpellanza urgente sulle vasche di laminazione di Senago

Interpellanza urgente sulle vasche di laminazione a Senago presentata in Parlamento dal deputato Eleonora Cimbro.

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Oggi ho presentato in Aula alla Camera un’interpellanza urgente in merito alle vasche di laminazione di Senago. Ancora una volta tante parole e pochi fatti per tutelare l’ambiente e la salute dei cittadini! Con responsabilità precise della Lega Nord!

Qui trovate i video relativi alla mia interpellanza e alla mia replica alla risposta della Sottosegretaria Silvia Velo.

Di seguito trovate il testo integrale dell’interpellanza:

“I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, per sapere – premesso che:
nel precedente atto (2-00708), a prima firma della prima firmataria della presente interpellanza, riguardante il progetto per evitare le esondazioni del Seveso nel comune di Milano, si enunciavano le criticità su cui la risposta del Governo aveva rassicurato;

poco tempo dopo e a lavori iniziati per la vasca di laminazione a Senago e quelli per l’adeguamento del canale scolmatore, le già espresse criticità si ripresentano addirittura peggiorate;

la regione Lombardia ha considerato queste opere tra le priorità della legislatura, prima combattendo per sbloccare i finanziamenti statali e poi mettendo in campo tutte le tecniche per iniziare le opere. A dare l’annuncio dell’avvio del cantiere è stata, infatti, Viviana Beccalossi, assessore regionale al territorio, urbanistica, difesa del suolo e città metropolitana;

la stessa Beccalossi ha dichiarato: «Il progetto è finanziato con 142 milioni di euro, che comprendono anche le altre opere, tutte in fase avanzata di progettazione, come le altre aree di laminazione localizzate nei comuni di Paderno Dugnano-Varedo, Lentate sul Seveso, Vertemate-Carimate-Cantù e Milano. La vasca di Senago sarà pronta entro inizio 2018 e, nel complesso, tutto il progetto verrà portato a termine entro 2020». Si tratta, «dell’intervento più complesso tra quelli messi in campo in questi anni di amministrazione del presidente Maroni, durante i quali Regione Lombardia ha investito oltre 214 milioni di euro per 230 opere di difesa del territorio da frane e alluvioni»;
le criticità in merito al progetto, secondo gli interpellanti, possono essere così riassunte:
insufficienza ed approssimazione dello studio delle ipotesi alternative e della cosiddetta alternativa zero. La contraddizione a cui giunge la valutazione di impatto ambientale (Via) a pagina 8, dove si sostiene che gli otto invasi dell’ipotesi alternativa non possono sostituire i quattro di sistema, ma eventualmente contribuire ad una rimodulazione ed ottimizzazione degli stessi, in relazione alla loro fruibilità: in tale circostanza, né l’Agenzia interregionale per il fiume Po (Aipo), né regione Lombardia sono in grado di offrire alcuna motivazione che smentisca i rilievi sollevati dal comune;
carenza istruttoria del procedimento anche relativamente alla sedimentazione all’interno delle vasche. Le motivazioni fornite dalla controparte non sono idonee a superare l’obiezione sollevata in sede di ricorso ed, in ogni caso, non può essere condivisibile che la valutazione di impatto ambientale si limiti a fare un generico rinvio agli esiti dei monitoraggi da effettuare;
impatto paesaggistico. Il comune ha rilevato che le vasche risultano realizzate all’interno dell’area protetta del Parco Groane e all’interno del corridoio ecologico regionale RER. A fronte di tali rilievi la controparte qualifica l’area come un «pratone che non presenta fattori naturalistici propri e che pertanto può essere sacrificata»;
mancato rispetto dei limiti di profondità massima presenti dal Piano cave di città metropolitana. Il comune sostiene il mancato rispetto del limite massimo di profondità previsto dal Piano cave, la controparte replica sostenendo che, nel caso di opere idrauliche, trova applicazione una deroga che consente escavazioni sotto la linea di falda. Non vi è garanzia nel progetto dell’interferenza tra le pessime acque delle vasche e quella della falda;
gravi difetti istruttori relativi alla Via riguardo il tema delle acque. Nella relazione di Via si sostiene che non sussistono pericoli di inquinamento stante l’asserita ridotta permanenza delle acque e l’esistenza del materassino bentonitico (molto sommariamente, uno strato di argilla) che impermealizzerà il fondo. A riguardo si eccepisce, invece, che il suddetto materassino non appare idoneo a proteggere l’ambiente dagli altri effetti delle acque insane;
istruttoria lacunosa sia nel Sia che nella Via, in merito all’impatto che l’opera avrebbe sulla salute pubblica. Il legale dell’Ente ritiene che il problema dell’impatto dell’opera sulla salute pubblica sia stato del tutto trascurato con evidenti violazioni di legge;
il piano di manutenzione, che in realtà è il contenuto essenziale delle Sia e della Via, viene posticipato al momento della redazione definitivo;
mancanza del piano di utilizzo del materiale di scavo. Per le opere oggetto di Via, che l’elaborazione del piano debba avvenire prima dell’espressione del parere conclusivo della procedura di valutazione;
mancata previsione del versamento dei diritti di escavazione. Nella Via non si è tenuto conto del versamento dei diritti di escavazione al comune, violando una precisa disposizione normativa;
la mancanza dei pareri nel decreto di approvazione della Via e nella relazione ad esso allegata. Inoltre l’opera si realizza a 15 chilometri dal luogo delle esondazioni e in derivazione al Csno e dunque non riesce a ridurre significativamente le ondate di piena proprio perché è l’unica che, nel sistema delle vasche di laminazione, non sarà localizzata lungo l’asta del Seveso;
mancato adempimento nel progetto posto a gara delle prescrizioni indicate nella Via. Le argomentazioni sollevate riguardano essenzialmente lo stralcio dal progetto delle opere di collegamento ciclopedonali che secondo Aipo dovranno formare oggetto di un altro progetto. Stessa procedura riguardo alla integrazione delle opere. La Commissione Via aveva invitato a valutare l’integrazione delle opere, ed Aipo ha rinviato questa fase ad altro progetto. Stessa procedura è stata seguita per la mitigazione degli impatti sulle residenze lungo la strada provinciale 175 disattendendo in pratica quanto richiesto in fase di Conferenza di servizi per la Via –:

se il Ministro interpellato sia a conoscenza del fatto che, a seguito dell’obsolescenza del citato progetto, sarà necessario mettere in atto misure necessarie a prevedere tutele per l’inquinamento della falda acquifera e per i fanghi speciali che si formeranno e, a tal fine, se sia in grado di fornire una stima realistica delle quantità dei fanghi speciali che si verranno a depositare a seguito dell’utilizzo delle vasche e dei conseguenti costi per lo smaltimento degli stessi;

se non ritenga opportuno fornire adeguate informazioni sui costi manutentivi presunti per la tutela delle acque di falda e per i piani di emergenza in caso di contaminazione, su pratiche di trasparenza e controlli antimafia predisposti per l’appalto e su quale, realisticamente, sarà la percentuale di eventi, esondativi evitati con la realizzazione di tali vasche;

di quali elementi disponga sulla realizzazione dell’intero progetto e non solo di parti di esso alla luce della non realizzazione delle vasche previste oltre quelle di Senago.”
(2-01989) «Cimbro, Ferrara».
(24 ottobre 2017)

Le domande inquietanti (per la Sindaca Beretta) #1

Signora Sindaca Magda Maggie Beretta, i cittadini di Senago vorrebbero porle alcune (per lei) inquietanti domande:

Perchè, pur essendo lei consapevole del fatto che nel 2009 (leggi l’articolo in fondo) la ‘ndrangheta si infiltrò nel tessuto politico e sociale di Senago attraverso conoscenze sul territorio sino a condizionare le elezioni comunali, ha voluto lei stessa riproporre la medesima maggioranza politica costituita dagli stessi esponenti sfiorati allora (anche se non accusati) dall’epigrafe di appartenenza alle cosche identificate?

I favori di voto comprovati e causati dalla ‘ndrangheta nel 2009, si sono forse ripetuti anche ora nel 2017?

Perchè ha licenziato l’oramai ex assessore al suo governo GABRIELE VITALONE? E gli altri appartenenti alla sua maggioranza cosa ne pensano?

Per sconfiggere ogni dubbio politico di coinvolgimento, perchè non vi dimettete?

 

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…. L’informativa del Nucleo mette insieme i pezzi. Il 6 maggio 2009, poche settimane prima del voto, Domenico Vottari chiama Enzo Varotto (suo coimputato nel processo per omicidio): “Vedi che adesso una sera di queste qua viene a trovarti un amico mio che si sta candidando con il Pdl a Senago….”. Risponde Varotto: “Io glielo do il voto, cazzo me ne frega a me, ma mi deve trovare il lavoro”. Ancora Vottari: “Devi convincerli devono votare basta non è che devono fare altro”. Sempre le intercettazioni mettono in evidenza i rapporti tra Giuseppe Vottari e Domenico Zappani nato a Joppolo (Vibo Valentia) che nella tornata elettorale del 2009 viene eletto capogruppo di maggioranza in consiglio comunale. Dice Vottari: “Mi sono rallegrato dico chiamo per fargli gli auguri”. Risponde Zappani: “Avete fatto bene grazie molto gentile”. Ennesima e ultima informativa dei militari: “Nella nota datata 5 agosto 2010 della Stazione Carabinieri di Joppolo, Domenico Zappani si legge che, pur non risultando appartenere ad alcuna cosca, nei periodi di permanenza in quel centro è solito associarsi ad affiliati al clan Mancuso di Limbadi”.

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Nella foto (terzo da sinistra) il consigliere e capogruppo di Forza Italia Domenico Zappani (già presidente dell’associazione “La Calabria nel Cuore” di Senago) durante il convegno pubblico sulla “Questione Meridionale” tenutosi a Senago.

Leggi l’articolo integrale su il “Il Fatto Quotidiano”, clicca qui.

 

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Leggi l’articolo del corriere della sera del 30 settembre 2017:

Vitalone e gli affari sporchi a Senago: «È la ‘ndrangheta a far girare i soldi»

Non c’è solo il caso Seregno o quello di Peschiera. Nell’inchiesta che ha portato ai domiciliari il sindaco Mazza, spunta anche un ex consigliere e attuale assessore a Senago. Si chiama Gabriele Vitalone, suo fratello è stato arrestato per mafia

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Nella fotografia insieme all’ex vicepresidente regionale Mario Mantovani, Gabriele Vitalone indossa un abito grigio e una camicia bianca con il colletto slacciato. La cravatta è troppo corta, ma il colore è quello giusto, l’azzurro di Forza Italia.

Il funerale

Gabriele Vitalone, 51 anni, oggi è assessore ai Trasporti e all’Ambiente a Senago nella giunta di centrodestra guidata dal sindaco Magda Beretta, ed era presidente del Consiglio ai tempi di Franca Rossetti. In questa storia Gabriele Vitalone non è indagato, anche se viene fotografato dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano al funerale di Francesco Zumbo (17 novembre 2015) insieme a una schiera di uomini della ‘ndrangheta: Demetrio Macheda, capolocale di Muggiò ai tempi dell’inchiesta «I fiori della notte di San Vito» e Emilio Lamarmore, zio di Fortunato Calabrò (che ha partecipato al summit del Falcone e Borsellino di Paderno), padre dell’ergastolano Giovanni Lamarmore, e di Antonino Lamarmora (il cognome è diverso per un errore all’anagrafe) già condannato come capolocale di Limbiate in «Infinito». Con loro c’è anche il fratello di Gabriele, Giovanni Vitalone, 64 anni, arrestato nel blitz di martedì con l’accusa di associazione mafiosa. Giovanni Vitalone è tra i partecipanti al summit di mafia del 26 febbraio 2008 al ristorante «Il Palio» di Legnano.

Il business di famiglia

I Vitalone sono sei fratelli. Figli di Vitale e Carmela Foti, emigrati da Montebello Jonico (Rc), si trasferiscono a Senago negli anni Sessanta. La loro storia la raccontano le informative dei carabinieri di Milano: «Mario Vitalone, ed in parte Antonino, gestiscono attività di ristorazione, bar e tavola calda». Si tratta del «caffé Elite» e del ristorante «La Brughiera», dove viene organizzata una cena tra alcuni affiliati ai tempi di «Infinito». «Gabriele si occupa prevalentemente di politica e Giuseppe è titolare di un ambulatorio polispecialistico». Gli altri fratelli «Giovanni, Pasqualino e Antonino sono invece attivi prevalentemente nel campo edile». La famiglia Vitalone, come annotano gli investigatori, «s’inseriva perfettamente nel tessuto socio-economico e politico di Senago». Il motore di queste relazioni politiche sarebbe proprio Gabriele Vitalone. Nelle carte dell’inchiesta «Ignoto 23» viene raccontata la vicenda di alcune autorizzazioni da ottenere dal Comune di Senago per l’occupazione di un’area verde davanti a un bar di famiglia. I due fratelli Antonino e Mario, vengono intercettati mentre parlano di un interessamento di Gabriele (che all’epoca è consigliere comunale) per sbloccare la pratica: «È venuto qua il Gabri con il capo dei vigili (Vincenzo Avila, n.d.r.) per sta piazzolina qua davanti, ha detto che me la danno. Ha detto Gabriele di non preoccuparmi». I fratelli Vitalone organizzano anche un incontro al bar con l’allora assessore con delega al Suap Marco Campagner. Antonino Vitalone, oltre ai bar, ha anche più di una conoscenza che conta. Basti pensare che viene intercettato insieme a Carmelo Mallimaci (arrestato nell’indagine dei carabinieri) mentre discute di questioni di mafia: «Il nuovo gioco è questo qua, non è come ai tempi, come quando compravamo legname e non pagavano… La nuova ‘ndrangheta è questa qua, quella dei soldi, così che girano, perché sono stati intelligenti, non fanno più le cose che facevano…». Dopo l’arresto del fratello Giovanni, il sindaco Magda Beretta — intervistata da Settegiorni — ha rinnovato «la fiducia» all’assessore Vitalone e ha detto che non chiederà «alcun passo indietro».

Nella foto Zappani e Mantovani
Nella foto Vitalone e Mantovani
I voti dei Vottari

Sull’amministrazione di Senago pesano anche altri rapporti «ambigui». Quelli dell’attuale capogruppo di Forza Italia, Domenico Zappani (indicato come vicino alla cosca Mancuso). Nel 2009 al tempo delle elezioni comunali — scrivono i carabinieri —, Zappani «si rivolgeva a Domenico Vottari» del clan di San Luca (RC), residente a Cesate e condannato per omicidio, «per procurare voti per sé e l’allora candidata sindaco Franca Rossetti». Il 6 maggio 2009 gli investigatori intercettano Vottari mentre parla con un suo coimputato al processo per omicidio: «Vedi che adesso una sera di queste qua viene a trovarti un amico mio che si sta candidando con il Pdl a Senago….».
«Io glielo do il voto, me ne frega a me, ma mi deve trovare il lavoro».
«Devi convincerli, devono votare basta, non è che devono fare altro…».
Dopo la vittoria alle elezioni, Vottari chiama Zappani per complimentarsi:
«Mi sono rallegrato dico, chiamo per fargli gli auguri».
Risponde Domenico Zappani: «Avete fatto bene, grazie molto gentile».
Vottari: «Comunque tutto a posto. Meno male. Oh, hai visto che bastonata che hanno preso?».

 

‘Ndrangheta a Senago: i 5 stelle (dopo consultazione coi meetup) si esprimono in modo deciso in consiglio comunale

E’ arrivata fino in Consiglio Comunale l’indignazione del meetup a cinquestelle a proposito dei fatti di inflitrazione della ‘ndrangheta nel tessuto socio politico di Senago.

Nella foto (ANSA-FIVE-STARS), i due consiglieri 5 stelle e il portavoce-amministratore-delegato di Senago che esprimono con forza la propria indignazione sulla presenza della ‘ndrangheta vicino alle istituzioni; “Una posizione forte e decisa”, afferma l’ex candidato sindaco del Partito politico di Grillo.

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Euforica la giovane sindaca di Paese (o di Pase?): “Ringrazio alcune minoranze come il movimento 5 stelle – ha espresso Magda Beretta – che non hanno fatto sciacallaggio sulle notizie e che mi hanno sostenuta.” E aggiunge: “Hanno avuto un atteggimento consono alla situzione” (il Notiziario, 6 ottobre 2017 pagina 58).

Nella foto (ANSIA-ADDAMS), la giovane sindaca leghista che esprime la sua massima felicità per l’atteggimento dei tre illustri five-stars totalmente allineati e piegati sulla sua posizione di regime.

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Non fate Messa: la lega vi spia

image.phpDopo l’ordinanza della sindaca naz… leghista che vieta ogni forma di elemosina in tutto il territorio da lei “Comandato”, la comunità Cristiana di Senago si è già preparata all’emigrazione, come fu ai tempi del fascismo per gli ebrei d’Italia.

Rimangono però nel territorio ancora arditi focolai di fondamentalisti Cattolici che si ostinano a tenere Messa con la pericolosa pratica della raccolta dell’elemosina (o questua) che precede la consacrazione del pane e del vino, irascibile rito che si perpetua ostinatamente da più di due millenni contro le sacre leggi dell’impero padano di Bossi e Miglio (sempre siano lodati).

“Forse siamo alla svolta”, ha dichiarato la sindaca in tuta verde (scortata da mano” che le sta sempre a fianco), e aggiunge: “finalmente la legalità e la sicurezza di tutta la città, che IO ho deciso di comandare, è sotto il mio assoluto controllo”.

Sollevata per ora la comunità ebraica e quella mussulmana che festeggiano per lo scampato pericolo del momento.

Gioisce anche la ‘ndrangheta che festeggia per le vie del centro e anche attorno ai campi della vasche con fuochi, bombe a frammentazione, bombe a mano, mine e incaprettati vari. Si segnalano due morti in consiglio comunale (ma erano dell’opposizione).

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Noi di SinistraSenago chiediamo a tutti/e di DISOBBEDIRE e di difendere pubblicamente tutti coloro che saranno pereguitati dalle leggi razziali di questa giunta che anzichè risolvere i problemi legati alle infiltrazioni mafiose trovano solo il modo di accanirsi contro i poveri e i disperati.

 

A Senago, meglio parlare di mendicanti che di ‘Ndrangheta

La Sindaca di Senago, Magda Beretta, con una propria ordinanza ha vietato di chiedere l’elemosina sul territorio comunale. Non si tratta di un provvedimento molto originale, visto che è copiato da altri provvedimenti analoghi che le Giunte comunali più arcigne stanno adottando. Si tratta di provvedimenti che rinnegano quel senso di umanità che spinge esseri umani […]

via A Senago, meglio parlare di mendicanti che di ‘Ndrangheta — SENAGO BENE COMUNE

Referendum 22 ottobre: NON ANDIAMO A VOTARE!

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L’unica cosa giusta da fare il 22 ottobre è non andare a votare. Andare alle urne per fare la croce sul No servirebbe solo ad abbassare di un paio di punti percentuali il risultato del plebiscito che il presidente di regione Lombardia Roberto Maroni ha preparato per lanciare la sua campagna elettorale verso la riconferma al Pirellone. Così come sarebbe inutile (e anzi dannoso) andare a votare a favore del quesito, per dimostrare che ci sono diversi modi di dire sì, come invitano a fare diversi sindaci lombardi del partito democratico. Si mettano il cuore in pace gli amministratori dem: un minuto dopo aver reso noto il risultato del referendum, Roberto Maroni e la Lega avranno già fagocitato nel calderone del finto voto autonomista tutti quei voti, attribuendoli a sé. Da qui al 22 ottobre c’è una sola cosa da fare. Raccontare ogni giorno che, mentre stanno portando avanti una riforma del sistema sanitario regionale che va sempre di più verso la privatizzazione del settore, Maroni e la Lega sperperano i soldi dei cittadini lombardi (tra pubblicità, acquisto dei tablet per il voto elettronico, merce di scambio coi 5stelle locali, e normali procedure elettorali siamo già a 50 milioni di euro di spesa). Soldi che avrebbero potuto spendere, ad esempio, per garantire, all’inizio del prossimo anno scolastico, visto che ora è di competenza regionale, il trasporto a scuola degli alunni disabili, che invece rischia di saltare. Ma se, dopo oltre 20 anni in cui (mal)governano questo territorio non hanno ancora fatto nulla di tutto ciò è perché, a Maroni e ai suoi sodali, dei cittadini lombardi interessa poco o nulla.