Un crimine non ha giustificazioni

194837315-df85fdbb-e8c0-4b6e-9ccc-0312b36869b1Le notizie che stanno arrivando sull’ennesimo infortunio mortale plurimo a Milano (tre operai deceduti, tre intossicati tra cui un Vigile del Fuoco) portano tragicamente ancora una volta all’attenzione gli inaccettabili rischi che corrono molti lavoratori per guadagnarsi di che vivere.
Il contesto dell’evento infortunistico lo identifica già chiaramente come un crimine : un crimine la mancata verifica della respirabilità dell’atmosfera nel luogo confinato dove stavano operando, un crimine l’assenza di dispositivi di protezione individuali idonei, un crimine la mancanza della presenza di lavoratori all’esterno con idonee attrezzature per il soccorso e l’estrazione veloce in caso di infortuni o altre emergenze.
Tutto scritto nella normativa da decenni, da alcuni anni ancor più specificato da una norma apposita sull’argomento, fiumi di inchiostro in linee guida, prassi, procedure : un evento prevenibile e prevedibile.
Medicina Democratica si unisce al dolore dei famigliari per la perdita dei loro cari e assegna a questo evento l’unica definizione possibile, qualunque sia la dinamica, qualunque siano le possibili “giustificazioni” : è un crimine, come tale insopportabile e inaccettabile.
Invitiamo i lavoratori e le lavoratrici a essere protagonisti del proprio destino, difensori della propria vita e integrità psico-fisica : la conoscenza, l’autoorganizzazione, la rivendicazione di un ambiente salubre e sicuro, dentro e fuori la fabbrica, sono nel DNA del movimento operaio, da troppo tempo compresso e vilipeso da norme e prassi che hanno ridotto i diritti, individuali e collettivi, e fiaccato la resistenza e la capacità di azione.
Che dire poi di una politica sanitaria che impone vaccini a casaccio e nel contempo svuota (nel numero e nelle capacità di azione) i servizi pubblici di operatori della prevenzione e non organizza efficacemente l’attività di vigilanza ?
Medicina Democratica è con i lavoratori, è stata costruita nel 1976 da lavoratori e lavoratrici impegnati nella autodifesa delle proprie condizioni di sicurezza trovando alleanza e partecipazione da parte degli operatori della prevenzione, indispensabile riallacciare questi rapporti, riprendere le lotte e chiamare i crimini con il loro nome.

(Articolo pubblicato su “Medicina Democratica”)

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