Coronavirus: quando tutto sarà finito, ricordiamoci dell’importanza della sanità pubblica

 

OIPSottoposto a tagli e denigrato, se c’è un eroe oggi, è l’intero sistema sanitario nazionale che pur con tutte le sue falle, sta cercando di contenere il virus e offrire un letto a tutti gli ammalati.

 

Se c’è una lezione che dovremmo aver imparato quando tutto il caos coronavirus sarà finito, è sull’importanza della sanità pubblica. È da tempo che si prende a pesci in faccia questo settore, un po’ per l’interesse politico a sminuirlo facendo l’interesse dei grandi attori privati, un po’ per l’opportunità finanziaria di sommare tagli a nuovi tagli, facendo quadrare i conti e dando al popolo misure a più alta eco elettorale, ma meno incisive nel concreto.
Chi va più dal medico di base?”, si chiedeva di recente illeghista Giancarlo Giorgetti, mentre nel paese reale il suo partito spianava la strada alla privatizzazione sanitaria, come nel caso dell’Abruzzo da poco a conduzione (anche) leghista. Eppure, nei giorni del coronavirus ci si è d’improvviso resi conto di come senza la sanità pubblica il caos sarebbe stato totale. E anche di come, se si fosse realmente tutelato il sistema, oggi staremmo vivendo un’emergenza più contenuta.

Nell’ultimo decennio tutti i governi hanno contribuito a sgretolare il Servizio Sanitario Nazionale”, ha denunciato Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE. ll finanziamento pubblico ha subito un taglio di 37 miliardi di euro – 25 miliardi nel 2010-2015 e  12 miliardi nel 2015-2019. L’Italia si trova al di sotto della media Ocse in questo senso: tra il 2009 e il 2018 l’incremento percentuale della spesa sanitaria pubblica si è attestato al 10%, contro il 37% degli altri paesi. La politica nostrana ha dunque considerato la sanità pubblica un peso, un elefante da alleggerire, destinatario di risorse inutili. A essere colpiti sono stati così decine di ospedali,ambulatori, consultori. Anche medici, infermieri e altri professionisti sanitari sono stati tartassati da questa situazione e in generale si è andati verso una precarizzazione della loro posizione lavorativa. I ricercatori, intanto, hanno dovuto fare a spallate per aggiudicarsi quel poco di risorse disponibili.

Poi d’improvviso è arrivata l’emergenza, quella di questi giorni. E ci si è ricordati del valore di un lettino d’ospedale, di un medico di base, della ricerca scientifica, in un contesto simile. Mancano i medici, finiscono i posti in terapia intensiva, non ci sono lettini, il personale è chiamato da giorni a fare turni massacranti per garantire quel diritto alla salute contenuto nella Costituzione. L’emergenza italiana da Covid-19 la sta gestendo la sanità pubblica, sotto il coordinamento nazionale, e se da una parte sta faticando a starci dietro, dall’altro sta comunque dimostrando tutto il suo grande valore.

Chi, come la Lega, da tempo chiede la regionalizzazione della gestione sanitaria, si è scontrata con la dura realtà che i problemi epidemiologici possono avere portata nazionale e che dunque come tali devono essere gestiti. Anche i tagli al pubblico per favorire il privato mostrano tutti i limiti in questa fase. Che ruolo stanno giocando gli ospedali privati in questo momento critico? Più o meno nessuno, in proporzione. Tant’è che stanno arrivando appelli affinché vengano liberati letti e stanze anche al loro interno, per dare una mano.

Quando tutto questo sarà finito, non ci si potrà dimenticare di quel che l’emergenza coronavirus è stata. Un sistema pubblico al collasso è riuscito fino a ora a mantenere il controllo della situazione, ma avrebbe potuto fare molto di più se solo fosse stato messo nella condizione di farlo. “Investire sulla sanità pubblica oggi ci avrebbe fatto perdere meno”, ha sottolineato Pierfrancesco Majorino, ex assessore al welfare di Milano. La chiave per il futuro è proprio questa. Le emergenze non sono prevedibili, la situazione sanitaria di un paese può degenerare da un momento all’altro. La politica deve fare il bene dei cittadini e quel bene passa dal pubblico, non dal privato, come abbiamo avuto modo di constatare in questi giorni. Nel dramma che sta creando, il Covid-19 sia il pretesto, la lezione, per scelte politiche future più responsabili.

di Luigi Mastrodonato Giornalista