Senago: esonda la fognatura

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Sono bastate due ore di pioggia e questa mattina il “nuovo” tratto fognario, che percorre la sponda destra del canale scolmatore e che porta i liquami da Limbiate-Senago al depuratore di Pero, è saltato all’altezza di via De Gasperi, spargendo i nostri nobili depositi sulla riva del canale in prossimità della strada e delle vicine case.

La tubazione in questione è di recentissima costruzione e si è già palesata inadeguata.

Ci chiediamo allora se il progetto è corretto e se i lavori sono stati realizzati a regola d’arte e sopratuttto se il committente ha verificato i lavori eseguiti, ovvero se è stato fatto un collaudo.

Noi pensiamo che non può essere una banale pioggia a creare un simile disagio. Perchè ciò accade? E’ questo un temibile presagio di ciò che ci spetterà con la costruzione oramai certa delle vasche di laminazione?

Ciò che più sconforta è che in questo paese tutti sono pronti ad assumersi l’onore di fare qualcosa ma poi nessuno si assume la responsabilità di ciò che viene fatto male.

Così Renzi si è già prenotato per l’inaugurazione dell’inizio dei lavori delle vasche di laminazione a Senago, tanto volute dalla Lega e dal PD di Milano, dove verrà a posare la prima pietra, ma temiamo non si farà vivo quando la pratica dimostrerà la totale inefficacia di questa mostruosa e costosa soluzione all’esondazione del Seveso. Unirà comunque l’utile al diletevole per portare anche qui a Senago la propria campagna referendaria che servirà ad abolire la nostra Costituzione.

Vengano quindi i “potenti” ad inaugurare l’inizio dei lavori, i senaghesi li stanno aspettando. Non si preoccupino se qualcuno porterà dei grossi vasi bianchi, serviranno a raccogliere la merda che in quell’occasione molti di loro spargeranno. I tubi dove collegarli ci sono già.

Quest’anno le previsioni del tempo danno un autunno caldomolto caldo.

 

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Il punto

La borsa non ha preso bene gli esiti degli stress test sulle banche italiane. A parte il Monte dei Paschi, i nostri maggiori istituti hanno spesso fatto anche meglio di quelli tedeschi, belgi, olandesi. Ma sulle loro capitalizzazioni pesa la scarsa redditività del capitale. E rimane – in Italia ma non solo –  il rischio delle multe per comportamenti scorretti verso i clienti.
Sorpresa: nonostante le scarse risorse destinate alla ricerca, l’Italia si piazza ottava nel mondo nella produzione di ricerca scientifica. Grazie anche al nuovo sistema di valutazione e a quello di abilitazione. E al lavoro (spesso gratuito) di tanti precari. Che, se non stabilizzati, andranno altrove a fare carriera.
Mentre il Parlamento discute la legalizzazione della cannabis, nello stato del Colorado le droghe leggere sono consentite da ormai 18 mesi. Risultati? Consumo di stupefacenti stabile, incidenti stradali attribuiti a un guidatore “fumato” diminuiti. In più, le tasse incassate dallo stato. Che in Italia potrebbero superare i 6 miliardi l’anno.
È utile a giovani e anziani, ma introdurre la flessibilità in uscita dal lavoro sembra molto difficile. Chi vuole la pensione in anticipo dovrebbe indebitarsi con banche o assicurazioni oppure ricevere prestazioni decisamente più basse. In ogni caso, il rischio che solo quattro gatti scelgano queste condizioni.
Dopo il disastro ferroviario di Bari Nord sotto accusa le politiche dei trasporti. Da un lato si spendono svariati miliardi di fondi europei per adeguare la rete. Ma poi lungaggini burocratiche e poca dedizione a servire gli utenti rimandano alle calende greche il miglioramento del servizio. Ora basta.

“tratto dal sito http://www.lavoce.info”

DELIRIO GALLEGGIANTE

Tutti giocondi verso l’abisso antropocenico.
Considerazioni eco-sociali sui Floating Piers di Christo al Lago d’Iseo.


30.06.2016 – di Luca Mercalli

E’ incredibile osservare l’ingenua e infantile gioia delirante un milione di persone che si sono precipitate a camminare sui pontili sintetici di Christo.

Persone che parlano di un’esperienza sublime, di emozioni forti, di incredibili sensazioni provate nel camminare su un telo di plastica posato su taniche vuote sopra le acque di un lago prealpino reso infrequentabile dalla folla. Le cronache sono del tipo: “Il popolo dei Piers non indietreggia di un millimetro. Non si lascia scoraggiare dalle code per salire su un treno, su una navetta o su un battello, né dal sole che trasforma la passerella – e i piazzali di Sulzano – in forni a microonde, tanto che ieri al tramonto sono tornati in azione gli idranti per rinfrescare la folla in attesa. La parola d’ordine è una sola: camminare su The Floating Piers, costi quel che costi” (da bresciaoggi.it).

Una situazione che, spogliata di tutto il costrutto mediatico-modaiolo che gli si è appiccicato sopra, è in realtà riconducibile a una sempice gita in battello: si cammina sulle acque e si ondeggia tra tante persone!

Si tratta un ennesimo evento di massa emblematico dei tempi che viviamo e della totale indifferenza alle conseguenze delle proprie azioni, ovvero il fatto che sia mancata qualsiasi riflessione sulla responsabilità ambientale di quest’opera d’arte (sebbene qualche critico abbia almeno voluto definirla una pagliacciata sul piano estetico e di costume).

I drammaticamente gravi significati simbolici che quest’opera si porta dietro non sono stati nemmeno sfiorati: il trionfo dell’usa e getta, del superfluo costoso, dell’artificializzazione della Natura.

Dal sito ufficiale dell’artista, assumiamo i dati tecnici:

– 220.000 cubi [di polietilene ad alta densità prodotto dalla F.lli Cane di Fondotoce/Verbania coadiuvata dalle aziende bresciane Asco Plast, Ziber Plast, Zetabi, Artigiana Stampi e Seven Plast] creano i 3 chilometri di The Floating Piers.
220.000 perni [sempre di polietilene] tengono insieme i cubi.
200 ancore del peso di 5,5 tonnellate l’una mantengono i 16 metri di larghezza del pontile in posizione [blocchi di cemento trasportati nelle posizioni finali da mezzi nautici grazie all’utilizzo di palloni industriali che, una volta raggiunta la postazione, sono stati svuotati dell’aria e hanno adagiato sul fondo le zavorre].
37.000 metri di corda connettono gli ancoraggi al pontile.
70.000 m2 di feltro ricoprono i pontili e le strade al di sotto del tessuto.
100.000 m2 di tessuto [in fibra poliammidica (Nylon), prodotto in Germania dalla Setex Textiles e confezionato dalla Luftwerkern di Lubecca] coprono i 3 chilometri di pontile e 2,5 chilometri di strada.

E il tutto per un’installazione della durata di 16 giorni, dal 18 giugno al 3 luglio 2016.

Dopodichè l’infrastruttura artistica verrà smontata e – sostiene il sito ufficiale “tutti i materiali utilizzati saranno riciclati attraverso un processo industriale”, non meglio specificato.

https://it.wikipedia.org/wiki/The_Floating_Piers
http://www.thefloatingpiers.com/manufacturing
http://www.thefloatingpiers.com/press/

Vediamo le criticità ambientali:

riciclo plastiche: il polietilene è relativamente facile da riciclare, i cubi verranno dunque ritirati dall’acqua e avviati a recupero, ma con trasporto dove? Il tessuto poliammidico, in parte sporcato e usurato, sarà meno facile da riciclare: di tutta questa filiera sarebbe importante disporre da parte dell’artista e delle autorità di igiene urbana locale una dettagliata e trasparente documentazione! Non sia mai che finisca tutto nel vicino inceneritore di Brescia…?

energia grigia: anche se la plastica può essere riciclata, in genere ottenendo un materiale meno pregiato di quello originario, nessuno potrà ottenere la restituzione dell’energia spesa in fase di produzione e lavorazione;

rilascio composti tossici nel lago: ci sono additivi potenzialmente rilasciabili dalla plastica nelle acque? Interferenti endocrini che costituiscono un problema ambientale e sanitario sempre più grave? Era necessaria una maggiore trasparenza, con certificati merceologici precisi sulla natura dei materiali impiegati.

emissioni dei trasporti per la costruzione: ci è voluto circa un anno di lavoro di aziende italiane e tedesche per produrre, trasportare, immagazzinare e montare (e poi smontare) l’installazione. Un’attività che avrà comportato ingenti costi energetici, emissioni di CO2 e altri inquinanti, produzione di rifiuti, imballaggi, materiali accessori, incluso un sommergibile per le ispezioni del fondo lacustre.

emissioni indirette per il trasporto passeggeri e per le attività di sicurezza: il colossale formicolare di persone che hanno invaso la zona ha provocato un carico critico sui mezzi di trasporto locale, la saturazione delle strade e inevitabilmente l’aumento di emissioni climalteranti e di rifiuti su base locale, nonché il mantenimento di un complesso sistema di vigilanza e sicurezza… a gasolio!

E ora i messaggi simbolici che l’opera d’arte comunica (o non comunica):

si può fare tutto ciò che si vuole, basta pagare! Ma il prezzo dei danni ambientali non si bilancia con la moneta…

una cosa che si smonta non lascia conseguenze! Ma ciò che non si vede è talora peggio di ciò che si vede… le emissioni climalteranti contribuiscono a deteriorare le condizioni di vivibilità dell’intero pianeta, i rifiuti industriali del processo produttivo dei materiali e quelli dispersi in acqua minano gli equilibri ecologici anche su tempi millenari.

siamo già sommersi dai rifiuti plastici e purtroppo negli oceani galleggiano circa nuovi 5 continenti di plastica (*)! Altro che aggiungerne, bisognerebbe fare un’opera d’arte per rimuoverli!

(*) Ogni anno almeno 8 milioni di tonnellate di plastica finiscono in mare. Un rapporto del World Economic Forum stima che ci siano attualmente 150 milioni di tonnellate di rifiuti plastici dispersi negli oceani, una tonnellata di plastica ogni cinque tonnellate di pesce, e che a questo tasso entro il 2050 nelle acque ci sarà più plastica che pesce!
Le correnti marine concentrano queste enormi quantità di rifiuti in cinque principali “isole” galleggianti (oceani Indiano, Atlantico settentrionale e meridionale, Pacifico settentrionale e meridionale): http://www.5gyres.org/; www.plasticoceans.net.

non inquina solo ciò che si vede, ma pure ciò che non si vede, dagli interferenti endocrini alla mobilizzazione del substrato: “Marco Pilotti, docente del dipartimento di Ingegneria civile, architettura, territorio, ambiente dell’Università di Brescia ed esperto del lago d’Iseo, ha condotto uno studio sull’impatto dell’opera sulla morfologia del bacino. Il molo galleggiante è ancorato al fondo del lago con [più di] 150 blocchi di cemento armato da sette tonnellate l’uno e il progetto prevede, al termine dell’esposizione, la rimozione totale dell’opera e lo smaltimento di tutti i materiali. «Il recupero dei cosiddetti corpi morti degli ancoraggi – spiega il professor Pilotti – farà solo del male al lago, perché solleverà i sedimenti del fondale. Le misurazioni che abbiamo fatto hanno rilevato che in quel terreno è contenuta una quantità di fosforo 15 volte maggiore a quella presente nei livelli superiori dell’acqua”.
http://lanuovaecologia.it/the-floating-piers-incombe-sul-lago-diseo/
http://hydraulics.unibs.it/hydraulics/?page_id=1720

– l’edonismo dissipativo, volgare e superficiale, attira assai di più che la contemplazione della biosfera, la nostra casa da cui tutto dipende! Chi, di questo milione di bipedi vociante su un palcoscenico naturale trasfigurato per l’esibizionismo di massa, si è domandato qualcosa su questo povero lago prealpino? Quanto è profondo, quanta acqua contiene, che relazioni ha con la società e con la storia, è un ambiente sano o compromesso? Come reagisce ai cambiamenti climatici?

la Natura è sostituibile con l’artificio e si arriva a privilegiare il falso che assomiglia al vero (che viceversa viene distrutto). Afferma Christo: “Il telo color oro, cangiante, vuole rappresentare la spiaggia: la gente deve pensare di essere su una spiaggia in riva al mare, e camminarci sopra”.
Ma perché mai bisogna immaginare una spiaggia di plastica? Perché non godere di una spiaggia vera, magari proteggendola proprio dall’affronto degli onnipresenti rifiuti in plastica che la deturpano?
E ancora, invita Christo, “Ascoltate il racconto della vita – Questo progetto fisico non è un museo, ma un progetto reale, riguarda le cose vere, sole, pioggia, vento”. Accidenti! Sole, pioggia e vento erano già lì da milioni di anni, ed è proprio l’opera d’arte ad essere quanto più falsa, artefatta e improbabile in quel contesto! Con le parole si può proprio costruire di tutto, mostrare vero ciò che è falso e viceversa! Il problema sono i gonzi che ci cascano…

il denaro – 15 milioni di euro più le spese pubbliche per la logistica e la sicurezza – poteva essere speso per impieghi più sostenibili, utili e durevoli;

le folle si attirano con il capriccio e la bizzarria, mentre sui temi importanti per la nostra stessa sopravvivenza, come l’epocale e inedita crisi ambientale che si sta sviluppando, l’interesse è sempre marginale, per non dire nullo;

l’arte dovrebbe essere veicolo di riflessione sulla contemporaneità, qui Christo rivela invece la sua senescente visione di un mondo sintetico ormai incompatibile con i processi biogeochimici.
Contrappongo al vecchio Christo l’artista thailandese Nino Sarabutra (è una donna, nonostante il nome in italiano suoni maschile), che ha concepito un’opera molto significativa, esposta anche alla biennale di Venezia 2015 e che ho provato con i miei piedi: 100.000 piccoli teschi di porcellana che coprono il pavimento come ciottoli di fiume, sui quali si è invitati a camminare a piedi scalzi ponendoci la domanda “che mondo lasciamo dietro di noi?”

“I want people to ask themselves how they live, what they are doing— if today was your last on earth, what will you leave behind?” Nino Sarabutra, 2013
http://www.ninosarabutra.com/exhibition_WhatWillYouLeaveBehind.html

 L’artista thailandese Nino Sarabutra e la sua opera “What will you leave behind?”,
qui esposta alla Biennale di Venezia 2015, che invita alla riflessione sulle conseguenze delle nostre azioni e sul mondo che lasceremo alle generazioni future tramite una camminata a piedi scalzi su migliaia di piccoli teschi di porcellana.

Possono sembrare considerazioni fastidiose, respinte ed etichettate come seccature che guastano il festoso pellegrinaggio, ignorano i soldi che hanno irrorato il turismo locale e alimentato la retorica dell’Italia capace di grandi opere… eppure sono lo specchio di una società che rifiuta di confrontarsi con il più grande problema mai sorto da quando l’uomo è sulla Terra, l’insostenibilità dell’Antropocene e la sempre maggior probabilità di collasso della civiltà.

Dunque, tutti gioiosamente avanti verso il baratro…

Beccalossi: “Il Comune ha perso il ricorso, ora subito la vasca di laminazione sul Seveso”

SENAGO – Viviana Beccalossi, assessore al Territorio, Urbanistica, Difesa del suolo e Città metropolitana di Regione Lombardia, ha accolto con favore il pronunciamento del Tribunale delle acque che ha respinto il ricorso del Comune di Senago. A breve apre il cantiere per realizzare la vasca di laminazione contro le esondazioni del Seveso

“Il Tribunale superiore delle acque pubbliche ha respinto tutti i ricorsi presentati dal Comune di Senago contro il progetto definitivo per la creazione di una vasca di laminazione sul suo territorio”. Lo spiega l’assessore al Territorio, Urbanistica, Difesa del suolo e Città metropolitana di Regione Lombardia Viviana Beccalossi.
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“Su questi temi – sottolinea l’assessore Beccalossi – è necessaria una condivisione totale da parte di tutte le istituzioni coinvolte. Un concetto che ho espresso oggi anche al sindaco Sala nel primo incontro istituzionale avuto con lui in qualità di titolare delle deleghe sulla Città metropolitana”.
“Per quanto riguarda il Seveso – ha ricordato l’assessore -, fin dal primo giorno del nostro mandato, abbiamo voluto dare una svolta: i risultati si iniziano a vedere in questi giorni e finalmente partirà il cantiere di Senago, primo di una serie di opere fondamentali per evitare le esondazioni”.
Regione Lombardia e Comune di Milano stanno da tempo lavorando a un piano di difesa idraulica dalle esondazioni del Seveso. Questo prevede la creazione di un sistema di vasche di laminazione e l’allargamento del canale scolmatore. È considerato il piano più efficace di intervento ed è stato sviluppato col supporto di Aipo e MM. Il piano è affiancato da interventi fondamentali per la depurazione delle acque del Seveso e necessita di investimenti per circa 150 milioni già finanziati da Governo, Regione e Comune. I lavori per l’allargamento del canale scolmatore sono già in corso per un importo di circa 23 milioni già finanziato da Regione Lombardia. Stanno partendo i lavori per la vasca di Senago, finanziata per 10 milioni da Regione Lombardia e per 20 milioni dal Comune di Milano. Il Comune di Milano è stato l’unico in Italia ad essere intervenuto con risorse proprie per arginare il dissesto idrogeologico. Per le vasche di Lentate sul Seveso, Parco Nord, e Paderno/Varedo – tutte finanziate dal Governo – sono in corso l’approvazione dei progetti e le valutazioni ambientali strategiche.
“Quella odierna è un’ottima notizia perché rappresenta un importante passo in avanti verso la realizzazione dell’opera, parte di un intero piano – dichiara Marco Granelli assessore alla Mobilità e Ambiente – che consentirà di raccogliere le acque del fiume Seveso e prevenire le esondazioni del fiume a Milano. Dopo anni di dibattiti abbiamo avviato il tempo del fare. Tutti i passaggi e le procedure riguardanti la vasca di Senago sono stati correttamente rispettati, come certifica anche il Tribunale superiore delle acque pubbliche. Ora possiamo passare ai cantieri”.
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Si compie così lo scempio che SinistraSenago ha sempre denunciato: a Senago si faranno le vasche e si allargherà il canale scolmatore!

Un disastro annunciato e voluto in primo luogo da Lega e PD!

Vasche, consegnati i terreni Inizio lavori a giorni a Senago

vascheLento, inesorabile e soprattutto inarrestabile.  Appare così l’iter per la realizzazione sul territorio delle Vasche di Laminazione a Senago. Un’attesa straziante scandita a colpi di dichiarazioni e di promesse politiche, di slogan e striscioni, di un’area tenuta d’occhio che allarma la collettività con un passaparola velocissimo quando vede la presenza di operai e di ruspe.

Dei cantieri che sembrava dovessero partire da un momento all’altro per ora neanche l’ombra, ma arriveranno a breve, e con questa certezza si attende, un giorno sì e l’altro anche, quando passando per la via De Gasperi lo sguardo si perde tra le due distese di verde che per anni il Comune di Senago ha cercato di difendere.

Invano, quelle aree non appartengono già più a Senago e ai senaghesi. Lo scorso venerdì infatti è avvenuta ufficialmente l’immissione in possesso dei terreni che saranno interessati dall’intervento, espropriati da Aipo e di fatto occupati per la costruzione di un’opera di pubblico interesse.

Quell’opera definita talmente prioritaria da dover essere realizzata per prima nell’ambito del progetto complessivo che vedrà invasi di contenimento per le esondazioni del Seveso anche a Lentate sul Seveso, Paderno Dugnano e Varedo (nell’area ex Snia) ed al Parco Nord.

“Senago continua a dire No alle Vasche – ha ribadito il sindaco Lucio Fois – è un’opera troppo impattante per quella che è la realtà del nostro comune. Un invaso da circa 140mila metri quadri, le dimensioni sarebbero quelle di una ventina di campi da calcio”.

L’ARTICOLO COMPLETO A PAGINA 62 DEL NOTIZIARIO IN EDICOLA, DISPONIBILE ANCHE IN DIGITALE CLICCANDO QUI. 

Pubblicato il

4/7/2016 ore 10:20

Contro lo scempio della Costituzione VOTA NO al referendum di Ottobre. Firma per dire NO alla abnorme legge elettorale “Italicum”

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Sinistrasenago, in coordinamento col comitato locale, sostiene la raccolta firme per i seguenti referendum:

  • 4 firme contro la “buona scuola di Renzi” e per sostenere la scuola pubblica
  • 3 firme contro la riforma costituzionale a difesa della democrazia
  • 3 firme sul lavoro contro il jobs act

Ci trovi nelle vie e nelle piazze di Senago sabato, domenica e lunedì. Durante la settimana puoi trovarci davanti alle scuole.

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