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Da Sinistra Italiana un fondo per i progetti sociali: 100mila euro per la solidarietà

131816331-084f2274-a5d8-4e07-8510-9a0f7ab83cf0Pubblicato il bando sul sito del partito. Possono concorrere associazioni, attivisti e start up no profit. I finanziamenti messi a disposizione dai parlamentari che hanno versato il 70% delle loro indennità: “Non imitiamo i grillini, ci autotassiamo da sempre. Ci ispiriamo a Syriza e Podemos”

di MONICA RUBINO

ROMA – Un fondo per sostenere progetti sociali innovativi nel campo della solidarietà e del volontariato. A finanziarlo sono i parlamentari di Sinistra italiana (ora rimasti in 21 fra Camera e Senato dopo la scissione del gruppo confluito in Mdp) che versano ogni mese il 70% della loro indennità netta sia per l’attività politica che per il fondo “Forza!” per il mutualismo. Per il 2017 ci sono a disposizione 100mila euro per finanziare i progetti scelti attraverso un bando di concorso appena pubblicato sul sito di SI.

Il bando si articola in due linee di finanziamento.  La prima è “FORZA! X” (per), da 60mila euro totali, rivolta ai piccoli progetti da mille …

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Quando il diritto allo studio diventa merce.

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Non è la prima volta che la Ministra Giannini finisce decisamente fuori strada quando parla di università e diritto allo studio. Stavolta ha deciso di farlo a bordo di un’utilitaria da 10-12.000 €, una cifra ben superiore, a detta della ministra, di quella che uno studente spende in media per frequentare una laurea triennale alla Sapienza di Roma. Cosa c’entrerà un’automobile con una laurea triennale, vi chiederete? Forse qualcosa per chi ha in testa la formazione come investimento e autovalorizzazione personale, come bene da acquistare e scambiare. Assolutamente nulla invece per chi come noi ritiene che il diritto allo studio debba essere riconosciuto per quello che è, ovvero un diritto costituzionale.

A prescindere dalle affinità o divergenze tra un’utilitaria e un corso di laurea, tuttavia, il dato presentato dalla ministra è ovviamente falso. Come ha testimoniato Federica, studentessa di Giurisprudenza della Sapienza e coordinatrice di Link Sapienza, per frequentare l’università a Roma si spendono come minimo 13.620 € l’anno tra tasse, spese per i libri, l’affitto, le utenze e i trasporti, che, moltiplicati per tre anni, fanno più del triplo, quasi il quadruplo, della cifra dichiarata dalla Giannini. La retorica della formazione come sacrificio individuale e come investimento – che gli italiani non compiono perché troppo choosy – non è più sufficiente per nascondere questo dato sempre più drammatico. L’Italia è infatti, secondo il recente rapporto di Eurydice, il terzo Paese europeo per livello di tassazione studentesca: paghiamo in media tre volte tanto uno studente tedesco per frequentare l’università. Nel nostro Paese uno studente su dieci è idoneo alle borse di studio (il che non significa affatto che la riceverà, data la cronica mancanza di fondi), mentre in Francia o in Germania il rapporto sale fino a uno su quattro.

Si potrebbero snocciolare ancora molti dati, alcuni dei quali coinvolgono anche il mondo della scuola – solo nell’ultimo anno il Codacons ha stimato un aumento dei costi per libri e corredo scolastico dell’1,7%, con un esborso medio di 1.100 euro l’anno per studente – ma la sostanza rimane abbastanza chiara: studiare dovrebbe essere un diritto e invece, nella realtà italiana, sta diventando sempre più un lusso. Mentre in questi mesi è esploso il dramma di decine di migliaia di studenti universitari esclusi dal sistema del diritto allo studio a causa della riformulazione dei parametri dell’Isee, il Governo ha scelto una linea chiara e inequivocabile: sono zero, infatti, le risorse sul diritto allo studio previste nella Legge di Stabilità.

Probabilmente quando Renzi parlava dell’investimento sulla formazione si riferiva a qualche manovra brusca della sua ministra dell’Istruzione, non allo stanziamento dei fondi che sarebbero necessari per rendere l’istruzione gratuita e quindi realmente accessibile a tutti e per introdurre una misura universale di reddito di formazione che garantisca l’autonomia sociale a chi sceglie di studiare. È necessario cambiare decisamente rotta: per questa ragione ci mobiliteremo in tutte le piazze del Paese e a livello europeo il 17 novembre, in occasione della Giornata internazionale dei diritti studenteschi: vogliamo tutto #pertutti, privilegi per nessuno.

da Unione degli Studenti

Meglio pubblico o privato?

borromeo-senagoIn molti, soprattutto nel centrodestra, sostenevano che Villa Borromeo di Senago era meglio se finiva nella mani di sapienti imprenditori privati piuttosto che del Comune, perchè temevano che la gestione pubblica portasse in malora la bellissima struttura.

Fu così che la Villa fu acquistata proprio da privati che ne fecero un lussuoso albergo e centro conferenze.

Ma l’epilogo della storia non è proprio come i teologi senaghesi del liberismo se lo aspettavano ed oggi la società “Villa San Carlo Borromeo s.r.l.”, proprietaria dell’omonima villa,  dichiara fallimento.

Risultato: un importante patrimonio, che dovrebbe essere pubblico, finito in mano ad incapaci privati che lo hanno portato al fallimento e che ora finirà diviso tra smisurati enti creditori, tra cui lo stesso Comune di Senago che deve ancora ricevere da questi 456.229 euro.

Meglio pubblico o privato?

(vedi delibera di autorizzazione all’insinuazione al passivo da parte del Comune di Senago)