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Comunicato stampa di Sinistra Senago del 12 Aprile 2017

 

Nel quadro di una sinistra da anni unita e solidale, Sinistra Senago, nata nel 2012, si arricchisce da oggi del contributo fondamentale di una giovane forza di sinistra che aderisce e parteciperà con tutti gli altri soggetti già presenti da tempo (Possibile, Partito Comunista Italiano, Partito della Rifondazione Comunista, Senago Bene Comune) facendosi portatrice di sensibilità ed impegno politico e militante per il bene della citta di Senago. Sinistra Italiana partecipa e contribuisce così all’idea ed al progetto di Sinistra Senago, per una città amministrata in modo solidale, partecipato e con uno sguardo sempre attento alla salvaguardia del territorio e dell’ambiente. La sensibilità delle compagne e dei compagni di Sinistra Italiana darà ulteriore linfa e sarà un elemento di arricchimento costruttivo del progetto di Sinistra Senago che, a questo punto, può dirsi sempre di più un movimento plurale, democratico, progressista e unitario, per un’alternativa a sinistra.

Sinistra Senago indica, sostiene ed invita a votare Francesco Bilà quale candidato sindaco per le imminenti elezioni comunali del prossimo 11 giugno.

 

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Le bufale tanto cattive del popolino e quelle buone del potere

Pubblicato in “Il Fatto Quotidiano” – di Alessandro Robecchi

fattoquotidianooggiSe davvero vi interessa il dibattito sulla post-verità – la costruzione di bufale intesa a cambiare la storia e a piegare gli avvenimenti della politica – vi consiglio di cercare un piccolo filmato su Youtube, datato febbraio 2003. Molto istruttivo. Si vede Colin Powell, allora Segretario di Stato americano, che parla alle Nazioni Unite e agita una fialetta di polvere bianca. Dice che è antrace, che Saddam Hussein ne produce tonnellate. Poi fa vedere delle vaghe fotografie satellitari e dice che lì Saddam sta costruendo armi di distruzione di massa, e insomma pone le basi, con quel discorso, dell’aggressione americana all’Iraq. Tony Blair faceva un discorsetto analogo ai suoi compatrioti. Entrambi qualche anno dopo – Colin Powell e Tony Blair – ammetteranno di aver diffuso notizie false sapendo che erano false. Colin Powell – qualche anno dopo convinto sostenitore di Obama – definisce ancora oggi quel discorso “una macchia sulla sua carriera”. Ma sì, una macchiolina da un milione di morti, che volete che sia. Macchia e non macchia, entrambi i diffusori di quelle micidiali menzogne sono oggi a piede libero, ammirati e riveriti e, nel caso di Blair, addirittura portati ad esempio della “sinistra che vince” (ommioddio, ancora!).

Questo per dire che la post verità non è cosa proprio nuovissima, e che quella con cui ce la prendiamo oggi è faccenda minuscola rispetto a certe post-verità che hanno ammazzato centinaia di migliaia di innocenti.

E poi, a dirla tutta, la storia è piena di post-verità inventate per giustificare le più solenni e dolorose porcate. Il diciassettenne ebreo Hershel Grynszpan che nel novembre del 1938 sparò a Parigi al diplomatico nazista Ernst von Rath, fu sbandierato come l’esempio migliore della cattiveria ebraica, e consentì di mettere in atto quella “Notte dei cristalli” (9 e 10 novembre 1938, decine di sinagoghe date alle fiamme, migliaia di negozi proprietà di ebrei bruciati e saccheggiati, SS in gran spolvero) che avviò la persecuzione degli ebrei. Recenti ricerche storiche hanno svelato che il ragazzo aveva una storia con il diplomatico, che gli aveva sparato per questioni, diciamo così, personali, e che dunque su di lui fu costruita una micidiale post-verità che alla fine, presentando il conto, arrivò a un totale di milioni e milioni di morti.

Naturalmente – che seccatura – in questi come in altre centinaia di casi, la costruzione di post-verità non era affidata ad anonimi leoni da tastiera, piccoli o grandi truffatori anonimi che cavalcano l’indignazione per costruite bufale, ma dal potere stesso, nel caso dell’Iraq addirittura da due governi democratici liberamente eletti.

Ecco dunque un paio di casi in cui un’Authority governativa preposta al controllo della verità non avrebbe frenato la bufala, anzi l’avrebbe agevolata come da direttive politiche, come da “superiore interesse della nazione”, che era, in quel momento, far fuori Saddam accusandolo con prove false.

Se il dibattito sulla post-verità a cui assistiamo oggi ci sembra un po’ surreale, insomma, è anche perché punta a vedere la costruzione di false notizie come incontrollabile: si pensa che oscure e anonime minoranze nascoste dietro una tastiera possano cambiare il destino di popoli e nazioni, mentre i governanti, poveretti, si dannano l’anima per difendere la verità dei fatti. Insomma: l’allarme sulla post verità diventa allarme perché le bugie vengono dal basso e non dall’alto. Basta un po’ di conformismo, qualche piagnisteo degli sconfitti e qualche vergognoso esempio di bufala in rete (gli immigrati portano la menengite in Toscana! Ridicolo) per far gridare al pericolo e all’attentato alle istituzioni. E’ la post-verità cattiva del popolino gretto e ignorante. Vuoi mettere con quella smerigliata e cristallina del potere?

Senago e le istituzioni fantasma

citta-sen

Pare un vizio diffuso, qui a Senago, il fatto di appropriarsi di ruoli istituzionali che non appartengono, travalicando i principi democratici relativi alla gestione dell’informazione.

Ci avava già provato qualcuno ad usare il Comune di Senago per promuovere il proprio sito Internet, rivedendo poi la propria pagina appena è stata resa evidente l’azione.

Ora ci riprovano anonimi volontari a gestire una pagina facebook istituzionale, col fine impavido di promuovere le informazioni già pubblicate dallo stesso Comune di Senago (un doppione o una “correzione” delle comunicazioni istituzionali secondo una propria visione?) utilizzando ancora una volta il logo ufficiale su una pagina invece non ufficiale che viene gestita da ignoti.

Ma mentre i primi hanno subito corretto l’errore, può darsi compiuto in buona fede, questi ultimi sembrano perseverare nonostante sia stato loro fatto osservare che un sito isitituzionale del Comune di Senago già esiste e che null’altro è mai stato deliberato in proposito.

Ma il vero problema è che costoro, i cosiddetti gestori della pagina facebook, non si sa chi siano e perseverano nel loro assordante anonimato. Ora, se è un’istituzione che ha in affido questa pagina, la cosa dovrebbe essere resa pubblica. Si chiama trasparenza e democrazia.

Perchè quindi ciò non accade? Chi potrà esserci dietro questo goffo tentativo di apparire ciò che non si è? Possiamo solo azzardare delle ipotesi.

Potrebbe essere un’iniziativa in proprio del neo assessore alle comunicazioni, il che porterebbe all’immediata richiesta di dimissioni.

Potrebbe invece essere un’iniziativa della giunta, attuata all’insaputa del consiglio comunale, formulando in tal modo un palese sgarbo alle istituzioni che vorrebbero rappresentare.

Potrebbe infine essere un goffo tentativo dell’opposizione per screditare la maggioranza stessa, la qual cosa meriterebbe di essere resa pubblica per la salvagurdia della morale pubblica.

Insomma, ciò che risulta evidente è il grave sgarbo compiuto ai danni delle istituzioni poichè può sembrare un tentativo univoco di controllo dell’ informazione, cosa che richiama fortemente il “programma di rinascita democratica”, portato avanti in gran segreto dal Gran Maestro da poco passato sotto il giudizio finale, dove almeno in quel caso siamo tutti uguali.

Comunque sia accaduto è bene far luce sulla questione affinchè il responsabile sia smascherato o smascherata, per il bene delle nostre istituzioni.

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