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QUANDO LA COERENZA E’ UN ACCESSORIO

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Dopo le numerose campagne sulla legalità, improvvisamente la Lega Nord di Senago si è scoperta paladina della democrazia e moralità.

Probabilmente dei temi nuovi per i suddetti visto l’accostamento delle due materie, ma che nel Consiglio Comunale del 27 ottobre hanno sostenuto con vigore e caparbietà.

Ma andiamo con ordine; durante la seduta il consigliere di Sel si è fatto portavoce di una lettera aperta inviata alla maggioranza e firmata dall’Anpi di Senago e da Sinistra Senago, in cui si denunciava la presenza sul territorio di Forza Nuova, una formazione di ispirazione fascista e razzista, e si chiedeva in base a una mozione antifascista approvata dalla maggioranza nel dicembre scorso, che fosse vietata la loro agibilità sul nostro territorio.

Alla risposta del sindaco dell’impossibilità (purtroppo) di procedere legalmente contro questa formazione la Lega Nord e Vivere Senago si dichiaravano soddisfatti e contenti che l’esito di quella mozione oltre che inutile fosse apertamente antidemocratica e illegale, in quanto FN è un partito che si è presentato alle elezioni politiche.

Dopodiché in fine serata i signori consiglieri della Lega Nord presentavano un ordine del giorno che chiedeva la condanna o una presa di distanza del consiglio comunale nei confronti di una consigliere PD perché…. perchè aveva mangiato la marmellata mentre c’è una parte del mondo che muore di fame, ovverosia aveva richiesto il rimborso delle spese di trasferta per esercitare il suo lavoro, come previsto per tutti i politici di questo paese compreso quelli della Lega Nord.

Alla faccia della coerenza, mentre i “legali” FN possono tranquillamente esercitare la propria propaganda. La consigliere è da metter alla gogna perché esercita un proprio diritto, ma moralmente e da condannare.

Ma forse i nostri consiglieri della Lega Nord ogni tanto escono dal mondo Italia ed entrano nel loro mondo padano extracomunitario dell’isola che non c’è

Forse i consiglieri della Lega Nord e di Vivere Senago non sanno o non interessa sapere che se sono seduti su quei scranni e possono parlare apertamente e grazie alla Costituzione Italiana nata dalla resistenza, e che un uomo di grande spessore politico (non come questi minuscoli pseudo-politici di oggi) quale era Sandro Pertini ha detto che il fascismo non è un’idea politica ma un crimine.

E la nostra Costituzione è antifascista e come tale non è accettabile che democrazia e libertà possano essere lasciati a chi sostiene linguaggi e manifestazioni che invece le hanno soppresse

E se nel corso degli anni qualche governo compiacente ha lasciato spazio e “istituzionalizzato” organizzazioni come FN ciò non toglie che essa sia espressione di fascismo e razzismo e come tale va contrastata.

Finita la morale resta il fatto che sarebbe meglio che i signori nostrani della Lega Nord in materia di democrazia e morale forse dovrebbero guardarsi nel proprio orticello.

Ma ormai sembra che la politica sia ridotta come diceva un tale più di duemila anni fa, di guardare la pagliuzza nell’occhio del vicino e non vedere nel proprio la trave.

Buona scuola: in arrivo il referendum.

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Buona scuola, in arrivo il referendum. Dopo quello promosso da Possibile di Pippo Civati nel 2015 (che non raccolse le firme necessarie), nuovo tentativo, e questa volta “dal basso”. Cioè dalle associazioni dei docenti e studenti, dai sindacati e dai comitati Lip (legge di iniziativa popolare). Ieri, domenica 7 febbraio, a Napoli è nato ufficialmente il comitato promotore del referendum. Ne fanno parte Flc Cgil, Gilda, Cobas, Unicobas, Anief e per gli studenti l’Uds, oltre a comitati e sigle minori.

Quattro quesiti in cantiere per abrogare altrettanti punti chiave della legge 107 . “Due sono già definiti – dice Giovanni Cocchi docente bolognese che fa parte dei comitati Lip – e cioè uno sullo School bonus e l’altro sulla chiamata diretta dei professor i da parte del dirigente scolastico, gli altri due sono da definire negli ultimi dettagli ma avranno come oggetto il comitato di valutazione e l’alternanza scuola-lavoro ”. Lo School bonus, ricordiamo, è la possibilità di concedere erogazioni liberali da parte di privati ad una scuola specifica, con il rischio di creare disuguaglianze tra scuole e aree del Paese. Sull’alternanza scuola lavoro il dibattito nel comitato – il cui coordinatore tecnico è il costituzionalista Massimo Villone – è ancora in corso. Si tratta infatti di capire se porre un limite alle 200 ore (per i licei) e alle 400 (per i tecnici) da dedicare nel triennio finale agli stage in aziende, enti pubblici, musei ecc, oppure se abrogare la possibilità di svolgere l’alternanza durante il periodo estivo. «In ogni caso si tratta di tutelare i diritti degli studenti a non essere sfruttati», dice Danilo Lampis dell’Uds che ha avviato una campagna tra gli studenti proprio per far emergere situazioni anomale. «Noi vorremmo un codice etico da parte delle imprese , ma anche la Carta dei diritti degli studenti in alternanza scuola-lavoro che il ministro aveva promesso di attuare, dall’autunno scorso e che invece è ancora arenato negli uffici del ministero a Viale Trastevere», sottolinea.

Tornando ai referendum, a marzo è prevista un’altra assemblea da cui usciranno i quesiti ormai redatti e il via alla campagna referendaria. Che per il momento non vede partecipare i partiti, che, se vorranno, fa notare Cocchi, potranno creare dei comitati di sostegno. Tre mesi di tempo per raccogliere almeno 600mila firme e poi la Corte costituzionale dovrà decidere se i quesiti sono ammissibili.

Ma qual è il clima che regna nelle scuole? “C’è il fuoco sotto la cenere”, dice il rappresentante dei comitati Lip. “La legge 107 ha già fatto vedere crepe come la supplentite o la fine toccata ai docenti del potenziamento: assunzioni senza verificare i reali bisogni delle scuole”, afferma Cocchi. Per questo motivo, una campagna referendaria può riaccendere la miccia e convogliare le delusioni e l’insoddisfazione che già hanno prodotto contestazioni a macchia di leopardo. Come è accaduto nelle Marche e in un liceo di Pisa dove i docenti si sono rifiutati di votare i due rappresentanti del Comitato di valutazione che ha il compito, tra l’altro, di elargire un bonus in denaro ai meritevoli.

Ma il referendum va preparato con molta attenzione , sottolinea Lampis. “I quesiti devono essere chiari e semplici e la campagna deve coinvolgere tutti, tenendo presente comunque che il referendum non è la panacea di tutti i mali. Ma la sua forza è anche quella di stare insieme agli altri percorsi referendari”. Che sono quelli ambientali, come il No Triv e quello sul Jobs act su cui la Cgil sta sondando i suoi iscritti.

Così tra pochi mesi, verso la metà di aprile, potrebbe accadere  che, mentre il presidente del Consiglio affila le armi per la “sua” campagna sul referendum costituzionale, dal basso, arriverebbero i referendum che mettono in crisi proprio i suoi gioielli: la Buona scuola, lo Sblocca Italia e forse anche il Jobs act .

di Donatella Coccoli da Controlacrisi

Presadiretta: “Il tabù del sesso” e “Acqua il referendum tradito”. Due inchieste da non perdere

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“Il tabù del sesso” e “Acqua il referendum tradito”.

(inchieste andate in onda domenica 31 gennaio 2016 su RaiTre)

presadirA PRESADIRETTA ancora una  puntata con due diverse inchieste. Nella prima parte si parlerà di educazione sessuale e affettiva tra gli adolescenti e di bullismo, mentre nella seconda pagina scopriremo come stanno le cose a quattro anni di distanza dalla vittoria del Referendum per il ritorno all’acqua pubblica.

IL TABU’ DEL SESSO. Un viaggio tra gli adolescenti italiani e il loro rapporto con la sessualità, il sexting, il bullismo, la cattiva informazione sul sesso, le discriminazioni di genere, per scoprire se esiste in Italia il Tabù del sesso. A PRESADIRETTA tante storie e testimonianze inedite dei parenti di ragazzi vittime del bullismo e del cyber bullismo, il parere degli esperti, degli psicologi, dei ragazzi e dei genitori.

Perché nel nostro paese non si fa una buona educazione sentimentale e sessuale tra i ragazzi?

Le telecamere di PRESADIRETTA sono andate anche in Germania e in Olanda, paesi con modelli culturali ed educativi diversi dai nostri. In Germania l’educazione sessuale è materia obbligatoria in tutte le scuole. In Olanda “l’educazione multidisciplinare alla sessualità” comincia a 4 anni, sempre a scuola. Ed è il paese con la più bassa incidenza di gravidanze tra gli adolescenti d’Europa e l’età media più alta del primo rapporto sessuale, 17 anni.

 E poi la seconda pagina con ACQUA IL REFERENDUM TRADITO. Era il 2011 e gli italiani votarono in massa per dire si all’acqua pubblica, 27 milioni di cittadini alle urne. Come è andata a finire? Perché l’esito della consultazione referendaria non è mai stato ratificato da una legge nazionale e l’acqua è ancora affidata al mercato?

PRESADIRETTA è stata in Sicilia, dove una legge regionale per il ritorno all’acqua pubblica ci sarebbe, ma non è ancora cambiato nulla. La Regione ha il record di gestori privati, sono 5 su 9 che dovrebbero garantire erogazione, controllo della qualità e servizi. Ma come vanno davvero le cose?

Anche in gran parte della Campania l’acqua è ancora affidata al mercato, ma il Comune di Napoli è l’unica grande città italiana che ha scelto la gestione interamente pubblica del servizio idrico. Le tariffe oggi sono tra le più basse d’Italia e l’azienda ha chiuso l’ultimo bilancio con 8 milioni di euro di utili.

 

“IL TABU’ DEL SESSO”  e “ACQUA IL REFERENDUM TRADITO” sono un racconto di Riccardo Iacona con Liza Boschin, Giulia Bosetti, Alessandro Macina, Raffaella Notariale, Andrea Vignali.

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LETTURE DI FINE ESTATE ORMAI AUTUNNO INOLTRATO(parte seconda ovvero “il colpo alla botte”)

Diversi periodici e quotidiani locali durante l’estate ci hanno informato ed aggiornato sulla difficile situazione in cui versava Villa Borromeo di Senago. La situazione era potenzialmente sull’orlo del fallimento. Ora si può dire quasi con assoluta certezza che abbiamo tranquillamente superato il ciglio del burrone e quindi il fallimento sembra ormai cosa acclarata e conclamata.

Facciata_Villa_San_Carlo_Borromeo

I fatti sono ormai noti a tuti i cittadini senaghesi. La Villa Borromeo, più recentemente trasformata in un Hotel di lusso a cinque stelle, è stata sottoposta a sequestro dal Tribunale di Milano e la prima udienza fallimentare si terrà il 21 dicembre.

Molti hanno riportato anche di spiacevoli episodi che “girano di bocca in bocca”, rendendo edotta la maggioranza dei cittadini che persone che avevano prenotato il banchetto nuziale ed il relativo pernottamento presso Hotel Villa Borromeo si sono trovati a conoscere del sequestro da parte delle forze dell’ordine solo 24 ore prima del matrimonio. Anche alcune recenti recensioni su Trip Advisor hanno contribuito ad illuminare la vicenda con famiglie che avanzano crediti da Hotel Villa Borromeo e quindi dovranno essere risarcite. Sono inoltre noti i fatti che hanno portato poco più di un anno fa le Iene a fare un’inchiesta sulla situazione salariale di chi operava presso l’Hotel. Sostanzialmente sottopagati e in attesa di numerosi stipendi ancora da percepire. Fino a qui i fatti leggendo qua e là alcuni commenti e dibattiti ancora sotto l’ombrellone e la canicola agostana.

Nel piccolo grande panorama dI Senago il dibattito su una delle più importanti dimore storiche della città si era però già articolato con differenti contributi. In passato anche scontri piuttosto roventi si erano accesi sul destino di Villa Borromeo, quando tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni ’80 si era deciso il destino della villa risalente al XIV secolo. Ai tempi diverse fazioni si erano divise sulla scelta di una gestione pubblica della Villa Borromeo oppure di una gestione privata. Tra i potenziali interlocutori (oltre al Comune di Senago che non aveva certo da solo la liquidità per affrontare la gestione e la proprietà) vi erano l’Università di Milano e la stessa Provincia di Milano.

Per molti ancora oggi viene rivendicato con orgoglio (lo leggiamo anche nel periodico Noi e la Città) il fatto che la gestione di villa Borromeo sia finita nelle mani di privati. E che privati ci verrebbe da dire !!!!

Villa Borromeo nelle mani del Comune sarebbe stata per alcuni un’immane sciagura. Avrebbe fatto la “brutta fine di Villa Sioli” questo secondo le affermazioni di alcuni senaghesi. Ci permettiamo molto sommessamente di dissentire. Qualcuno si è spinto oltre nella smania privatizzatrice tessendo addirittura le sperticate ed ingiustificate lodi di Armando Verdiglione che è stato negli ultimi decenni uno dei responsabili del gruppo che era proprietario e gestore di Villa Borromeo. Meriterebbe un capitolo a parte la disamina del personaggio sopra citato.

Già condannato ancora negli anni ‘90 e coinvolto in diverse vicende processuali che ancora perdurano e che lo hanno visto in alcuni casi anche prosciolto. Verdiglione, non è un segreto per nessuno, era lo psicanalista di grido della Milano da bere, che è stata poi ampiamente bevuta. Era nel lotto dei personaggi in voga nella Belle Epoque di craxiana memoria.

Non stupisce più di tanto che i revanscisti del periodo craxiano non riescano a trovare nulla di oscuro in questo personaggio e nella sua gestione di un bene che dovrebbe essere invece patrimonio collettivo della cittadinanza di Senago. Ai tempi in cui si decisero le sorti di Villa Borromeo ricordiamo che il PSI fu certamente sponsor della cessione a Verdiglione. Lo stesso Bettino Craxi fu sicuramente lieto della scelta operata nel 1983. In Italia vige la ipocrita regola, o consuetudine, che si debba sempre parlare bene dei morti, ma sarebbe bene ricordare che stiamo parlando di un ex leader politico nazionale di partito condannato in via definitiva, latitante e morto in contumacia.

Quindi vantare oggi che Villa Borromeo ha subito importanti trasformazioni grazie all’operato del suo “munifico proprietario”* non significa certo affermare che Villa Borromeo sia divenuta un bene fruibile dai cittadini di Senago.

Chi scrive crede che la valorizzazione di un patrimonio culturale non debba necessariamente passare attraverso la sua trasformazione in un albergo a cinque stelle con annesso centro congressi. Probabilmente questo ha reso fruibile il luogo solo a chi può permettersi certe spese. Quanto al destino della Vila Borromeo siamo ben consci che oggi la situazione sia decisamente difficile. Il destino può essere, quasi per nemesi storica, simile a quello della dissoluzione che toccò al partito che fu di Craxi.

Certo di acqua ne è corsa sotto i ponti e tanta ne correrà ancora, così tanta da riempire vasche e vasche di putrida vergogna. Quello che il tempo ci ha lasciato è la constatazione amara che un certo periodo della storia del nostro paese ha realmente fatto male e continua a farci male anche oggi.

Sulle ali del craxismo è nato il belusconismo che per un ventennio ci ha angustiato e intristito. Oggi pensiamo che la caduta verso il basso e verso i disvalori che obnubilano il partito di maggioranza relativa oggi al governo  (leggasi Partito Democratico) sia figlio di una certa politica che ineggiava ai Verdiglione di “casa nostra”. Probabilmente senza Craxi non ci sarebbe stato Berlusconi e senza Berlusconi non avremmo Matteo Renzi a sgovernare l’Italietta derelitta e meschina.

Il trio

 

* Quanto alla munificenza del privato che ha acquisito e gestito Villa Borromeo riportiamo molto sommessamente uno stralcio di una delibera di Giunta recentemente approvata che stabilisce l’ammontare del credito del Comune di Senago nei confronti di Villa Borromeo.

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Premesso che con sentenza n. 589 del 25/06/2015, il Tribunale di Milano ha dichiarato il fallimento della società Villa San Carlo Borromeo S.r.l., con sede in Milano, Via Serbelloni n. 5, C.F. 04637660962, nominando Giudice Delegato il Dott. Guido Macripò e curatori i signori Dott. Diego Moscato, Avv. Marco Angelo Russo e Dott. Marco Mistò, come da nota acquisita al protocollo con il n. 19238 del 30/07/2015;

Preso atto che il Comune di Senago è creditore nei confronti di Villa San Carlo Borromeo S.r.l. dell’importo di € 456.229,33= di cui:

€ 181.925,21= per atto di precetto del 05/02/2007, dovuti per l’esecuzione d’ufficio dei lavori di consolidamento del Ponte di via per Cesate e rifusione da sentenze;

-€ 132.620,30= per crediti da Tributi in via privilegiata;

-€ 141.683,82= per crediti per Tributi già a ruolo di Equitalia.

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Che in Italia regnasse il Capitalismo straccione lo sapevamo e ce lo aveva insegnato già Antonio Gramsci diversi anni orsono. Che la politica all’insegna del “privatizzare i profitti e socializzare le perdite” veda ancor molti sostenitori lo continuiamo a sapere. Almeno non permetteteci di essere complici rimanendo in silenzio e accettando tutto come se fosse la normalità.

Mondazzoli, ancora un passo verso il peggio

mondadori-rizzoliCon un fatturato congiunto di circa 460 milioni di euro nel 2014, il nuovo gruppo controlla ora una quota pari al 40% del mercato librario. E, come denunciavano tempo fa gli autori Bompiani (tra i marchi ceduti) conquista un potere quasi monopolistico nei confronti di autori e librerie

È noto come nell’ultimo periodo pezzi molto importanti del nostro apparato imprenditoriale siano caduti in mani straniere senza che si potesse registrare anche, parallelamente, una tendenza opposta, quella di vedere cioè altrettante società straniere venire acquisite da dei capitalisti nostrani. Abbiamo spesso deprecato in passato, anche su questo giornale, tale stato di cose e questo quasi ogni volta che si manifestava qualche importante caso di perdita di nostre imprese qualificate; che finissero in mani francesi, statunitensi, arabe, giapponesi, tedesche, o cinesi non era poi molto importante.

E’ ancora di questi giorni la notizia della acquisizione della Grom, produttrice di gelati, da parte della Unilever; l’operazione non è tanto importante per le tutto sommato ridotte dimensioni dell’affare, ma per il suo valore in questo caso molto simbolico di un made in Italy qualificato.

Aspettiamo comunque trepidanti il prossimo caso, che, siamo sicuri, si verificherà immancabilmente a breve termine. Per altro verso, sono in corso da tempo delle grandi manovre su Telecom Italia e nessuno sembra ancora una volta preoccuparsene.

Abbiamo regolarmente stigmatizzato in passato lo spirito ormai rinunciatario del nostro sistema industriale –ovvero, come direbbe il grande storico Fernand Braudel, l’ennesimo tradimento della borghesia nazionale- e l’apparente e palese indifferenza del governo, in questo come in altri casi, ufficialmente almeno, in nome di un neoliberismo d’accatto.

Ebbene, confessiamo che appena si è cominciato a parlare della possibile acquisizione della RCS libri da parte della Mondadori, circa sette mesi fa, abbiamo invece vanamente sperato che, in assenza evidente di qualche altro editore nostrano che avesse i soldi e la voglia di rischiare, qualche azienda straniera si facesse avanti rilanciando la posta e vincendo alla fine la preda.

Ma nessuno si è mostrato all’orizzonte; l’accordo era probabilmente già da tempo stato siglato nelle segrete stanze dell’economia e della politica e non vogliamo neanche immaginare le contropartite che sono state messe a punto sottobanco per il via libera all’operazione. Ed ora a conclusione della partita siamo anche obbligati ad assistere al ghigno trionfante di Marina Berlusconi.

Non ci sembra molto plausibile, come fa anche qualcuno tra i nostri intellettuali, sperare ora in un intervento dell’antitrust romano–uno dei tanti enti inutili, ma di quelli che certamente Renzi non abolirà. L’aria che si respira nella capitale è da un pezzo abbastanza mefitica per sperare in una decisione adeguata dell’ente. Ma magari ci stiamo sbagliando.

Quasi nessuno si è dunque veramente acceso per l’episodio, al contrario di quanto sarebbe successo solo qualche anno fa. D’altro canto, si dimostra ancora una volta come queste cose non interessino molto da noi – la cultura non fornisce da mangiare, come diceva Tremonti, né influenza in maniera significativa un’opinione pubblica ormai peraltro devitalizzata.

Mica si trattava in ogni caso dell’acquisizione dei giornali della stessa Rizzoli, della Gazzetta dello sport o del Corriere della sera; quelli non sono certamente in vendita.

L’unico premio di consolazione a cui abbiamo avuto diritto è stato quello di vedere che almeno la Adelphi, al contrario dei marchi Rizzoli, Bompiani, Marsilio, Fabbri, sia stata esclusa dalla partita e che essa stia ritornando, a quanto sembra, nelle mani del suo fondatore e primo proprietario.

Ci auguriamo almeno che ora una fetta consistente degli autori che pubblicavano con la vecchia Rizzoli cambino casacca e comincino a pubblicare da qualche altra parte, consci peraltro che probabilmente perderanno in forza mediatica e in copie vendute. Vedremo in quanti ne avranno la voglia e il coraggio.

Del resto molti autori Bompiani, oggi tra i marchi ceduti, avevano in una lettera aperta di molti mesi fa dichiarato il loro allarme per la possibile operazione; essa avrebbe, in effetti, visto il nuovo gruppo controllare una quota del 40% del mercato librario, cosa inaudita in altri paesi civili -nel 2014 il fatturato congiunto è stato di 460 milioni di euro. Con tale operazione, ricordavano gli autori, si sarebbe conquistato un potere quasi monopolistico nei confronti di autori e librerie, essendo poi tale nuovo gruppo anche in grado di mettere in difficoltà le piccole case editrici, non tutelate in alcun modo da noi, al contrario che in altri paesi europei. Ad esempio, in Francia non è possibile vendere i libri sotto al prezzo di copertina.

Ci resterebbe da capire perché la Rizzoli, e dietro di essa i gruppi industriali e finanziari che la governano, abbia dato forfait. Il punto è che l’azienda si trovava piena di debiti, in un mercato in piena mutazione, toccato dalla crisi, ma anche e forse soprattutto da Internet e da fenomeni come Amazon. Gli spazi di movimento si restringono e forse solo un’azienda come la Mondadori, che fa parte di un gruppo con una forte e vasta esposizione sul fronte dei media, nonché guidata da una persona che riesce a usare in maniera molto spregiudicata le leve del potere, può sperare di sopravvivere.

E’ facile immaginare che fra qualche tempo fioccheranno i licenziamenti e i prepensionamenti. Dopo di che, forse, anche la Mondazzoli, come già viene chiamato il nuovo monstrum editoriale, verrà ceduta all’estero al miglior offerente.

Di Vincenzo Comito, pubblicato su: http://www.sbilanciamoci.info.

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The courses are free –   TEL:   02/99058468  – 02/99481404

Al centro estivo presso la piscina di Senago si fa educazione civica

E’ aperto, come tutti gli anni, il centro estivo presso la piscina comunale di Senago. Il centro ospita i bambini ed i ragazzi che hanno terminato le scuole offrendo momenti preziosi di svago, sport e attività ludico ricreative di varia natura.

Quest’anno il centro ha organizzato anche momenti culturali importanti dove, sempre all’insegna del gioco, vengono tenuti incontri che trattano di educazione civica, una materia purtroppo non più insegnata nelle scuole.

La scorsa settimana è stata l’occasione, per i ragazzi e le ragazze presenti, di incontrare gli agenti della Polizia Municipale che hanno spiegato, in tre momenti diversi, modelli e norme comportamentali  per una buona convivenza civile e tenuto lezioni in materia di sicurezza ed educazione stradale, destando la curiosità e l’attenzione di tutti.

I prossimi incontri si terranno in collaborazione col servizio di pronto soccorso del 188. Toccherà ai volontari del soccorso provare a destare l’attenzione di tutti i ragazzi che sicuramente non mancheranno di rispondere con la loro curiosità e le loro infinite domande.

L’iniziativa, ideata dalle animatrici del centro, propone quindi attività culturali inserite all’interno delle giornate di gioco, portando l’insegnamento dell’educazione civica di nuovo tra i nostri piccoli ed adolescenti.

Un piccolo ma importante momento per aiutarci a sperare in un domani migliore per tutti, dove le persone sappiano sempre rispettarsi a partire dalla condivisione delle regole.

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