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Chi vince,chi perde

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di Salvatore Cannavò da Il Fatto Quotidiano

Berlusconi è il principale sconfitto lasciando sul campo oltre 6 milioni di voti. Ma il Pd, con la perdita di 3,5 milioni di voti, ne oscura il tracollo.

Lo tsunami elettorale ha colpito innanzitutto il centrodestra, ma si è abbattuto inaspettatamente anche sul Pd. L’analisi dei dati reali, fatta dall’Istituto Cattaneo, mette da parte le percentuali e utilizza i voti assoluti per capire come si sono spostati fisicamente milioni di consensi da una parte all’altra. Con questa analisi, ad esempio, si scopre che il principale sconfitto delle elezioni è proprio Silvio Berlusconi che, sottolinea l’Istituto, ha subito “una riduzione dei consensi tra il 2008 e il 2013 pari a quasi il 50%” lasciando per strada 6.296.744 voti. Nelle regioni centrali il partito di Berlusconi perde esattamente la metà dei consensi (-50,1) mentre l’unica area dove “contiene” la sconfitta è il Nord-est in cui la riduzione dei voti è stata in media del 30% riducendosi al 34% in Veneto.
Anche la Lega ha perso la metà dei voti, il 54%, lasciando sul terreno 1.631.982 elettori. Si ricorderà che sia nel 2008 che nelle Europee del 2009 si era data molta enfasi allo “sfondamento” del Carroccio nelle “regioni rosse”. È proprio qui, però, che la riduzione si fa più consistente, arrivando a un -68% come anche nel Nord-est con la perdita del 61% dei voti che si addolcisce in Lombardia, dove l’erosione è “solo” del 44%, per farsi di nuovo pesante in Piemonte (-64,3) e in Liguria (-68).
Risultati pesanti, dunque, che non giustificano la soddisfazione di Berlusconi il quale, però, può sollevarsi per la contestuale batosta subita dal Pd. Rispetto al 2008, il partito di Bersani perde 3.435.958 voti un calo del 28%. I picchi sono nelle regioni meridionali con Puglia (-44,8%), Basilicata, Calabria (-39,4) e Abruzzo (-36,5). Il Cattaneo fa osservare che la maggior perdita è “lungo la dorsale adriatica, ossia nell’area economicamente più dinamica del Centro-Sud”. Qui si può notare la prima relazione con il voto ai Cinque Stelle che sono, appunto, il primo partito nelle Marche e in Abruzzo e che anche in Puglia conquistano il 25%.

Per il movimento di Beppe Grillo non ci sono confronti. I consensi alla Camera sono 8.689.168 “distribuiti equamente in tutto il territorio” ma con una lieve maggioranza (2,4 milioni) al Sud, seguiti dai 2,1 milioni nel Nord-ovest e da 1,6 milioni nelle “regioni rosse”. DA QUESTI dati si comprende come Grillo abbia saputo drenare voti da tutti: dai delusi berlusconiani, dai leghisti, dal Pd. Il balzo lo fa quando riesce a cumulare entrambe le emorragie come succede in Liguria (32%), Marche (32), Sicilia (34). Essendo la più consistente, invece, l’emorragia berlusconiana nutre tutte le altre: 5 Stelle, astensionismo e anche il Centro. Monti, infatti ottiene poco più di 3,5 milioni di voti rispetto ai 2 milioni di cui beneficiava Casini nel 2008. Il suo è un risultato al di sotto delle aspettative sul piano politico ma comunque fa crescere in dimensioni il “centro” modificandone la natura. La crescita, infatti, è maggiore in Trentino, Lombardia e Liguria mentre non è forte al Sud.

Degne di nota sono anche gli andamenti dell’area della sinistra radicale che secondo l’Istituto Cattaneo, può accreditarsi di 400 mila voti in più (nel confronto tra Sel, Rc e Pcl nel 2013 e Sinistra Arcobaleno, Pcl e Sinistra Critica nel 2008). In realtà, in Rivoluzione civile c’era anche Di Pietro. Calcolando i suoi voti del 2008 (1,5 milioni) il saldo è negativo di oltre un milione di voti. Crolla, infine, l’area della Destra più estrema (Forza Nuova, La Destra, Casa-Pound, Fiamma) che passa da 1 milione di voti nel 2008 a 400 mila. Perdita più marcata nelle regioni del Nord rispetto al Centro-sud.

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Elezioni regionali della LOMBRADIA ed elezioni politiche 2013

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La lista Ingroia dà fastidio. E si vede

Simbolo-Rivoluzione-civiledi Franco Frediani –
Un uomo che ha il coraggio, prima di presentare un accurato dossier sul rapporto stato-mafia (che ha “incentivato” il suo allontanamento dalla Sicilia.) e poi di uscire dall’ambiente professionale in cui opera, per difendere la coerenza e la “bontà” del suo lavoro, non può mai essere apostrofato come “una piccola figura”. Ad usare questi termini è stato il procuratore aggiunto di Milano Ilda Bocassini. Lo ha fatto all’indirizzo di Antonio Ingroia, reo, a suo dire, di essersi paragonato a Giovanni Falcone.
Non entriamo nel merito delle qualità morali e professionali della giudice milanese, nessuna voglia di metterla in discussione, ma vorremo capire meglio il senso di queste strane esternazioni. Anche un bambino capirebbe il significato delle parole pronunciate dal leader di Rivoluzione civile. Su Antonio Ingroia non si può pensar male né nutrire alcun dubbio. Si è battuto e si batte contro un mostro che ha dimostrato di avere mille tentacoli, ma soprattutto evidenziando collegamenti sui quali è d’obbligo fare chiarezza ed ai quali non si può dare alcuna giustificazione, neppure scomodando la lesa maestà! Ha conosciuto la trincea della Magistratura siciliana e si è addentrato in un lavoro che pochi avrebbero portato avanti con tanta determinazione. Chiamare le cose con il proprio nome, così come ha fatto il leader di Rivoluzione civile è sempre sinonimo di chiarezza e trasparenza.
Le parole di Ingroia sono state immortalate in un video e non possono essere cambiate o male interpretate! Alle domande del cronista che gli chiedeva cosa pensava delle critiche ricevute da molti suoi colleghi della Magistratura, l’ex PM, che ha indagato sul rapporto “stato-mafia”, ha semplicemente risposto con una naturalezza disarmante: “Noto che altri colleghi altrettanto in vista, come Piero Grasso, non sono stati oggetto di critica pur svolgendo ruoli delicati a livello nazionale”. Non è forse vero? Cosa avrebbe dovuto dire la giudice Bocassini riguardo alle esternazioni fatte a suo tempo dallo stesso Grasso, allorché si spinse nel dichiarare che avrebbe dato un premio a Berlusconi riconoscendogli meriti per alcuni interventi legislativi fatti contro la mafia(?). Frasi che furono definite “sconcertanti” persino dal segretario generale di magistratura democratica, Piergiorgio Morosini.
Le contraddizioni dell’ex procuratore nazionale si resero subito evidenti, visto che, lo stesso, ebbe modo di dire cose di ben altro tenore nel corso della trasmissione radiofonica “la Zanzara”, andata in onda su Radio 24 il 13 maggio del 2012: “Avevamo chiesto norme anticorruzione, antiriciclaggio, stiamo ancora aspettando”. Da notare che proprio Grasso è stato il primo ad attaccare Ingroia quando questi partecipò ad un congresso dei Comunisti Italiani. Oggi, come sappiamo, ha lasciato la Magistratura ed il giorno dopo si è felicemente accasato “in quel del PD”, con tanto di aspirazione ad ulteriori salti di qualità in caso di vittoria elettorale… Non si può dunque, che registrare sorpresa e incredulità nella stizzita reazione di Ilda Bocassini; una persona nota tra l’altro, per la parsimonia delle sue parole e delle valutazioni fatte fuori dal suo ruolo… Nell’intervista rilasciata al TG La7, Ingroia mette solo in evidenza la strana disparità di trattamento riservata a Grasso, e nella rimembranza delle critiche a suo tempo ricevute, ma anche dispensate da molti altri magistrati, cerca soltanto di offrire la sua “spiegazione”: “Io al contrario di altri ho detto sempre quello che pensavo ricevendo critiche… e anche criticando a mia volta la Magistratura e gli alti suoi vertici”. Ma sono proprio le frasi conclusive di questa intervista, quelle che hanno suscitato l’ira del procuratore aggiunto di Milano; laddove il candidato premier di Rivoluzione civile ricorda come in passato, “trattamenti analoghi”, erano stati riservati anche ad altri “piu’ importanti ed autorevoli Magistrati (piu’ importanti e autorevoli!) a cominciare dallo stesso Giovanni Falcone, al cui indirizzo, al momento in cui iniziò a collaborare con la politica, arrivarono le critiche più pesanti dalla stessa Magistratura”.
Il dato accertato è che Antonio Ingroia rompe con una consuetudine fatta di reticenze e silenzi, di sospetti ai quali non hanno mai fatto seguito i fatti. Rivoluzione civile sta dando fastidio; insegue e propone un cambiamento e lo fa ad alta voce. I poteri forti non gradiscono, gli apparati dello stato, che finora si sono sempre chiusi a riccio, meno che mai.