Archivi categoria: expo 2015

Dopo EXPO: viaggio attraverso le idee

Una proposta di sinistra per il dopo-expo

EXPO, nutrire il pianeta. E i lavoratori?

«L’Italia di Farinetti e di Renzi
L’Italia espone i suoi schiavi all’Expo: 3,2 euro ora e raggiungimento del posto di lavoro e colazione a loro carico».

images

Bergamo. Sembra uno scherzo. Non lo è. Carlo (il nome è di fantasia) lavora in Expo con il ruolo di addetto all’accoglienza. E’ il primo volto che vede il visitatore quando entra nei padiglioni nazionali della grande esposizione universale.

Curati, di bell’aspetto e sempre sorridenti, queste le richieste di EXPO SpA e Manpower ai propri dipendenti. Al lavoratore viene imposto un regolamento, come ogni azienda che si rispetti. Quello di Manpower è a dir poco restrittivo: Vietato bere, mangiare, sedersi e senza pause. Tutto per iscritto.

I sacrifici si sa vanno di pari passo con il valore della propria prestazione, capita quindi nei normali luoghi di lavoro che alle energie spese per un lavoro salariato corrisponda una paga adeguata. Nulla da fare in EXPO, Carlo non mangia non beve, non si può sedere per 8 ore di fila per 5 giorni alla settimana per una retribuzione di 797 € lordi equaivalenti a circa 560 € al mese.

Expo, da alcuni decantata come la soluzione alla fame nel mondo affama i propri lavoratori con stipendi da fame. Con lo zampino di Manpower (agenzia interinale) e di IVRI che di  fatto gestisce l’appalto dell’accoglienza agli stand. Sarebbe curioso sapere quanto vale questo appalto e quanto ci guadagnano EXPO, Manpower, e IVRI. Qeusta cifra non ci è dato saperla e  resta nelle oscure stanze di EXPO Spa.

Nel frattempo il Carlo di ogni stand continuerà a sorridere ai visitatori, per 3.2 € l’ora. In alcuni stand della grande esposizione universale non ci si compra nemmeno una bottiglietta d’acqua.

da “Contropiano.org”

Immagine

EXPO: nutrire il pianeta o le multinazionali? Convegno internazionale 26 e 27 giugno a Milano

expo_convegno

Massimo Gatti interviene al convegmno “ZAPPARE LA TERRA”

ZAPPARE LA TERRA

NUTRIRE IL PIANETA, NUTRIRE MILANO

La sovranità alimentare è una nuova alleanza tra città e campagna

Milano – 21 aprile 2015

Auditorium Via Valvassori Peroni, 56

Partecipiamo a una importante iniziativa che da seguito al convegno del 7 febbraio a palazzo Marino per diffondere informazioni, conoscenze, esperienze e lotte sociali alternative al modello EXPO, come è avvenuto anche a Trezzo sull’Adda sabato 11 aprile.

Per quanto riguarda gli argomenti che mi sono stati assegnati, confermo una situazione drammaatica e irreversibile di taglio e aggressione nei confronti del Parco Agricolo Sud Milano e dell’insieme delle superfici agrarie e verdi della Città metropolitana. TEM, BreBeMi e Pedemontana, pur pensate tanti anni fa, sono lievitate in questi anni dietro lo scudo dell’esposizione universale. 170 km di nuove autostrade realizzate complessivamente per 2/3, altrettanto asfalto in opere compensative, cave, rifiuti, movimento terra e cancellazione del nuovo trasporto pubblico su ferro fuori Milano, nonché della manutenzione ordinaria e della viabilità alternativa.

I DANNI CAUSATI

Fatti salvi i risultati eccezionali di aziende coraggiose come quella di Dario e Renata Olivero e di tanti altri che abbiamo sentito prima di me, il Parco Sud non ha più i suoi 47 mila ettari originari e le centinaia di aziende che ne facevano l’eccellenza italiana ed europea. A fianco al Parco Sud, la Martesana è falciata da una BreBeMi fallimentare e costosissima come opera e per gli utenti, oltre a essere pesantemente inquinata per materiali e presunte infiltrazioni mafiose.

A nord la Pedemontana annaspa in un caos economico, ma si vuole proseguire anche di fronte alla “collina” di Seveso, sotto la quale c’è la diossina del disastro ambientale del 1976. I poteri forti (banche, società pubbliche e private, grandi cooperative) se ne infischiano della salute pubblica, l’unico obiettivo è il denaro. La rapina è protetta da una scellerata politica governativa e regionale che si perpetua a Roma (Renzi, Letta, Monti, Berlusconi) e in Lombardia (Maroni, Formigoni), producendo appalti, subappalti, massimi ribassi, rifiuti speciali e scarse azioni di contrasto alle mafie.

Per ora sono stati regalati 330 milioni di euro a TEM, soldi pubblici rilevanti a Pedemontana, garanzie bancarie a BreBeMi… e sono sempre in agguato gli sgravi fiscali!

La Provincia di Milano ci ha messo del suo e su questo ho contrastato le politiche asfaltiste degli ultimi presidenti (Colli, Penati, Podestà) e il pessimo uso che è stato fatto della società Serravalle e collegate. Il Comune di Milano e la Città metropolitana si caratterizzano per inerzia e subalternità: curioso l’appello delle ultime ore a usare i mezzi pubblici per la “grande fiera” senza aver mosso un dito per investimenti su TPL, anziché per autostrade nell’area vasta fuori Milano città.

CHE FARE

Si impone in questa fase una stretta sul controllo dei cantieri che lavorano a ciclo continuo per garantire la sicurezza di chi lavora e di chi viaggia. Scandalosa la sottovalutazione delle morti nei cantieri da una parte e del rischio alluvione dall’altra, anche in zone rurali squassate dalle autostrade e che non avevano mai avuto problemi negli ultimi 500 anni, dai tempi di Leonardo da Vinci e del suo sistema irriguo.

Per non subire passivamente la situazione che si è determinata e reagire collegandosi alle forze reali del territorio, ritengo importante quantomeno ridurre i danni immensi già prodotti:

  1. va ripristinato immediatamente il reticolo idrico minore per non abbandonare le campagne rimaste a fianco delle autostrade;

  2. le compensazioni devono consistere in una effettiva azione di riforestazione di pianura per impedire le urbanizzazioni infinite;

  3. vanno pagati subito i giusti indennizzi agli agricoltori e negoziato un equo prezzo del latte per salvaguardare il settore zootecnico;

  4. i contratti agrari (fitti agrari) devono essere pluriennali consentendo di lavorare e non di boccheggiare;

  5. lo sviluppo del biogas non può essere selvaggio e fuori controllo;

  6. la nuova legge regionale sul consumo di suolo, nella parte del blocco, va applicata subito e non tra tre anni, temporalità nefasta che produce speculazioni, vantaggi alla rendita e cementificazioni accelerate.

LA PROSPETTIVA E GLI OBIETTIVI

Mi auguro ci sia consapevolezza sulla rottura dell’equilibrio naturale causato negli ultimi anni, cambiando paesaggi rimasti inalterati negli ultimi mille anni e che avevano costituito una riserva alimentare, di vita e di ossigeno.

Nel Sud Milano ad esempio sono state distrutte zone attorno al Canale Muzza bonificate dai monaci benedettini. Non c’è paragone con gli anni del boom economico e dello sviluppo dei decenni successivi. Vi erano tensioni, conflitti e gravi errori, ma una disponibilità di suolo non paragonabile ad oggi.

Negli anni della costruzione dell’Autostrada del Sole, a Milano, di fronte alla Bocconi, c’era la centrale del latte municipale più importante d’Italia e tra Milano e Lodi, di fronte alla centrale elettrica di Tavazzano, c’era la Polenghi Lombardia come stabilimento lattiero-caseario di eccellenza, oggi ridotto a un residuato.

La battaglia è durissima anche perché siamo di fronte a una informazione di regime che oscura quasi tutto ed è cortigiana verso il potere costituito. Hanno oscurato un’enorme manifestazione popolare (2.000 persone!) il 28 marzo 2015 tra Albairate ed Abbiategrasso per impedire la nuova Tangenziale Ovest e il taglio del Parco del Ticino. Non si hanno notizie sufficienti sulle vertenze aperte dai comitati per cancellare il mostro a 14 corsie a Paderno Dugnano e per interrare la Rho-Monza, per tutelare la sicurezza di Gessate contraria alla terza autostrada in casa o per rilanciare la tramvia Milano-Limbiate, anch’essa scippata da EXPO. Ma la partecipazione, la continuità, la competenza e la lotta sono gli unici strumenti per strappare dei risultati, come dimostra lo stop alle “vie d’acqua” a Milano città. Non i facinorosi, ma il buon senso e il conflitto dei No Canal contro l’insipienza e la corruzione.

Per evitare il pensiero unico e la riduzione del dissenso e del pluralismo a un problema di ordine pubblico occorre lucidità, responsabilità e una lotta pacifica e di massa che non si faccia mettere nell’angolo. Che si riapra un dibattito pubblico per la costruzione di una autorità pubblica dell’acqua bene comune, per riprendere i risultati dei referendum popolari del 2011, per attuare una proposta di Emilio Molinari e di Romano Prodi.

Anche per le aree EXPO vanno sostenute le proposte di Basilio Rizzo e di Anita Sonego nel Consiglio comunale di Milano. Dopo aver acquisito aree private (dei Cabassi e di Fondazione Fiera) con un clamoroso errore proprio a fianco alla fiera già esistente e al sito abbandonato dell’Alfa Romeo, va almeno lanciata un’idea pubblica definitiva stoppando debiti e furti alla collettività, scoperchiando definitivamente il pantano del malaffare e delle bonifiche dimenticate come denunciato tanti anni fa dal Centro sociale La Fornace di Rho e che ho continuamente sostenuto nell’ultimo Consiglio provinciale elettivo.

Se non alziamo gli obiettivi e il coinvolgimento della società, “lor signori” sono pronti al TTIP (Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti), a ulteriori e devastanti privatizzazioni, a riempire il sottosuolo di depositi di gas nonostante l’assenza di domanda e il terremoto del 2012, a svendere la terra, gli immobili, le piazze e le opere d’arte, relegandoci a colonia del XXI secolo.

LA DEMOCRAZIA

Infine in concomitanza con il 25 aprile e il 70° anniversario della Liberazione dal fascismo, dal nazismo e dal razzismo, dobbiamo porre un enorme problema di democrazia.

Mentre si scassa ulteriormente la Costituzione, noi non possiamo affrontare i mesi e gli anni futuri prendendo atto che 133 comuni in provincia di Milano e circa 2 milioni di cittadini e cittadine non avranno rappresentanza diretta se va bene fino al 2021. Dopo l’abolizione delle elezioni provinciali non è ammissibile che solo i cittadini di Milano città votino il Sindaco metropolitano e tutti gli altri no. Inaccettabile che il Consiglio metropolitano venga nominato dalla platea ristretta degli amministratori e non dal popolo.

Nel 2016 va ripristinato il suffragio universale e la democrazia. Si dovrebbe promuovere una legge speciale per Milano. Deve essere chiaro che in un momento in cui i centri di potere sono spesso fuori dalle istituzioni (es. multinazionali), le risorse per i servizi pubblici cancellate, il personale dipendente come quello delle province umiliato e non salvaguardato, se salta definitivamente il valore costituzionale della democrazia, le Città metropolitane sono già morte. Mi auguro che ne riparleremo presto tutte e tutti insieme.

Grazie per l’attenzione a questa ora tarda.

Massimo Gatti

già Consigliere provinciale di Milano

Lista civica Un’Altra Provinci-PRC-PdCI

EXPO2015 = DEBITO

DCP_02_def-1024x640

Expo2015 è un megaevento sostenuto quasi interamente da soldi pubblici (del miliardo e 300 milioni di spesa per la realizzazione, e’ privata solo la cifra corrisposta dalla Camera di Commercio, il 10%) , questo lo rende particolarmente gravoso a livello finanziario.

Se si considerano le opere annesse (le grandi nuove autostrade e le nuove linee della metropolitana) occorre aggiungere altri 9 miliardi di euro. Occorre aggiungere altri centinaia di milioni di euro se si considerano anche le operazioni legate indirettamente ad Expo, ovvero le operazioni di restyling urbano e l’organizzazione di eventi collaterali ad Expo, legati ad esso ma da svolgersi fuori dal sito Expo. Per non parlare delle spese non preventivate e di quelle legate ai ritardi per la costruzione delle opere, Italia90 docet, che con Expo2015 sta rischiando di superare ogni record (ultime in questo senso le spese per il maquillage e l’occhio tangenti dei padiglioni non pronti per l’apertura dei cancelli).
Uno dei risultati di questo sforzo economico è, quindi, un nuovo importante aumento del debito pubblico. Le stime più ottimistiche sulla vendita dei biglietti (in questi ultimi giorni offerti in lungo ed in largo a prezzi scontati) parlano di incassi dell’ordine di 500 milioni di euro. 300 milioni abbondanti di euro derivano per ora dalle sponsorizzazioni, il resto è debito.

Se vuoi approfondire la lettura di quest’articolo clicca qui.

“L’ASFALTO SOFFOCA LA CITTÀ METROPOLITANA. REAGIRE SI PUÒ E SI DEVE!”

Milano, 10 aprile 2015. Intervento di Massimo Gatti, già consigliere provinciale di Milano della Lista civica Un’Altra Provincia-PRC-PdCI.

no-expo-milano-ottobre-1024x768“Ogni giorno aumenta il dissesto procurato dalle autostrade in corso di esecuzione, finite o previste (Pedemontana-TEM-BreBeMi-Rho/Monza-nuova Tang. Ovest),per extra costi e ladrocini vari. Nonostante il pantano di Mafia Capitale, MOSE ed EXPO il Governo Renzi e la Giunta regionale Maroni balbettano di fronte a mafie e corruzione e chiudono occhi e orecchie rispetto alle vere esigenze del paese. Vedremo l’ applicazione dei nuovi provvedimenti legislativi contro la criminalità economica in cui non basta evocare il potere salvifico del Dott. Cantone.
Mi è capitato in queste settimane di partecipare a manifestazioni importanti in difesa della salute, dei territori e di uno sviluppo sostenibile. La più recente sabato 28 marzo 2015 che ha radunato tantissime persone tra Albairate e Abbiategrasso contro la nuova tangenziale ovest,unendo agricoltori, comuni, associazioni e comitati purtroppo ignorati dal servizio pubblico televisivo e da troppa stampa.
Cosi è successo sabato 14 marzo a Zibido S. Giacomo e sabato 21 Marzo a Cornegliano Laudense per contrastare enormi e pericolosi depositi sotterranei di gas e per tutte le manifestazioni di denuncia degli sconquassi TEM-BreBeMi-Pedemontana e del mancato interramento della Rho- Monza.
Sabato 18 Aprile saremo di nuovo in piazza contro lo scandalo Pedemontana nei Comuni di Lentate e di Seveso, ai presidi e alla manifestazioni promossi da vari comitati.
Grande fatica si continua a fare per evidenziare la vertenza aperta a Gessate per evitare la terza autostrada in casa con disprezzo della sicurezza stradale e a Limbiate per salvare la metrotramvia di collegamento con Milano scippata da EXPO.
È possibile però intervenire ancora, partecipare e cambiare. Mi sono battuto per tanti anni prima come Sindaco di Paullo e poi come Consigliere provinciale di Milano contro le sciagurate politiche asfaltiste dei presidenti provinciali Colli, Penati e Podestà e oggi rivendico di aver chiesto formalmente e da molti anni la rimozione totale di tutti i vertici delle società TEM, Serravalle, Pedemontana e ASAM, senza aspettare che la Procura della Corte dei Conti chiedesse la restituzione di circa 900.000 euro alla Direttrice di ASAM, voluta da Podestà e rimasta senza titoli e competenze a gestire un fallimento.
Governo nazionale e regionale non devono ripetere come pappagalli le scadenze di expo ma controllare, ridurre i danni, preparare il dopo EXPO da subito contrastando le continue speculazioni e la distruzione totale dell’agricoltura, dei trasporti per i pendolari, della mobilità alternativa, dei servizi pubblici e della buona occupazione.
I comuni, a partire dal capoluogo e la città metropolitana (debolissima senza la legittimazione del voto popolare e senza risorse) devono comunque uscire da una inerzia complice del peggio, al di là di vuote parole su fantomatici piani strategici.
Da una “classe dirigente” che non sa neanche salvaguardare i dipendenti delle vecchie province lasciati allo sbando dopo l’abolizione delle elezioni provinciali a suffragio universale, non ci si può aspettare nulla di buono, fatte le debite e rare eccezioni.
L’unica garanzia è la mobilitazione popolare, faticosa,continua e competente che tiene aperti spiragli di speranza come è successo per le vie d’ acqua a Milano, con il blocco di lavori frutto di spartizioni e mazzette.
Di questi temi e d’altro tratterò con molteplici relatori nell’importante convegno pubblico che si terrà sabato 11 aprile 2015 a Trezzo sull’Adda dalle ore 9.30 alle 13.30 presso la società operaia di piazza S. Stefano organizzato da Rifondazione Comunista, L’Altra Europa con Tsipras e Ass. Soldelladda che avrà come tema: ”EXPO 2015: nutrire il pianeta o le multinazionali?”.

IL sistema delle consorterie

costruzioni
Nel com­men­tare il fal­li­mentare bilancio dell’attuazione delle grandi opere pre­vi­ste dalla Legge Obiet­tivo pre­sen­tato dalla camera dei depu­tati (in 14 anni di vigenza è stato com­ple­tato sol­tanto l’8% delle opere pre­vi­ste), Il Sole 24Ore denun­ciava la «buro­cra­zia asfis­siante». Ieri è dovuta inter­ve­nire di nuovo la magi­stra­tura per rac­con­tarci la verità.

Ercole Incalza non è un “asfis­siante buro­crate” ma un uomo potente che da oltre venti anni è al cen­tro del sistema che ha pre­teso e otte­nuto da governi di ogni colore di can­cel­lare regole e con­trolli, fino a demo­niz­zare la pub­blica ammi­ni­stra­zione. Incalza ha par­te­ci­pato alla rea­liz­za­zione della Tav che ha sper­pe­rato oltre 50 miliardi per col­le­gare le grandi città e lasciato senza risorse le tratte uti­liz­zate quo­ti­dia­na­mente dai pen­do­lari. Uscito indenne da Tan­gen­to­poli, è stato capo delle strut­tura per le Grandi opere del mini­stero delle Infra­strut­ture col­la­bo­rando con tutti i mini­stri suc­ces­si­va­mente inqui­siti, da Lunardi a Mat­teoli.

Dopo il pen­sio­na­mento è diven­tato con­su­lente degli ultimi governi ed era par­ti­co­lar­mente con­si­de­rato dal mini­stro Mau­ri­zio Lupi.
Soste­nere che il fal­li­mento della Legge Obiet­tivo sia dovuto alla buro­cra­zia è insieme un falso e una tesi poco deco­rosa per la classe diri­gente del paese. Colpo dopo colpo, dalla Legge Obiet­tivo di Ber­lu­sconi allo Sblocca Ita­lia di Renzi, le pro­ce­dure di affi­da­mento e rea­liz­za­zione delle grandi opere sono state con­cen­trate nelle mani di pochi diri­genti fidati — tra cui Incalza — e tutti i con­trolli di merito, dall’ambiente ai beni cul­tu­rali, sono stati can­cel­lati. Dopo decenni di dere­gu­la­tion lo Stato è scom­parso, sosti­tuito da una con­sor­te­ria cor­rotta fatta di con­sorzi, car­telli di imprese, società di con­su­lenza e pro­get­ta­zione che bene­fi­ciano di leggi ad hoc.

Tutte le recenti inchie­ste della Magi­stra­tura, dall’attraversamento Tav di Firenze al Mose di Vene­zia, dalla metro C di Roma all’Expo di Milano, hanno messo infatti in evi­denza l’esistenza di pochi gruppi dediti ad appro­priarsi dei finan­zia­menti pub­blici, gon­fiarli e redi­stri­buirli ai deci­sori poli­tici. E vogliono con­ti­nuare in que­sta opera di rapina: come per la Civitavecchia-Livorno che ha come capo del con­sor­zio Anto­nio Bar­gone (Pd), o la Orte-Mestre che ha capo Vito Bon­si­gnore (Ncd). Opere tanto gigan­te­sche quanto inu­tili per rilan­ciare il paese, ma capaci di garan­tire il con­trollo di miliardi di euro di risorse pubbliche.

Il pro­blema prin­ci­pale non è dun­que quello di atte­nuare ancora regole e con­trolli, e cioè di aumen­tare le dosi della cura che ha por­tato al fal­li­mento. E’ urgente rico­struire pro­filo e auto­re­vo­lezza della pub­blica ammi­ni­stra­zione ripri­sti­nando la lega­lità. Ma di que­sto non c’è trac­cia nell’agenda del governo. Quat­tro giorni fa il pre­mier ha visi­tato il can­tiere Expo di Milano per con­clu­dere con sod­di­sfa­zione che biso­gnava «far vedere al mondo di cos’è capace l’Italia. Expo non è un luogo di scan­dalo, ma la sfida per l’Italia nel 2015».

Non fos­sero bastati gli scan­dali che hanno fin qui carat­te­riz­zato l’Expo — com­presa l’infiltrazione di imprese mafiose — nella vicenda Incalza c’entra anche la costru­zione del Padi­glione Ita­lia. La reto­rica a buon mer­cato di Renzi è spaz­zata via dalla realtà di un paese deva­stato dalla cor­ru­zione per­ché ha scelto di abo­lire la lega­lità.

La can­cel­la­zione delle regole ha fatto trion­fare un gigan­te­sco sistema di malaf­fare e un paese in crisi non può per­met­tersi di pagare ancora i ladri che hanno vuo­tato le casse dello Stato. Sarebbe per­ciò urgente rico­struire regole chiare e limi­tarsi a poche fon­da­men­tali opere di inte­resse stra­te­gico. L’esatto con­tra­rio dello Sblocca Ita­lia di Renzi e Lupi che non tocca le circa 500 (cin­que­cento) grandi opere fin quì pre­vi­ste e con­ti­nua nell’opera di can­cel­la­zione dei con­trolli pubblici.

Paolo Berdini da “Il Manifesto”