Archivi categoria: immigrazione

“La Beretta è CONTRO l’accoglienza”. A Senago inizia l’era delle grandi purghe.

Pubblicato sul sito “Senago Bene Comune” il 19/07/2017

Con una nota sul sito comunale, la nuova Sindaca di Senago fa sapere che rifiuta di ospitare un limitato numero di richiedenti asilo. Per questo ha ritirato l’adesione del Comune di Senago al protocollo “Per un’accoglienza equilibrata sostenibile e diffusa dei richiedenti la protezione internazionale”. Le motivazioni addotte per giustificare il provvedimento mettono in […]

via A Senago la Sindaca rifiuta i richiedenti asilo — SENAGO BENE COMUNE

Rifugiati, benvenuti a Senago

La Prefettura invierà a Senago un certo numero di rifugiati. Non solo Senago ne ospiterà: tutti i Comuni limitrofi saranno impegnati nell’accoglienza. Non è certo quanti saranno a Senago; secondo la regola che si è data la Prefettura (2,5 profughi ogni mille abitanti di ciascun Comune), dovrebbero essere 54, ma i mezzi di informazione rendono […]

via Rifugiati, benvenuti a Senago — SENAGO BENE COMUNE

Niente asilo

20150903nazionale2aa

la redazione de “il manifesto” pubblica:

Il dovere di indignarsi

Niente asilo. La scelta giornalistica di pubblicare una foto. La necessità culturale e politica di un titolo. Anche se fa male.

È vero, la prima pagina di ieri è stata «un pugno nello sto­maco», per noi e i let­tori. Voleva esserlo. È stata una deci­sione sof­ferta, forse tra le più dif­fi­cili, per­ché ha rotto quella «fron­tiera» morale e deon­to­lo­gica che sug­ge­ri­sce di non pub­bli­care foto di minori, tanto più se riguarda, come in que­sto caso, un bam­bino privo di vita. Ne abbiamo discusso a lungo in reda­zione, senza cer­tezze asso­lute sul che fare.

Ma tra tanti dubbi che ci hanno accom­pa­gnato fino a un attimo prima di andare in tipo­gra­fia, alla fine ha pre­valso l’idea che non bastava più impa­gi­nare fred­da­mente l’ennesima coper­tina sulle tra­ge­die che si con­su­mano nel Mediterraneo.

… continua a leggere su “il manifesto” clicca qui

La violenza, Salvini e i due marò…

Secondo alcune dichiarazioni rilasciate da lungimiranti e benpensanti che siedono nel Consiglio Comunale di Senago, l’amministrazione locale sarebbe su posizioni contigue ai violenti.

Il tutto perchè, pare, sempre a detta dei suddetti consiglieri, che la non manifestazione di solidarietà a Matteo Salvini, in occasione della “presunta aggressione” subita da parte dei centri sociali in Emilia Romagna, dove Salvini sarebbe andato per visitare un campo rom, sarebbe sinonimo di collusione con i medesimi centri sociali. Lo smacco per la bocciatura di un ordine del giorno, presentato in Consiglio Comunale, ha portato a dichiarazioni forse un po’ sopra le righe e fuori tono. Oltre che lontane dalla logica, ma questa non è una dote che può appartenere a tutti.

Le intenzioni del buon Salvini, recatosi in un campo rom in Emilia Romagna, poco prima delle elezioni regionali, erano di controllare come vengono spesi i soldi dei contribuenti italiani. Ipse dixit. Poiché le bollette dei campi rom sono a carico degli italiani, è preoccupazione di Salvini fare il censore delle spese.

 

Salvini

A carico degli italiani vi sono anche le spese dei parlamentari, nazionali, locali, europei e regionali e di ogni altro ordine e grado. Ergo anche le spese folli di illuminati ex-consiglieri lumbard come il Trota Renzo Bossi che avrebbe comprato videogiochi, sigarette e Red Bull facendoseli rimborsare dalla Regione come spese istituzionali.  Cesare Bossetti, anch’egli leghista avrebbe speso nel 2011 quasi 15mila euro per comprare dolci in pasticceria oltre che per fare colazioni con brioche e caffè, Pierluigi Toscani, altro membro del Carroccio, ha comprato, tra le altre cose, lecca lecca e gratta e vinci. Tra le spese più curiose sostenute dal leghista Alessandro Marelli ci sono quelle per acquistare fuochi d’artificio da un rivenditore cinese. Marelli ha anche acquistato tre iPad e due libri per bambini. Diverse le spese onerose in ristoranti chic come ‘Da Berti’ e ‘A Riccione’.

Stefano Galli, sempre della Lega Nord, è forse il caso più eclatante per un ricevimento di nozze nella tarda primavera del 2010. Non una festa qualunque, ma quella per il matrimonio della figlia di “Epurator” Galli, Verdiana. Per una ricorrenza simile, si sa, non c’è cifra che sia eccessiva. Il giorno del fatidico sì dev’essere – per definizione – speciale. Centrotre gli invitati alla cerimonia prima e al ricevimento poi, organizzato nel caratteristico e suggestivo ristorante Toscano di Robbiate, sulle rive dell’Adda. Sorrisi, brindisi e immancabile taglio della torta. Costo complessivo: 6.180 euro. Nulla di strano, non fosse che la ricevuta è stata poi presentata a piè di lista al Pirellone. Evidentemente è stata considerata una spesa sostenuta nell’adempimento delle proprie funzioni. E a rivedere l’album fotografico del matrimonio spunti politico-istituzionali non mancano certo.

Qualcuno eccepirà che si tratta ancora della vecchia legislatura e quindi preistoria politica, ma si tratta pur sempre, ed in ognuno dei casi citati, di esponenti della Lega Nord che hanno speso molto bene  il denaro riservato ad impegni istituzionali e quindi il denaro pubblico.

Ora, diviene difficile non pensare che Salvini non abbia voluto, in puro stile borgheziano, dal mite Mario Borghezio, altro personaggio di grande classe dell’universo padano, fare visita al campo rom come gesto di pura propaganda e di mera provocazione. Sembra più che evidente che quella di Salvini fosse una semina che ha finito per raccogliere quello che viene disperso negli ultimi anni da politiche improntate ad uno stampo razzista e xenofobo. Gli ultimi e più recenti alleati di Salvini, i giovani e volenterosi di Casa Pound, hanno qualche giorno fa bloccato un ingresso di una scuola pubblica a Roma per impedire l’accesso ai bambini rom che risiedono nel quartiere.

Questa ovviamente non è violenza !! Non è dato sapere cosa pensi Salvini di un simile gesto, ma ormai sulla strada del lepenismo in salsa italico-padana tutto fa brodo. Chiederemo anche ai benpensanti locali senaghesi affini a Salvini cosa pensino dei loro amici di Casa Pound.

Quanto alla violenza del Comune di Senago ci sentiamo di dire che forse un’opzione favorevole ai violenti è quella che ha già visto l’esposizione di uno striscione favorevole alla salvezza dei marò. Marò che non hanno mai rischiato la vita e quindi sarebbe opportuno capire da cosa dovremmo salvarli.

Piuttosto quello che in maniera velata si chiede a gran voce è il loro ritorno ufficiale in Italia (uno dei due c’è già per cure mediche) perchè così sarebbe garantita la loro pressocchè totale impunità.

Per tornare alla vicenda dei marò non tutti sanno, o pochi amano ricordare e quindi racccontare, che lo stato italiano ha indennizzato le famiglie dei due pescatori indiani, Valentine Jalestine (48 anni) e Ajeesh Binki (20 anni) del Kerala, con una cifra di 150mila euro ciascuno.

A che pro sarebbe stata sborsata questa cifra ?

Per quale motivo ci si farebbe carico di una simile somma se davvero ritenessimo innocenti i due militari italiani ?

Ci sono due ordini di ragioni. Uno è fondante. Qui si tratta dell’uccisione, di due persone inermi e non di uno scontro a fuoco in cui per legittima difesa può scapparci il morto rispondendo al fuoco nemico.

L’Italia sostanzialmente ammette la colpa dei propri militari, altrimenti il problema non si porrebbe. Con la cifra stanziata si cerca inoltre di evitare che parta la causa civile da parte delle famiglie, che comunque nella loro totale povertà mai si sarebbero potute permettere di affrontare alcuna spea legale. In sostanza si compra il silenzio delle famiglie dei pescatori.

Vogliamo ancora parlare dei marò come povere vittime di un’ingiustizia ? 

O vogliamo iniziare a chiamarli con il proprio nome ?

Presumibilmente, i due marò sono i potenziali colpevoli di un duplice omicidio di due inermi pescatori  indiani, scambiati magari per pirati, come sostiene la difesa. A detta dei ben documentati pare che il Kerala sia una regione in cui non si sono registrati episodi di pirateria come in altre zone dell’Oceano Indiano. Ingiustificato apparirebbe quindi anche il dispiego dei militari italiani sul cargo privato come scorta.

Tutto il resto è retorica che si fonda sui concetti di patria, onore e amore per le divise militari, dogmi tanto cari ai La Russa di turno e buoni per commuovere qualche nostalgico.

L’atteggiamento della nostra repubblica è paragonabile a quello degli USA per il caso dei marines statunitensi che guidavano il velivolo militare nel Cermis e che vennero rimpatriati per evitare il processo in Italia, perchè così stabiliscono le regole dello zio Sam.

Comunque vada anche i marò, secondo tutti i ministri che si sono avvicendati negli ultimi due anni, dovrebbero essere rimpatriati. Nè più nè meno di ciò che accadde quasi 20 anni fa con l’aereo militare americano che faceva acrobazie tranciando cavi di funivia ed uccidendo 20 cittadini europei inermi.

Si possono difendere tutte le opinioni, ma il cittadino di Senago che scrive questo articolo, non si vergogna della mancata solidarietà a Salvini, che per nessuna ragione è paragonabile ad un atto di violenza, che va comunque e sempre condannato.

Chi scrive farebbe però volentieri a meno  dello striscione a favore di due presunti omicidi che campeggia sulla facciata del municipio. Decisione che cinque consiglieri comunali non si sono sentiti di avallare e che credo andrebbero ringraziati per questo.

Due assassini

E ancora oggi nel mondo morale di chi governa il paese va bene vendere armi a paesi in guerra e che non rispettano i diritti umani, nonostante una legge lo proibisca espressamente e va bene la difesa ad oltranza di Latorre e di Girone  mentre si condannano persone quali Erri De Luca perchè si è espressamente schierato a favore dei NO-TAV , pagando il caro prezzo di non allinearsi allo sciocco ed imbecille pensiero unico imperante e dilagante.

Per alcune approfondite disamine sul caso dei Marò non influenzate dal pensiero globalizzato e decerebrato del patriottismo fascistoide di casa nostra è consigliabile leggere quello che è stato riportato qui nel sito della Wu Ming Foundation:

http://www.wumingfoundation.com/giap/?s=marò

 

Verso l’abolizione del reato di clandestinità. Cronaca di un “flop”

Per Patrizio Gonnella, responsabile di Antigone, si tratta di una “legge manifesto, assolutamente inapplicabile”. La legge in questione è quella che ha introdotto in Italia il reato di immigrazione clandestina, oggi sulla via dell’abolizione in seguito alla pronuncia ieri della Commissione Giustizia del Senato, che ha approvato un emendamento in tal senso. Si tratta di un emendamento (presentato da due senatori del Movimento Cinque Stelle) che di fatto abolisce il reato per gli immigrati che soggiornano in maniera irregolare in Italia. O meglio: la situazione di irregolarità si configurerà ancora come un illecito amministrativo, che però potrà essere punibile con l’ordine di espatrio e non con l’arresto. L’emendamento, invece, non tocca i provvedimenti di espulsione tutt’ora in essere e le altre fattispecie di reato contemplate dalla Bossi-Fini.

Numeri esigui . Il reato di “immigrazione clandestina” è previsto dall’art.10 bis del testo unico sull’immigrazione, introdotto dal Decreto legislativo n.94 nel luglio del 2009 (il c.d. “Pacchetto sicurezza”) e configurante appunto la fattispecie di reato generata dall’ingresso e dalla permanenza illegale nel territorio italiano di cittadini non comunitari.
Lo scorso mese di maggio la nostra Agenzia aveva riportato i dati di una rilevazione, avviata in via sperimentale nel 2009 dalla Direzione generale della Giustizia. Si tratta di uno studio sui reati perseguiti e rintracciabili all’interno dei fascicoli iscritti e definiti nei Tribunali italiani. La rilevazione ha interessato le sedi centrali di Tribunale e le sezioni distaccate che utilizzano il sistema informatizzato “Re.Ge”, restando escluse pertanto le sedi di Firenze, Genova, Lucca, Napoli, Palermo. Ciò premesso, l’iniziativa ha permesso di rilevare dati relativi al 79 per cento dei fascicoli iscritti nel 2010 presso i tribunali italiani. Un anno e mezzo dopo l’approvazione della legge, insomma, quando molto alta era l’attenzione – anche politica – sull’argomento.

I dati (gli ultimi disponibili, ovviamente frutto di quella rilevazione) sono impietosi, anche e soprattutto considerando che nel nostro Paese è stimata la presenza “illegale” di oltre 500 mila stranieri. Sono appena  172  i fascicoli aperti nei tribunali all’interno dei quali è stata rintracciata la voce relativa al reato in questione. Di questi, solo  55  sono stati quelli definiti. Più nello specifico, sono solo  12  le sentenze di condanna, mentre  18  sono le sentenze concluse con un patteggiamento e  1  la sentenza “promiscua” (vale a dire definitasi con una condanna per un reato e un’assoluzione per l’altro). Il totale delle sentenze di assoluzione sono 4 e 20 quelle chiuse con altre modalità di definizione.

I dati del ministero non consentono al momento di sapere quante sono le persone condannate nel contesto delle 12 sentenze. Non solo: i dati rischiano di essere oggettivamente inficiati da alcune lacune del sistema, visto che in diverse cancellerie potrebbero essere stati rubricati come “immigrazione clandestina” anche reati specifici, come quelli facenti riferimento alla legge 286 o 189. Inoltre, l’analisi del ministero non tiene conto di eventuali definizioni dei reati davanti al Gip o al Gup, ma solo in sede giudicante.
Comunque, stando a questi criteri di analisi e con l’attuale trend, una copertura totale delle sedi di tribunale porterebbe a circa 200 fascicoli e circa 15/20 sentenze di condanna. Cifre oggettivamente molto piccole.

L’abolizione di un “flop” . Che si trattasse di una fattispecie di reato difficilmente gestibile lo si era capito da tempo. Cinque mesi fa alla nostra agenzia lo stesso Gonnella affermava: “Nel nostro paese sono stimati da 500 mila a 1 milione di irregolari. E’ come dire che tutti quelli che gettano la carta per terra devono essere processati! E una norma non applicata, che genera anche un clima negativo, quasi di impunità diffusa! Incide sul senso di appropriatezza del sistema giuridico. E’ oltretutto una norma dalla scarsissima efficacia persuasiva: figuriamoci cosa può interessare a un immigrato africano di venire condannato con una pena pecuniaria da applicare dopo 3 anni!!”. (daiac)

(fonte: retaddoresociale.it)