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Qualcuno reclama le vasche. I media sono scatenati per sostenere le ragioni di chi le vuole: le industrie della terra, ovviamente.

vasche_googleL’articolo pubblicato sul blog si Sky TG 24 enfatizza il ritardo con cui sono iniziati i lavori delle vasche di laminazione a Senago.

Carlo Imbimbo, il giornalista che si è occupato dell’articolo, descrive un breve percorso per raccogliere le motivazioni che hanno portato alla decisione di realizzare le vasche nel piccolo comune a nord di Milano senza peraltro soffermarsi sulle molteplici e lecite obbiezioni sollevate da cittadini, comitati e partiti locali.

Focus dell’articolista è evidenziare il “ritardo” che stanno subendo i lavori, senza però soffermarsi a comprenderne le ragioni, che forse, nelle stesse parole che egli scrive, sono già parzialmente riportate.

Scrive Imbimbo: “Circolano indiscrezioni di un nuovo rinvio a febbraio 2018.
Alla base dei nuovi ritardi si sarebbe un contenzioso tra l’associazione di imprese che ha vinto la gara d’appalto per la realizzazione delle vasche di Senago e AIPO, l’Agenzia Regionale per il fiume Po, responsabile dei lavori di messa in sicurezza. Il piano prevedeva che le imprese costruttrici potessero utilizzare la terra di scavo per fare calcestruzzo. Sembra però che questo terriccio non rispetti gli standard. Le imprese si troverebbero letteralmente con una manciata di sabbia in mano. L’operazione, finanziariamente, rischierebbe di diventare un bagno di sangue.
Nessuno vuole rimetterci. Il braccio di ferro tra AIPO e imprese è in corso e c’è da augurarsi che veramente si possa ripartire a febbraio. In quel caso, calcolando i 15 mesi necessari, le vasche non sarebbero pronte prima di aprile 2019. Con quasi tre anni di ritardo rispetto a quanto previsto dal cronoprogramma del 2014.

L’osservazione, o la vera domanda che andrebbe qui insrieta è invece, secondo noi, di tutt’altra natura:

“Perchè, dopo mesi di trivellazioni e analisi preventive, quindi prima di siglare un contratto di appalto milionario, non è venuta alla luce la scarsa qualità del suolo, intesa come risorse prime da sfruttare? Non è che forse, sotto sotto, il terreno appare contaminato da scorie meno  note e meno nobili ed in grado negli anni di dequalificare l’intera area? Prove non ce ne sono, o almeno noi cittadini non ne siamo in possesso. In regione, o in comune, forse si. Sarebbe interessante chiedere a qualcuno che ha rappresentato o partecipato alle istituzioni negli anni passati, ed anche a chi lo fa adesso, un dettagliato riscontro al riguardo.”

Ovviamente sotto giuramento.

Leggi articolo di Sky TG 24, clicca qui

 

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Spuntano le somme delle compensazioni per le vasche: 500.000 euro. La Sindaca (leghista) Beretta tradisce i senaghesi.

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Il Sindaco Magda Beretta scelta dai cittadini  e cittadine di Senago. Coi soldi delle compensazioni farà nuove strade anzichè pensare a tutelare l’ambiente e la salute dei cittadini contro i veleni che le vasche rilasceranno nel territorio.

Cari cittadini, come avevate potuto credere che la Sindaca della lega Magda Beretta, una volta eletta, si sarebbe rivoltata contro i propri amministratori in regione per sostenere la battaglia dei senaghesi contro le vasche?

Le possibilità erano pari a zero. Eppure in molti ci hanno creduto. Fino ad eleggerla a Sindaco.

Erano pari a zero perchè è da più di dieci anni che vari esponenti leghisti in regione, in provincia, nei direttivi di AIPO e nei comuni stessi, fanno di tutto per ottenere queste immani opere sul territorio di Senago. Davide Boni, Daniele Belotti, Roberto Formigoni, Roberto Maroni, sono solo alcuni dei macabri protagonisti di questa vicenda, quasi tutti leghisti. Come poteva la povera Beretta, guidata per tutta la campagna elettorale ( e non solo) dal “Burattinaio della Martesana” a contraddire le direttive dei suoi capi?

Appena eletta, la Beretta, è quindi finita nella maglia delle compensazioni. Soldi che Regione Lombardia ed Aipo hanno deciso di donare a Senago per il disturbo: “tenete, sono 500.000 euro per il vostro disturbo, così non romperete più i coglioni”.

Gentile Sindaca, ci consenta una domanda: “perchè quei soldi (che NON DOVEVANO ESSERE ACCETTATI), che a sua detta serviranno a costruire nuove strade  – e cementificare così ulterioremente il territorio n.d.r. – , non ha deciso invece di usarli per tutelare il territorio e soprattutto la salute dei cittadini senaghesi contro l’inquinamento che produrrà la presenza delle vasche?”

Fanno elemosina dentro il cimitero. Il sindaco (Peretta) applica il DIASPO urbano. “Hanno fatto bene” dicono quelli di SinistraSenago

Cronache da Senago (estratto dai giornali locali della settimana).

“Il Sindaco Magda Beretta e la sua giunta decidono improvvisamente di applicare la DIASPO urbana a Senago ed hanno voluto accelerare al massimo i tempi in vista della ricorrenza dei Santi e della commemorazione dei defunti. Proprio il cimitero è uno dei luoghi più interessati al provvedimento visto che ormai da tempo i tre ingressi sono “presidiati” da mendicanti che chiedono l’elemosina talvolta seguendo anche i parenti tra le tombe“… continua la cronaca … “il forte sospetto è che dietro queste persone che chiedono qualche moneta ci sia un organizzazione che gestisca le entrate e le postazioni.”

“Gli agenti, guidati dal comandante Vincenzo Avila, hanno subito effettuato dei controlli mirati al camposanto” ed hanno trovato poveracci (spesso vestiti di verde) intenti a raccogliere l’elemosina raccattandola persino da terra con le ramazze, quando non trovano vecchiette a cui sottrarla,  come le impietose fotografie scattate dai nostri reporter dimostrano.

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Nella foto “ANSA-QUATTRO-STRACCI”, si vedono alcune persone (immancabile il contrassegno verde-padano), forse quelle fermate dal comandante della Polizia di Senago Avila (su ordine della sindaca leghista Beretta), intente a “ripulire” i luoghi o le povere vecchiette che sono riuscite a scappare per tempo dalle ramazze verdi.

Esultano i rappresentanti di SinistraSenago che affermano: “Noi lo avevamo detto che questa giunta era buona solo per ramazzar le strade”. Come dire: “… le persone giuste al posto giusto”.

Interpellanza urgente sulle vasche di laminazione di Senago

Interpellanza urgente sulle vasche di laminazione a Senago presentata in Parlamento dal deputato Eleonora Cimbro.

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Oggi ho presentato in Aula alla Camera un’interpellanza urgente in merito alle vasche di laminazione di Senago. Ancora una volta tante parole e pochi fatti per tutelare l’ambiente e la salute dei cittadini! Con responsabilità precise della Lega Nord!

Qui trovate i video relativi alla mia interpellanza e alla mia replica alla risposta della Sottosegretaria Silvia Velo.

Di seguito trovate il testo integrale dell’interpellanza:

“I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, per sapere – premesso che:
nel precedente atto (2-00708), a prima firma della prima firmataria della presente interpellanza, riguardante il progetto per evitare le esondazioni del Seveso nel comune di Milano, si enunciavano le criticità su cui la risposta del Governo aveva rassicurato;

poco tempo dopo e a lavori iniziati per la vasca di laminazione a Senago e quelli per l’adeguamento del canale scolmatore, le già espresse criticità si ripresentano addirittura peggiorate;

la regione Lombardia ha considerato queste opere tra le priorità della legislatura, prima combattendo per sbloccare i finanziamenti statali e poi mettendo in campo tutte le tecniche per iniziare le opere. A dare l’annuncio dell’avvio del cantiere è stata, infatti, Viviana Beccalossi, assessore regionale al territorio, urbanistica, difesa del suolo e città metropolitana;

la stessa Beccalossi ha dichiarato: «Il progetto è finanziato con 142 milioni di euro, che comprendono anche le altre opere, tutte in fase avanzata di progettazione, come le altre aree di laminazione localizzate nei comuni di Paderno Dugnano-Varedo, Lentate sul Seveso, Vertemate-Carimate-Cantù e Milano. La vasca di Senago sarà pronta entro inizio 2018 e, nel complesso, tutto il progetto verrà portato a termine entro 2020». Si tratta, «dell’intervento più complesso tra quelli messi in campo in questi anni di amministrazione del presidente Maroni, durante i quali Regione Lombardia ha investito oltre 214 milioni di euro per 230 opere di difesa del territorio da frane e alluvioni»;
le criticità in merito al progetto, secondo gli interpellanti, possono essere così riassunte:
insufficienza ed approssimazione dello studio delle ipotesi alternative e della cosiddetta alternativa zero. La contraddizione a cui giunge la valutazione di impatto ambientale (Via) a pagina 8, dove si sostiene che gli otto invasi dell’ipotesi alternativa non possono sostituire i quattro di sistema, ma eventualmente contribuire ad una rimodulazione ed ottimizzazione degli stessi, in relazione alla loro fruibilità: in tale circostanza, né l’Agenzia interregionale per il fiume Po (Aipo), né regione Lombardia sono in grado di offrire alcuna motivazione che smentisca i rilievi sollevati dal comune;
carenza istruttoria del procedimento anche relativamente alla sedimentazione all’interno delle vasche. Le motivazioni fornite dalla controparte non sono idonee a superare l’obiezione sollevata in sede di ricorso ed, in ogni caso, non può essere condivisibile che la valutazione di impatto ambientale si limiti a fare un generico rinvio agli esiti dei monitoraggi da effettuare;
impatto paesaggistico. Il comune ha rilevato che le vasche risultano realizzate all’interno dell’area protetta del Parco Groane e all’interno del corridoio ecologico regionale RER. A fronte di tali rilievi la controparte qualifica l’area come un «pratone che non presenta fattori naturalistici propri e che pertanto può essere sacrificata»;
mancato rispetto dei limiti di profondità massima presenti dal Piano cave di città metropolitana. Il comune sostiene il mancato rispetto del limite massimo di profondità previsto dal Piano cave, la controparte replica sostenendo che, nel caso di opere idrauliche, trova applicazione una deroga che consente escavazioni sotto la linea di falda. Non vi è garanzia nel progetto dell’interferenza tra le pessime acque delle vasche e quella della falda;
gravi difetti istruttori relativi alla Via riguardo il tema delle acque. Nella relazione di Via si sostiene che non sussistono pericoli di inquinamento stante l’asserita ridotta permanenza delle acque e l’esistenza del materassino bentonitico (molto sommariamente, uno strato di argilla) che impermealizzerà il fondo. A riguardo si eccepisce, invece, che il suddetto materassino non appare idoneo a proteggere l’ambiente dagli altri effetti delle acque insane;
istruttoria lacunosa sia nel Sia che nella Via, in merito all’impatto che l’opera avrebbe sulla salute pubblica. Il legale dell’Ente ritiene che il problema dell’impatto dell’opera sulla salute pubblica sia stato del tutto trascurato con evidenti violazioni di legge;
il piano di manutenzione, che in realtà è il contenuto essenziale delle Sia e della Via, viene posticipato al momento della redazione definitivo;
mancanza del piano di utilizzo del materiale di scavo. Per le opere oggetto di Via, che l’elaborazione del piano debba avvenire prima dell’espressione del parere conclusivo della procedura di valutazione;
mancata previsione del versamento dei diritti di escavazione. Nella Via non si è tenuto conto del versamento dei diritti di escavazione al comune, violando una precisa disposizione normativa;
la mancanza dei pareri nel decreto di approvazione della Via e nella relazione ad esso allegata. Inoltre l’opera si realizza a 15 chilometri dal luogo delle esondazioni e in derivazione al Csno e dunque non riesce a ridurre significativamente le ondate di piena proprio perché è l’unica che, nel sistema delle vasche di laminazione, non sarà localizzata lungo l’asta del Seveso;
mancato adempimento nel progetto posto a gara delle prescrizioni indicate nella Via. Le argomentazioni sollevate riguardano essenzialmente lo stralcio dal progetto delle opere di collegamento ciclopedonali che secondo Aipo dovranno formare oggetto di un altro progetto. Stessa procedura riguardo alla integrazione delle opere. La Commissione Via aveva invitato a valutare l’integrazione delle opere, ed Aipo ha rinviato questa fase ad altro progetto. Stessa procedura è stata seguita per la mitigazione degli impatti sulle residenze lungo la strada provinciale 175 disattendendo in pratica quanto richiesto in fase di Conferenza di servizi per la Via –:

se il Ministro interpellato sia a conoscenza del fatto che, a seguito dell’obsolescenza del citato progetto, sarà necessario mettere in atto misure necessarie a prevedere tutele per l’inquinamento della falda acquifera e per i fanghi speciali che si formeranno e, a tal fine, se sia in grado di fornire una stima realistica delle quantità dei fanghi speciali che si verranno a depositare a seguito dell’utilizzo delle vasche e dei conseguenti costi per lo smaltimento degli stessi;

se non ritenga opportuno fornire adeguate informazioni sui costi manutentivi presunti per la tutela delle acque di falda e per i piani di emergenza in caso di contaminazione, su pratiche di trasparenza e controlli antimafia predisposti per l’appalto e su quale, realisticamente, sarà la percentuale di eventi, esondativi evitati con la realizzazione di tali vasche;

di quali elementi disponga sulla realizzazione dell’intero progetto e non solo di parti di esso alla luce della non realizzazione delle vasche previste oltre quelle di Senago.”
(2-01989) «Cimbro, Ferrara».
(24 ottobre 2017)

Le domande inquietanti (per la Sindaca Beretta) #1

Signora Sindaca Magda Maggie Beretta, i cittadini di Senago vorrebbero porle alcune (per lei) inquietanti domande:

Perchè, pur essendo lei consapevole del fatto che nel 2009 (leggi l’articolo in fondo) la ‘ndrangheta si infiltrò nel tessuto politico e sociale di Senago attraverso conoscenze sul territorio sino a condizionare le elezioni comunali, ha voluto lei stessa riproporre la medesima maggioranza politica costituita dagli stessi esponenti sfiorati allora (anche se non accusati) dall’epigrafe di appartenenza alle cosche identificate?

I favori di voto comprovati e causati dalla ‘ndrangheta nel 2009, si sono forse ripetuti anche ora nel 2017?

Perchè ha licenziato l’oramai ex assessore al suo governo GABRIELE VITALONE? E gli altri appartenenti alla sua maggioranza cosa ne pensano?

Per sconfiggere ogni dubbio politico di coinvolgimento, perchè non vi dimettete?

 

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…. L’informativa del Nucleo mette insieme i pezzi. Il 6 maggio 2009, poche settimane prima del voto, Domenico Vottari chiama Enzo Varotto (suo coimputato nel processo per omicidio): “Vedi che adesso una sera di queste qua viene a trovarti un amico mio che si sta candidando con il Pdl a Senago….”. Risponde Varotto: “Io glielo do il voto, cazzo me ne frega a me, ma mi deve trovare il lavoro”. Ancora Vottari: “Devi convincerli devono votare basta non è che devono fare altro”. Sempre le intercettazioni mettono in evidenza i rapporti tra Giuseppe Vottari e Domenico Zappani nato a Joppolo (Vibo Valentia) che nella tornata elettorale del 2009 viene eletto capogruppo di maggioranza in consiglio comunale. Dice Vottari: “Mi sono rallegrato dico chiamo per fargli gli auguri”. Risponde Zappani: “Avete fatto bene grazie molto gentile”. Ennesima e ultima informativa dei militari: “Nella nota datata 5 agosto 2010 della Stazione Carabinieri di Joppolo, Domenico Zappani si legge che, pur non risultando appartenere ad alcuna cosca, nei periodi di permanenza in quel centro è solito associarsi ad affiliati al clan Mancuso di Limbadi”.

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Nella foto (terzo da sinistra) il consigliere e capogruppo di Forza Italia Domenico Zappani (già presidente dell’associazione “La Calabria nel Cuore” di Senago) durante il convegno pubblico sulla “Questione Meridionale” tenutosi a Senago.

Leggi l’articolo integrale su il “Il Fatto Quotidiano”, clicca qui.

 

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Leggi l’articolo del corriere della sera del 30 settembre 2017:

Vitalone e gli affari sporchi a Senago: «È la ‘ndrangheta a far girare i soldi»

Non c’è solo il caso Seregno o quello di Peschiera. Nell’inchiesta che ha portato ai domiciliari il sindaco Mazza, spunta anche un ex consigliere e attuale assessore a Senago. Si chiama Gabriele Vitalone, suo fratello è stato arrestato per mafia

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Nella fotografia insieme all’ex vicepresidente regionale Mario Mantovani, Gabriele Vitalone indossa un abito grigio e una camicia bianca con il colletto slacciato. La cravatta è troppo corta, ma il colore è quello giusto, l’azzurro di Forza Italia.

Il funerale

Gabriele Vitalone, 51 anni, oggi è assessore ai Trasporti e all’Ambiente a Senago nella giunta di centrodestra guidata dal sindaco Magda Beretta, ed era presidente del Consiglio ai tempi di Franca Rossetti. In questa storia Gabriele Vitalone non è indagato, anche se viene fotografato dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano al funerale di Francesco Zumbo (17 novembre 2015) insieme a una schiera di uomini della ‘ndrangheta: Demetrio Macheda, capolocale di Muggiò ai tempi dell’inchiesta «I fiori della notte di San Vito» e Emilio Lamarmore, zio di Fortunato Calabrò (che ha partecipato al summit del Falcone e Borsellino di Paderno), padre dell’ergastolano Giovanni Lamarmore, e di Antonino Lamarmora (il cognome è diverso per un errore all’anagrafe) già condannato come capolocale di Limbiate in «Infinito». Con loro c’è anche il fratello di Gabriele, Giovanni Vitalone, 64 anni, arrestato nel blitz di martedì con l’accusa di associazione mafiosa. Giovanni Vitalone è tra i partecipanti al summit di mafia del 26 febbraio 2008 al ristorante «Il Palio» di Legnano.

Il business di famiglia

I Vitalone sono sei fratelli. Figli di Vitale e Carmela Foti, emigrati da Montebello Jonico (Rc), si trasferiscono a Senago negli anni Sessanta. La loro storia la raccontano le informative dei carabinieri di Milano: «Mario Vitalone, ed in parte Antonino, gestiscono attività di ristorazione, bar e tavola calda». Si tratta del «caffé Elite» e del ristorante «La Brughiera», dove viene organizzata una cena tra alcuni affiliati ai tempi di «Infinito». «Gabriele si occupa prevalentemente di politica e Giuseppe è titolare di un ambulatorio polispecialistico». Gli altri fratelli «Giovanni, Pasqualino e Antonino sono invece attivi prevalentemente nel campo edile». La famiglia Vitalone, come annotano gli investigatori, «s’inseriva perfettamente nel tessuto socio-economico e politico di Senago». Il motore di queste relazioni politiche sarebbe proprio Gabriele Vitalone. Nelle carte dell’inchiesta «Ignoto 23» viene raccontata la vicenda di alcune autorizzazioni da ottenere dal Comune di Senago per l’occupazione di un’area verde davanti a un bar di famiglia. I due fratelli Antonino e Mario, vengono intercettati mentre parlano di un interessamento di Gabriele (che all’epoca è consigliere comunale) per sbloccare la pratica: «È venuto qua il Gabri con il capo dei vigili (Vincenzo Avila, n.d.r.) per sta piazzolina qua davanti, ha detto che me la danno. Ha detto Gabriele di non preoccuparmi». I fratelli Vitalone organizzano anche un incontro al bar con l’allora assessore con delega al Suap Marco Campagner. Antonino Vitalone, oltre ai bar, ha anche più di una conoscenza che conta. Basti pensare che viene intercettato insieme a Carmelo Mallimaci (arrestato nell’indagine dei carabinieri) mentre discute di questioni di mafia: «Il nuovo gioco è questo qua, non è come ai tempi, come quando compravamo legname e non pagavano… La nuova ‘ndrangheta è questa qua, quella dei soldi, così che girano, perché sono stati intelligenti, non fanno più le cose che facevano…». Dopo l’arresto del fratello Giovanni, il sindaco Magda Beretta — intervistata da Settegiorni — ha rinnovato «la fiducia» all’assessore Vitalone e ha detto che non chiederà «alcun passo indietro».

Nella foto Zappani e Mantovani
Nella foto Vitalone e Mantovani
I voti dei Vottari

Sull’amministrazione di Senago pesano anche altri rapporti «ambigui». Quelli dell’attuale capogruppo di Forza Italia, Domenico Zappani (indicato come vicino alla cosca Mancuso). Nel 2009 al tempo delle elezioni comunali — scrivono i carabinieri —, Zappani «si rivolgeva a Domenico Vottari» del clan di San Luca (RC), residente a Cesate e condannato per omicidio, «per procurare voti per sé e l’allora candidata sindaco Franca Rossetti». Il 6 maggio 2009 gli investigatori intercettano Vottari mentre parla con un suo coimputato al processo per omicidio: «Vedi che adesso una sera di queste qua viene a trovarti un amico mio che si sta candidando con il Pdl a Senago….».
«Io glielo do il voto, me ne frega a me, ma mi deve trovare il lavoro».
«Devi convincerli, devono votare basta, non è che devono fare altro…».
Dopo la vittoria alle elezioni, Vottari chiama Zappani per complimentarsi:
«Mi sono rallegrato dico, chiamo per fargli gli auguri».
Risponde Domenico Zappani: «Avete fatto bene, grazie molto gentile».
Vottari: «Comunque tutto a posto. Meno male. Oh, hai visto che bastonata che hanno preso?».

 

‘Ndrangheta a Senago: i 5 stelle (dopo consultazione coi meetup) si esprimono in modo deciso in consiglio comunale

E’ arrivata fino in Consiglio Comunale l’indignazione del meetup a cinquestelle a proposito dei fatti di inflitrazione della ‘ndrangheta nel tessuto socio politico di Senago.

Nella foto (ANSA-FIVE-STARS), i due consiglieri 5 stelle e il portavoce-amministratore-delegato di Senago che esprimono con forza la propria indignazione sulla presenza della ‘ndrangheta vicino alle istituzioni; “Una posizione forte e decisa”, afferma l’ex candidato sindaco del Partito politico di Grillo.

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Euforica la giovane sindaca di Paese (o di Pase?): “Ringrazio alcune minoranze come il movimento 5 stelle – ha espresso Magda Beretta – che non hanno fatto sciacallaggio sulle notizie e che mi hanno sostenuta.” E aggiunge: “Hanno avuto un atteggimento consono alla situzione” (il Notiziario, 6 ottobre 2017 pagina 58).

Nella foto (ANSIA-ADDAMS), la giovane sindaca leghista che esprime la sua massima felicità per l’atteggimento dei tre illustri five-stars totalmente allineati e piegati sulla sua posizione di regime.

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Cronache dal consiglio

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Nella foto – ANSA/ADDAMS – la Sindaca di Senago Magda Beretta della Lega Nord, quella creata dal Bossi, il Trota, Borghezio e tutta la malaspecie umanoide padana di cui gli attori senaghesi si sentono affini e orgogliosi.

L’altro ieri sera si è tenuto il secondo consiglio comunale dopo l’elezione della sindaca Beretta.

In questo consiglio comunale che aveva all’ordine del giorno sostanzialmente punti meramente tecnici relativi ad assestamenti di bilancio e soprattutto integrazioni relative ai bilanci già predisposti dalla precedente amministrazione ogni partito/gruppo ha svolto sostanzialmente il proprio ruolo:
– la maggioranza che ha fatto illustrare alla dottoressa Pasciuta tutti gli aspetti tecnici relativi a queste modifiche e ha approvato tutti i punti ad eccezione dell’ultimo rimandato perchè mancava un parere necessario e che ha reso la documentazione incompleta
– il Pd che ha fatto fondamentalmente il Pd approvando i punti in quanto coda amministrativa della propria gestione e quindi facendo solo richieste tecniche, ma senza alcuna osservazione politica
– il Movimento 5 Stelle (assente il consigliere Tagni) che ha fatto il Movimento 5 Stelle astenendosi su tutto in quanto opera ed azione proveniente da un periodo in cui “loro” non erano in Consiglio Comunale. Del resto per M5S la storia nasce da quando loro esistono e tutto ciò che c’era prima è solo degno di non considerazione.

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Nella polaroid – ANSA/ANSIA – il consigliere comunale e candidato sindaco grande assente Riccardo Tagni Grillo.

Nell’insieme è parsa più coerente la lista di Rinnovamento Democratico che si è astenuta su un punto votando contro sull’altro, ma dando una giustificazione relativa alla condivisione o meno di una impostazione di bilancio come quella condotta dalla precedente amministrazione.

Sarebbe opportuno spendere qualche parola in più sulla prima parte del consiglio comunale relativa a una interrogazione / osservazione sulla lettera inviata dalla sindaca Beretta al Prefetto per comunicare la decisione di recedere dalla partecipazione al progetto Sprar da parte dell’amministrazione di Senago. Gli interventi ovviamente più significativi sono stati quelli del gruppo consiliare del Pd (nota a margine assente ancora l’ex sindaco).
Secondo il PD fondamentalmente la sindaca ha revocato la partecipazione del Comune per accondiscendere alle richieste che provenivano da via Bellerio (sede della lega nord).

Questo punto si è articolato su una serie di schermaglie che hanno visto il gruppo del Pd rivendicare l’accordo Sprar e soprattutto accusare l’attuale maggioranza di fare un gioco probabilmente autolesionista in quanto uscire da questo protocollo potrebbe condurre alla imposizione da parte della Prefettura di un maggior numero di rifugiati / richiedenti asilo presso il Comune di Senago.
Il gruppo consiliare del Pd ha ricordato anche alla maggioranza che si tratta di una accoglienza di secondo livello in quanto le persone che verrebbero ospitate nel comune di Senago avrebbero già sostanzialmente passato una sorta di filtro.
Da parte della Lega da parte del consigliere Pase c’è stato anche qui gioco facile nel ricordare ai rappresentanti del Pd le parole dell’ultimo libro dato alle stampe dal loro attuale segretario ed ex premier che rivendica il fatto che l’Italia non ha il dovere morale della ospitalità nei confronti di queste persone. Pase ha inoltre rivendicato la logica dell’ “aiutiamoli a casa loro” come una delle affermazioni basilari su cui la Lega ha sempre praticamente giocato.
Sulla campagna relativa al fenomeno migratorio tutto viene definito come un’emergenza ed anche in questo caso la sindaca ha chiaramente imposto una linea di demarcazione che vede sempre gli italiani e i migranti come fieri avversari, fieri avversari di una spartizione della miseria invece che potenziali partecipi e costruttori di una nuova società che faccia della convivenza e del multiculturalismo la base fondamentale per la costruzione di una città solidale. Pase ha poi fato riferiment al fatto che i numeri di chi fugge dalla guerra sono in realtà inferiori e che il grosso corpo delle pooplazioni migranti è costituito da migranti economici.

Purtroppo sarebbe stato il caso di fare loro una lezione di storia, ma non ce ne era il tempo e probabilmente non sarebbe servito a molto data la scarsa qualità dei discenti.